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In-quadro le parole. Storia di una resilienza dislessica (2020) di Ivano Domenico Felaco – Recensione del libro

"In-quadro le parole" è la storia di una psicoterapia avvenuta in un contesto pubblico durante la quale il paziente riceve una diagnosi di dislessia.

ID Articolo: 183390 - Pubblicato il: 23 marzo 2021
In-quadro le parole. Storia di una resilienza dislessica (2020) di Ivano Domenico Felaco – Recensione del libro
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In-quadro le parole racconta, tramite la voce del paziente, l’esperienza vissuta in terapia. Una breve storia, ironica e toccante che evidenzia gli sforzi di due uomini nel dare un senso nuovo alla storia del paziente.

 

Messaggio pubblicitario Il piccolo libro scritto da Ivano Domenico Felaco è un omaggio di un paziente al suo terapeuta.

E’ un racconto breve, ironico, toccante. E’ scritto in modo semplice e a tratti divertente, soprattutto nella descrizione del contesto ospedaliero e di come il terapeuta, con formazione psicoanalitica, si sforzi di dare al paziente un senso anche alle inevitabili defaiance istituzionali… Il testo è intervallato dalle foto di alcune opere dell’autore perché Felaco è un’artista: di professione, dipinge e tatua.

Il terapeuta a cui è dedicato il libro è Nello Viparelli, psichiatra, psicoterapeuta familiare (curatore del volume: Tra vita e girovita, recensito su State of Mind).

E’ la storia di una psicoterapia tutto sommato breve, avvenuta in un contesto pubblico, l’Ospedale Cotugno di Napoli, ma che ha rivestito una grande importanza per il paziente. Infatti, durante una seduta, è il professionista a porre per la prima volta al paziente la diagnosi di dislessia. Si tratta di una rivelazione, uno squarcio liberatorio per Felaco, che riesce a mettere in fila e a dare un senso nuovo ad una serie di episodi significativi della sua vita, a partire dagli insuccessi scolastici nell’infanzia.

Ma non è solo questo. Dal libro si capisce che paziente e terapeuta si piacciono, si sono simpatici da subito, per quanto apparentemente molto diversi. Felaco è pieno di tatuaggi, barba lunga, stile più che alternativo. Viparelli ha i modi aristocratici, è discreto, parla a bassa voce, possiede un’eleganza “british”, può mettere a soggezione. Eppure, per qualche motivo che riguarda la misteriosa alchimia degli incontri tra esseri umani, tra loro scatta qualcosa. Questi due personaggi che si sono incontrati un po’ per caso, in quanto la moglie dell’artista è una psicologa, ex allieva di una Scuola di terapia familiare ove è transitato Viparelli, danno vita a un rapporto terapeutico intenso, nonostante sia durato poche sedute (qui c’è una grande lezione per i terapeuti più giovani: come si possa fare tanta qualità pur con poca quantità). La disponibilità del terapeuta è esemplificata anche dalla scelta di visionare insieme al paziente alcuni video da lui selezionati per chiarire meglio cosa sia la dislessia. La terapia affronta nodi cruciali della vita del paziente, non a caso, innanzitutto il rapporto con il padre.

Il debito di gratitudine del paziente verso il terapeuta diventa ancor più forte quando il paziente scopre stupito che il proprio terapeuta è seriamente ammalato. Lo vede dimagrire, ma l’impegno professionale non si riduce. Ivano è sinceramente stupito di quanto Nello continui a dedicarsi a lui, a prestargli attenzione. Il suo impegno professionale non cede di un millimetro. Ivano è commosso dalle attenzioni che uno sconosciuto gli dedica. E’ un’esperienza rara. Gli viene quasi voglia di dire al terapeuta di fermarsi, di pensare a se stesso, a cose più importanti di lui.

Messaggio pubblicitario Non posso negare che l’emozione che ho provato nel leggere il libro è sicuramente legata anche, ma non solo, dalla conoscenza diretta di uno dei due protagonisti.

Io sono il terapeuta della porta accanto. Ho infatti lavorato per anni al Cotugno, proprio nella stanza attigua a quella di Nello Viparelli. Conoscevo la sua saggezza e la sua bravura. Conoscevo la sua scelta di andare avanti, di lavorare fino in fondo: era una scelta meditata, che teneva conto del rispetto per la propria famiglia.

Il paziente racconta la sua gratitudine verso il proprio terapeuta. Forse non sa quanto anche noi dobbiamo molto ai nostri pazienti. Sicuramente l’impegno generoso di Nello lo ha aiutato a vivere meglio, ad essere intenso fino in fondo, a ricercare profondità e senso esistenziale per lui e per gli altri.

Ringrazio profondamente Ivano Felaco per aver scritto con il cuore questo libro. Ci aiuta a far rivivere la lezione di Nello Viparelli. Che manca, manca molto, alla sua famiglia, ai suoi amici, ai suoi pazienti, ai suoi colleghi.

E’ davvero una lettura consigliata.

 

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