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Dislessia

La dislessia si manifesta con una minore correttezza e rapidità nella lettura ad alta voce rispetto a quanto atteso per età anagrafica e istruzione ricevuta

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Dislessia significato

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA). Da un punto di vista clinico, la dislessia si manifesta attraverso una minore correttezza e rapidità della lettura ad alta voce rispetto a quanto atteso per età anagrafica, classe frequentata, istruzione ricevuta. Risultano più o meno deficitarie la lettura di lettere, di parole e non-parole, di brani.

In generale, l’aspetto evolutivo della dislessia può ricordare un semplice rallentamento del processo di sviluppo. Tale considerazione è utile per l’individuazione di eventuali segnali anticipatori, fin dalla scuola dell’infanzia.

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Dislessia: etimologia e storia

Il termine dislessia deriva dal greco ed è formato da dys, che significa mancante o inadeguato e lexis che significa parola o linguaggio, quindi sarà tradotto come linguaggio mancante o inadeguato.

Si tratta di una patologia relativamente giovane perché solo nello scorso secolo compare per la prima volta in ambito medico ad opera di Hinshelwood che scrisse un intero trattato su un caso di un ragazzo affetto da questo deficit. Precedentemente, tutti consideravano questa incapacità come imputabile alla sfera del linguaggio intesa in termini di incapacità di produzione linguistica o legata a ritardo mentale.

Con gli anni, sono state effettuate sempre più ricerche, anche con tecniche di neuroimaging, permettendo così di arricchire notevolmente le conoscenze già acquisite.

Ancora, in ogni caso, nell’immaginario collettivo questo deficit è associato a scarse capacità cognitive e intellettive. Niente di più falso, infatti i dislessici sono persone molto dotate; molte menti brillanti, che hanno segnato la nostra storia, erano e sono affette da tale patologia: Leonardo da Vinci, Albert Einstein, Alexander Graham Bell, Thomas Edison, Winston Churchill, Benjamin Franklin, John F. Kennedy, Mozart, John Lennon, Walt Disney, Tom Cruise, Cher, Pablo Picasso, Napoleone Bonaparte e tantissimi altri. Il dislessico, dunque, è una persona con una mente molto produttiva e creativa, altamente intelligente, che apprende diversamente dalle altre persone.

 

 

I sintomi della dislessia

La dislessia è un disturbo a carattere neurobiologico, che contraddistingue quei bambini che, nonostante abbiano uno sviluppo tipico, non acquisiscono o faticano ad acquisire una lettura fluente e accurata in termini di velocità e correttezza.

Nello specifico, i sintomi della dislessia riguardano la difficoltà a riconoscere le lettere, i segni dell’ortografia, le regole di conversione da grafemi a suono e nella costruzione di singoli suoni in parole, in maniera automatica.

Ciò significa che il bambino dislessico fatica a utilizzare queste competenze in maniera rapida e automatica (con dispendio di attenzione e risorse minimo), producendo molti errori.

A differenza di chi è in ritardo nell’acquisire la lettura, per un bambino con dislessia tale processo rimarrà lento e faticoso anche col procedere della scolarizzazione. Uno sviluppo delle competenze è sempre possibile, a prescindere dalla gravità di partenza; un bambino con dislessia non arriva però mai a normalizzare la sua competenza di lettura.

E’ possibile porre diagnosi di dislessia a partire dalla fine della seconda classe della primaria.

 

Diagnosi della dislessia

Fare una diagnosi di dislessia significa circoscrivere il problema e dargli un nome, e cioè: riconoscere che quel bambino non è pigro, non è svogliato, non è poco intelligente; segnare un confine chiaro tra ciò che dipende dall’impegno del bambino e ciò che non dipende da lui, sapere che la dislessia ha certe caratteristiche e ch cosa si può fare; capire ciò che è modificabile e quello che serve per modificarlo; accettare che qualcosa non si modificherà.

La diagnosi di dislessia serve agli insegnanti e ai genitori, per riuscire a comprendere le strategie, le misure didattiche ed il trattamento da adottare per quel particolare bambino o ragazzo.

Messaggio pubblicitario Per fare diagnosi di dislessia ci si riferisce ai principali sistemi diagnostici internazionali (DSM IV-TR, ICD10) e, in modo particolare in ambito italiano, alle ‘Raccomandazioni per la pratica clinica definite con il metodo della Consensus Conference’ promossa nel 2007 dalle principali società scientifiche e associazioni italiane e alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità del 2010.

