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Quando lo psicoterapeuta individuale consiglia la terapia di coppia – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy esplora quando terapia individuale e terapia di coppia possono integrarsi per favorire il cambiamento

Di Marina Morgese

Pubblicato il 21 Set. 2026

Quando la terapia individuale incontra la coppia

Sofia e Giorgio avevano un grande desiderio: diventare genitori. Dopo anni di tentativi falliti, arriva la prima – tanto desiderata – gravidanza. Le settimane iniziali passano tranquille, poi i dolori, le perdite e l’aborto. Sofia piange, si dispera, va in depressione. Dopo mesi di insonnia e apatia, trova la forza per iniziare un percorso psicoterapeutico. Giorgio, dopo la perdita, sembra sempre lo stesso, ha aumentato il tempo passato al lavoro, ma non ha mai parlato con Sofia di quanto accaduto. Quando lei prova a parlarne, Giorgio cambia stanza, cambia discorso, cambierebbe anche pianeta se potesse, pur di non affrontare l’argomento. 

Grazie alla terapia individuale Sofia sta elaborando la sua perdita, eppure si sente ferma perché non riesce più a sentire Giorgio vicino, ha bisogno di lui per piangere insieme, capire insieme, riscrivere insieme un progetto diverso. Il terapeuta di Sofia le suggerisce di parlare con Giorgio della possibilità di iniziare una terapia di coppia.  

Luca e Davide: il primo estremamente perfezionista, il secondo estremamente insicuro. Luca si lamenta del poco aiuto di Davide nella gestione della casa. D’altro canto, quando Davide prova a fare del suo nelle faccende domestiche, per Luca non va mai bene. Davide va in terapia per lavorare sulla sua autostima, ma quando si scontra col perfezionismo di Davide, tutti i progressi raggiunti subiscono una brusca frenata. 

La psicoterapeuta di Davide vede chiaramente questa difficoltà e consiglia a Davide e Luca di iniziare una terapia di coppia, mentre Davide prosegue con il suo percorso individuale. 

Tra sintomo e relazione: di chi è la sofferenza?

A volte, come nel caso di Sofia e Giorgio, la sofferenza riguarda la coppia, prende vita all’interno della stessa, tocca entrambi i partner in modo diverso e si riverbera nella loro relazione. 

Altre volte invece, come per Luca e Davide, la problematica su cui un paziente lavora in terapia individuale si scontra con ciò che accade al di fuori della seduta, dove, per un incastro disfunzionale con l’altro, non ha modo di risolversi o essere gestita. 

Le relazioni di coppia sono il terreno fertile in cui si attivano i nostri vissuti emotivi e, allo stesso tempo, le nostre reazioni influenzano profondamente chi ci sta accanto. 

A volte, possono essere proprio le reazioni del partner a mantenere in vita il problema o a esacerbarlo, innescando dinamiche disfunzionali in cui entrambi si ritraggono o si attaccano a vicenda.

Che cosa succede, allora, quando una persona in terapia individuale raggiunge i suoi obiettivi – impara a riconoscere i propri schemi disfunzionali, capisce come disinnescare i circoli viziosi della sofferenza – ma poi, nel rapporto con l’altro, si ritrova costantemente a riattivare quegli stessi identici schemi e circoli?

È qui che la terapia di coppia può aiutare: il percorso terapeutico “a due” rende il lavoro della terapia individuale più concreto, duraturo e protetto, aiutando entrambi i partner a liberarsi da quei vecchi cicli interpersonali che continuano a fare male a entrambi. 

A volte può succedere anche al contrario: può essere il terapeuta di coppia a consigliare a uno o a entrambi i partner un percorso individuale. Questo accade in particolare quando un vissuto personale, una ferita del passato non elaborata o una forte rigidità impediscono alla coppia di fare passi avanti, rallentando o bloccando il lavoro comune. 

“Allora la terapia individuale non serve più?”

Di fronte a questa proposta, Davide e Sofia pensano la stessa cosa: “Ma se il terapeuta mi sta consigliando un percorso di coppia, significa che la mia terapia individuale non è servita a nulla? Devo interromperla?”

Il terapeuta, in realtà, non propone la terapia di coppia per “sostituire” il lavoro individuale, ma per potenziarlo. La risposta al loro dubbio, infatti, è “no”. Lo spazio di terapia individuale resta il porto sicuro in cui possiamo guardare in faccia le nostre fragilità, capire da dove arrivano i nostri schemi e prenderci cura di noi stessi senza il timore di ferire gli altri e il partner. 

Tuttavia, cercare di risolvere dinamiche relazionali complesse lavorando solo su di sé (o viceversa, cercare di elaborare vulnerabilità personali lavorando solo sulla coppia), è un po’ come muoversi in una città sconosciuta usando una mappa cartacea: utilissima per studiare i percorsi prima del viaggio, ma difficile da consultare mentre si sta guidando nel traffico. La combinazione terapia individuale e terapia di coppia agisce invece come un navigatore: facilita chi è alla guida, permettendo di arrivare a destinazione in modo più veloce. 

In fin dei conti, sempre più ricerche raccomandano gli interventi in co-terapia e l’integrazione di setting diversi: lavorare su piani differenti velocizza e rende più stabile il cambiamento.

Sofia e Giorgio hanno trovato nella terapia di coppia uno spazio in cui, anche a fatica, si può parlare di quanto accaduto e rielaborarlo. Il terapeuta di coppia ha consigliato a Giorgio una terapia individuale, Giorgio ci ha riflettuto e ha accettato, comprendendo che la sua sofferenza rallentava i progetti futuri della coppia. Oggi Sofia e Giorgio, camminando insieme e rispettando i tempi l’uno dell’altra, stanno trovando la loro nuova strada.

Per Luca e Davide, la terapia di coppia ha avuto un epilogo diverso, emotivamente faticoso ma profondamente trasformativo. Nella terapia di coppia, l’incastro tra il perfezionismo di Luca e il senso di inadeguatezza di Davide è emerso in tutta la sua rigidità. Davide, forte del percorso individuale che ha continuato ad affiancare alle sedute di coppia, ha capito di non poter più stare in una relazione in cui ogni suo sforzo veniva costantemente invalidato dal partner. Luca, dal canto suo, si è scontrato con il limite del proprio perfezionismo, comprendendo che non si può controllare l’altro senza finire per perderlo. I due hanno deciso, non senza dolore, di separarsi. Ma lo hanno fatto con una consapevolezza nuova: Davide ha salvato la sua autostima, e Luca ha iniziato una terapia individuale, motivato a lavorare sulle proprie rigidità.  

Riferimenti Bibliografici
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