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Inibizione, controllo degli impulsi e olfatto

Inibizione e controllo degli impulsi: uno studio dell'Università del Sussex ci rileva come si potrebbe rilevare precocemente un problema in queat'area

ID Articolo: 160173 - Pubblicato il: 30 novembre 2018
Inibizione, controllo degli impulsi e olfatto
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Un recente studio di Herman, Critchley e Duka dell’Università del Sussex, pubblicato su Scientific Reports, mette in luce la relazione tra abilità olfattive e tendenze comportamentali impulsive in un gruppo non clinico di volontari, con l’idea di poter individuare soggetti a rischio per problemi di inibizione e controllo degli impulsi e di conseguenza strutturare programmi clinici e di trattamento preventivi. 

 

Messaggio pubblicitario Sono diversi gli studi che pongono l’accento sulla valutazione delle abilità olfattive come modalità pratica e clinica per l’individuazione precoce di progressivi declini cognitivi; come modello di riferimento, per alcune condizioni psichiatriche, si usano recenti evidenze neuroscientifiche che evidenziano una parziale sovrapposizione e condivisione neurale tra i network preposti al processamento delle informazioni olfattive e quelli sottostanti specifiche funzioni cognitive (Atanasova, Graux, Hage et al., 2008).

Inibizione, controllo degli impulsi e capacità olfattive: le ipotesi

Affinché si possa verificare la detezione e il rilevamento di un odore, le informazioni olfattive provenienti dai recettori dell’epitelio nasale, successivamente integrate nel bulbo olfattivo, devono raggiungere le regioni olfattive primarie temporali mediali del lobo temporale mediale che includono la corteccia piriforme, la corteccia enterinale dell’ippocampo e il nucleo corticale dell’amigdala.

Le proiezioni dalla corteccia olfattiva primaria raggiungono un livello gerarchico più alto convergendo nella corteccia orbitofrontale dove avviene l’identificazione e la discriminazione dell’odore (Lubman, Yucel & Brewer, 2006).

La sovrapposizione neuroanatomica tra i substrati che sovrintendono il processamento a più livelli gerarchici delle informazioni olfattive e quelli sottostanti le funzioni esecutive suggerisce che le abilità olfattive potrebbero avere un ruolo nella valutazione dell’integrità funzionale dei lobi frontali: in particolare testare le abilità olfattive potrebbe fornire informazioni significative per la valutazione delle capacità esecutive riguardanti ad esempio la regolazione e l’inibizione del comportamento (Lubman, Yucel & Brewer, 2006).

Alcuni studi clinici hanno infatti associato quadri sintomatici caratterizzati da impulsività, in particolare da una scarsa capacità di inibizione della risposta motoria ad un alterato senso dell’olfatto come il disturbo ossessivo compulsivo e la schizofrenia (Mauro, Angelo & Hoptman, 2008); è importante sottolineare come anche individui con un disturbo da abuso di sostanze manifestassero un discontrollo degli impulsi a fronte di deficit olfattivi (Perry & Carroll, 2008).

Inibizione, controllo degli impulsi e capacità olfattive: lo studio

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’inserimento della valutazione delle abilità olfattive apporterebbe notevoli benefici sia da un punto di vista psicodiagnostico in quanto aggiungerebbe un criterio maggiormente oggettivo e affidabile da poter integrare ai risultati dei self-report utilizzati per la diagnosi, sia da un punto di vista del trattamento in quanto potrebbe rappresentare un ulteriore strumento pratico per il monitoraggio degli effetti dell’intervento clinico nel tempo.

Partendo da questo modello, gli autori del presente studio, Herman, Critchley e Duka (2018), del dipartimento di neuroscienze cliniche e comportamentali dell’Università del Sussex, volendo approfondire la relazione tra capacità olfattive e funzioni esecutive, si sono focalizzati sulla regolazione dei comportamenti impulsivi in un gruppo non clinico di 83 soggetti tra i 18 e i 35 anni, ipotizzando che deficit nella detezione e discriminazione olfattiva avrebbero potuto diminuire le capacità esecutive di controllo e inibizione comportamentale dando così origine ad un maggior numero di agiti impulsivi.

