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Gone Girl – L’amore bugiardo e la gelosia: una matrioska di sentimenti patologici – Cinema & Psicologia (3)

La gelosia e il timore di perdere l'altra persona possono alle volte diventare patologici e deliranti tanto da indurre comportamenti aggressivi o inadeguati

ID Articolo: 115194 - Pubblicato il: 06 novembre 2015
Gone Girl – L’amore bugiardo e la gelosia: una matrioska di sentimenti patologici – Cinema & Psicologia
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Nel caso della gelosia delirante, vi è una ricerca continua e ossessionante di prove che confermino l’infedeltà del partner, perseguita spesso con modalità inusuali e la totale impossibilità di accettare un possibile dubbio, anche di fronte a ogni evidenza contraria o alla totale assenza di ogni indizio concreto. Raramente l’idea di infedeltà è associata a un unico e specifico rivale, ma in genere è vaga e al partner vengono attribuite varie relazioni più o meno transitorie e occasionali. Il comportamento del geloso delirante non è teso alla scoperta di qualcosa che si dà già per certo, ma piuttosto di far ammettere al partner la colpa, motivo per cui quest’ultimo viene continuamente assillato da interrogatori e da costanti richieste di confessioni. I deliri di infedeltà possono rappresentare i segnali di una schizofrenia latente, o apparire come nuovi tratti di psicosi già strutturate. I disturbi emotivi completano il malessere associato al delirio: la depressione, ad esempio, con i suoi vissuti di inadeguatezza e fallimento, può contribuire all’insorgenza o al peggioramento della gelosia delirante. Nel 1891 Krafft-Ebing sottolineò il legame tra alcol e gelosia, riportando che ben l’80% di uomini alcolizzati soffriva di una grave forma di delirio di gelosia, molto stabile nel tempo, ma gli studi più recenti hanno ridimensionato la percentuale abbassandola. Questo perché un tempo si pensava che l’alcol avesse un ruolo specifico nello scatenare la gelosia facendo emergere sospetti, facilitando errori di giudizio e alterando la percezione delle situazioni, oggi invece si pensa disinibisca solo l’individuo che, liberato dal proprio autocontrollo, riesce così a esprimere sospetti preesistenti, poiché sono spesso i problemi coniugali a portare all’alcolismo. Altre forme sono quelle scatenate dall’abuso di sostanze stupefacenti, come la cocaina o le anfetamine. I deliri di gelosia rispondono molto bene alla terapia con farmaci antipsicotici.

I ricercatori dell’Università di Pisa, Donatella Marazziti, Michele Poletti, Liliana Dell’Osso, Stefano Baroni e Ubaldo Bonuccelli, hanno pubblicato sulla rivista “Cns Spectrums” , della Cambridge University Press, i risultati di un loro studio in cui hanno individuato le zone del cervello dove nasce la gelosia patologica avvalendosi dell’utilizzo della risonanza magnetica funzionale. Attraverso le loro ricerche su alcolisti, schizofrenici e pazienti con il Parkinson, dove spesso sono presenti tratti di gelosia patologica, gli psichiatri hanno scoperto che è implicato soprattutto un trasmettitore, la dopamina, con un ruolo nello sviluppo della psicosi. Hanno evidenziato, in particolare, come il cervello di chi fa della gelosia un’ossessione sia programmato per assumere atteggiamenti impulsivi e fuori dal controllo razionale. Secondo questo studio gli eccessi di gelosia delirante sono causati quindi da uno squilibrio biochimico all’interno della corteccia prefrontale, ovvero un’area del cervello che sovraintende i processi cognitivi ed affettivi.

Già nel 1912, uno psichiatra tedesco, Emil Kraepelin, aveva collegato la gelosia ad alterazioni del cervello e all’abuso di droghe.
In alcune specie di topi al posto della gelosia abbiamo l’effetto Bruce: i maschi secernono una sostanza che, annusata da una femmina gravida, la fa abortire, ma solo se l’odore è diverso da quello del maschio che l’ha messa incinta. Questo permette al topo che induce l’aborto la possibilità di fecondare lui stesso quella femmina. Quindi, quel che noi esseri umani viviamo come sentimento della gelosia, in altre specie può essere un puro meccanismo fisiologico. Per questa ragione non possiamo ridurre la gelosia al sentimento geloso.

