EFT-NOVEMBRE-2022

La psicosi post-partum e gli effetti sul partner ed il bambino

La psicosi post-partum risulta avere effetti significativi non solo sulla donna ma anche sul partner e sul bambino; come si può intervenire?

ID Articolo: 196189 - Pubblicato il: 17 novembre 2022
La psicosi post-partum e gli effetti sul partner ed il bambino
Messaggio pubblicitario SFU 2022

La causa della psicosi post-partum è stata riscontrata essere il brusco calo di ormoni (estrogeni, progesterone, cortisolo) che avviene subito dopo il parto e, nonostante la gravità di questo disturbo, la prognosi per il decorso è buona, poiché la maggior parte dei casi risponde bene ai farmaci.

 

Cos’è la psicosi post-partum?

Messaggio pubblicitario MASTER DSA La psicosi post-partum è un disturbo mentale che insorge durante il periodo post-parto. L’incidenza della psicosi post-partum è stata dimostrata variare a seconda della popolazione e del paese di riferimento, andando dal 0.89 al 2.6 per ogni 1000 nascite (VanderKruik et al., 2017).

La manifestazione della psicosi post-partum può avvenire come episodio primario o come recidiva di una malattia preesistente, come nei casi del disturbo bipolare (Raza & Raza, 2022) o depressivo (Mighton et al., 2016).

L’insorgenza della psicopatologia è prevalentemente immediata, quindi subito dopo il parto: molti studi infatti confermano la presenza dei sintomi entro la prima o la seconda settimana, dai primi giorni a 3 mesi dopo il parto ed entro le 3 o 6 settimane dal parto. (Raza & Raza, 2022).

Oltre ai sintomi di depressione ed ansia possono presentarsi mania, irritabilità, insonnia, comportamento disorientato, disturbi della coscienza, catatonia, iperattività, allucinazioni (visive e uditive), delirio di persecuzione, suicidio ed infanticidi (Kamperman et al., 2017; Osborne, 2018).

La causa della psicosi post-partum è stata riscontrata essere il brusco calo di ormoni (estrogeni, progesterone, cortisolo) che avviene subito dopo il parto (Holford et al., 2018); gli studi che hanno cercato la relazione tra psicosi, fattori ostetrici, psicologici e sociali hanno stimato che una donna su cinque con disturbo bipolare ha probabilità di sviluppare una psicosi post-partum (Perry et al., 2021).

Per le donne che sviluppano una psicosi post-partum solo nel periodo post parto il rischio di sviluppare successivi episodi è del 69% (Osborne, 2018).

Nonostante la gravità di questo disturbo, la prognosi per il decorso è buona poiché la maggior parte dei casi risponde bene ai farmaci che includono stabilizzatori dell’umore, antipsicotici e spesso antiepilettici (Antoniou et al., 2021; Osborne, 2018; Raza & Raza, 2022).

L’improvvisa insorgenza della malattia e l’intensità dei sintomi, come i pensieri caotici e le percezioni distorte, spesso non permettono alle donne di rendersi conto di ciò che sta succedendo e portano a sviluppare fobie che creano sfiducia verso gli altri e se stesse (Forde et al., 2020).

Uno dei fattori aggravanti riguarda la mancanza di consulenza sulla malattia per le donne ad alto rischio e le loro famiglie; molte volte la mancanza di informazione preventiva crea un sentimento di vergogna che può impedire ai familiari di cercare aiuto (Forde et al., 2019).

Nella fase acuta le pazienti sperimentano un senso di perdita dell’identità e del senso di sé; l’avvenimento è aggravato dalle loro aspettative sulla maternità che vengono smentite, provano un senso di abbandono profondo che le porta a temere per il futuro (Wyatt et al., 2015).

Per questi motivi il sostegno da parte della famiglia sia durante che dopo il ricovero è considerato fondamentale (Forde et al., 2019).

Nonostante una percentuale alta di pazienti (88%), passati 9 mesi dal ricovero, ritorni al lavoro, rispetto alla popolazione generale, esse riportano più frequentemente ansia e disagio con casi di recidiva che influiscono in altre aree (Burgerhout et al., 2017).

Per questo le donne hanno spesso bisogno di ulteriore supporto psichiatrico, che viene fornito coinvolgendo la famiglia, per reintegrarsi dopo il ricovero e per elaborare mentalmente ed emotivamente l’esperienza traumatica.

Gli effetti della psicosi post-partum sul partner

La psicosi post-partum risulta avere effetti significativi anche sui partner delle neomamme, che si ritrovano in una situazione di frustrazione e smarrimento a cui spesso non sanno come reagire. La poca comprensione nei confronti della malattia della compagna, la separazione e la vergogna spesso provata a causa dello stigma della malattia mentale, porta alcune coppie alla rottura della relazione (Engqvist & Nilsson, 2011, 2011).

Messaggio pubblicitario In altri casi il cambiamento di ruolo del partner da figura di sostegno a figura di protettore e caregiver, porta ad una comunicazione diseguale e paternalistica della coppia (Holford et al., 2018). Altro aspetto rilevante riguarda la vita sessuale delle coppie, che risulta compromessa per via dei problemi di espressione di tenerezza e di interesse femminile verso il partner (Degnan et al., 2021; Ruffell et al., 2019).

Nonostante ciò, una grande percentuale di coppie riferisce cambiamenti positivi a lungo termine grazie ad un aumento di comprensione e di sostegno per il partner (Boddy et al., 2017).

Gli effetti della psicosi post partum sul bambino

Riguardo agli effetti della psicosi post-partum materna sul bambino, sebbene una minoranza di soggetti abbia mostrato problematiche di sviluppo, si riporta uno sviluppo del legame madre-bambino adeguato e positivo se la patologia viene  riconosciuta e trattata.

Un aspetto aggravante riguarda la separazione del neonato dalla madre, poiché è stato riscontrato avere effetti sullo sviluppo dell’intimità e del legame madre-neonato; per questo il ricovero in unità mamma-bambino (mother-baby unit) che permettono la permanenza del neonato e di conseguenza lo sviluppo continuo del legame tra i due risultano essere più idonei (Hill et al., 2019).

Le possibilità che le madri, durante il ricovero, facciano del male ai figli sono minime in base ad uno studio condotto nel 2018 (Ramsauer & Achtergarde, 2018); tuttavia, le madri che presentavano allucinazioni gravi riguardo al figlio e alla sua pericolosità, avevano maggiori probabilità di comportamenti abusivi sul bambino. Anche dopo il trattamento, durante le osservazioni di interazioni madre-bambino attraverso il gioco, i neonati si mostravano meno cooperativi, con comportamenti più negativi e con una paura maggiore verso gli estranei, suggerendo la difficoltà di ripristinare il rapporto una volta compromesso (Chandra et al., 2006).

Conclusioni

In conclusione, una delle problematiche principali riscontrate risulta essere la disinformazione riguardo alle malattie perinatali. Una proposta potrebbe essere quella di incoraggiare la familiarizzazione con i problemi di salute mentale perinatale e con ciò che comportano. È necessaria anche una attenzione alla coppia che vive queste situazioni con un supporto psicologico costante per la madre e per la famiglia (Christiana Arampatzi et al., 2022).

 

Consigliato dalla redazione

Depressione perinatale: influenza su attaccamento e sviluppo del bambino

Depressione perinatale: l’influenza sulla relazione madre-figlio

Nonostante spesso si pensi alla depressione perinatale come riguardante solo la madre, essa ha un’influenza importante anche sulla relazione madre-bambino

Bibliografia

State of Mind © 2011-2022 Riproduzione riservata.