Tornare in terapia dopo l’estate: tra ripresa e difficoltà
Dopo la pausa estiva, come si torna in terapia? Alcuni attendono la ripresa con impazienza, motivazione e desiderosi di riprendere il percorso e di riavere contatto con il proprio terapeuta dopo un più o meno prolungato periodo di pausa.
Per altri non è facile invece la ripresa, e possono insorgere fenomeni di evitamento e procrastinazione, anche peggiorati dal cosidetto post-vacation blues (o post-holiday blues), che pur non essendo una diagnosi clinica né una sindrome, consiste in una condizione di disagio transitorio. Con questa espressione si fa riferimento a un insieme di vissuti che possono accompagnare il passaggio dalla vacanza alla quotidianità: tra le manifestazioni descritte troviamo ansia, irritabilità, nostalgia, problemi del sonno e una generale sensazione di malessere, che possono interferire temporaneamente con il benessere e con la vita quotidiana (Bretones, 2017).
Nel periodo successivo alla pausa estiva possono persino verificarsi interruzioni non condivise del percorso (il cosidetto “drop-out”).
Drop-out dopo le vacanze: quando la ripresa mette alla prova l’alleanza terapeutica
Il drop-out può essere definito come l’interruzione del trattamento da parte del paziente, come decisione unilaterale, non reciprocamente negoziata con il terapeuta (Warnick et al., 2012).
Il fenomeno per cui un paziente interrompe unilateralmente la psicoterapia subito dopo le vacanze, può essere legato a molteplici fattori. Tra questi possiamo riscontrate una fatica della ripresa degli impegni della quotidianità, con una sensazione di sovraccarico che può portare a procrastinare le sedute e la ripresa della terapia; oppure la tendenza all’evitamento del dover affrontare e condividere in terapia aspetti e vissuti emotivamente faticosi.
Chiaramente, non ritroviamo semplicemente la fatica nel riprendere le routine abituali alla base del drop-out; i drop out risultano spesso correlati a difficoltà e rotture irrisolte nell’alleanza terapeutica.
Le rotture dell’alleanza terapeutica sono di fatto tensioni e difficoltà nell’alleanza, diversa entità, dalle più lievi alle più gravi, nella comprensione, nella collaborazione o nella comunicazione tra paziente e terapeuta (Safran et al., 2011).
Una rottura è generalmente considerata «riparata» quando il legame emotivo e la relazione di lavoro collaborativa vengono ristabiliti (Eubanks et al., 2018); le riparazioni consistono nell’approfondire cosa è accaduto nella rottura (esplorando bisogni e vissuti emotivi) e nel chiarire un malinteso, nel rinegoziare i compiti o gli obiettivi, oppure nel fornire una spiegazione dell’approccio terapeutico adottato (Safran & Muran, 1996; 2000).
Riprendere la terapia dopo l’estate: un’occasione clinica
La decisione di non ritornare in terapia dopo le vacanze estive, dunque, può nascondere precedenti tensioni inespresse dal paziente e/o che il terapeuta non ha percepito oppure che non ha gestito in termini di difficoltà nell’alleanza terapeutica.
In questo senso, ricominciare la psicoterapia dopo le vacanze estive può rappresentare un momento particolarmente delicato e un’importante occasione clinica. Il tempo trascorso lontano dalla terapia può rendere più evidenti alcune ambivalenze: da un lato il desiderio di tornare a uno spazio emotivamente significativo, dall’altro la difficoltà a gestire le separazioni e a riprendere un lavoro che può implicare il contatto con vissuti o aspetti di sé che possono implicare fatica emotiva.
Prendere consapevolezza della propria difficoltà a riprendere le sedute può diventare dunque una opportunità di esplorazione, comprensione, e approfondimento dei fattori che entrano in gioco nella fatica e nell’evitamento della ripresa delle sedute di psicoterapia con l’obiettivo di ridefinire l’orizzonte del percorso.