Amare uno stalker (2015): vittime e stalker manipolatori, prede e predatori – Recensione del libro

Amare uno stalker è un libro che spiega quali fattori sostengono le relazioni patologiche all'origine di episodi di femminicidio e di violenza.

ID Articolo: 164866 - Pubblicato il: 15 maggio 2019
Amare uno stalker (2015): vittime e stalker manipolatori, prede e predatori – Recensione del libro
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Ruben De Luca, con la collaborazione di Alisa Mari, nel libro Amare uno stalker, spiega come i manipolatori strutturano la loro realtà con l’obiettivo di sedurre e possedere la persona amata.

 

Messaggio pubblicitario I personaggi del libro Amare uno stalker sono le vittime, o prede, e gli stalker manipolatori, o predatori. In genere le prime appartengono al genere femminile, i secondi sono uomini. La voce narrante ci accompagna nel viaggio della scoperta delle regole sottostanti tale predazione, delle fragilità, utilizzando un linguaggio semplice e contenuti di qualità, sviluppati con l’osservazione pluriennale dei casi, e che potremmo in parte riassumere così:

Credo che questo sia il nucleo del problema: amare troppo 

La psicologia del predatore

Il primo capitolo di Amare uno stalker illustra il funzionamento mentale del predatore, la sua psicologia, come essa viene influenzata fortemente dal condizionamento culturale attraverso i racconti e le storie condivise, ad esempio le favole.

Il femminicidio appare un fenomeno presente nei mass media; i giornalisti, riportando fatti di cronaca, tendono a fornire una sorta di giustificazione alla violenza perpetrata sulle donne per mano degli uomini, spesso ex-partner. L’utilizzo di parole come “perdita di controllo”, riferita all’assalitore, oppure facendo riferimento alla possibile distorsione della realtà, potrebbe formare l’idea scorretta che l’assassino possa non scegliere di agire.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito alle battaglie per l’emancipazione femminile; l’acquisizione della parità uomo-donna ha prodotto, e produce, forti cambiamenti sul senso e significato della convivenza nella coppia, nonché sulla ripartizione di diritti e doveri. Emergono nuove possibilità per le donne che le rendono meno deboli, acquisendo così forza nella società; la conseguenza diretta vede l’uomo diventare a sua volta meno forte, fino a perdere i privilegi sociali.

Agli uomini non piace la sensazione di perdere il controllo dopo la fine della relazione sentimentale; come tuttavia sottolinea l’autore, “fortunatamente la maggior parte degli uomini non diventa violenta […]”. I nemici sono il manipolatore, lo psicopatico e l’uomo violento.

Nel testo Amare uno stalker sono elencate le modalità comportamentali e comunicative (frasi tipiche) utilizzate dai predatori durante sia il corteggiamento e sia la relazione successiva.

Ma come fare per difendersi dal pericolo?

Con la fuga! La vittima potenziale è corteggiata amabilmente, vive emozioni definite romantiche, quasi uniche. Ci si sente veramente amate, senza accorgersi di entrare in dinamiche relazionali pericolose nel medio e lungo periodo. Scappare subito è difficile, ciò nonostante permette di evitare il dolore quando il partner ideale mostrerà il “lato oscuro”.

Di seguito sono elencati i mutamenti responsabili della crisi del maschio contemporaneo:

  • Costante processo di liberalizzazione nella sfera sessuale
  • Introduzione del divorzio e aumento della lunghezza della vita media
  • Tendenza a ruoli coniugali paritari all’interno della famiglia
  • Diffusione della contraccezione femminile e pratiche per il contenimento volontario contenimento della natalità
  • Sostituzione della famiglia
  • Scomparsa delle famiglie che seguono il modello patriarcale

L’uomo manipolatore

La mancanza di senso di colpa, di rimorso e di empatia sono caratteristiche dei partner psicopatici, soggetti oltremodo abili nel rintracciare nella folla persone fragili:

se lui non prova emozioni verso il prossimo e non gli importa del genere umano, siete sicure che proverà emozioni per voi e gli importerà qualcosa vedendovi soffrire?

Le persone non psicopatiche hanno paura di fronte al pensiero di subire dolore o punizione, meccanismo che le tutela dal compiere atti criminali; nello psicopatico tale emozione è superficiale, cognitiva e non rappresenta un freno inibitore funzionale.

