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Gli aspetti emotivi della dislessia evolutiva in infanzia, adolescenza e età adulta

Quali sono le conseguenze emotive della dislessia? da ansia e depressione nei bambini, a lamentele somatiche, problemi sociali e di attenzione negli adulti

ID Articolo: 116749 - Pubblicato il: 08 gennaio 2016
Gli aspetti emotivi della dislessia evolutiva in infanzia, adolescenza e età adulta
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La sofferenza emotiva dei soggetti con dislessia è stata indagata sopratutto nell’età infantile e adolescenziale, dove si ha effettivamente una maggior conseguenza psicopatologica nella quotidianità del bambino o dell’adolescente.

Cristina Ferrari – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Modena

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento: dislessia, discalculia, disortografia

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) comprendono una serie di disturbi relativi all’apprendimento scolastico di base che possono coinvolgere diverse abilità necessarie in fase evolutiva (DSM 5, ICD – 10):

  • Dislessia, disturbo della lettura;
  • Discalculia, disturbo del calcolo;
  • Disortografia, disturbo dell’espressione scritta;
  • Disturbo dell’Apprendimento Non Altrimenti Specificato (NAS).

Il deficit si deve presentare in maniera persistente e in assenza di deficit neurologici, sensoriali e intellettivi. Quindi le linee guida per la diagnosi prevedono la presenza di una discrepanza tra le prestazioni attese in base all’età del bambino e quelle che vengono invece ottenute a livello scolastico. Questa discrepanza può ovviamente ostacolare il percorso scolastico del bambino, soprattutto se non diagnosticata e seguita in maniera corretta: conseguenze comuni sono la scarsa motivazione allo studio, difficoltà di adattamento, ma soprattutto un forte senso di frustrazione (Capozzi et al., 2008).

La Dislessia Evolutiva

Nella ricerca si trovano maggiormente studi legati alla dislessia: infatti secondo l’OMS è tra i deficit più diffusi nell’infanzia, colpisce circa il 4% della popolazione con un range variabile tra il 2 e il 10%.

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio La dislessia evolutiva è caratterizzata da una difficoltà nella decodifica della lettura, quindi un deficit di lettura e riconoscimento delle parole, non spiegabili dall’età mentale, da problemi di natura neurologica e dall’istruzione ricevuta (Viola, 2012).

Essendo la dislessia un disturbo evolutivo si può notare una notevole difficoltà durante la scuola primaria, momento in cui spesso avviene la diagnosi e iniziano i percorsi di aiuto (Stella, 2001), grazie a corretti sostegni ricevuti si arriva ad un significativo miglioramento nel tempo, portando di conseguenza a diversi cambiamenti anche nell’aspetto psicopatologico del bambino con diagnosi di dislessia (Tressoldi et al., 2001)

Le conseguenze emotive della dislessia in infanzia e adolescenza

Per quanto riguarda le conseguenze emotive della dislessia, Ryan (2006) si focalizza sulla sensazione di frustrazione provata dai bambini dislessici, che sembrerebbe nascere nel momento in cui il bambino diventa consapevole delle differenza di risultati tra sé e i suoi pari nella capacità di lettura. In particolare la frustrazione si presenta di fronte ai vani tentativi del bambino di soddisfare le aspettative proprie e altrui, che li porta spesso a difficoltà nelle relazioni sociali (porta a farli sembrare goffi, a difficoltà di accettazione da parte dei pari, ecc).

La sofferenza emotiva dei soggetti con dislessia è stata indagata sopratutto nell’età infantile e adolescenziale, dove si ha effettivamente una maggior conseguenza psicopatologica nella quotidianità del bambino o dell’adolescente.

Sappiamo infatti che la sintomatologia ansioso-depressiva è la più frequente in età infantile nei soggetti dislessici (Laghi et al., 2010). L’ansia si manifesta di fronte all’anticipazione di un fallimento, strategia spesso usata nei bambini con dislessia, che porta di conseguenza a vivere le situazioni nuove con particolare tensione e forte ansia (Prior et al., 1999).

La costante frustrazione di fronte ai fallimenti porta inoltre ad un costante sofferenza che spesso il bambino non mostra con i chiari sintomi della depressione, ma può mostrarsi con gesti rabbiosi soprattutto verso i genitori oppure dal versante opposto il bambino può nascondere i sentimenti di tristezza e rabbia diventando più attivo e difficilmente gestibile (Ryan, 2006).

Durante l’adolescenza questa rabbia spesso rischia di sfociare nell’abbandono scolastico e in problematiche di carattere sociale: gli adolescenti con dislessia mostrano spesso una sintomatologia ansioso-depressiva, basso senso di autoefficacia, somatizzazioni, difficoltà nell’integrazione sociale/isolamento sociale (Gagliano et al., 2007). Nell’adolescente quindi la sofferenza che prova è legata molto di più all’immagine di sé come inferiore agli altri che è stata alimentata nell’infanzia vivendo il senso di frustrazione per la differenza di capacità con gli altri pari.

