Un’inaspettata condivisione di pattern di attivazione genica per una migliore diagnosi psichiatrica

Uno studio ha mostrato come 5 fra le maggiori patologie psichiatriche abbiano pattern di attivazione genica distinti ma anche sovrapposti.

ID Articolo: 152251 - Pubblicato il: 01 marzo 2018
Un’inaspettata condivisione di pattern di attivazione genica per una migliore diagnosi psichiatrica
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Un recente studio di Geschwind, Gandal e colleghi, pubblicato su Science, ha mostrato come cinque fra le maggiori patologie psichiatriche abbiano pattern di attivazione genica distinti ma anche sovrapponibili a livello delle cellule della corteccia cerebrale.

 

Somiglianze nei pattern di attivazione genica dei principali disturbi psichiatrici

Messaggio pubblicitario La predisposizione a sviluppare un disturbo psichiatrico è frutto di una complessa, poligenica e pleiotropica architettura; tuttavia, sono ancora poche le informazioni disponibili circa i meccanismi molecolari coinvolti nella patologia o nella disfunzione cerebrale.

Lo studio di Geschwind e Gandal (2018), utilizzando l’analisi transcriptomica, ha tentato di identificare come l’espressione genica di alcuni specifici pattern genetici possa favorire l’insorgenza di fattori di rischio per cinque diverse patologie psichiatriche: schizofrenia, disturbo bipolare, depressione, autismo e abuso di alcol.
Nonostante i recenti sviluppi per identificare i fattori di rischio genetici che contribuiscono allo sviluppo di diverse patologie psichiatriche (Geschwind & Flint, 2015; Gandal, Leppa, Won & Geschwind, 2016), poco ancora si sa riguardo a come questi interagiscano con fattori ambientali ed epigenetici a livello cerebrale per aumentarne il rischio.

Pertanto Geschwind e Gandal, studiosi alla UCLA (University of California, Los Angeles), per cercare di capire cosa accade a livello molecolare nei soggetti affetti da patologie psichiatriche hanno iniziato, nel 2013, ad analizzare l’espressione genica utilizzando cellule della corteccia cerebrale tramite analisi post-mortem di 700 pazienti con autismo, schizofrenia, disturbo bipolare, depressione e abuso di alcol confrontati con 293 soggetti di controllo.

Questa prima analisi ha evidenziato come certe patologie psichiatriche siano più simili a livello molecolare rispetto a quanto indichi la loro sintomatologia: per esempio il disturbo bipolare è stato categorizzato dal DSM IV-TR (APA, 2000) come un disturbo dell’umore assieme al disturbo depressivo per alcune basi biologiche condivise.

Questo studio ha dimostrato come in realtà i geni delle cellule corticali dei soggetti con disturbo bipolare si possano invece sovrapporre per attività a quelli degli individui affetti da schizofrenia.

In aggiunta Geschwind, Gandal e colleghi (2018) hanno trovato una correlazione estremamente bassa tra pattern di attività di alcuni specifici geni confrontando l’abuso di alcol con gli altri quattro disturbi, dimostrando come in realtà gli studi sui gemelli omozigoti che evidenziavano come simili i fattori di rischio genetici tra l’abuso di alcol e la depressione non fossero corretti.

Tale studio (Geschwind, Gandal, 2018) ha inoltre mostrato come molti geni delle cellule corticali siano attivi allo stesso modo sia nell’autismo che nella schizofrenia, anche se la loro attività è maggiore nel primo disturbo, contribuendo all’idea che un’ iperespressione genica possa giocare un ruolo nei sintomi autistici.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA I risultati ottenuti dalla ricerca di Geschwind, Gandal e colleghi (2018) forniscono una caratterizzazione genomica piuttosto ampia che coinvolge cinque tra le maggiori patologie neuropsichiatriche tramite l’identificazione di pattern molecolari legati all’espressione di alcuni specifici geni distinti per ciascuna patologia ma anche inaspettatamente condivisi.

A parere degli autori dello studio, queste evidenze potrebbero in futuro permettere un’innovativa e più corretta diagnosi oltre che aumentare la conoscenza dei fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo di tali patologie; di conseguenza sarà possibile anche strutturare ad hoc nuove terapie e interventi.

Grazie a questo studio, stiamo trovando quei tasselli del puzzle che ci permetteranno di vedere il quadro generale con più chiarezza” (Kenneth Kendler, psichiatra e genetista alla Commonwealth University in Richmond).

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