Secondo un nuovo studio pubblicato su Current Biology la diagnosi di dislessia può essere fatta ancor prima che un bambino impari a leggere: sembra che alcuni deficit di attenzione visiva siano predittivi di successivi disturbi nella lettura, più di quanto lo siano le capacità linguistiche in fase di pre-lettura.

 

Dislessia e DSM V

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali 5 (DSM 5, 2015), per formulare la diagnosi di dislessia è necessario:

  • Avere un livello di lettura, misurato da test standardizzati, sulla performance, sulla velocità o sulla comprensione della lettura, al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza e a un’istruzione adeguata rispetto all’età.
  • Che il deficit riscontrato interferisca in modo significativo con l’apprendimento scolastico o con le attività quotidiane che richiedono capacità di lettura.
  • Se presente un deficit sensoriale, le difficoltà di lettura devono andare al di là di quelle solitamente associate al deficit in questione.
  • Differenziare le normali variazioni nelle abilità di lettura dalla dislessia.

Quindi, la diagnosi di dislessia avviene quando il soggetto mostra capacità di lettura e scrittura sostanzialmente inferiori per età anagrafica, quoziente intellettivo e adeguata scolarità.

 

 

Dislessia e memoria di lavoro

La Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che va a incidere sulla capacità di leggere correttamente.

Un ipotesi sull’origine del disturbo vede la dislessia come il risultato di un deficit nella capacità del cervello di elaborare i suoni, soprattutto durante l’infanzia, così che chi ne è affetto fatica a imparare le connessioni tra suoni del linguaggio e parole su una pagina. Ma se la radice del problema è nell’analisi dei suoni, come si spiegano i musicisti dislessici?

Secondo i ricercatori la memoria di lavoro uditiva potrebbe agire come un collo di bottiglia sulle prestazioni delle persone dislessiche. Questa tesi è sostenuta anche dalla neuroscienziata Nina Kraus, ricercatrice in ambito musicale e linguistico alla Northwestern University, di cui viene riportata l’esplicativa affermazione:

Imparare una lingua richiede di effettuare collegamenti tra i suoni, il loro significato e i segni grafici che li rappresentano, e la memoria è una parte cruciale di questo processo: se non riesci a ricordare un suono, non è possibile effettuare questo collegamento.

 

Trattamento della dislessia

Il trattamento riabilitativo della dislessia interviene sul processo di lettura strumentale ed è condotto con l’utilizzo di software specifici e con metodi di tipo sub-lessicale che mirano ad automatizzare il rapporto tra sillabe e corrispondenze fonologiche. Questa tipologia di interventi ha dimostrato negli ultimi anni maggiori evidenze scientifiche (un trattamento viene definito efficace se migliora l’evoluzione del processo più della sua evoluzione naturale), come è dimostrato da ricerche condotte su pazienti dislessici di lingua italiana. Per garantire una continuità, l’intervento viene concordato con la famiglia e la scuola di appartenenza.

 

Test per la dislessia

La valutazione neuropsicologica della Dislessia come Disturbo Specifico dell’Apprendimento verte solitamente sull’indagine dell’intelligenza e dell’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo.

Per quanto riguarda l’intelligenza, la consensus conference prevede che si debba utilizzare un test multicomponenziale per stimare il livello intellettivo (solitamente la WISC IV). Per i non addetti ai lavori, si tratta di una serie di test con i quali il bambino viene sottoposto a una varietà di prove che indagano diverse aree fra cui, il ragionamento visuospaziale (per esempio, la capacità di trovare soluzioni a figure apparentemente senza senso), la memoria di lavoro (una sorta di memoria a breve termine all’interno della quale avviene una manipolazione mentale delle informazioni), le competenze di tipo scolastico (domande in stile cultura generale) le capacità attentive (per esempio con compiti di ricerca di simboli su un foglio).

In alcuni casi vengono usati test monocomponenziali del livello intellettivo (per esempio: Matrici Progressive di Raven, CPM, SPM, PM-47, PM-38, Leiter-R…), si tratta di test di più rapida somministrazione rispetto a quelli multicomponenziali e che solitamente riguardano prove svolte senza mediazione linguistica (cioè non c’è bisogno di parlare). Questa seconda scelta è sconsigliata dalla consensus conference.

Per gli apprendimenti di tipo scolastico, invece, i test utilizzati indagano la capacità di lettura (velocità e correttezza), scrittura e calcolo. Questi vengono indicati con diverse sigle fra cui MT, AC-MT, BDE, DDE-2, BVSCO-2, BHK, DGM-P, ecc.

