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Gli interventi e gli effetti della musicoterapia nelle demenze

Diversi studi da tempo indagano l'efficacia di interventi di musicoterapia a supporto dei trattamenti - anche farmacologici - per pazienti con demenza. La musicoterapia agirebbe sia sui sintomi comportamentali che su quelli cognitivi.

Di Federica Aloisio

Pubblicato il 27 Giu. 2018

Aggiornato il 03 Apr. 2019 13:01

L’aumento della popolazione anziana e l’allungamento della vita media ha comportato un incremento delle patologie legate all’invecchiamento, come ad esempio le demenze che rappresentano ormai una delle più grandi sfide di salute per l’umanità. La musicoterpia sembra essere un efficace strumento di cura

Federica Aloisio  – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

La demenza è una sindrome clinica con differenti cause, caratterizzata dal deterioramento delle funzioni cognitive, comportamentali, sociali ed emozionali

(Van der Steen J.T. et al., 2017).

I sintomi possono essere raggruppati in tre grandi ambiti: aspetti cognitivi, aspetti funzionali e sintomi neuropsichiatrici. Il declino cognitivo può coinvolgere diverse aree: la memoria, il linguaggio, l’apprendimento, le funzioni esecutive, l’attenzione, il movimento, la cognizione sociale (APA, 2013). La forma di demenza più comune è quella di Alzheimer: il numero di persone che ne sono affette

ha raggiunto oltre 35 milioni in tutto il mondo nel 2013, e questo numero è stimato a triplicare nel 2050

(Hosseini S. M. et al., 2014).

Interventi di natura medica hanno dimostrato una limitata efficacia nel rallentare il declino cognitivo e, come riportato in letteratura, allo stato attuale non esiste un trattamento farmacologico capace di curare la demenza di Alzheimer (Algar K. et al., 2016).

Musicoterapia per la demenza

La limitata efficacia dei trattamenti farmacologici e la plasticità del cervello umano sono le due maggiori spiegazioni dell’interesse crescente per i trattamenti non-farmacologici che hanno lo scopo principale di sostenere ed attivare quelle funzioni mentali non completamente deteriorate, intervenendo sulle potenzialità residue e sul miglioramento della qualità di vita (Mendiola-Precoma J. et al., 2016; Fusar-Poli L. et al., 2017).

Uno dei più comuni approcci non farmacologici per il trattamento dei sintomi neuropsichiatrici, comportamentali e psicologici della demenza è l’uso della musica (Mitchell G. & Agnelli J., 2015).

L’utilizzo dell’effetto piacevole e rilassante, in alcuni casi “terapeutico”, della musica nelle persone malate affonda le sue radici in tempi molto lontani; esso nasce e si sviluppa prevalentemente in ambiente psichiatrico, ma ha allargato i suoi confini di applicazione alla geriatria e alla vasta problematica delle demenze.

La musica è caratterizzata da due aspetti positivi: il primo è la grande influenza che essa può avere sul tono dell’umore; il secondo aspetto è il forte potere mnestico in quanto riascoltare un brano può evocare con molta precisione un episodio della vita, ricostituendo il ricordo sia nella sua complessità cognitiva che emozionale

(Villani D. & Raglio A., 2004).

La musicoterapia, che fa parte delle Arti-Terapie, è un intervento non farmacologico che mira ad aumentare il benessere emotivo attraverso la stimolazione cognitiva e l’interazione sociale

(Craig J., 2014).

Musicoterapia: tipi ed effetti

Gli interventi di musicoterapia possono essere individuali o di gruppo e attivi o recettivi: attivi, in cui i pazienti sono invitati a fare esperienze dirette e creative; recettivi, dove viene privilegiato l’ascolto e l’aspetto della verbalizzazione successiva (Garrido S. et al., 2017). A tal proposito un recente studio mette in evidenza che l’intervento di musicoterapia recettiva è più efficace per alleviare i sintomi comportamentali e psicologici della demenza (Tsoi K.K et al., 2018).

Nonostante le difficoltà dovute al deterioramento cognitivo il mezzo sonoro-musicale costituisce una via privilegiata per arrivare direttamente al cuore e stimolare le parti sane del cervello delle persone interessate. Infatti, il paziente con demenza sembra conservare intatte certe abilità e competenze musicali fondamentali (intonazione, sincronia ritmica, senso della tonalità) come ha rilevato lo studio di Jacobsen in cui si evince che la memoria musicale si mantiene intatta più a lungo prima di essere intaccata da deterioramento cognitivo (Jacobsen J.H. et al., 2015).

Molti sono gli studi a supporto dell’applicazione della musicoterapia alla demenza.

Villani e Raglio sostengono che il suono e la musica attivino modalità espressive e relazionali arcaiche e che l’utilizzo della musicoterapia nella malattia di Alzheimer

può migliorare gli aspetti relazionali e ridurre i disturbi del comportamento

(Villani D. & Raglio A., 2004).

Esistono pubblicazioni in merito ad attività di musicoterapia svolte con malati di Alzheimer le quali dimostrano che gli stessi pazienti ne traggono benefici per diversi aspetti: la memoria a breve termine, il tono dell’umore, l’orientamento spazio-temporale, il senso di identità, le competenze espressive e relazionali.

