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Lavoro su turni: il costo della flessibilità

Diversi studi sottolineano come il lavoro su turni sembri essere correlato a un maggior rischio di deterioramento cognitivo, disturbi d’ansia e depressione

Di Alessio Mantovani

Pubblicato il 02 Nov. 2023

Esplorando la correlazione tra lavoro e benessere mentale

Se da un lato si può affermare che “il lavoro nobilita l’uomo”, celebre frase attribuita a Charles Darwin, è pur vero che dall’altra il lavoro può comportare sfide non da poco, sia fisicamente che mentalmente parlando. Basti pensare al quantitativo di ore richiesto, i legami lavorativi che non sempre possono essere dei migliori e il delicato equilibrio tra lavoro e vita privata. L’occupazione lavorativa è un’attività fondamentale dell’umanità, per diverse ragioni, ma allo stesso tempo può portare a esperire condizioni mentali negative, come tristezza, ansia, stress, fino alla possibilità di provare veri e propri stati di depressione o burnout.

Lavoro su turni: una sfida maggiore

Il quadro sembra inasprirsi maggiormente quando si ha a che fare con lavori su turni: impieghi svolti al di fuori del convenzionale orario diurno (9:00 – 17:00). Su questa tematica vi è un nascente corpo di ricerche scientifiche che sempre più si sta focalizzando sull’individuare e indagare i rischi che il lavoro su turni può avere sulla salute mentale e fisica di un individuo. 

Queste occupazioni sembrano accrescere il rischio d’insorgenza di sintomi depressivi e ansiosi, come evidenziato dal lavoro di Xu e collaboratori (2023).

In particolar modo, le ricerche più recenti stanno focalizzando la loro attenzione sul legame tra questa tipologia di lavoro ed il deterioramento cognitivo (Khan et al., 2023). Quest’ultimo viene definito, dal DSM 5, come una fase transitoria tra il normale funzionamento cognitivo e la demenza (DSM-5, 2014).

Prima di addentrarsi nei risultati più salienti è importante tenere a mente due fattori: 

  • Gli studi esposti fanno riferimento ad un arco temporale compreso tra il 2006 ed il 2015. Le analisi sui dati sono state svolte recentemente, non la selezione campionaria, quindi il materiale esaminato potrebbe non combaciare con l’odierna situazione lavorativa. Il tutto va analizzato anche nell’ottica del periodo di pandemia, del quale non si tiene conto nelle ricerche elencate. 
  • Le relazioni tra il lavoro su turni e la sintomatologia viene espresso in termini di correlazioni, ovvero delle connessioni che indicano unicamente che tra due soggetti vi sia una mera relazione. Una correlazione perciò non è un nesso causa-effetto, per cui non sarebbe corretto affermare per esempio: “Il lavoro su turni causa un deterioramento cognitivo”

Lavoro su turni tra deterioramento cognitivo, ansia e depressione: mind the gap

Nello studio canadese (Khan et al., 2023) emerge come i lavori su turni, se confrontati con i lavori diurni, siano correlati con un significativo deterioramento cognitivo, in particolar modo tra coloro che hanno svolto un lavoro su turni notturno. Sempre dallo stesso studio, si può notare come i lavoratori su turni notturni riportino una maggior compromissione della funzione mnemonica rispetto a coloro che hanno svolto unicamente un lavoro diurno. Inoltre, le caratteristiche sociodemografiche sembrerebbero influenzare in particolar modo il deterioramento cognitivo generale. Nello studio di Khan (2023) è anche importante osservare come i lavoratori su turni con diagnosi di depressione fossero associati con un maggior deterioramento cognitivo e mnemonico. 

Quest’ultimo dato risulta particolarmente significativo nel momento in cui lo si confronta con la ricerca svolta da Xu e collaboratori (2023) su un campione inglese. Nello studio è possibile notare come i lavoratori su turni, indifferentemente dalla tipologia di turno svolto, fossero inclini ad un maggior rischio di sviluppare disturbi d’ansia e depressione.

I possibili meccanismi dietro al lavoro su turni

Il lavoro su turni, quindi, può portare delle conseguenze negative sul funzionamento della persona, ma quali sono esattamente i meccanismi che possono provocare queste conseguenze?

Le ricerche evidenziano come sia possibile osservare una incongruenza tra quello che è il ritmo circadiano del corpo e l’orario lavorativo inusuale (Arlinghaus et al., 2019). Lo stile di vita dei lavoratori su turni, ed il loro comportamento, risulta esser un fattore che contribuisce all’interruzione circadiana. Una diminuzione dell’attività fisica, una alimentazione ad orari irregolari ed un incremento del fumo e dell’assunzione di sostanze alcoliche sono alcuni esempi di stili di vita che possono influenzare l’equilibrio circadiano (Rajaratnam et al., 2013).

Il ritmo sonno-veglia può essere una delle caratteristiche più influenti, data l’esposizione frequente da parte dei lavoratori a turni che spesso possono condurre a una restrizione delle ore di riposo. La deprivazione del sonno e la sonnolenza diurna possono portare inoltre a una infiammazione cerebrale rendendo le persone più suscettibili a un declino cognitivo (Khan et al. 2023).

In conclusione: il percorso verso un equilibrio

È importante ribadire il fatto che si tratta di pure correlazioni e che il lavoro su turni non porta di per sé a risvolti negativi, ma sono più fattori in concomitanza a incidere sulla qualità della vita della persona. Promuovere uno stile di vita più equilibrato e salutare risulta essere un ottimo alleato nel contrastare questi aspetti indesiderati. Ritagliarsi del tempo per sé stessi, dedicandosi ad attività diverse da quelle lavorative, può essere un primo passo verso un maggior equilibrio vita-lavoro.

Curare la propria igiene del sonno, affidandosi anche ad esperti, può incidere su un buon funzionamento sia mentale che fisico. Infine, ma non per importanza, la salute mentale è un tassello fondamentale nel percorso verso l’equilibrio, e nel caso di sofferenza è fondamentale rivolgersi ad un professionista della salute mentale. 

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