Nel caso in cui la valutazione del livello intellettivo sia a norma, cioè da 85 in su, e alcuni o tutti gli apprendimenti scolastici siano a livello deficitario (di solito al di sotto del 5° percentile o al di sotto della seconda deviazione standard), si potrà parlare di disturbo specifico dell’apprendimento.

Il processo valutativo descritto sopra rappresenta il minimo essenziale (non la scelta migliore) per ritenere valida la diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento. Tuttavia potranno essere approfonditi diversi aspetti del funzionamento cognitivo in base alle considerazioni dei professionisti che conducono le diagnosi.

Per una valutazione più approfondita, dopo aver sondato il livello intellettivo generale e il livello degli apprendimenti scolastici, il bambino viene sottoposto a molti altri test per comprendere il suo funzionamento cognitivo in modo più dettagliato: conoscere il suo specifico modo di elaborare le informazioni è il miglior presupposto per aiutarlo a scuola (e non solo). In questo caso i test che possono essere utilizzati sono molteplici, ad esempio: CAS, TOL (o Torre di Londra), WCST, NEPSY-II, BIA, PPVT, TROG-2, Brizzolara, BVN 5-11, BVN 12-18, Inibizione, BVS-Corsi, TEMA, Elaborazione fonologica, Frog, Compensione di Istruzioni, Copia di disegni, Attenzione uditiva, Set di risposta, Memoria di lista, Memoria narrativa, Memoria di disegni, Interferenza di liste di parole, Fluenza verbale, Denominazione veloce, Attenzione visiva, Fluenza grafica, Attenzione espressiva, Individuazione di numeri, Confronto di numeri, Connessioni pianificate e molti altri che non cito per questioni di spazio.

Senza entrare nel dettaglio, si può dire che questi test, nel complesso, prendono in considerazione altre capacità del bambino, non valutate in modo sufficientemente accurato dai test descritti all’inizio, ad esempio: memoria a breve termine, di lavoro e a lungo termine (sia verbali che visuospaziali), diversi tipi di attenzione (sostenuta, selettiva e alternata), altre funzioni esecutive (come inibizione e flessibilità cognitiva), varie componenti di linguaggio.

 

La dislessia negli adulti

La domanda di diagnostica relativa agli adulti non trova attualmente in Italia una risposta efficiente: i servizi che si occupano di diagnosi di dislessia in ambito evolutivo non possono prendere in carico soggetti di età superiore ai 18 anni; i servizi che effettuano diagnosi neuropsicologica nell’adulto, raramente si occupano di dislessia.

Inoltre esiste anche il problema della mancanza di strumenti diagnostici ampiamente validati per l’età adulta.

Una ricerca interessante, per poter ampliare le conoscenze riguardanti l’indagine degli aspetti psicopatologici nei giovani adulti con diagnosi di dislessia, è stata svolta di recente dal gruppo dell’Università di Padova (Cerea et al., 2015).

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia Sempre da tale Università proviene il gruppo di ricerca (Martino, Pappalardo, Re, Tressoldi, Lucangeli et al., 2011) che ha presentato nel 2011 il protocollo di valutazione della dislessia evolutiva negli adulti. Il protocollo prevede le eseguenti prove: lettura (brano, parole, non-parole) comprensione, decisione lessicale in soppressione articolatoria, dettato, dettato in soppressione articolatoria, span (verbale, visuospaziale).

In particolare, le prove svolte con la soppressione articolatoria avrebbero un significativo valore discriminativo (nel distinguere fra specifici disturbi e casi di dubbia interpretazione) e valore informativo relativo al permanere di una fragilità anche in situazione di apparente recupero delle competenze.

Circa le difficoltà emotive in soggetti adulti con dislessia, inoltre, abbiamo pochi dati visto lo scarso numero di ricerche condotte in letteratura, soprattutto in Italia (Riddick et al., 1999; Carroll e Iles, 2006). Quello che si può affermare con certezza è che, con il passare del tempo e la scelta di un percorso riabilitativo, la dislessia può arrivare a significativi miglioramenti e questo porta alla diminuzione anche della sintomatologia ansioso-depressiva ad essa legata nell’infanzia, connessa probabilmente alle responsabilità scolastiche presenti in quella fase della vita.

 

Font e caratteri per la dislessia

Il tipo e il disegno del carattere (font) usato è un elemento fondamentale per chi ha un disturbo specifico dell’apprendimento. Infatti alcuni caratteri risultano ostici a una immediata comprensione, così come la presenza di una spaziatura standard.

