La comunicazione della perdita e le reazioni dei fratelli dopo una Sudden Infant Death Syndrome (SIDS)

La Sudden Infant Death Syndrome (SIDS) può essere un evento fortemente traumatico per il sistema familiare, in grado di sconvolgere gli equilibri

ID Articolo: 197190 - Pubblicato il: 13 gennaio 2023
La comunicazione della perdita e le reazioni dei fratelli dopo una Sudden Infant Death Syndrome (SIDS)
Messaggio pubblicitario SFU 2023

La Sudden Infant Death Syndrome (SIDS), ovvero la “morte improvvisa e inaspettata del lattante”, è un evento luttuoso tragico e potenzialmente traumatico non solo per la coppia genitoriale, ma anche per i fratelli

 

La Sudden Infant Death Syndrome (SIDS)

 La Sudden Infant Death Syndrome (SIDS) è definita come la morte improvvisa e inaspettata di un neonato apparentemente sano di età inferiore a un anno, che rimane inspiegabile anche dopo un’indagine approfondita del caso, l’esecuzione di un’autopsia completa con test ausiliari, l’indagine del sito di morte e la revisione della storia clinica (Goldstein et al., 2019). La SIDS può essere un evento fortemente traumatico per il sistema familiare ed è in grado di sconvolgere e perturbare gli equilibri in modo più intenso rispetto ad altri tipi di lutto (Markusen et al., 1978).

Dopo la morte di un bambino per SIDS, i fratelli sopravvissuti possono mostrare alcune conseguenze sul piano psicologico e comportamentale (Hutton & Bradley, 1994) nei primi 3 mesi e, per alcuni bambini, perdurare fino a quasi 3 anni (Powell, 1991).

L’impatto che la SIDS ha sui fratelli è duplice: da una parte essi perdono un compagno di giochi e di vita; dall’altra, per un lasso di tempo, essi perdono l’attenzione e il supporto dei genitori, travolti dal proprio dolore (Hogan & DeSantis, 1994; Packman et al., 2006; Avelin et al., 2014). Pertanto, i fratelli sopravvissuti si trovano a dover gestire sia il vissuto di lutto per il proprio fratello, sia le emozioni correlate al cambiamento del proprio ruolo come fratello maggiore (Powell, 1991).

Nonostante dopo una perdita i sintomi dei bambini possano essere simili a quelli degli adulti, vi sono delle differenze nel processo di elaborazione dovute al fatto che essi possiedono capacità cognitive e personalità ancora in evoluzione. Inoltre, è più alta la probabilità che essi utilizzino meccanismi di difesa più primitivi e che siano più a rischio di disagi psicologici dopo una perdita (Osterweis et al., 1984). Le reazioni comportamentali ed emotive dei fratelli dipendono dal rapporto con il defunto e dal grado di sostegno che ricevono da parte del caregiver, oltre che dall’età, a sua volta correlata alla capacità del bambino di sopportare lo stress, di gestire le emozioni e di comprendere la morte (Powell, 1991; Hunter & Smith, 2008).

Le reazioni dei fratelli dopo una Sudden Infant Death Syndrome (SIDS)

Nei bambini di età compresa tra i 16 mesi e i 6 anni, si è osservato come frequente l’emergere di paure circa il fatto che anche loro possano morire o che i genitori possano scomparire (Mandell et al., 1988), fino allo sviluppo di una fobia della morte (Crehan, 2004). Possono emergere alcuni disturbi del sonno, causati da incubi o dal rifiuto del bambino di andare a dormire per paura di non risvegliarsi, soprattutto se la morte del fratellino è avvenuta durante il sonno (Mandell et al., 1988). È frequente una richiesta di maggiore affetto e attenzioni attraverso comportamenti indisciplinati e possono manifestarsi alcune regressioni rispetto ad alcune tappe evolutive come, per esempio, la ricomparsa di enuresi notturna (Price, 2007). Infine, nei bambini più piccoli, può manifestarsi ansia da separazione, specialmente quando i genitori sono molto immersi nel proprio lutto (Mandell et al., 1988).

Se nei bambini di età prescolare la morte è vista come reversibile e temporanea, invece, a partire dai 5 anni, poiché i bambini acquisiscono il pensiero logico-concreto e non comprendono ancora la propria mortalità, la personificano e la associano alla credenza che solo le persone anziane o malate possano morire (DeMaso et al., 1997).

In alcuni bambini tra i 6 e gli 8 anni possono emergere una fissazione per la morte (Price, 2007), accompagnata da domande insistenti e curiosità incessanti verso i genitori; un vissuto di rabbia indirizzato verso i genitori, per aver “permesso” che il fratellino morisse, oppure verso il fratellino stesso per essere morto causando dolore (Hutton & Bradley, 1994). Infine, il senso di colpa (Price, 2007), che si presenta come risultante di una combinazione tra i sentimenti ambivalenti verso il nuovo arrivato, la presenza di pensiero magico, le poche conoscenze riguardo la morte e l’alone di silenzio che spesso circonda la perdita (Mandell et al., 1988; Crehan, 2004).