Sempre secondo la psichiatra Donatella Marazziti, si attivano anche i sistemi regolatori dell’ansia, della paura e dell’innamoramento. Infatti il soggetto geloso è molto simile ad un paziente ansioso, dal momento che spesso vive in uno stato di allarme continuo che ricorda il disturbo d’ansia generalizzato o l’ansia anticipatoria del disturbo di panico: questo suggerisce che entrino in gioco alcuni neurotrasmettitori come la noradrenalina, una sostanza che serve a risvegliare il cervello, a mantenerlo vigile, se necessario pronto a scattare all’attacco o alla fuga. Oppure, la reazione del geloso, è simile a quella che avviene nell’ansia di separazione, quando ad esempio da piccoli non sopportiamo di essere allontanati dai nostri genitori; si ritiene che in questa condizione svolgano un ruolo importante sostanze come i neuropeptidi oppioidi, le cosiddette morfine endogene.

Per certe caratteristiche, poi, il geloso può ricordare un paziente ossessivo o depresso: i neurotrasmettitori candidati sono in questo caso la serotonina, il cui compito è in genere quello di renderci più moderati, smorzando tutte le reazioni impulsive e la dopamina che attiva l’attenzione ed il senso del piacere. Donatella Marazziti, a tal proposito, ha somministrato un questionario a 400 studenti universitari ed a pazienti affetti da gelosia ossessiva, chiedendo loro di porre attenzione alla gelosia legata alla relazione attuale. Il questionario utilizzato era il “ Questionario sulle relazioni affettive”, composto da una prima sezione per la raccolta dei dati demografici, e da un’altra parte composta da 30 domande finalizzate all’identificazione di alcune caratteristiche fondamentali della gelosia.

A conferma delle aspettative, i pazienti avevano un punteggio totale superiore agli studenti e, in particolare, passavano più tempo a pensare al tradimento del partner, a tal punto che le loro attività quotidiane erano compromesse; provavano una sofferenza marcata; temevano molto di più di non essere sessualmente attraenti; parlavano meno volentieri dei loro problemi legati alla gelosia ed anche della gelosia in generale; tendevano, infine, a limitare la libertà del partner e a controllarlo.

Esiste anche una pista biochimica legata al tasso di estrogeni. David Gearly e altri quattro psicologi della University of Missouri-Columbia hanno studiato il livello ormonale di 282 studenti, invitandoli a compilare un questionario sulle relazioni sessuali e la gelosia. Hanno scoperto che le 62 ragazze che usavano la pillola anticoncezionale erano molto più gelose delle altre: quindi, secondo i ricercatori, è l’alto tasso di estrogeni, contenuti nella pillola, che condiziona il grado di gelosia femminile.

Alcuni studiosi, poi, si sono soffermati su quelle che sono le differenze di genere. David Buss si interrogò a riguardo già negli anni ’80 e i suoi studi sono stati ripresi anche da Grazia Attili, che nel 1998 fece una ricerca su 300 studenti dell’Università di Roma, equamente divisi tra maschi e femmine, in cui chiedeva di rispondere a una semplice domanda: “Cosa ti disturba e rende geloso?” in relazione a due eventualità: la prima in cui vieni a sapere che il/la tuo/a partner ha rapporti sessuali con un’altra persona, la seconda in cui vieni a sapere che il/la tuo/a partner ha un legame affettivo intenso e forse è innamorato/a di un’altra persona. E’ risultato che il 95% delle ragazze era sconvolto dalla seconda circostanza e solo il 32% dalla prima. Al contrario, il 65% dei ragazzi era disturbato dalla prima eventualità e solo il 45% dei ragazzi dalla seconda. Altri ancora, tra cui Peter Salovey, attraverso alcuni studi, si sono interrogati sulle differenze tra gelosia e invidia, termini spesso usati erroneamente come intercambiabili.

Mentre l’invidia riguarda ciò che si vorrebbe avere ma non si ha, la gelosia riguarda ciò che si ha e non si vorrebbe perdere. La gelosia, quindi, è un soffrire per una perdita possibile, l’invidia un soffrire per una mancanza attuale, di qualcosa che un altro ha.

