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Disturbi dell’alimentazione: uno nessuno e centomila? Un tentativo di sintesi – Riccione, 2017

Obiettivo dello studio è stato delineare specifici profili cognitivi dei DA, valutando l’ipotesi di un approccio diagnostico dimensionale, non categoriale

ID Articolo: 146360 - Pubblicato il: 31 maggio 2017
Disturbi dell’alimentazione: uno nessuno e centomila? Un tentativo di sintesi – Riccione, 2017
Messaggio pubblicitario Università di Psicologia Milano - SFU 01-2017
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Disturbi dell’alimentazione: uno nessuno e centomila? un tentativo di sintesi

C. Iannaco, M. Cavalletti, E. Moretti, G. Sonetti, S. Caini, S. Lucarelli – Scuola Cognitiva di Firenze

 

Messaggio pubblicitario Secondo la prospettiva transdiagnostica di Fairburn i Disturbi dell’Alimentazione (DA) condividerebbero il medesimo nucleo psicopatologico: un’ eccessiva importanza attribuita al peso, alla forma del corpo e al controllo dell’alimentazione. Studi longitudinali evidenziano l’instabilità diagnostica dei DA e la loro migrazione da una categoria all’altra, suggerendo che le categorie diagnostiche dei DA nel DSM-5 non descrivano adeguatamente la realtà clinica. In tale prospettiva i DA vengono considerati come un’unica categoria, mantenuta da meccanismi comuni quali bassa autostima e perfezionismo (Fairburn et al., 2003). Altri studi (Sassaroli et al., 2007; Sassaroli, Gallucci e Ruggiero, 2008) hanno evidenziato come anche il rimuginio e il controllo costituiscano importanti fattori di  mantenimento per i DA. In particolare, i soggetti con DA mostrerebbero una maggiore tendenza a preoccuparsi per gli errori (perfezionismo patologico), un minor senso di autostima, misure più elevate di rimuginio ed una scarsa percezione di controllo sugli eventi esterni e sugli stati emotivi interni, rispetto ai soggetti non patologici.

Partendo da tali premesse, obiettivo del presente studio è stato quello di delineare specifici profili cognitivi dei DA, sulla base del nucleo psicopatologico e dei fattori di mantenimento, valutando l’ipotesi di un approccio diagnostico dimensionale, anziché categoriale.

Sono stati reclutati 140 pazienti con diagnosi di Anoressia Nervosa (età: 25,5 ± 10,3), 95 con diagnosi di Bulimia Nervosa (età: 26,6 ± 10,3) e 146 con diagnosi di Binge Eating Disorder (età: 40,0 ± 13,6), afferenti al Servizio per la cura dei Disturbi dell”Alimentazione, presso l’Azienda USL 11 di Empoli. Ad ogni paziente è stata somministrata, durante la fase di assessment, una batteria di test composta dai seguenti strumenti: Eating Disorder Examination Questionnaire (EDE-Q),  Rosenberg Self-Esteem Scale (RSES), Multidimensional Perfectionism Scale (MPS), Anxiety Control Questionnaire (ACQ), Difficulties in Emotion Regulation Scale (DERS), Body Uneasiness Test (BUT), Body Attitude Test (BAT), Penn State Worry Questionnaire (PSWQ), Dissociative Questionnaire (DIS-Q), State Trait Anxiety Inventory (STAI), Beck Depression Inventory (BDI).

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia La distribuzione delle scale MPS, RSES, PSWQ e ACQ  è stata confrontata, utilizzando i cut-off clinici, attraverso il test Chi-square al fine di riscontrare l’esistenza di differenze statisticamente significative tra i vari gruppi di DA per tali variabili. Successivamente il campione è stato suddiviso in cluster mutuamente esclusivi e collettivamente esaustivi, utilizzando un algoritmo k-means con n cluster=2 ed i valori ai test RSES, MPS Tot, ACQ Tot e PSWQ, sono stati usati come variabili di clusterizzazione. La distribuzione nei cluster dei pazienti affetti da AN, BN e BED è stata poi confrontata utilizzando il test Chi-square.

Dai risultati del presente lavoro emergerebbe che i soggetti AN e BN mostrano profili leggermente più simili tra loro rispetto ai soggetti BED, i quali presentano un po’ più spesso perfezionismo normale o subclinico e un po’ meno spesso forte rimuginio (mentre sia per il controllo che per l’autostima  si collocano, al pari di AN e BN, più frequentemente all’interno del range di bassa autostima e riportano una bassa percezione di controllo). Tali differenze sono comunque modeste e, con l’eccezione di alcune sottoscale del test MPS (timore degli errori, obiettivi personali, dubbi sulle azioni e organizzazione), non raggiungono la significatività statistica. I dati confermano il ruolo delle variabili perfezionismo, bassa autostima, rimuginio e controllo nel delineare un profilo cognitivo comune a tutti i DA, indipendentemente dalla diagnosi categoriale. Considerando che il campione reclutato è completamente clinico, le differenze  riscontrate tra i gruppi AN e BN, rispetto al gruppo BED, si collocano in un range che è comunque “patologico”. Il confronto con un campione di controllo, non clinico, probabilmente produrrebbe una riduzione di tali differenze, accrescendo invece quelle intercorrenti tra il gruppo clinico (AN, BN e BED) e quello di controllo. Tale aspetto rappresenta pertanto, congiuntamente alla valutazione della possibilità di tracciare anche un profilo emotivo dei DA, l’obiettivo futuro verso cui sarà indirizzata la presente ricerca.

 

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