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Gone Girl – L’amore bugiardo e la gelosia: una matrioska di sentimenti patologici – Cinema & Psicologia (2)

La gelosia e il timore di perdere l'altra persona possono alle volte diventare patologici e deliranti tanto da indurre comportamenti aggressivi o inadeguati

ID Articolo: 115194 - Pubblicato il: 06 novembre 2015
Gone Girl – L’amore bugiardo e la gelosia: una matrioska di sentimenti patologici – Cinema & Psicologia
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Questa trama altamente complicata e piena di intrecci, parte da una situazione di vendetta di un’infedeltà che sembrerebbe una delle più tipiche reazioni alla scoperta di un tradimento, per di più prolungato nel tempo, del proprio partner, ma in realtà sfocia in una delirante reazione di follia della moglie. Il folle progetto architettato da Amy rasenta la patologia. Ogni sua azione è irreale, dall’omicidio di Desi, uomo capitato per caso nella sua strada e colpevole di amarla troppo, fino a tutti gli stratagemmi pungenti con cui tenta di intrappolare il marito. Paradossalmente accade un fenomeno spesso presente nelle coppie, dalla noiosa quotidianità priva di sentimenti, si passa attraverso tranelli e bugie, filo conduttore del film, a una situazione in cui si vede riacceso l’amore di Amy, pronta a perdonare il marito del tradimento. Un fuoco che spento, forse mai esistito, attraverso varie peripezie, riappare magicamente. Ma quando, neppure i tranelli e i sotterfugi riescono a calmare le acque di una tempesta emotiva relazionale, di cui l’amore patologico ci ha dato un chiaro esempio, ci troviamo davanti al sentimento della gelosia patologica.

Messaggio pubblicitario Un ciclo interpersonale disfunzionale che provoca un’instabilità relazionale e una vulnerabilità verso lo scompenso. Il più delle volte, la gelosia affonda le sue radici nell’infanzia, in una cattiva relazione che il geloso ha instaurato con i propri genitori, i quali, non rinforzando in modo appropriato il bambino nel costruirsi una buona fiducia in se stesso e una buona autostima, fanno sì che evolva una personalità inconsapevole del suo valore e profondamente insicura. Ogni soggetto, tende a riprodurre nella sua vita affettiva adulta il tipo di relazione che ha avuto con la figura materna. Secondo la teoria dell’attaccamento, nella nostra vita tendiamo a recitare sempre lo stesso script, copione, quindi, se la mia sceneggiatura è “essere geloso dell’amato”, anche se il mio partner è la persona più fedele del mondo, finirò comunque per sospettarlo. Doucherty ed Ellis, a tal proposito, hanno riportato alcuni casi interessanti di mariti gelosi che accusavano le mogli di vizi inesistenti che però ben si confacevano alle loro madri.

Ma cos’è esattamente la gelosia?
Un sentimento? Una reazione fisiologica? Un’emozione?
Con questa rassegna proverò, appellandomi ad alcuni degli autori che più si sono occupati di questa tematica di definirla nel migliore dei modi.
Secondo gli psicologi Tarrier, Beckett, Harwood e Bishay, la gelosia è

un complesso emozionale multidimensionale e pervasivo caratterizzato dalla percezione di una minaccia di perdita del partner e sospetti infondati di potenziali rivali che include componenti comportamentali, affettive e cognitive.
La gelosia è fonte di sofferenza non solo per chi la subisce ma anche per chi la prova e, a causa dei suoi effetti distruttivi, è protagonista di molti fatti di cronaca. Secondo Eurispes, infatti, è il movente della maggior parte dei crimini passionali in Italia ed è il sentimento che più provoca disagio soggettivo, imbarazzo, perdita dell’autostima fino al disprezzo di sè.