Perchè “la donna non smette di essere vittima”

Come sostiene l’autore, per iniziare il cammino verso la libertà dalla relazione inappropriata e patologica la vittima necessita della presa di coscienza delle emozioni, della consapevolezza di come ama, i punti deboli e gli schemi mentali utilizzati in determinate situazioni.

Messaggio pubblicitario In un’ottica dualista, vengono proposti i concetti base dell’amore femminile, confrontandoli successivamente con quelli tipici maschili. Spesso le paure che ostacolano la fuga dalla relazione tossica nascono da concetti culturali, i quali inducono modalità di pensiero programmate e finalizzate a resistere nella relazione stessa; non solo, ma ad esse si aggiungono e si intrecciano anche aspetti legati alla propria storia di vita personale.

Il complesso di Cenerentola e la ricerca del Principe Azzurro ne rappresentano due esempi, ben sviluppati nel testo.

[…] proprio perché si tratta di concetti che si annidano nell’inconscio e lavorano in modo silenzioso, la loro influenza è davvero potente nel condizionarvi a pensare che non potrete mai sentirvi veramente complete se non sarete dentro una relazione amorosa.

Analizzando la favola del Principe azzurro, i lettori sono condotti a riflettere su come “finalmente inizia a diffondersi il messaggio che anche un uomo con dei difetti può essere perfetto per una donna, in quanto autentico”.

La Sindrome della Crocerossina impedisce alle donne di emanciparsi dalla ricerca del “lato buono” nel partner manipolatore. Tale ricerca è il meccanismo di difesa dalle proprie fragilità ed insicurezze, rappresenta la trappola che agevola la prigionia all’interno della relazione tossica. La decisione di perseguire nella sofferenza potrebbe essere espressione del proprio fallimento; l’errore della valutazione del partner è un processo difficile da realizzare, la sensazione esperibile potrebbe essere molto negativa, forse insopportabile. Tuttavia è meno distruttiva dell’accettazione autolesionistica di abusi e violenze all’interno della coppia.

Quali sono le trappole che conducono a persistere in una relazione dove la manipolazione è il meccanismo principe?

L’autore di Amare uno stalker elenca le trappole sostenendo che molte possiedono similitudini e spesso ne entrano in gioco più di una contemporaneamente. Nel dettaglio, codeste sono la Paura e il Senso di colpa, Vivere la Fantasia e non la Realtà, la perdita del Punto di vista, l’Ambiguità, Spostare il limite del possibile e il Pensiero magico.

Nel testo si sottolinea che il femminicidio non è quasi mai un reato generato da un raptus improvviso, bensì comportamento violento di cui sono elencate le fasi specifiche. Insieme formano il modello generale di violenza maschile nei rapporti di coppia.
La seduzione come primo approccio e madre di tutti i dolori relazionali conduce alle problematiche discusse attraverso l’isolamento della preda, la tensione, l’attacco del predatore, le scuse e la riconciliazione. Ogni fase è ben descritta e accompagnata dalle affermazioni tipiche che il manipolatore propone per portare a fine il suo scopo.

Quando una persona ama troppo significa che ama non abbastanza se stessa, di conseguenza l’amore dell’altro deve essere meritato. Il bisogno di essere amati, il senso di inadeguatezza, il timore dell’abbandono, in concerto conducono all’annullamento di sé, la sensazione di morire che segue il rifiuto o la violenza pongono le basi per l’identificazione del rapporto, luogo in cui la necessità di contare qualcosa, nonostante il dolore, riduce l’angoscia.

Per concludere

Come sottolineato, non tutti gli uomini sono manipolatori e violenti, sebbene le donne che “amano troppo” abbiano maggiori probabilità di incontrarli.

In ultima analisi e come considerazione personale, non limiterei il problema e il dramma che ne può seguire, solo alle donne vittime di uomini, ma amplierei i concetti anche nei confronti di uomini che incontrano donne manipolatrici e alle coppie omosessuali.

Amare uno stalker è un bel libro, scritto con ardente volontà di aiutare, sostenuto da un’ottima preparazione ed esperienza dell’autore, la cui lettura credo possa essere di notevole aiuto alle vittime di tali dinamiche. Nell’accezione preventiva, inoltre potrebbe costituire la conoscenza necessaria a riconoscere il fenomeno, evitarlo e/o aiutare sia coloro maggiormente esposti e vulnerabili sia chi subisce violenza all’interno della trappola amorosa patologica.

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Bibliografia

  • De Luca, R., Mari, A. (2015) Amare uno stalker. Guida pratica per prevenire il “femminicidio”. Alpes Editore
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