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TikTok e Instagram: fattori perpetuanti del disturbo alimentare

Il contenuto di alcuni social network potrebbe rappresentare un fattore di insorgenza e perpetuante della sintomatologia propria dei disturbi alimentari

Di Laura Zagarese

Pubblicato il 08 Mar. 2023

Aggiornato il 05 Feb. 2024 11:45

Diversi studi sottolineano lo stretto legame tra specifici contenuti sui social network e l’insorgenza di numerose difficoltà emotive, che andrebbe ad incrementare la condizione di ansia, depressione e la manifestazione di disturbi alimentari.

Abstract

 Secondo un report del 2021, con la condizione pandemica degli ultimi due anni, sembra che la popolazione mondiale tenda a spendere il 42% del suo tempo davanti a foto e video di vario contenuto, divulgati dalle diverse piattaforme, soprattutto Instagram e Tiktok (Rai News, 2022). Le ricadute di questi cambiamenti hanno avuto un effetto rilevante sulla salute psicofisica degli individui e nello specifico sulle problematiche alimentari (Monteleone et al., 2021). Pertanto, in un’ottica bio-psico-sociale, il contenuto specifico delle diverse “app-immagini”, potrebbe rappresentare non solo un fattore di insorgenza, ma anche perpetuante della sintomatologia propria dei disturbi alimentari. Le immagini diventano dunque, un mezzo attraverso cui confrontare il proprio corpo sia con precedenti fotografie personali, sia con foto e video altrui, mantenendo il proprio focus attentivo sull’alimentazione.

Disturbi alimentari: una visione transdiagnostica

Sono diversi i giornali che hanno affrontato la relazione tra il lockdown e la compromissione della salute psico-fisica della popolazione. Secondo il “Journal of Eating Disorder”, il Covid-19, ha provocato un aumento del 36% dei sintomi associati a disturbi alimentari e un boom di ricoveri (aumentati del 48%). In accordo con tale studio, un’indagine svolta sul territorio italiano in una popolazione con disturbi alimentari, mostra un aumento significativo di ansia (+20%), depressione (+20%), sintomi post-traumatici (+16%), panico (+30%) e insonnia (+18%; Sanità, Il Sole 24 Ore, 2022). In linea con questo, nello studio di Monteleone e colleghi (2021), emerge che in un campione di 312 individui con diagnosi di disturbo alimentare la gravità delle psicopatologie è andata aumentando durante il primo periodo della pandemia, persistendo anche nella successiva fase di riapertura.

Nel 2022 il Ministero della Salute definisce i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, o Disturbi dell’alimentazione (DA): “patologie complesse caratterizzate da un disfunzionale comportamento alimentare, un’eccessiva preoccupazione per il peso con alterata percezione dell’immagine corporea”. In linea, la teoria transdiagnostica di Fairburn (2003) afferma come le persone con disturbi alimentari tendano a giudicare il proprio valore esclusivamente in termini di peso, forma del corpo e controllo sull’alimentazione. Pertanto, in quanto nucleo psicopatologico, si tratta di una caratteristica cognitiva centrale delle problematiche alimentari (AIDAP, 2021). La conseguenza di giudicare il valore della propria persona sulla base di tale criterio genera lo sviluppo di preoccupazioni ricorrenti che ruotano sempre intorno al tema dell’alimentazione, portando la persona a rimanere bloccata -“come un disco”- su questo stato mentale. Un comportamento comune nella popolazione con disturbi alimentari è il check della forma del corpo, eseguito con un’alta frequenza e in modo anomalo rispetto alla normale popolazione. Il motivo per cui viene messo in atto sembra associarsi a: 1) comprendere com’è la propria forma del corpo, 2) rassicurarsi di non essere cambiati o diventati grassi.

Nel panorama scientifico, sono state distinte diverse tipologie di check, per esempio: guardarsi allo specchio, pesarsi frequentemente sulla bilancia, toccare le ossa del corpo; verificare che ci sia uno spazio tra le cosce; confrontare il proprio corpo, con quello di altre persone, con foto proprie o altrui. A seguito di tali comportamenti, nonostante un iniziale senso di appagamento, un largo campione di persone con disturbi alimentari riferisce un vissuto di malessere e il ripresentarsi nuovamente di una stato apprensivo relativo alla forma fisica.

 Secondo la Terapia Cognitivo-Comportamentale Migliorata (CBT-E), infatti, i check del corpo rappresentano dei meccanismi di mantenimento della propria immagine corporea negativa. Di conseguenza, si associa un aumento dell’insoddisfazione corporea, in quanto non ci si focalizza sul corpo nella sua interezza, ma su specifiche parti del corpo. Lo scrutare minuziosamente aumenta la possibilità di rilevare difetti apparenti percepiti come enormi, conferma l’autocritica e la credenza che quella specifica parte del corpo è grassa, intensificando la probabilità di mettere in atto ulteriori comportamenti di controllo del peso, come la restrizione dietetica o cognitiva (Dalle Grave, 2020).

Contemporaneo incremento dei social media

Secondo il report del 2021 App Annie, dalla prima Pandemia Covid-19 il tempo viene speso prevalentemente sui social (42%) e sulle app di foto e video (25%). L’app più scaricata globalmente è stata TikTok, seguita da Instagram (Rai news, 2022). Sebbene le due applicazioni si differenziano specificamente per la durata dei reel, gli effetti grafici e la selezione musicale, entrambe presentano un algoritmo e alimentano la cultura basata sull’immagine sociale.

Diversi studi (Wilksch, 2019; Lonegarn, 2020, Zagarese, 2022) sottolineano lo stretto legame tra specifici contenuti social e l’insorgenza di numerose difficoltà emotive, che andrebbe ad incrementare la condizione di ansia, depressione e la manifestazione delle problematiche alimentari. Nello specifico, è stato notato che nonostante il divieto di specifici contenuti pro-ana, i “For you” continuino ad essere invasi da immagini e video nascosti dietro hashtag differenti come #smallwaist (532,6 milioni di visualizzazioni), #sideprofile (818,9 milioni), #jawlinecheck (264,9 milioni). Ulteriormente, attraverso “body challenges”, sfide di misurazione di parti corporee, “body-checking trends” video, in cui in maniera subdola, l’utente inquadra il proprio corpo fermo allo specchio con un bicchiere di vino (Usa Today Life, 2021), o più a scopo motivazionale attraverso strategie “prima e dopo” in seguito a specifici regimi alimentari (Fabbrini, 2022).

Dunque, in un’ottica più Bio-Psico-Sociale, potrebbe essere fondamentale osservare che tali contenuti potrebbero giocare un ruolo fondamentale non solo nell’esacerbare una sintomatologia inducendo un disturbo alimentare, ma anche come fattore perpetuante della condizione psicopatologica stessa. Infatti, coloro i quali già presentano una sensibilità a un’immagine del proprio corpo negativa e pertanto si valutano in base alla forma fisica, se bombardati da una persistente esposizione a contenuti di foto, video, challenges, nonché alla propria personale narrativa social, potrebbero mantenere la sintomatologia fulcro del disturbo alimentare attraverso il continuo confronto con immagini del proprio corpo o di quello altrui. In tal senso, l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo verrà mantenuta in quanto queste persone tendono a eseguire un confronto selettivo con individui con una specifica magrezza, più attraenti o idealizzate, e giudicano il corpo “atipico” altrui (modelle, attrici) in seguito ad un’osservazione superficiale.

 

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