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Bambini maltrattati: ecco come reagisce il loro cervello a parole di rifiuto

In un recente studio, si è osservato, nei bambini maltrattati, un’attivazione cerebrale minore ai segnali di rifiuto emotivo rispetto al gruppo di controllo

Di Guest

Pubblicato il 05 Dic. 2016

I dati di un recente studio clinico portano in evidenza una risposta neurale alterata agli stimoli di rifiuto sociale nei bambini maltrattati under 14.

Mio lì Chiung Ching Wang

 

Diversi studi internazionali – uno dei più celebri è stato eseguito nel 2014 da un’equipe della Graduate School of Education di Sapporo – hanno evidenziato come il cervello dei bambini maltrattati incontri alterazioni di sensibilità per quanto riguarda le risposte agli stimoli facciali di minaccia.

Tuttavia si conoscono poco i meccanismi d’influenza che i maltrattamenti hanno sull’elaborazione generale di una minaccia sociale, e ancor meno si sa riguardo al rischio psichiatrico in caso di elaborazioni atipiche degli spunti di minaccia.

Tutto ciò rappresenta una lacuna sicuramente da colmare per favorire il lavoro dei genitori e degli educatori, che hanno un ruolo fondamentale nel percorso di guarigione che segue un maltrattamento.

 

Come i bambini maltrattati reagiscono al rifiuto emotivo

Un recente studio, condotto da un’equipe attiva presso il dipartimento di psicologia della University College London, ha cercato di chiarire la situazione monitorando le reazioni di 41 bambini da 10 ai 14 anni, sottoposti a uno stimolo di rifiuto emotivo.

Nel suddetto campione sono stati inclusi 21 bambini con una storia documentata di maltrattamenti, e un gruppo di controllo di altri 20 che non avevano alle spalle alcun episodio di quella natura. I gruppi sono stati abbinati per età, sesso, stato puberale, quoziente intellettivo, status socio – economico. Le reazioni neurali allo stimolo di rifiuto emotivo sono state monitorate con la risonanza magnetica.

Rispetto ai loro coetanei, i bambini maltrattati hanno dimostrato una sensibilità ridotta davanti agli stimoli di rifiuto (dato confrontato con le reazioni davanti a stimoli neutrali). Questi risultati sono stati ottenuti osservando delle aree del cervello coinvolte nel disturbo da stress post traumatico successivo all’abuso, ossia l’amigdala sinistra, la corteccia parietale inferiore sinistra e la corteccia visiva.

Non sono state riscontrate sostanziali differenze tra i bambini coinvolti nel gruppo sperimentale e quelli coinvolti nel gruppo di controllo per quanto riguarda l’effetto Stroop, ossia la variazione dei tempi di reazione nell’esecuzione di un determinato compito, ossia la pronuncia ad alta voce del colore usato per stampare una parola.

I dati di questo studio clinico portano in evidenza una risposta neurale alterata agli stimoli di rifiuto sociale nei bambini maltrattati under 14. Rispetto ai loro coetanei hanno infatti mostrato un’attivazione cerebrale minore davanti a segnali di rigetto emotivo, tutto questo in aree del cervello precedentemente interessate da episodi di forte stress.

Tutto questo suggerisce, nei limiti della scarsità quantitativa del campione preso in esame, una reazione alle minacce che è un indice di vulnerabilità latente, futuro terreno per l’insorgenza di psicopatologie e di PTSD (disturbo post traumatico da stress) e che deve essere seguito da un approccio terapeutico mirato volto a prevenire conseguenze critiche in età adulta.

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