Quando le vacanze finiscono: il post-vacation blues
C’è un momento, alla fine delle vacanze, in cui la quotidianità ricomincia a farsi sentire. Gli orari tornano a essere importanti, gli impegni si accumulano e quella sensazione di avere finalmente tempo per sé sembra già più lontana. Per qualcuno il ritorno è piacevole, per altri può essere accompagnato da una certa fatica: malinconia, irritabilità, stanchezza e difficoltà di concentrazione possono rendere più faticosi i primi giorni di rientro.
Questa esperienza viene definita post-vacation blues (o post-holiday blues). Con questa espressione si fa riferimento a un insieme di vissuti che possono accompagnare il passaggio dalla vacanza alla quotidianità: tra le manifestazioni descritte troviamo ansia, irritabilità, nostalgia, problemi del sonno e una generale sensazione di malessere, che possono interferire temporaneamente con il benessere e con la vita quotidiana (Bretones, 2017). È importante, però, non confondere questo disagio transitorio con una condizione psicopatologica poiché il post-vacation blues non è una diagnosi clinica né una vera e propria sindrome.
Perché tornare alla normalità può essere così faticoso?
Per comprenderlo, può essere utile partire da ciò che accade durante le vacanze. Una pausa dal lavoro non rappresenta soltanto un interruzione delle attività professionali: può offrire l’opportunità di ridurre temporaneamente le richieste fisiche, cognitive e sociali della quotidianità e di recuperare risorse.
La letteratura sul recovery, cioè sul recupero dallo stress lavorativo, mostra infatti come il tempo trascorso lontano dal lavoro possa contribuire al ripristino del benessere. Tra i processi che favoriscono il recupero, uno dei più studiati è il distacco psicologico dal lavoro: non significa semplicemente non essere fisicamente sul posto di lavoro, ma riuscire anche a prendere una distanza mentale dalle attività, dalle responsabilità e dalle preoccupazioni professionali. In altre parole, per recuperare non basta smettere di lavorare: è importante, almeno temporaneamente, anche smettere di pensare al lavoro (Sonnentag & Fritz, 2015).
Le vacanze possono quindi rappresentare un’occasione particolarmente favorevole per questo processo. Per alcuni giorni cambiano i ritmi, diminuiscono le richieste abituali e aumenta la possibilità di decidere come utilizzare il proprio tempo. Ci si può dedicare ad attività piacevoli, trascorrere più tempo con le persone importanti o semplicemente fare meno, senza che ogni momento debba essere organizzato intorno a un impegno.
È proprio questo cambiamento di ritmo che può rendere il ritorno alla quotidianità così faticoso. Dopo un periodo in cui abbiamo avuto maggiore libertà e meno vincoli temporali, riprendere orari, responsabilità e richieste può richiedere un nuovo adattamento. Il rientro non consiste quindi soltanto nel tornare fisicamente al lavoro, ma anche nel riattivare una serie di abitudini, ritmi e richieste da cui ci eravamo temporaneamente allontanati.
In questo senso, una parte della fatica del rientro può essere letta come una transizione tra due condizioni molto diverse: quella della pausa, che favorisce il recupero, e quella della quotidianità, in cui tornano a essere presenti le richieste abituali.
Il paradosso del rientro: perché il beneficio non dura?
Se le vacanze possono aiutarci a recuperare energie e benessere, perché pochi giorni dopo il rientro possiamo sentirci nuovamente stanchi? È proprio qui che emerge uno dei paradossi del post-vacation blues: la pausa può farci stare meglio, ma gli effetti positivi della vacanza non sembrano essere destinati a durare a lungo.
La ricerca mostra infatti che i benefici delle vacanze tendono a ridursi una volta tornati alla quotidianità (de Bloom et al., 2009). In uno studio longitudinale, Fritz e Sonnentag (2006) hanno osservato cambiamenti positivi nel benessere dei lavoratori dopo le vacanze, seguiti però da una progressiva riduzione di questi effetti. Lo studio ha inoltre evidenziato un ruolo sia delle esperienze vissute durante la vacanza sia del carico di lavoro successivo nel determinare quanto a lungo questi benefici potessero essere mantenuti.
Un risultato simile emerge dallo studio di Kühnel e Sonnentag (2011), condotto su 131 insegnanti. Dopo le vacanze, i partecipanti mostravano un aumento del work engagement e una riduzione del burnout. Tuttavia, questi effetti tendevano progressivamente a diminuire nel corso delle settimane successive al rientro.
Il punto, quindi, non è che le vacanze “non funzionano” ma al contrario sembrano avere effetti positivi sul benessere. Il problema è che il recupero ottenuto durante una pausa non è necessariamente sufficiente da solo a proteggerci dalle richieste che incontreremo una volta tornati alla quotidianità.
Quello che possiamo portare con noi dalle vacanze
Se il rientro segna la fine della vacanza, non significa necessariamente che debba segnare anche la fine di tutto ciò che durante quella pausa ci ha fatto stare bene. Il post-vacation blues può essere letto come un’occasione per osservare il proprio rapporto con la quotidianità e capire che cosa, durante le vacanze, ci ha fatto stare bene.
Il tempo libero, infatti, non dovrebbe essere considerato soltanto come una parentesi tra due periodi di lavoro. Tornare alla quotidianità può significare continuare a lasciare spazio alle relazioni, alle attività piacevoli, al movimento, al riposo o, semplicemente, a momenti in cui non dobbiamo essere produttivi. Sono piccole esperienze che durante le vacanze ci sembrano naturali e che, nella quotidianità, rischiamo invece di considerare sacrificabili.
L’obiettivo, quindi, non è ricreare le vacanze nella vita di tutti i giorni, ma riconoscere che cosa ci ha permesso di stare meglio durante quel periodo e chiederci se, almeno in parte, possiamo fare spazio a quelle stesse esperienze anche nella nostra quotidianità.
Le vacanze ci permettono di fermarci. E forse proprio per questo, qualche volta, ci permettono anche di accorgerci di ciò che durante il resto dell’anno corre troppo veloce per essere ascoltato.
La domanda, quindi, non è soltanto “come faccio a superare la malinconia del rientro?”. Potrebbe essere anche: “Che cosa mi hanno insegnato le vacanze su ciò di cui ho bisogno per stare bene, e come posso portarlo nella mia quotidianità?”