La psichiatra Marazziti D., la definisce un’emozione normale che serve a diversi scopi: il principale è la stabilizzazione della coppia, attraverso la percezione dei segnali che possono insidiarla. David M. Buss la definisce

un’emozione negativa solo nel senso che provoca dolore psicologico, mentre invece è estremamente positiva, perché preposta a cogliere ed identificare i pericoli che potrebbero minare la coppia, mobilitando strategie specifiche per mantenerne la stabilità.

Secondo la teoria delle emozioni, che si chiama cognitivo-fenomenologica, sviluppata principalmente da Richard S. Lazarus, la gelosia viene considerata come

una serie di risposte emotive e comportamentali che fanno seguito ad una conseguenza di valutazioni e rivalutazioni continue di ciò che accade tra il geloso, il partner e la terza persona che si inserisce tra i due.

La gelosia è ritenuta patologica quando supera il livello di possessività che è considerato nella norma da una data società o cultura, ed è caratterizzato da tre componenti fondamentali:
– la credenza che la relazione con la persona amata sia l’unica cosa che abbia importanza nella propria vita;

– la malinterpretazione dell’innocenza dei comportamenti, pensieri e sentimenti dell’amato, vista in chiave di continua sospettosità;

– la percezione della potenziale perdita dell’amato come un evento assolutamente catastrofico per la propria vita.

Si teme a tal punto che un legame possa finire che, senza volerlo, a causa delle proprie tormentate preoccupazioni, accade l’inaccettabile fine.

Il confine tra l’amore avvolgente e il controllo ossessivo è abbastanza sottile, a volte labile. Quando la gelosia diventa esagerata e il sospetto e la sofferenza della perdita diventano insopportabili, allora s’innesca la patologia. Secondo Clèarambault, il geloso patologico si distingue dal normale per

l’esaltazione passionale prolungata nel tempo, con contenuti di pensiero coatto e vischioso che tendono ad autoalimentarsi fino ad eliminare ogni feedback con la realtà. Il tutto si traduce sul piano comportamentale, in azioni irrispettose e oltraggiose, spesso brutali nei confronti dell’altro.

Lorenzi, nell’ambito della psicologia patologica, ha provato a proporre una classificazione comprensibile e ben definita per fare diagnosi di questo disturbo in continua crescita, anche se, ad oggi non viene ancora inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), ritrovandosi però nel disturbo delirante o nel disturbo ossessivo-compulsivo, oppure come sintomo di altri disturbi psichiatrici, come la depressione e il disturbo di panico, o di malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson, i traumi cranici, l’alcolismo cronico: in questi casi si parla di gelosia sintomatica o secondaria.

Sempre Lorenzi ha individuato tre diverse declinazioni del fenomeno:
– Iperestesia gelosa (sindrome di Mairet)
– Gelosia ossessiva
– Gelosia delirante (sindrome di Otello)

Chi soffre di iperestesia gelosa vive in un clima di vissuti di gelosia non solo di tipo amoroso. Le idee di gelosia sono nitide, persistenti, prevalenti a forte componente affettiva e spingono ad azioni patologiche. Queste occupano tutto il campo esperienziale del soggetto e gran parte della sua coscienza pur mantenendo un costante confronto con la realtà. Spesso arrivano a essere un vero e proprio stile di vita, quindi onnipresenti in ogni relazione umana significativa che il soggetto andrà a costruire.

Nella gelosia ossessiva le idee di infedeltà sono indiscutibili e il dubbio è lacerante a tal punto che invalida la vita quotidiana dell’individuo. Chi ne soffre è costantemente alla ricerca di segnali che possano affievolirlo, confermarlo o smentirlo. Nonostante vi sia un riconoscimento dell’infondatezza dei loro sospetti e sono consapevoli della loro assurdità e ne provano vergogna, non riescono a modificare la loro condotta e sono tormentati da un dubbio di una potenza tale che li trascina in un abisso che li porta a frequenti interrogatori al partner, a controlli minuziosi che occupano la maggior parte del loro tempo.

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