Tra gli 8 e i 10 anni, bambini comprendono che la morte è un fenomeno naturale irreversibile, che consiste nella “cessazione delle attività vitali” e che può colpire tutti; infatti, il loro concetto di morte inizia a essere molto simile a quello adulto (DeMaso et al., 1997). Nei bambini sotto i dieci anni di età è verosimile che, dopo una SIDS, i genitori rilevino alcuni cambiamenti nei comportamenti dei propri figli e osservino: una aumentata insicurezza, una maggiore ricerca di attenzioni, una paura della solitudine, una aumentata insonnia, alcuni incubi notturni, una costante tristezza, una maggiore aggressività, insieme ai comportamenti tipici della loro fase di sviluppo (Powell, 1991).

I bambini più grandi, di età compresa tra i 10 e i 13 anni, sono in grado di leggere l’accaduto in modo più logico e possono mostrare diverse modalità come reazione all’evento, come la ricerca di conforto e di vicinanza con i genitori oppure, al contrario, con il distacco a causa di un senso di colpa verso sé o verso i genitori, o attraverso un abbassamento del rendimento scolastico (Price, 2007). Nel contesto scolastico, si è osservato anche un cambiamento nei comportamenti di questi bambini verso i pari e reagire con maggiore aggressività oppure isolandosi (Mandell et al., 1988).

Infine, negli adolescenti si è osservato come il senso di colpa sia anche presente, specialmente quando la SIDS è avvenuta mentre erano loro a occuparsi del fratellino: il senso di colpa nasce dall’auto-accusa del non essersi presi cura del piccolo nel modo corretto ed è aumentato dalla mancanza di cause certe di morte che possano smentire questa convinzione (Price, 2007).

Messaggio pubblicitario  Per quanto riguarda lo stile comunicativo intrafamiliare, è stato osservato che la condivisione e la comunicazione aperta siano in grado di agevolare l’elaborazione del lutto portando ad aggiustamenti positivi a lungo termine (Martinson & Campos, 1991). Al contrario, l’evitamento del tema e la non condivisione dell’accaduto possono instillare nel bambino fantasie disfunzionali all’elaborazione del lutto, come la convinzione che la morte del fratellino sia un segreto spaventoso di cui non si parla. I genitori sono la principale fonte di apprendimento per un bambino sia per quanto riguarda informazioni che da solo non è in grado di comprendere, sia per le modalità di affrontare il lutto (Cain et al, 1964).

Dopo una SIDS, i bambini sono in uno stato di elevata vulnerabilità e, poiché la sicurezza della famiglia è stata minacciata, anche le interazioni che hanno con i genitori subiscono delle trasformazioni, a causa del clima familiare perturbato dall’evento. Alcuni genitori riferiscono di aver bisogno di più intimità, mentre altri si sentono più protettivi nei confronti del proprio figlio  (Mandell et al., 1988).

Comunicare il lutto ai fratelli in seguito a SIDS

Per comunicare il lutto ai bambini è buona prassi parlarne con loro in modo efficace, adattando i contenuti e la forma a ciò che il bambino è in grado di comprendere, con una particolare attenzione all’età: fino ai 5 anni, è fondamentale utilizzare affermazioni semplici, evitare eufemismi o metafore che il bambino non è in grado di comprendere e che potrebbero portare a concezioni distorte della morte. Ad esempio, se il bambino chiede dove sia il fratello è utile rispondere con frasi tipo “il tuo fratellino è morto”, “la morte avviene quando un corpo smette di funzionare”, evitando descrizioni della morte che facciano riferimento al dormire o all’essere andati via; a questa età è importante nominare in modo corretto le emozioni e utilizzare la terminologia appropriata per farvi riferimento (DeMaso et al., 1997).

I bambini in età scolare possono rivolgere la loro attenzione ad aspetti più specifici della morte: è importante rispondere con trasparenza alle domande fornendo anche materiali appropriati all’età come dei libri illustrati che permettano al bambino di comprendere ed esaurire i propri dubbi (Price, 2007). Come abbiamo già visto si può sviluppare un certo grado di senso di colpa; per prevenirlo è necessario integrare alle risposte il fatto che la SIDS è un tipo di morte che, nonostante non abbia cause certe, non avviene per colpa di qualcuno (DeMaso et al., 1997).

È importante non screditare le convinzioni che i bambini sviluppano, anche se possono apparire poco logiche; piuttosto, è utile incoraggiare la loro discussione in modo da poterle reindirizzare e aiutare il bambino a esprimere i propri stati d’animo, anche attraverso l’espressione artistica.

