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Introduzione alla lettura e allo studio del pensiero di Carl Gustav Jung (2018) di L. V. Fabj – Recensione del libro

Introduzione alla lettura e allo studio del pensiero di Jung di V. L. Fabj vuole aiutare chi intende approcciare Jung a farlo nel modo corretto. L'autore suggerisce di farlo per temi, in modo da coglierne l'essenza del pensiero senza pregiudizi o incomprensioni, come molti hanno invece fatto

ID Articolo: 156658 - Pubblicato il: 04 settembre 2018
Introduzione alla lettura e allo studio del pensiero di Carl Gustav Jung (2018) di L. V. Fabj – Recensione del libro
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In questo lavoro appena pubblicato Fabj propone qualcosa di diverso da un ennesimo tentativo di sintesi del pensiero junghiano: non ci troviamo dunque tra le mani una delle tante ricapitolazioni dell’immensa opera di Jung. Siamo bensì di fronte ad un testo, breve ma denso e penetrante, in cui l’autore intende delineare le “premesse gnoseologiche fondamentali” utili anche solo per accostarsi alla lettura di Jung.

 

Messaggio pubblicitario  Carl Gustav Jung ha difatti lasciato scritti – molti dei quali ancora non tradotti in italiano – che assommano a circa il doppio dell’intera Opera di Sigmund Freud. A differenza di quest’ultimo, però, egli si è espresso nei suoi scritti in maniera estremamente più complessa. Lo stile di Jung, ben descritto e analizzato nel lavoro di Fabj, è criptico, tortuoso, a volte ermetico, sicuramente non lineare e spesso persino tormentato.

Il confronto con Jung, in effetti, può spiazzare il lettore inesperto e disorientare anche psicoanalisti di altre scuole, che si accostano per la prima volta ai temi junghiani. In tal senso, alcune tra le reazioni più comuni suscitate da una prima lettura di Jung possono essere di rifiuto totale, o di entusiastica e acritica adesione.

Jung e l’uso dei suoi contributi teorici

La teoria archetipica, in particolare, è stata oggetto di critiche (da Freud a Lacan, senza citare altri autori contemporanei) che nascono per lo più da incomplete, o inesatte letture dell’Opera di Jung, quando persino da un’errata sistematizzazione del suo pensiero, che per essere compreso appieno – come mostra Fabj – deve essere necessariamente studiato in chiave tematica, trasversalmente allo sviluppo temporale dell’intera opera. Per non parlare degli studi sulla “sincronicità”, bollati da alcuni altri autori come scivolamenti da parte di Jung nel trascendentale. Il tentativo di Jung, era probabilmente di giungere a trascendere, ma non certo in senso metafisico – bensì fenomenologico – l’attribuzione soggettiva dei fenomeni alla logica duale caso-causa. Peraltro, Jung era sempre molto attento alle conseguenze cliniche delle proprie teorizzazioni, anche quando queste sembravano avventurarsi su terreni apparentemente molto astratti. Per inciso, tutto il filone della cosiddetta “teoria del campo” in psicoanalisi, si ispira forse inconsapevolmente, con similitudini non trascurabili, alle implicazioni cliniche delle concezioni junghiane sui fenomeni di sincronicità.

A questo proposito, l’opera a cui sta lavorando Fabj da ormai un decennio, che con questo piccolo volume prende corpo con sempre maggiore dettaglio, mostra quanto l’integrazione tra la Psicologia Analitica e la psicoanalisi delle relazioni oggettuali, ha fatto propri senza alcuna variazione significativa interi costrutti junghiani modificandone soltanto il nome. È il caso dell’identificazione proiettiva della Klein, esattamente analoga alla proiezione attiva teorizzata e descritta da Jung alcune decine di anni prima.

Insomma, un lavoro come questo di Fabj, può aiutare il lettore ad avvicinarsi a Jung senza aspettative di aperture “metafisiche” e al contempo, ci auguriamo, senza neppure quel pregiudizio di “non scientificità” che è altrettanto errato.

Jung oggi

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Jung fu, a differenza dei luoghi comuni, sempre molto attento alla scientificità delle proprie conclusioni, pur collocandosi in un modello di riferimento proprio delle scienze psicologiche fenomenologico-sperimentali piuttosto che di quelle sperimentali-valutative.

Va subito precisato che, rispetto alla psicologia basata sul metodo sperimentale statistico, la psicologia analitica di Jung non rientra in essa. (…) E ciò spiega la cancellazione di Jung da questo mondo: oggi il vero e indiscutibile dogma “religioso” è la scienza quantitativa basata sul metodo statistico.

Affrontando direttamente e senza infingimenti di sorta anche il problema dell’occultismo, come

…un problema che ogni junghiano deve risolvere

Fabj, relativizza la questione, invitando a disgiungere aspetti personali della vita di Jung, da aspetti riguardanti le sue teorie, che dall’occultismo si tenevano ben distanti considerando, invece, i fenomeni paranormali come ierofanie all’interno della psiche.

…i contenuti simbolici dei vissuti delle esperienze occulte, proprio come gli altri contenuti degli strati profondi della psiche, possono divenire validi strumenti di esplorazione dell’inconscio e, se correttamente usati nel contesto clinico di una psicoterapia analitico-simbolica, anche terapeutici, senza doversi occupare dei loro possibili significati magici ed esoterici che non hanno il benché minimo interesse per lo psicologo medico.

Al contempo, nondimeno Fabj risparmia critiche proprio a un certo modo di intendere lo junghismo da parte di una moltitudine di sedicenti junghiani, che hanno esasperato e “reificato” – in tal modo assegnandogli davvero un’aria metafisica – gli innumerevoli richiami simbolico-esperienziali che Jung sottintendeva ai propri costrutti teorici. Per questo, le immagini archetipiche, l’“individuazione”, i paralleli tra la psicologia e le pratiche alchemico-religiose – sono concetti che – decontestualizzati dal rigore della complessa opera junghiana, sono stati del tutto travisati da schiere di poco attenti “seguaci” di Jung, i quali ne hanno completamente distorto il pensiero, ignorandone per intero il portato clinico ed empirico.

In definitiva, in circa 90 pagine, Fabj fornisce alcune necessarie chiavi interpretative per un confronto che non parta in maniera pregiudizievole – in nessun senso – con l’opera di uno tra i più ostici, prolifici e complessi pensatori del secolo scorso.

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Bibliografia

  • Fabj L. V. (2018). Introduzione alla lettura e allo studio di Carl Gustav Jung. OM Edizioni
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