La Mindfulness nel trattamento dell’ADHD: recenti ricerche e adattamenti italiani

Mindfulness e meditazione si stanno rivelando efficaci nel regolare alcuni meccanismi (come l'attenzione) alla base dell'ADHD in bambini e adolescenti

ID Articolo: 165207 - Pubblicato il: 20 maggio 2019
La Mindfulness nel trattamento dell’ADHD: recenti ricerche e adattamenti italiani
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Negli ultimi anni sono state introdotte pratiche di meditazione mindfulness nel trattamento dei bambini con ADHD. La meditazione facilita la riduzione di comportamenti aggressivi, aumenta le capacità di riconoscimento delle emozioni, favorendo una funzionale attivazione emotiva, al fine di ridurre la vulnerabilità verso sintomi psichiatrici

Angela Dassisti

 

Messaggio pubblicitario La psicologia ha spesso incontrato, tratto e adottato concetti della filosofia e delle arti orientali; la meditazione, in particolare, rappresenta una delle pratiche principali utilizzata in modo trasversale, impiegata in ambiti differenti e molteplici. La pratica mindfulness favorisce le capacità di osservazione dell’individuo, perché possa vivere “un maggior senso di chiarezza e di padronanza sulla sua vita” (Kabat – Zinn, 1990), promuovendo l’abilità di prestare attenzione alle sensazioni del proprio corpo, alle emozioni e ai pensieri nel “qui ed ora”, attraverso l’esercizio sistematico dell’auto-osservazione, con una sospensione intenzionale dell’impulso a definire, valutare e giudicare l’esperienza (Segal, Williams, & Teasdale, 2013).

Tale capacità ridimensiona il naturale “vagabondare della mente” e il rimuginio (Mrazek, Smallwood e Schooler, 2012; Mrazek, 2013; Schooler 2014), attraverso il riorientamento gentile dell’attenzione sull’oggetto di osservazione: il respiro e il proprio corpo. La meditazione sembra agire da fattore protettivo nei confronti di problematiche psicopatologiche (Cloniger, Svrakic e Przybeck, 1993; anche Crescentini et al, 2018), predisponendo la persona ad una maggiore autoregolazione del comportamento, estesa a diversi tipi di trattamenti psicoterapici (Baer, 2003; Segal, Williams, & Teasdale, 2002) e negli ultimi anni anche al disturbo da deficit dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD).

Mindfulness: l’uso nel trattamento dell’ADHD

Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività (ADHD) è caratterizzato dalla difficoltà di focalizzare l’attenzione in modo volontario e costante, dalla tendenza all’iperattività motoria e cognitiva e dalla difficoltà nella gestione emotiva. Le persone che soffrono di questo disturbo, mostrano incostanti o scarsi livelli motivazionali e tendono alla disregolazione emotiva, per cui spesso si presentano comorbilità con disturbi del comportamento, d’ansia o di personalità.

La meditazione può rappresentare uno strumento di integrazione terapeutica efficace (Bishop et al., 2004; Brown & Ryan, 2003; Davidson et al., 2003; Lazar et al., 2005; Schwartz & Begley, 2002; Segal et al., 2002) per regolare gli stati di attivazione cognitiva ed emotiva.

Il sistema attentivo, organizzato in diversi network che si attivano ed interagiscono nel corso dell’attività cognitiva, effettua un controllo esecutivo più o meno automatico a seconda del tipo di attività richiesta, della motivazione ad eseguirla e dell’emozione ad essa associata. Le difficoltà attentive presenti nell’ADHD sono variabili e differenti; per cui si osserva una difficoltà nella preparazione del compito (scarsa allerta fasico e bassa motivazione), estrema fatica a mantenere e orientare l’attenzione volontariamente (allerta tonico e attenzione sostenuta di tipo endogeno), aggravata dalle distrazioni esterne (focalizzazione automatica di tipo esogeno) e dalla tendenza a vagare con la mente (distrazione), soprattutto nel corso di un compito automatico o poco interessante (Default Mode Network, DMN).

