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Equilibrio emozionale, affetti e cognizioni

L'equilibrio emozionale è un costrutto di cui si sono occupati diversi studiosi per capire il qual è il rapporto tra le emozioni che determina il benessere

ID Articolo: 165260 - Pubblicato il: 24 maggio 2019
Equilibrio emozionale, affetti e cognizioni
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L’ equilibrio emozionale è stato oggetto di studio e di interesse da parte di diversi autori (Wong, 2010); i quali hanno preso in considerazione gli affetti e le cognizioni (Schwartz, 1993). 

 

Questi due concetti si influenzano reciprocamente (Halgin & Whitbourne, 2008) e gli studiosi, per studiare l’ equilibrio emozionale, li hanno sovrapposti (Schwartz, 1993).

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Nonostante tale sovrapposizione, è importante saperli distinguere:

  • gli affetti, si riferiscono ad emozioni, umori e sentimenti;
  • le cognizioni, corrispondono alle credenze, aspettative e ai pensieri (Schwartz, 1993).

Secondo il modello dell’equilibrio cognitivo, il benessere è dato da un equilibrio delle cognizioni positive e negative (Wong, 2010).

Equilibrio emozionale: gli studi

Dagli studi di Johnson e Wood (2016) è stato riscontrato che la condizione di salute è data dalla presenza di un equilibrio complesso tra le caratteristiche psicologiche positive e quelle negative.

La Fredrikson e Losanda ritengono che per la condizione di flourishing (prosperità/floridezza) e per superare la tossicità degli affetti negativi, dev’esserci un rapporto di 2.9:1 di emozioni positive a negative (Ruini, 2017).

Quindi, le esperienze di emozioni positive dovrebbero superare quelle negative con un rapporto di circa 3 (Ruini, 2017).

Tuttavia, le autrici hanno calcolato che un rapporto di 11.6 a 1 andrebbe a caratterizzare un’eccessiva elevazione dell’umore, che la trasforma in patologica, nonostante ciò questo modello è stato fortemente criticato e risulta essere empiricamente inconsistente (Ruini, 2017).

Equilibrio emozionale: come viene studiato

Gli approcci che studiano questo argomento hanno in genere misurato la frequenza, o in alcuni casi l’intensità, delle cognizioni e degli affetti, utilizzando delle strategie di assessment cognitivo-comportamentale (Merluzzi, Glass, & Genest, 1981), che comprendono: una lista di controllo di cognizioni / affetti positivi e negativi, su quali soggetti indicano (su scala Likert) la misura in cui hanno vissuto varie cognizioni e affetti dopo una specifica situazione stressante (Schwartz, 1993); un elenco dei pensieri, in cui i soggetti scrivono i loro pensieri e sentimenti in risposta a situazioni precedentemente sperimentate (Schwartz, 1993); ed infine esporre ad alta voce i loro dialoghi mentali, in modo tale che si possano registrare durante la situazione comportamentale (Schwartz, 1993).

Il rapporto o il saldo viene calcolato dalla somma degli elementi positivi e negativi approvati nelle liste di controllo o nella frequenza dei conteggi, che derivano dall’elenco dei pensieri o dai protocolli parlanti ad alta voce (Schwartz, 1993).

Una ricerca cognitivo-comportamentale, che ha utilizzato le suddette tecniche, ha valutato le cognizioni e gli affetti positivi e negativi, gli individui privi di patologia mantenevano approssimativamente un rapporto 1,7 a 1 tra cognizioni e affetti positivi e negativi e che le deviazioni da questo equilibrio erano associate alla psicopatologia (Schwartz, 1986).

Equilibrio emozionale e modello degli Stati della Mente (SOM)

Secondo il modello degli stati della mente (SOM, States of Mind) il benessere è dato anche in questo caso da un equilibrio tra le emozioni positive e negative; in percentuali la condizione di equilibrio emozionale, quindi anche di funzionamento psicologico (Wong, 2010), è data dal 62% di cognizioni o affetti positivi (Ruini, 2017).

Inoltre, il modello SOM propone cinque categorie di self-talk (Garamoni & Schwartz, 1989).

Il dialogo positivo SOM è considerato ottimale per l’adattamento psicologico ed è definito da un rapporto in cui i pensieri positivi sono rappresentati a .62 ± .06 (Treadwell & Kendall, 1996). La categoria del dialogo negativo è caratterizzata da rapporto positivo / negativo di .38 ± 0,06. Caratteristiche cliniche associate del Dialogo Negativo includono ansia moderata o depressione. La categoria Dialogo Interno di Conflitto (un rapporto pari a 0,5 ± 0,05) è associata a insicurezza, preoccupazione e mitezza, ansia o depressione (Treadwell & Kendall, 1996).

Il soggetto può inoltre presentare dei punteggi SOM o eccessivamente alti o eccessivamente bassi.

I soggetti che presentano punteggi eccessivamente alti (SOM ≥.69), rientrano nella categoria di monologo positivo; caratterizzato da affermazioni positive (Treadwell & Kendall, 1996). In questi casi possono essere presenti mania, grandiosità e impulsività (Treadwell & Kendall, 1996) e se protratto nel tempo potrebbe esitare nella negazione patologica (Schwartz, 1993).

I soggetti che, invece, presentano punteggi eccessivamente bassi (SOM ≤.31), rientrano nella categoria di Monologo negativo; caratterizzato da auto-affermazioni negative. In questi casi possono essere presenti sintomi di depressione grave o acuta (Treadwell & Kendall, 1996) e panico (Schwartz, 1993).