Le conseguenze emotive della dislessia nell’età adulta

Per quanto riguarda i dati sulle difficoltà emotive in soggetti adulti con dislessia abbiamo poco materiale visto le poche ricerche condotte in letteratura, soprattutto in Italia (Riddick et al., 1999; Carroll e Iles, 2006). Come abbiamo già accennato, sappiamo che con il passare del tempo la dislessia può arrivare a significativi miglioramenti e con questo ovviamente diminuisce anche la sintomatologia ansioso-depressiva ad essa legata nell’infanzia. Questo probabilmente avviene anche in relazione al cessare delle responsabilità scolastiche: infatti i livelli d’ansia aumentano solo nel momento in cui i soggetti sono sottoposti ad un test sulle loro abilità di lettura.

Il gruppo dell’Università di Padova (Cerea et al., 2015) ha voluto svolgere la ricerca che presenterò per poter ampliare le conoscenze per ciò che riguarda l’indagine degli aspetti psicopatologici nei giovani adulti con diagnosi di dislessia.

Uno degli obiettivi di questa ricerca è proprio quello di indagare ciò che sostenuto in letteratura (Carroll et al., 2006; Riddick et al., 1999) ovvero la presenza di una sintomatologia maggiore in soggetti con diagnosi di dislessia in un campione italiano di giovani adulti, confrontato con un campione di controllo.

Lo studio è stato fatto su un campione di 15 studenti universitari al primo anno di Università, con diagnosi di dislessia in età evolutiva, e un campione di controllo di 15 studenti universitari senza dislessia. I soggetti del gruppo clinico erano tutti seguiti da un tutor nel percorso di studi, il quale forniva sostegno nell’organizzazione dello studio e faceva da intermediario tra i ragazzi e i docenti.

Al campione è stata somministrata una batteria di test:

  • La Battery for the Assessment of Reading and Writing in Adulthood, per la valutazione della lettura e della scrittura in età adulta;
  • Il Cognitive Behavioural Assessment-Young (CBA-Y), che delinea un profilo psicologico della persona individuando sia le sue risorse psicologiche positive sia le aree problematiche.
  • La Child Behaviour Check List (CBCL), per individuare informazioni sull’adattamento, sulle competenze e sui problemi comportamentali ed emotivi.
  • Il Beck Depression Inventory – II (BDI – II), indaga gli stati affettivi, cognitivi e somatici della depressione.
  • La Rosenberg Self-Esteem Scale (RSES), che indaga l’autostima globale.
  • La Connor-Davidson Resilience Scale (CD-RISC), per misurare le capacità di gestione allo stress.

Dai risultati le scale che riportano una differenza significativa tra il campione di soggetti con dislessia e quello di controllo sono quelle che riguardano le lamentele somatiche, i problemi sociali e i problemi di attenzione, mostrando il campione clinico dei risultati maggiori. Mentre gli altri test di carattere sintomatologico non mostrano risultati significativi.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA A differenza da quello che si trova in letteratura i soggetti con dislessia non dimostrano significative differenze per quanto riguarda gli stati d’ansia, la depressione, l’autostima o la resilienza. La scala delle lamentele somatiche comprende però emicranie, mal di stomaco, tic nervosi, affaticamento, sintomi che potrebbero avere un fondamento ansioso ma che possono non essere riconosciuti come tali dai soggetti.

Invece la categoria dei problemi sociali riguarda le difficoltà di relazione con gli altri, che possono portare ad un maggior senso di solitudine, alla difficoltà ad aprirsi o alla presenza di sentimenti di gelosia, già emersi nella letteratura di riferimento.

Infine è molto importante la presenza di maggiori problemi di attenzione del gruppo clinico, come la difficoltà di concentrazione, l’impulsività, l’incapacità di stare seduti per lungo tempo, ecc. Questo conferma la presenza di deficit di attenzione nei soggetti con diagnosi di dislessia, anche se non in comobidità con una diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.

Per quanto riguarda l’assenza di differenze significative nelle scale somatiche ci può essere stata l’influenza dei fattori protettivi del gruppo di soggetti dislessici: la presenza di una diagnosi precoce, di interventi scolastici per il recupero delle abilità nella scuola primaria o secondaria e infine la presenza di un tutor scolastico. Probabilmente questi fattori hanno fatto sì che i soggetti provassero comunque nella loro esperienza scolastica un sostegno che li ha portati a vivere meno il senso di frustrazione e di fallimento, sviluppando un immagine di sé competente, limitando così lo sviluppo di problematiche ansioso-depressive.

Questo ci porta a sottolineare come la presenza di fattori di protezione possano attenuare lo sviluppo di problematiche sintomatologiche gravi e persistenti in soggetti con diagnosi di dislessia. Molto importante è la diagnosi precoce del deficit, che necessita di una preparazione e di un attenzione particolare da parte degli insegnanti oltre che dei genitori, al fine di poter preparare un percorso di studi adeguato alle competenze del bambino e che possa promuoverne un’immagine di sé come competente.

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Bibliografia

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  • Viola D. (2012). Difficoltà e disturbi specifici dell’apprendimento: Domande e risposte per conoscere la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Limena: Libreria Universitaria.it
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