Mindfulness e meditazione per l’ADHD: su cosa agiscono

Considerando tali caratteristiche (Posner  e Petersen, 1990; 2012; Tang e Posner, 2009, Malinowski, 2013) la meditazione faciliterebbe l’allenamento delle funzioni di focalizzazione, osservazione e consapevolezza della propria distrazione, influendo positivamente sulle abilità di riorientamento e disancoraggio dallo stimolo e sul funzionamento attentivo e cognitivo generale. L’allenamento a riportare la concentrazione in modo gentile e non giudicante su stimoli neutri, come il respiro o i movimenti lenti, infatti, aumenterebbe la consapevolezza di sé, il senso di efficacia e di padroneggiamento della propria mente, riducendo l’impatto di stati mentali particolarmente dolorosi e intensi, oltre che la frequenza di risposte disfunzionali. L’esercizio costante di osservare che la distrazione sopraggiunge ed è possibile riorientare l’attenzione su qualcosa di concreto come il respiro, infatti, aiuta l’individuo a prendere coscienza del funzionamento della propria mente (Klingberg et al. 2005) e distanza critica dai propri pensieri. Questo potrebbe contrastare efficacemente l’abituale deficit di auto-regolazione cognitiva ed emotiva, tipico dell’ADHD e dei disturbi ad esso associati (Biederman, 2004; Kessler et al., 2006).

In un recente studio di neuroimmagine (Tomasino, Campanella e Fabbro, 2016) è stato possibile apprezzare, in seguito ad un training orientato alla mindfulness, una maggiore attivazione del giro orbitale mediale dell’emisfero destro. Tale risultato sembra in linea con i cambiamenti osservati in numerosi studi longitudinali sull’uso della meditazione nell’adulto, che sembrerebbe facilitare modificazioni nell’attivazione della corteccia cingolata, prefrontale e parietale, dell’insula, dello striato e nell’attivazione dell’amigdala (Tang, Holzel e Posner, 2015), strutture coinvolte nell’autoregolazione dell’attenzione, delle emozioni e del rimuginio.

Mindfulness in età evolutiva: evidenze di efficcacia

L’interesse ed i risultati evidenziati dalle varie ricerche hanno esteso l’uso delle pratiche di meditazione agli interventi che riguardano adolescenti e bambini. Protocolli basati sulla mindfulness sono stati adattati ed utilizzati per bambini o per adolescenti con disturbi psicologici e disturbi del comportamento (Burke 2010; Zoogman et al 2015; Kallapiran et al 2015), soprattutto per la riduzione dell’aggressività, dei comportamenti autolesivi (in caso di autismo) e la ruminazione mentale (MYmind, De Bruin et al, 2015; Ridderinkhof e colleghi, 2017), estendendoli anche alla famiglia e agli operatori (Mindfulness-Based Positive Behavior Support, MBPBS, Singh et al, 2014).

Training basati sulla mindfulness della durata di circa 8 settimane, proposti ad adulti (Zylowska e colleghi, 2008), bambini (Van der Oord e colleghi, 2012), adolescenti, estesi anche alla famiglia (Van de Weijer-Bergsma e colleghi 2012; Haydicky et al 2015) convergono verso una comune riduzione della sintomatologia disattentiva ed un miglioramento nel controllo degli impulsi, in favore della qualità delle relazioni.

Meditazione Orientata alla Mindfulness (MOM) nei bambini con ADHD

Messaggio pubblicitario Negli ultimi anni sono state introdotte pratiche di meditazione mindfulness anche nel trattamento dei bambini con ADHD (M. Thompson and J. Gauntlett-Gilbert del 2008). La meditazione facilita la riduzione di comportamenti aggressivi, aumenta le capacità di riconoscimento delle emozioni, favorendo una funzionale attivazione emotiva, al fine di ridurre la vulnerabilità verso sintomi psichiatrici (Singh et al., 2007). L’impiego di pratiche mindfulness nel lavoro con i bambini di età scolare, inoltre, sembra modificare in modo funzionale i processi di accuratezza ed inibizione della risposta, favorendo lo sviluppo di maggiori competenze di funzioni esecutive (Eva Oberle, 2012).

Uno studio ha coinvolto 47 studenti tra i 9 e i 14 anni  in un training di Mindfulness- Based Stress Reduction (MBSR), per la durata di 8 settimane con esercizi adattati all’età del campione (Van der Oord,  Bögels, and  Peijnenburg 2012). Tutti i partecipanti avevano eseguito prima e dopo il training test sull’attenzione. Ogni settimana seguivano un’ora di training in gruppo ed eseguivano esercizi a casa. Nel follow-up al termine del training tutti i partecipanti avevano ottenuto buoni risultati ed i bambini con ADHD raggiungevano migliori risultati nei test attentivi rispetto ai test iniziali.

Un ultimo protocollo di Meditazione Orientato alla Mindfulness (MOM, Fabbro, Crescentini, 2016), adattato ai bambini, è stato presentato in modo dettagliato nel libro di recente pubblicazione sull’applicazione clinica della Meditazione Orientata alla Mindfulness, (a cura di Crescentini C. e Menghini D., 2019), che comprende anche note ricerche internazionali sull’utilizzo della meditazione. Il protocollo è stato manualizzato per la popolazione in età evolutiva ed utilizzato in due ricerche italiane su campione clinico, con campione di controllo. La prima effettuata in collaborazione con l’Università degli studi di Udine (Fabbro e Crescentini, 2016; Crescentini C,, Capurso V., Furlan S, e Fabbro F. 2016), l’altra presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma (Santonstaso et al, in preparazione).