Gli esseri umani vengono percepiti come individui che si adattano e lo fanno per mezzo di complessi processi di feedback per risolvere le polarità in conflitto per mantenere un ottimale equilibrio tra stati estremi (Schwartz, 1993).

Il modello SOM considera la persona come un sistema che è in grado di autoregolarsi autonomamente, infatti, cerca di integrare le polarità positive e negative che sono in conflitto, per creare una condizione di equilibrio emozionale (Schwartz, 1993).

Una coscienza perfettamente equilibrata può concentrarsi principalmente sul presente, con proporzioni minori di consapevolezza distribuita tra passato e futuro (Schwartz, 1993). Le persone depresse possono proiettarsi eccessivamente (oltre che negativamente) nel passato, mentre le persone ansiose possono proiettarsi nel futuro (Schwartz, 1993).

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Equilibrio emozionale: quando è positivo?

Gli approcci di equilibrio sono convertibili indipendentemente dal risultato ottenuto, tuttavia gli individui normali mantengono un preciso equilibrio tra positività e negatività (Schwartz, 1993).

Per affrontare eventi di vita stressanti in modo adeguato è opportuno che l’individuo presenti il 62% di emozioni e cognizioni positive (Schwartz, 1993).

Pertanto, si presume che in caso di patologia il valore può andare al di sotto o al di sopra del 62%; infatti sia negativo (valori minori del 62%) che eccessivamente positivo (valori maggiori del 62%) (Schwartz, 1993).

Questo modello riflette la teoria della mente di Lefebvre; la quale ritiene che gli esseri umani possiedono un computer interno che permette loro di regolare il rapporto delle proprie emozioni e dei propri pensieri positivi e negativi nei vari contesti in cui si trovano (Ruini, 2017).

I processi di regolazione emotiva sia positiva che negativa possono essere descritti funzionalmente utilizzando l’algebra di Bolean, in quanto si vuole dimostrare che la mente ha un “meccanismo algebrico interno” per modellare giudizi dicotomici come auto-altro e positivo-negativo che, in circostanze particolari, genera il valore teorico del 62% (Ruini, 2017).

Il bilancio tra affettività o cognitività positiva e negativa si ottiene con il rapporto di pensieri positivi con la somma di pensieri positivi e negativi (Wong, 2010), ottenendo la seguente formula: p/ [p + n] (Ruini, 2017).

Nello specifico, si può osservare che il rapporto da 1,7 a 1 delle cognizioni positive a negative osservate nella letteratura cognitivo-comportamentale (descritta all’inizio), se calcolato come rapporto tra cognizione positiva e cognizione positiva e negativa, si avvicina molto al valore 62% (Positivo / Positivo + Negativo = 1.7 / [1.7 + 1.0] = 1.7 / 2.7 = 0.629.., quindi 63%) (Schwartz et all., 1993).

Questi valori rappresentano l’esito probabile della risposta positiva individuale all’ambiente (Ruini, 2017).

Per poter calcolare i valori, che dipendono sia dalle situazioni sia dalle risposte personali, si utilizza 1, che riguarda gli stati mentali positivi e 0, invece, riguarda gli stati mentali negativi (Ruini, 2017).

Un certo numero di studi ha rilevato che le persone che presentano un valore di bilancio di .62 può rappresentare uno stato mentale anormale associato ad un affronto con successo di situazioni negative e stressanti (Fasiczka, et al., 2002).

Equilibrio emozionale: il Modello degli Stati Mentali Bilanciati

In risposta ai risultati precedentemente esposti, Schwartz (2002) ha sostituito il modello SOM originale con un modello degli stati mentali bilanciati (BSOM) riformulato e basato sul modello matematico di coscienza (Lefebvre, 1985, 1990), precedentemente descritto.

Un importante cambiamento nel modello riformulato è che l’insieme originale del dialogo positivo (.62) non viene più considerato un valore corrispondente al benessere dell’individuo (Wong, 2010).

Il nuovo modello distingue, infatti, dei valori che partono da strategie di un umore severamente negativo e basso (SOM= .50) a strategie con stress (SOM= .62), ad un normale funzionamento (SOM= .72), funzionamento ottimale (SOM= .81), umore fortemente positivo (SOM= .87), quest’ultimo caso è legato all’eccesso di positività che è associato con rifiuto, grandiosità e stati maniacali (Ruini, 2017).

Un crescente numero di ricerche ha confermato che l’eccesso di emozioni negative è problematico e caratterizza i pazienti che presentano depressione e ansia, tuttavia ci sono pochi studi in letteratura che indagano il ruolo tossico che ricopre un eccesso di emozioni positive e la mancanza di una relazione equilibriata con una negatività appropriata e funzionale (Ruini, 2017).

Nonostante la mancanza di ricerche su questo ambito un’adeguata presenza di emozioni positive sono degli elementi importanti per la condizione di flourishing (Ruini, 2017).

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Bibliografia

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  • Johnson, J., & Wood, A. M. (2016). The Wiley Handbook of Positive Clinical Psychology. West Sussex UK: Wiley Blackwell.
  • Merluzzi, T. V., Glass, C. R., & Genest, M. (1981). Cognitive assessment. New York: Guilford.
  • Ruini, C. (2017). Positive Psychology in the Clinical Domains, Research and Practice. Bologna: Springer International Publishing.
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