Sister (2012) Recensione. Regia: Ursula Meier, Orso d’argento a Berlino

Sister: "Il bambino abbandonato e la sua ferocia dolente". Sister ci parla in modo poetico della durezza dei bambini abbandonati e soli.

ID Articolo: 10934 - Pubblicato il: 12 giugno 2012
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Sister: Il bambino abbandonato e la sua ferocia dolente. – Recensione – 

Sister (2012) Recensione. Regia: Ursula Meier, Orso d’argento a Berlino. - Immagine: Sister 2012. Cinema Movie Cover.

Sister (2012). Regia: Ursula Meier, Orso d’argento al festival di Berlino. Immagine: Locandina Cinematografica

Il bambino abbandonato è Simon. Sister è un film intelligente e doloroso. Abbiamo un bambino che fatica, fatica per vendere scarponi, guanti e sci sottratti ai ricchi, lassù sulla montagna, ai meno ricchi che vorrebbero gli oggetti del desiderio e non possono permetterseli. Simon vive con una “sorella”, Louise, che si fa maltrattare dagli uomini e non riesce a tenere un lavoro.

Louise è più grande di lui, ma si comporta come se fosse sua figlia, discontinua, dalla presenza vaga e a volte crudele e ricattatoria. Simon ha solo rapporti mercenari e si scontra con il mondo con la durezza di chi ha visto già tutto. Come se fosse già anziano. Sa che è l’unico responsabile e garante della propria sopravvivenza e il mondo è un ring in cui deve faticare ed essere più rapido e intelligente degli altri. Se perde (e sa prendere, senza una parola di recriminazione, botte e umiliazioni) subito ricomincia a fare il suo lavoro di piccolo ladro. Simon non ha molto interesse per il mondo là fuori e come molti bambini abbandonati e soli vede il mondo come qualcosa di estraneo e da usare in modo cinico e duro. L’unica cosa che conta è la determinazione con cui trascina la sua pesante slitta di sci rubati e la durezza con cui contratta con gente che ha 10, 20 anni più di lui. Ma lui è più disperato degli altri e così a volte è più duro e lucido. E li corrompe, oppure estrae dagli altri l’aspetto meschino e volgare che immagina e che conosce per sfruttarlo a suo vantaggio.

Kill Me Please, Suicidio Assistito e le nuove frontiere del Controllo. - Immagine: © 2012 Costanza Prinetti

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Simon ama solo una persona, Louise, piena dei lividi della vita. Anche l’amore per questa sorella è un amore duro. Può capitare di raccoglierla ubriaca per strada e di cacciare gli uomini che le ronzano intorno e che lui non vuole avere tra i piedi.

Anche con la sorella Simon non ha scrupoli, la vuole vicina, la vuole viva, ma la vuole come vuole lui, tutta per se. E caccia via come può tutti gli uomini che si avvicinano. Le offre soldi se lei è arrabbiata con lui e non vuole averlo vicino e consolarlo. Simon e Louise sono due personaggi tragici che vivono un mondo ai confini della strada, desolato e solitario, dove non c’è speranza di riscatto. E poi litigano e Simon per un momento si lascia andare a lacrime di bambino, da solo, nella stazione sciistica chiusa per fine stagione: è solo nella notte della montagna e piange. Ma poi arriva il mattino: forse quel mattino porta la fine della vecchia vita e la speranza che l’amore reciproco diventi maturo e porti la salvezza.

Questo film, Sister, ci parla in modo poetico della durezza dei bambini abbandonati e soli.

Al di là di ogni pietismo, Sister indica con forza, indica agli adulti che avranno a che fare con ragazzi come Simon le difficoltà che incontreranno quando dovranno scontrarsi con una forza umana e di sopravvivenza così allenata a regole che gli altri -gli umani privilegiati- neanche immaginano.

 

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