Al termine delle 8 settimane previste di training i bambini sono stati valutati in un follow up con gli stessi strumenti iniziali per verificare i cambiamenti. In tutte le aree indagate sono stati osservati apprezzabili miglioramenti nel gruppo di bambini che aveva seguito il training orientato alla mindfulness (MOM), ma nessuna variazione significativa nel gruppo di controllo, che aveva seguito un training sulle emozioni (lettura del libro “Sei folletti nel mio cuore”).

Come per i protocolli orientati alla mindfulness presentati ed utilizzati a livello internazionale anche la MOM adattata ai bambini (Fabbro, Crescentini, 2016, Crescentini 2017, Santonastaso et al, in preparazione) sembra fornire incoraggianti risultati, per una futura applicazione affiancata alle terapie cognitive classiche, all’interno di un intervento multimodale per la terapia dell’ADHD.

Mindufulness e meditazione: prospettive future per il trattamento ADHD

La peculiarità e variabilità dei profili ADHD, tuttavia, impongono una selezione sulla base del funzionamento del sistema attentivo e delle criticità caratteristiche del disturbo, con gruppi più numerosi, disponendo di maggiori misurazioni. Suggeriamo per la composizione del campione una valutazione delle singole capacità attentive (focalizzazione, allerta, attenzione sostenuta), delle abilità di inibizione, monitoraggio e pianificazione (funzioni esecutive), oltre a valutazioni dirette su aspetti psicoaffettivi e motivazionali, anche con l’ausilio di questionari proposti a genitori ed insegnanti. Sulla base di misurazioni più specifiche, infatti, si potrebbero creare gruppi con partecipanti con sintomatologia disattentiva e iperattiva/impulsiva prevalenti, con disregolazione emotiva o temperamento provocatorio, in modo da ottenere nei follow up indicazioni più chiare e puntuali. Disporre, inoltre, dei tempi di reazione (test computerizzati), delle misure dell’allerta e dell’attività di focalizzazione sostenuta, prima e dopo il training fornirebbe maggiori informazioni sui network e processi cognitivi in cui la meditazione interviene.

Un altro aspetto da non sottovalutare sarebbe l’organizzazione di training adatti a partecipanti disattenti, iperattivi ed impulsivi. Potrebbero essere, ad esempio più  brevi nella durata, ma con una frequenza maggiore, soprattutto nelle fasi iniziali del lavoro, per offrire subito la possibilità di raggiungere una maggiore esperienza nella meditazione e aumentare l’interesse e la motivazione nei partecipanti ADHD, che tendono ad abbandonare il training e a non eseguire gli homeworks.

Un altro aspetto rilevante, a nostro avviso, sarebbe il coinvolgimento della famiglia negli incontri di meditazione, sia come elemento determinante alla continuità del lavoro per tutta la durata del training, sia come parte integrante dell’intervento terapeutico stesso, a modificazione dell’ambiente di riferimento, per un cambiamento generalizzato e duraturo nel tempo.

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Bibliografia

  • Benso F., 2018, Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione, Firenze, Hogrefe editore.
  • Crescentini C., Menghini D., (a cura di), 2019,  La mindfulness per l’ADHD e i disturbi del neurosviluppo, applicazione cinica della Meditazione Orientata alla Mindfulness MOM, Trento, Erickson.
  • Crescentini C., Capurso V., Furlan S. e Fabbro F., 2016, Mindfulness oriented meditation for prymary school children: Effect on attention and psychological wee-being, “Frontiers in Psychology”, vol 7, n 805, pp1-12.
  • Fabbro F., Crescentini C., 2016,  La meditazione orientata alla minfulness (MOM) nella ricerca psicologica,  Ricerche di Psicologia, n. 4, pp. 457-472.
  • Fabbro F., Crescentini C., 2017, Metodo ed efficacia della meditazione orientata alla minfulness, Giornale Italiano di Psicologia, XLIV, n.2.
  • Gunaratana H.,1995,  La pratica della consapevolezza in parole semplici, Roma, Astrolabio.Kabat- Zinn J, 2004, Vivere momento per momento, Sconfiggere lo stress, il dolore, l’ansia e la malattia con la saggezza di corpo e mente, Milano, Corbaccio.

 

 

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