Per facilitare la lettura e di conseguenza la comprensione del testo, sono stati creati font che comprendono caratteri ad alta leggibilità per dislessici e un’aumentata spaziatura. Riportiamo di seguito degli esempi.

  • OpenDyslexic: è un font totalmente gratuito, rivolto a tutti quelli che hanno difficoltà nella lettura ed è facilmente scaricabile sul proprio pc, iPhone, iPad e diverse versioni di Android. Le differenze con un qualsiasi altro font sono le seguenti: le lettere hanno una forma diversa, alcune parti sono evidenziate maggiormente di altre per sottolineare la differenza (b/p – p/q) e renderle di immediata leggibilità. OpenDyslexic mette a disposizione come caratteri: normale, corsivo, grassetto, corsivo-stili.
  • Easyreading: è un altro font ad alta leggibilità, usa spazi più ampi per evitare che le lettere si sovrappongano l’una sull’altra e per differenziare la punteggiatura.
  • Bianconero© è la prima font italiana gratuita per uso privato, messa a disposizione gratuitamente per tutte le istituzioni e i privati che la utilizzano per scopi non commerciali. È stata disegnata dai graphic designer Riccardo Lorusso e Umberto Mischi, con la consulenza di Alessandra Finzi (psicologa cognitiva), Daniele Zanoni (esperto di metodi di studio in disturbi dell’apprendimento) e Luciano Perondi (designer e docente di tipografia all’ISIA di Urbino). E’ facilmente scaricabile e disponibile in due versioni: opentype, per la stampa, e truetype, per il web.

 

Applicazioni tablet & Computer per la dislessia

Il nome del primo Tablet in Europa pensato per il trattamento dei disturbi dell’apprendimento è EdiTouch. All’aspetto si presenta molto simile a un quaderno cartaceo, contiene numerose applicazioni di facile utilizzo, pensate grazie al contributo di genitori, logopedisti e terapisti esperti in disturbi specifici dell’apprendimento. Tra queste troviamo un e-book reader, una calcolatrice parlante, un’app pensata per la creazione di mappe concettuali e molto altro ancora. Vi sono inoltre diverse versioni del tablet, pensate rispettivamente per la scuola elementare, la scuola media e la scuola superiore.

Tra le App mediche sta poi guadagnando sempre maggior rilievo WinABC, un programma di lettura temporizzata utilizzato nella riabilitazione della dislessia, disponibile già da diverso tempo su pc, ora adattata all’uso su tablet, con tutti i vantaggi che questo strumento comporta.

WinABC si basa su un trattamento di tipo sub-lessicale, che è applicato a unità via via più ampie, a partire dalla lettera, passando per la sillaba e la parola intera. Il trattamento mira a supportare i bambini con difficoltà nella decifrazione, lenta o scorretta che sia, attraverso l’automatizzazione del riconoscimento sub-lessicale.
Dopo un trattamento di tre mesi con questo sistema di lettura i soggetti dislessici evidenziano un recupero di lettura superiore a quanto atteso dall’evoluzione spontanea (Tressoldi et al. 2001).

 

Esercizi per la dislessia

Le attività, gli esercizi e i giochi utili, svolgibili in ambito famigliare e scolastico, sono volti ad allenare la memoria e l’attenzione, ovvero gli aspetti bisognosi di maggior sostegno nei soggetti dislessici. Degli esempi sono:

  • Cerca la sillaba: ogni scheda è costituita da un insieme di parole, disegni e figure geometriche. Lo scopo del gioco è quello di cercare una determinata sillaba, ad esempio NE all’interno di tutte le parole presenti. Bisogna individuarle anche attraverso una lettura segmentata od insicura, che sarà affinata in un secondo momento.
  • Scambia l’iniziale: questo gioco prende spunto dal test chiamato ‘Spoonerismo’ e consiste nello scambiare l’iniziale di due parole creandone due nuove (es. Cani Mento; Mani Cento) Questo scambio di lettere, apparentemente banale, necessita di risorse attentive, mette in gioco la rielaborazione in memoria di lavoro e la capacità di rappresentazione della forma delle parole.

Spesso i bambini con disturbi specifici dell’apprendimento sono poco precisi anche nei gesti e in alcune attività manuali.

Ogni attività, artistica e manuale, infatti, presuppone il riaggiornamento della memoria di lavoro (working memory), la pianificazione e l’organizzazione, funzioni attentive e esecutive fondamentali per allenare e gestire al meglio una tra le funzioni più complesse come il problem solving.

