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Fattori di rischio e i primi segnali di depressione

La depressione è influenzata da fattori biologici, psicologici e sociali; riconoscere i segnali precoci è essenziale per prevenire e intervenire tempestivamente

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 30 Gen. 2026

Chi può essere vittima della depressione?

Nessuno può dirsi certo di rimanere immune alla depressione nell’arco della vita. La depressione è definita un disturbo psichico comune, poichè da diversi studi emerge che circa il 15% delle persone ha un episodio di depressione almeno una volta nel corso della vita.

La depressione è un disturbo mentale caratterizzato da umore depresso persistente, perdita di interesse o piacere nelle attività, alterazioni dell’appetito e del sonno, e difficoltà cognitive che possono compromettere significativamente la qualità di vita e la funzionalità sociale e lavorativa. È considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una delle principali condizioni di salute mentale a livello globale per l’entità della sua diffusione e il suo impatto sulla disabilità. 

E da cosa può essere determinata? 

Fattori di rischio e eventi precipitanti per la depressione

Diversi aspetti biologici, psicologici e sociali possono contribuire in maniera sinergica all’esordio di un disturbo depressivo nell’arco di una vita intera. 

Tra questi fattori ritroviamo (solo per citarne alcuni) la predisposizione genetica e un’anamnesi familiare positiva per disturbi dell’umore, cambiamenti o eventi avversi e stressanti che possono accadere in certe fasi di vita (perdita del lavoro, fine di una relazione sentimentale, condizioni di povertà, malattie gravi e/o croniche, mancato raggiungimento di un obiettivo, problemi lavorativi) e/o carenza di supporto sociale, solitudine e isolamento. Inoltre, esperienze infantili avverse possono impattare sulle competenze di regolazione emotiva, predisponendo la persona a rispondere in maniera disadattiva agli eventi stressanti e alle difficoltà della vita. 

In linea generale, una situazione di forte stress può portare allo sviluppo di una risposta depressiva, soprattutto se si protrae per un periodo lungo, generando sentimenti di impotenza e mettendo a dura prova la capacità di affrontare l’evento ed elaborare l’esperienza sul piano cognitivo ed emotivo. 

Un’attenzione particolare va posta all’isolamento sociale e alla solitudine, come fattore di rischio per la depressione (oltre che come conseguenza della stessa) che è trasversalmente presente a diverse fasce d’età: dall’adolescenza sino alle persone anziane la solitudine e l’isolamento sociale possono innescare e peggiorare spirali depressive discendenti di umore basso, negatività, passività e ritiro sociale.

E’ possibile prevenire un disturbo depressivo ?

Sebbene alcuni fattori di rischio ed eventi precipitanti non siano prevedibili o controllabili (es. la familiarità per il disturbo, una diagnosi di malattia o la perdita di un caro), tuttavia esistono alcuni accorgimenti per ridurre il rischio di esordio di un episodio depressivo

Considerando la storia familiare e alcune componenti genetiche che abbassano la soglia di insorgenza del disturbo, è anche nell’ambiente familiare che generalmente si co-costruiscono e si apprendono competenze di regolazione emotiva disfunzionale e modalità, credenze e schemi di pensiero sul sè, sugli altri e sul mondo (ad esempio pessimisti,  negativi, autosabotanti) e che dunque influenzano una certa predisposizione negativa e sfiduciata verso le difficoltà, gli eventi avversi e il futuro. 

Se in quota parte trattasi di apprendimento, allora vi è margine di azione, anche in ottica preventiva: in primis, riconoscere e tentare di modificare tali schemi di pensiero e sistemi di convinzioni che possono aprire la strada alla depressione; in secondo luogo, tentare di contrastarli e modificarli, tenendo presenti all’orizzonte obiettivi di vita significativi. In tal senso, la terapia cognitivo-comportamentale è un approccio terapeutico particolarmente utile, evidence-based e strutturato per lavorare sulla regolazione dei pensieri e delle emozioni per ridurre il rischio di insorgenza di episodi depressivi (oltre che a trattare il disturbo depressivo già esordito). In altre parole, si lavora per migliorare la competenza di regolazione emotiva della persona e sull’appropriazione di stili e contenuti di pensiero più sani e adattivi.  

Di fronte a condizione di stress elevato cronico e prolungato, la persona può essere supportata anche dalla psicoterapia a mettere in atto cambiamenti significativi nella propria vita per ridurre la portata di tali situazioni stressanti (es. interrompere una relazione altamente conflittuale e disfunzionale, modificare le traiettorie della propria carriera lavorativa, etc).  

Altri fattori protettivi devono inoltre essere implementati per prevenire il rischio di una risposta depressiva. Tra questi ritroviamo: favorire una buona igiene del sonno, effettuare regolarmente esercizio fisico, mantenere una buona rete di relazioni sociali soddisfacenti, evitare sovraccarichi di doveri, non minimizzare la cura di sé e del piacere, ricercare supporto materiale ed emotivo da parte degli altri; contrastare l’evitamento e la passività mantenendo un atteggiamento attivo (anche frammentando un obiettivo in piccoli sotto-obiettivi se viene percepito come troppo faticoso da affrontare nell’insieme). 

In tal senso, la psicoterapia può configurarsi come un’intervento di aiuto efficace che può lavorare anche su situazioni liminari e sottosoglia, in cui seppure non vi sia un chiaro disturbo conclamato, la persona si trova in una zona di “rischio”.   

I primi segnali di allarme della depressione

Le zone di rischio possono essere caratterizzate da alcuni segnali quali ad esempio, sentirsi triste o in colpa eccessivamente, rendersi conto che si sta perdendo interesse nel fare quello che prima era piacevole, sensazione di solitudine anche quando si è in compagnia, arrabbiarsi più facilmente anche per le piccole cose, sentirsi inutili o inadeguati, notare che si fa più fatica a socializzare e si ha meno voglia di stare con gli altri, desiderare maggiore distanza fisica e/o emotiva dalle persone, più fatica a concentrarsi, tendenza a rimandare e procrastinare impegni e attività, maggiore indecisione, stanchezza, cambiamenti nella qualità e quantità del sonno, dell’appetito e delle proprie abitudini alimentari. 

Se alcuni di tali segnali permangono oltre le due settimane e sono copresenti secondo specifici criteri, è possibile effettuare una diagnosi specifica inerente l’area dei disturbi depressivi. In ogni caso, è importante agire tempestivamente e preventivamente anche per ridurre la probabilità e il rischio di insorgenza della patologia conclamata.

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