A partire dai 10 anni, è possibile che i bambini spostino l’attenzione su aspetti più spirituali e/o religiosi e, quindi, la famiglia può integrare alle spiegazioni dell’accaduto i significati che fanno parte del proprio sistema di credenza. A questa età, il bambino è in grado di sopportare maggiormente questo disagio, sebbene abbia comunque bisogno di tempo e spazio per elaborarlo. Ad esempio, si è visto che può essere utile l’utilizzo di un diario personale in cui tenere traccia dei propri vissuti.

Gli adolescenti sono in grado di comprendere anche le implicazioni pratiche e future riguardo la morte; pertanto, è utile che i genitori offrano loro l’opportunità di un confronto alla pari sull’accaduto e sullo svolgimento delle indagini. Inoltre, lo stress provocato dalla SIDS potrebbe contribuire ad accelerare il processo di distacco dalla famiglia tipico dell’adolescenza, motivo per cui è importante rispettare il volere del ragazzo di condividere alcuni vissuti emotivi al di fuori del nucleo familiare (Price, 2007).

In conclusione, per fornire un adeguato supporto ai fratelli, la letteratura mette in luce quanto sia importante aiutare la famiglia a creare una maggiore condivisione emotiva interna e un senso di vicinanza reciproca e, infine, far vedere loro che ciascuno non è solo nella sofferenza, ma che essa accomuna tutti, sebbene venga espressa con modalità differenti.

 

Consigliato dalla redazione

Morte: un processo di cambiamento per l'intero sistema familiare

Fine vita: cosa succede in una famiglia? Analisi sistemica degli aspetti psicologici

La morte di un familiare può essere l’evento più sconvolgente e temuto nella vita di una persona, talvolta più terrificante della propria morte o malattia.

Bibliografia

  • Avelin P., Gyllensward G., Erlandsson K. & Radestad I. (2014). Adolescents’ experiences of having a stillborn half-sibling. Death Studies: 38 (6-10): 557-562.
  • Cain, A. C., Fast, I., & Erickson, M. E. (1964). Children’s disturbed reactions to the death of a sibling. American Journal of Orthopsychiatry, 34(4), 741–752.
  • Crehan, G. (2004). The surviving sibling: the effects of sibling death in childhood. Psychoanalytic Psychotherapy, 18(2), 202–219.
  • DeMaso D. R., Meyer E. C., & Beasley P. J. (1997). What Do I Say to My Surviving Children? Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 36(9), 1299–1302.
  • Hogan N.S. & DeSAntis L. (1994). Things that help and hinder adolescent sibling bereavement. Western Journal pf Nursing Research, 16: 132-153.
  • Hunter, S. B., & Smith, D. E. (2008). Predictors of Children’s Understandings of Death: Age, Cognitive Ability, Death Experience and Maternal Communicative Competence. OMEGA – Journal of Death and Dying, 57(2), 143–162.
  • Hutton, C. J., & Bradley, B. S. (1994). Effects of Sudden Infant Death on Bereaved Siblings; a Comparative Study. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 35(4), 723–732.
  • Goldstein, R. D., Petty, C. R., Morris, S. E., Human, M., Odendaal, H., Elliott, A., Tobacco, D., Angal, J., Brink, L., Kinney, H. C., Prigerson, H. G. & PASS Network (2019b). Pre-loss personal factors and prolonged grief disorder in bereaved mothers. Psychological medicine, 49(14), 2370–2378.
  • Mandell, F., Mcclain, M., & Reece, R. (1988). The Sudden Infant Death Syndrome. Sibilings and their place in the family. Annals of the New York Academy of Sciences, 533 (1): 129–131
  • Markusen, E., Owen, G., Fulton, R., & Bendiksen, R. (1978). SIDS: The Survivor as Victim. OMEGA – Journal of Death and Dying, 8(4), 277–284.
  • Martinson, I. M., & Campos, R. G. (1991). Adolescent Bereavement. Journal of Adolescent Research, 6(1), 54–69.
  • Osterweis, M., Solomon, F. & Green M. (1984). Reactions to Particular Types of Bereavement, in Bereavement: Reactions, Consequences, and Care. Washington (DC): National Academies Press (US).
  • Packman W., Hosley H. Davies B. & Kramer R. (2006). Sibiling bereavement and continuing bonds. Death Studies, 30: 817-841.
  • Powell, M. (1991). The Psychosocial Impact of Sudden Infant Death Syndrome on Siblings. The Irish Journal of Psychology, 12(2), 235–247.
  • Price, S. K. (2007). Social Work, Siblings, and SIDS: Conceptual and Case-Based Guidance for Family System Intervention. Journal of Social Work in End-Of-Life & Palliative Care, 3(3), 81–101.
State of Mind © 2011-2023 Riproduzione riservata.

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Messaggio pubblicitario