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Cosa ci spinge a viaggiare e in che modo scegliamo le nostre vacanze?

L’uomo è considerato da sempre un viaggiatore, ma quali motivazioni si celano dietro la decisione di intraprendere un viaggio?

Di Monica Triolo

Pubblicato il 10 Dic. 2021

La teoria psicografica afferma che i viaggiatori si collocano su un continuum che va da psicocentrici, che preferiscono i luoghi familiari, ad allocentrici, che preferiscono i viaggi avventurosi e destinazioni nuove.

 

Cosa spinge una persona a preparare la valigia, chiudere la porta della propria abitazione – il nido sicuro- e programmare di andare altrove per un periodo, lungo o breve che sia?

Quale motivazione si cela dietro la decisione di intraprendere un viaggio, cambiare radicalmente la propria routine, dormire in letti diversi dal proprio, mangiare cibi a volte sconosciuti, parlare con persone nuove?

Perussia (1984) afferma che “turismo è voler essere altrove”.

L’uomo è considerato da sempre un viaggiatore, dapprima navigatore con sete di scoperta e conquista, ora esploratore di nuovi luoghi, usi e costumi. Ma non solo.

Le motivazioni di un viaggio

Le motivazioni che sono alla base della decisione di intraprendere un viaggio sono diverse: alcune legate al soddisfacimento dei bisogni più primordiali (vedasi la scala dei bisogni di Maslow del 1970), altre legate a fattori sociologici, antropologici ed economici.

Crompton (1979) grazie ai suoi studi sulle motivazioni ha individuato sette macroaree all’interno delle quali sono raccolte le principali motivazioni a viaggiare:

  • Evasione dal quotidiano
  • Esplorazione di se stessi
  • Relax
  • Prestigio (promozione sociale)
  • Regressione (liberazione simbolica dalle costrizioni sociali)
  • Impulso alle relazioni familiari
  • Miglioramento delle relazioni sociali.

Negli stessi anni Plog (1974) parla della sua teoria psicografica: in base alle aree di destinazione scelte, i viaggiatori sono su un continuum che va da psicocentrici (preferiscono i luoghi familiari) agli allocentrici (persone che preferiscono i viaggi avventurosi e destinazioni nuove).

Più recentemente Ryan e Glendon (1998) hanno individuato quattro aree di motivazione al turismo: Motivi intellettuali (scoperta, esplorazione, immaginazione); Motivi sociali (ricerca di nuove amicizie, essere stimati dal prossimo); Competenza (cambiare, evolvere); Evitamento degli stimoli (scappare dalla quotidianità).

Partendo da questa base teorica di riferimento è possibile ipotizzare di individuare la tipologia di viaggio/vacanze in base alla motivazione.

È sufficiente entrare in un’agenzia di viaggi o fare una ricerca online per rendersi conto di quanto sia vasta l’offerta turistica oggi.

Ognuno cerca la miglior soluzione per appagare i propri bisogni e desideri.

Le tipologie di viaggio

I cosiddetti viaggi “zaino in spalla” verso terre lontane ed insolite potrebbero essere i prediletti per chi vuole appagare il bisogno di scoperta ed esplorazione, questo sarà attratto da esperienze molto diverse dal suo quotidiano, da posti con usi e costumi diversi dai suoi. Sono viaggi costruiti ad arte dal viaggiatore, i fidati compagni di viaggio sono un diario personale e un’ottima guida turistica.

Due tipologie di viaggio affini a questo segmento sono i viaggi guidati o le crociere: questi appagano due bisogni simultaneamente: scoperta ma anche sicurezza. Si può esplorare il mondo con guide esperte ma allo stesso tempo sapere che si può tornare alla base in un luogo sicuro. Il bisogno di sicurezza descritto da Maslow (1968) è inteso come libertà da pericoli e minacce.

Chi è orientato alla ricerca del relax, inteso come cura del proprio corpo e alleviamento dello stress accumulato potrebbe optare per un soggiorno in località termali italiane ed estere. Il segmento delle terme e benessere ha conquistato un ruolo di prim’ordine nella richiesta turistica da almeno un ventennio.

Accanto e per certi versi simile, c’è il reparto dei viaggi che ha lo scopo di far accrescere il contatto con la natura. Questo tipo di viaggio soddisfa il bisogno del ritrovare se stessi, avere tempo di godere del silenzio di un viaggio immersi nel verde.

L’ormai famosa formula del villaggio “All inclusive”, riassumibile con la frase “vorrei partire, ma non voglio pensare a niente!” soddisfa senza dubbio un bisogno di staccare dalla routine senza esporsi alla fatica di dover vivere sensazioni di pericolo o di stress del nuovo, inoltre soddisfa il bisogno di appartenenza al gruppo, permettendo di conoscere nuove persone con gli stessi interessi. I punti di forza sono: la comodità della posizione del villaggio, una cucina conosciuta e “sicura” che garantisce il soddisfacimento del bisogno del nutrirsi di cibi conosciuti e “fidati”. Seguendo la distinzione di Crompton, i viaggiatori che preferiscono questo tipo di vacanza potrebbero sentire la necessità di appagare il bisogno di gioire delle relazioni familiari e di migliorare le relazioni sociali. Si può notare in questo caso il soddisfacimento del bisogno di amore e di appartenenza citato da Maslow.

Infine, la scelta verso un viaggio “instagrammabile” e con attenzione al lusso andrebbe ad appagare il bisogno di ricerca di prestigio e di promozione sociale individuato da Crompton, così come il bisogno di stima e autostima di Maslow.

Queste brevi ipotesi e riflessioni di marketing turistico potrebbero essere la base per ulteriori studi utili alla promozione turistica delle aziende che si occupano di turismo.

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Monica Triolo
Monica Triolo

Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Interpersonale

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Crompton, J.L. (1979). Motivation for Pleasure Vacation. Annal of Tourism Research (6), 409-424.
  • Maslow A.,(1970). Motivation and personality. New York: Harper and Row Publishers.
  • Perussia F. (1984). Le motivazioni psicologiche del turista, in AA.VV. (1984) pp. 72-9.
  • Plog S.C. (1974). Why destination areas rise and Fall in Popularity. In the Cornell Hotel and Restaurant Administration Quarterly, 14(4), pp.55-58.
  • Ryan C., Glendon I. (1998), Application of Leisure Motivation Scale to Tourism, in “Annals of Tourism Research”, XXV, I, pp. 169-84.
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