Per tale ragione, i ricercatori hanno associato punteggi self-report provenienti dalla Barratt Impulsiveness Scale (BIS-11; Patton, Stanford & Barratt, 1995) per la misurazione dell’impulsività relativa alla non pianificazione dell’azione, con punteggi provenienti da compiti comportamentali con il Stop Signal Task (SST) per la valutazione dell’impulsività motoria, l’Information Sampling Task (IST) per la cosiddetta impulsività riflessiva e il Monetary Choice Questionnarie (MCQ) per l’impulsività temporale, cioè la difficoltà a rinunciare ad un reward immediato più basso rispetto ad un altro maggiore ma più dilazionato nel tempo.

Per quanto riguarda la valutazione delle abilità olfattive, in particolare della definizione della soglia olfattiva, della discriminazione e dell’identificazione olfattive per ciascun soggetto sperimentale, è stato utilizzato lo ‘Sniffin’ Sticks’ Test, una serie di penne con odore specifico a seguito del contatto con una specifica sostanza.

Inibizione, controllo degli impulsi e capacità olfattive: i risultati

A seguito delle analisi condotte per determinare il contributo delle abilità olfattive nel predire differenti aspetti del comportamento impulsivo, misurati tramite i task poc’anzi decritti, e dei tratti impulsivi autoriferiti dai soggetti tramite BIS-11, lo studio ha mostrato come l’abilità nel discriminare un odore fosse specificamente predittiva di una maggiore abilità nell’ inibizione, nell’interruzione di una risposta motoria e come essa fosse associata a bassi punteggi self-report per gli item della BIS-11 relativi la non pianificazione dell’azione, per la prima volta in un gruppo subclinico (Herman, Critchley e Duka, 2018).

I risultati hanno altresì indicato come un’alta sensibilità agli odori, cioè una bassa soglia di detezione degli odori nei soggetti, fosse predittiva di alti punteggi nello Stop Signal Task per l’impulsività motoria, suggerendo una relazione tra l’aumento della sensibilità agli odori e una maggiore impulsività motoria, a parere degli autori mediata da funzioni dopaminergiche alterate nei network neurali che entrambe condividono; alterazioni che dovranno essere ulteriormente approfondite da studi di neuroimaging.

Da questo studio sembrerebbe che l’abilità olfattiva sia un predittore specifico di una componente cognitiva legata all’impulsività, il controllo della risposta motoria, avendo mostrato come una maggiore inibizione delle risposte motorie dei soggetti sperimentali nel SST sia legata a bassi punteggi nella BIS-11 relativi alla non pianificazione dell’azione, autoriportati dai soggetti, mentre una bassa soglia di detezione degli odori potrebbe invece rappresentare un ulteriore predittore di un’alta impulsività motoria.

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Bibliografia

  • Atanasova, B., Graux, J., El Hage, W., Hommet, C., Camus, V., & Belzung, C. (2008). Olfaction: a potential cognitive marker of psychiatric disorders. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 32(7), 1315-1325. 
  • Herman, A. M., Critchley, H., & Duka, T. (2018). Decreased olfactory discrimination is associated with impulsivity in healthy volunteers. Scientific reports, 8(1), 15584. 
  • Lubman, D. I., Yucel, M. & Brewer, W. J. (2006) In Olfaction and the Brain. (Brewer, W. J., Castle, D. & Pantelis, C.) 119–132 (Cambridge University Press) https://doi.org/10.1017/CBO9780511543623  
  • Mauro, C. J., Angelo, D. D. & Hoptman, M. J., (2008). Olfactory identification, impulsivity, and aggression in schizophrenia. In 1st Schizophr. Int. Res. Soc. Conf. 102, 177–178  
  • Patton, J. H., Stanford, M. S., & Barratt, E. S. (1995). Factor structure of the Barratt impulsiveness scale. Journal of clinical psychology, 51(6), 768-774. 
  • Perry, J. L., & Carroll, M. E. (2008). The role of impulsive behavior in drug abuse. Psychopharmacology, 200(1), 1-26.
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