Musicoterapia per la demenza: effetti sui sintomi comportamentali

Finora la ricerca si è concentrata principalmente sui sintomi comportamentali e psicologici della demenza (ovvero “BPSD”, da Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia), come agitazione, aggressione, irritabilità, depressione o apatia. I risultati sono promettenti, mostrando un effetto positivo su questi sintomi comportamentali (Ueda T. et al., 2013).

Nello specifico l’agitazione è un problema comportamentale molto comune nei pazienti con demenza e comprende una varietà di condotte quali ripetitività, irrequietezza, vagabondaggio ed aggressività. A tal proposito la revisione di Pedersen ha indagato la sua reale efficacia su questo tipo di sintomatologia; sono stati analizzati sia studi in cui era necessaria la partecipazione attiva del malato (cantare, ballare, battere le mani o suonare uno strumento) sia interventi di tipo ricettivo in cui al partecipante si chiedeva solamente di ascoltare musica. Nonostante il numero esiguo degli studi presi in considerazione è emerso che gli interventi musicali sono significativamente efficaci nel ridurre l’agitazione in questo tipo di pazienti (Pedersen S.K. et al., 2017).

In altri studi, la terapia musicale ha dimostrato di migliorare nei pazienti con demenza Alzheimer di grado lieve-moderato la memoria, l’orientamento e i sintomi ansioso-depressivi (Gallego & García, 2017). Un altro studio sottolinea come l’uso di strumenti a percussione da parte di anziani dementi istituzionalizzati è in grado di abbassare il livello di ansia sebbene il livello di agitazione sia rimasto invariato (Sung et al., 2012).

Seppure con qualche limitazione appare evidente che diversi studi nella letteratura avvalorano l’efficacia dell’approccio musicoterapeutico, soprattutto nei disturbi psico-comportamentali nelle demenze

In un recentissimo studio viene riportato che elevati livelli di cortisolo, l’ormone di regolazione dello stress, è associato a compromissioni cognitive. Quando il cortisolo è costantemente alto, la funzione cognitiva è compromessa e un alto livello di stress cronico induce depressione e ansia a livello psicologico (de la Rubia Ortì et al., 2018). I risultati dello studio del 2018 hanno dimostrato che dopo la musicoterapia i livelli di cortisolo decrescono e quindi diminuiscono significativamente il livello di stress, depressione e ansia, stabilendo una correlazione lineare tra la variazione di queste variabili e la variazione di cortisolo.

Musicoterapia per demenza: gli effetti sulle funzioni cognitive

Per quanto riguarda gli effetti della musicoterapia sulle funzioni cognitive, le ricerche hanno dimostrato che questo tipo di intervento può proteggere le funzioni cognitive nella demenza di tipo Alzheimer specialmente la memoria autobiografica ed episodica, la velocità psicomotoria, le funzioni esecutive e la cognizione globale (Herholz S.C. et al., 2013).

Lo studio di Chu e colleghi del 2014 ha dimostrato che la musicoterapia di gruppo, oltre a ridurre la depressione nelle persone affette da demenza, ritarda il deterioramento delle funzioni cognitive, in particolare della memoria a breve termine. Inoltre Gallego e altri ricercatori hanno osservato dei miglioramenti cognitivi dopo sei settimane di intervento di musicoterapia in particolare sulla memoria e l’orientamento (Gallego & García, 2017).

Nonostante le varie ricerche che forniscono prove dell’efficacia della musicoterapia nel preservare le funzioni cognitive nella demenza, in particolare di Alzheimer, i risultati non sono abbastanza convincenti: si ha bisogno di più studi clinici non solo per verificare l’effetto immediato, ma soprattutto quello a lungo termine (Fang R. et al., 2017; Van der Steen J.T. et al., 2017).

In aggiunta Fang afferma che la musicoterapia deve essere considerata una terapia complementare nel trattamento della demenza: gli interventi farmacologici non possono essere interrotti durante un intervento riabilitativo di musica e la musicoterapia deve essere avviata il più presto possibile in quanto l’effetto terapeutico della musica per la protezione delle funzioni cognitive non è significativo quando il grado di demenza è severo.

Un altro lavoro che mette in evidenza i limiti della musicoterapia, in particolare sulla cognizione, è la meta-analisi di Fusar-Poli che ha preso in considerazione non solo la cognizione globale, ma funzioni cognitive più specifiche come l’attenzione, il linguaggio, la memoria e l’abilità percettivo-motoria non evidenziando alcun effetto positivo su questi dominii (Fusar-Poli L. et al., 2017).

Quest’ultimo studio ha tuttavia dimostrato, in linea con quanto emerso da altre precedenti ricerche, che la musica è strettamente associata a forti sensazioni emotive e infatti attiva il sistema limbico che è coinvolto sia nella regolazione delle emozioni che nel controllo della memoria. Inoltre, il rapporto tra emozioni e musica può diventare molto più forte quando un professionista esperto è coinvolto nel trattamento (Fusar-Poli L. et al., 2017).

In conclusione si può asserire che la musicoterapia è un valido intervento complementare per il trattamento delle demenze, in particolare per i suoi effetti vantaggiosi sui sintomi comportamentali e psicologici, così come per il suo ruolo sociale ed emotivo. I possibili effetti sulla cognizione meriterebbero, invece, di essere meglio esaminati con studi e campioni più grandi, al fine di poter appurare l’efficacia della terapia musicale su tutti i piani, da quello psicologico-comportamentale a quello cognitivo, per un miglioramento complessivo della qualità di vita del paziente demente.

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