Messaggio pubblicitario Carla Diazzi del Dipartimento di Psicologia Generale di Padova, insieme ad alcuni colleghi ha elaborato un modello per la costruzione di uno strumento di tipo cognitivo-comportamentale, per l’assessment della gelosia patologica, partendo dagli studi sulla depressione di Beck. L’idea su cui si basa questo studio è che i gelosi morbosi abbiano sviluppato nel tempo uno schema cognitivo, basato su assunzioni erronee, a causa di dinamiche culturali, esperienziali e di personalità, che li porta a interpretare in modo non corretto gli eventi. Per questo motivo i comportamenti innocenti e neutri del partner vengono costantemente percepiti come una minaccia alla relazione o con sospetto causando reazioni emozionali e comportamentali eccessive che vanno ad infierire con il normale funzionamento del soggetto e della coppia. Da queste premesse è stato elaborato un test multidimensionale di 64 item suddivisi in 4 sezioni. La prima composta da una scala cognitiva, valuta la frequenza dei pensieri erronei. La seconda, composta da una scala emozionale, valuta l’intensità delle emozioni di paura, tristezza e rabbia sperimentate dal soggetto davanti a una situazione ipotetica di minaccia alla relazione. La terza composta da una scala comportamentale, chiede di valutare la frequenza con cui si manifestano comportamenti investigativi e di conferma, di evitamento e aggressivi contro il partner o i potenziali rivali. L’ultima sezione valuta la frequenza con cui le ruminazioni di gelosia si ripercuotono sulla vita dell’individuo e sull’armonia della coppia. Questo strumento di comprovata validità e attendibilità è in attesa di taratura italiana e di un suo futuro utilizzo in ambito psicodiagnostico.

I rischi infine, associati alla gelosia patologica, sono numerosi e si distinguono in:
-Comportamenti confirmatori, tra cui troviamo comportamenti di investigazione come interrogatori al partner, ripetute telefonate a lavoro, visite a sorpresa, fino a stalking o consultazione di detective privati; di controllo di vestiti, diari, corrispondenze del partner, ispezioni della biancheria e in casi estremi anche dei genitali per trovare prove a favore di un’attività sessuale illecita o l’utilizzo di strumenti di registrazione nascosti per raccogliere informazioni su eventuali relazioni clandestine.
– Depressione, ansia, fobie, facile irritabilità, agitazione.
-Evitamenti delle situazioni che possono provocare gelosia, come ad esempio, negozi/giornali che possono contenere immagini di persone giovani attraenti, o programmi televisivi/film per loro potenzialmente dannosi, o i contesti in cui si teme possa esser presente un possibile rivale. Comportamenti di questo genere non permettono la disconferma dei pensieri intrusivi, e quindi portano alla falsa credenza che l’infedeltà sia tenuta sotto controllo grazie proprio all’evitamento delle situazioni rischiose. Un circolo vizioso senza via d’uscita.
-Discussioni e accuse possono spesso sfociare in violenza fisica e verbale. Non di rado la gelosia patologica è correlata all’abuso coniugale e all’omicidio. Le donne, che rappresentano la maggioranza delle vittime, riferiscono raramente le proprie esperienze di abuso, sviluppando sintomi di impotenza, ansia, depressione, estrema passività e uso di sostanze alcoliche. La violenza legata alla gelosia non è solo fisica: spesso, infatti, il sopruso è più difficile da individuare perché viene inferto a livello psicologico, come emerso dai dati Istat. Le strategie comprendono: la denigrazione, il controllo di alcuni comportamenti, l’intimidazione e l’isolamento che può arrivare alla segregazione.

Ad oggi, la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato di essere molto efficace nel trattamento della gelosia patologica, soprattutto quando le ossessioni sono preminenti o se vengono individuati tratti di personalità borderline o paranoici. Anche la terapia di coppia, è un’ottima strada per la risoluzione dei conflitti relazionali.

Come emerge da questa rassegna, la gelosia patologica è una tematica su cui stanno uscendo dati sempre più avvincenti e stravolgenti e su cui tante scoperte si faranno ancora. Inevitabile quindi la conclusione di quanto sia importante all’interno dell’amore un sano sentimento di possessività e gelosia perché sentirsi l’esclusivo oggetto d’amore di una persona è il sogno di tutte le persone, e Bowlby con la sua formidabile teoria dell’attaccamento, lo insegna. Liotti stesso nella sua teoria dei “Sistemi Motivazionali Interpersonali” (SMI), evidenzia come il sistema di attaccamento e di riflesso di accudimento siano indispensabili nella vita di ogni singolo individuo, avere una base sicura da cui poter trarre le cure adeguate e il sostegno per affrontare le inevitabili peripezie della quotidianità in questi tempi di crisi politica, economica, sociale è una buona ancora di salvezza a cui appigliarsi e farsi forza. Ogni coppia attraversa tempi di crisi amorosa e sospetti ma finchè c’è ricongiungimento c’è speranza. Un motto banale, ma veritiero.

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