Un’altra caratteristica che contraddistingue molti soggetti con dislessia è quella di presentare un fuoco dell’attenzione spostato lateralmente o non ben centrato.

Lavori manuali di bricolage fine aiutano a centrare il fuoco dell’attenzione, in particolare a migliorare la coordinazione oculo-manuale (Geiger e Lettvin,1987).

Ritagliare un disegno lungo i bordi, incollarlo nel punto indicato e accorpare le varie parti di un oggetto, senza l’aiuto di adulti (che dovranno comunque supervisionare, invogliare e mediare le difficoltà) sono attività che affinano ed educano il centramento del fuoco dell’attenzione.

 

Dislessia: cosa fare a casa

Aiutare il bambino con dislessia può essere un ottimo adiuvante alla cura e permette di aumentare competenze rafforzando l’autostima. Potrebbe essere necessario provare diversi approcci per trovare ciò che funziona meglio con il bambino, ognuno ha richieste specifiche. Di seguito alcune cose che potrebbero aiutare:

  • Leggere ad alta voce tutti i giorni, sia libri di animazione sia cose specifiche che possono catturare l’interesse del bambino.
  • Aumentare gli interessi del bambino. Fornire una varietà di materiali di lettura, come i fumetti, storie di mistero, ricette e articoli su sport o pop star.
  • Utilizzare audiolibri, l’ascolto aiuta il bambino a collegare i suoni con le parole che sta vedendo e ascoltando.
  • Aiuto tecnologico, dovuto a programmi di scrittura e ai loro controlli ortografici integrati che permettono immediatamente di modificare la parola on line.
  • Osservare e prendere appunti, sui comportamenti manifestati per verificare come agire più nello specifico.
  • Rinforzo: lodare il bambino aiuta a mantenere alta la motivazione e anche l’autostima.
  • Supportare ed essere empatici con il bambino aiuta a non entrare nel loop delle emozioni negative.

 

Le cause della dislessia

La dislessia è causata da differenze nelle aree del cervello che si occupano di linguaggio, che non sono ancora pienamente comprese. Diverse aree cerebrali interagiscono in modo complesso per coordinare la manipolazione delle parole necessaria per la lettura, la scrittura e l’ortografia. Per questo motivo le caratteristiche della dislessia in ogni persona dipenderanno da quali aree sono interessate e come. Ci possono essere problemi, per esempio, nel ricevere informazioni sensoriali attraverso la vista o l’udito, nel catturarle e strutturarle nel cervello, o nel recupero in un secondo momento, oppure ci possono essere problemi con la velocità di elaborazione delle informazioni. Scansioni cerebrali di immagini mostrano che quando le persone dislessiche tentano di elaborare le informazioni, il loro cervello funziona in modo diverso da quello delle persone non affette da dislessia.

Nulla di tutto ciò ha però a che fare con l’intelletto: le persone affette da dislessia mostrano un range normale di intelligenza. Fattori genetici o ereditati sono importanti per la dislessia ed anche altri membri della famiglia sono spesso colpiti.

Gli psicologi Friend, Olson e DeFries dell’Università di Boulder (Colorado) hanno studiato l’interazione tra variabili genetiche e ambientali nella genesi della dislessia, concentrandosi prevalentemente sull’influenza che il grado di istruzione dei genitori (variabile di tipo ambientale) ha sullo sviluppo di tale disturbo.

I risultati, pubblicati su Psychological Science, evidenziano la presenza di una significativa correlazione tra il livello di istruzione genitoriale e il grado di ereditarietà della dislessia: nelle coppie in cui l’istruzione dei genitori è più elevata, la dislessia dei figli è principalmente dovuta a cause di tipo genetico, l’opposto avviene nelle coppie i cui genitori presentano un’istruzione di grado inferiore, in tali casi infatti la dislessia sarebbe principalmente dovuta a cause di tipo ambientale e minor peso verrebbe a rivestire la componente genetica.

Secondo Andrea Facoetti, dell’Università degli Studi di Padova, la scoperta dello studio pubblicato su Current Biology circa la diagnosi precoce di dislessia, prima citato (cfr. Diagnosi della Dislessia), mette fine a un lungo periodo di dibattito sulle cause della dislessia e apre la strada a un nuovo pioneristico approccio per l’identificazione precoce e l’intervento in quel 10% dei bambini che lottano con difficoltà di lettura estreme.

 

A cura di Chiara Ajelli e Chiara La Spina

Risorse su State of Mind:

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