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Parlare, un gioco a due. Guida pratica per genitori di bambini con disturbi del linguaggio (2017) – Recensione

" Parlare un gioco a due " è una guida pratica per i genitori per aiutare i bambini a parlare attraverso il gioco, la lettura e la musica.

ID Articolo: 150479 - Pubblicato il: 18 dicembre 2017
Parlare, un gioco a due. Guida pratica per genitori di bambini con disturbi del linguaggio (2017) – Recensione
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” Parlare un gioco a due “. Gli autori di questo libro definiscono l’attività del “Parlare” come un gioco. In effetti per i bimbi, soprattutto per i più piccini, tutto è un gioco. Ma è possibile giocare parlando? E in che modo? Questo testo, scritto da logopedisti, ha lo scopo di guidare i genitori di quei bambini che stanno iniziando ad approcciarsi all’utilizzo del linguaggio ad aiutare i loro piccoli a sviluppare tutte quelle abilità a loro mancanti.

 

Parlare un gioco a due: una guida al gioco e a parlare con i bambini

Messaggio pubblicitario Sicuramente ad un buon numero di genitori sarà capitato di ritrovarsi tra le mani un testo che potesse aiutarli in quest’abilità, forse uno di quei manuali con dettagliati consigli e istruzioni volti ad informare il genitore sulle corrette strategie di comportamento da utilizzare con il proprio figlio. Stavolta ci si trova di fronte ad un libro piuttosto diverso: una guida dinamica e di facile comprensione, corredata da immagini simpatiche e a fumetti, che rendono la lettura anche divertente.
Una vera e propria “guida al gioco” si potrebbe dire.

Il libro ” Parlare un gioco a due ” si struttura in nove capitoli, che potrebbero definirsi nove step.
Inizialmente gli autori descrivono la comunicazione nel bambino piccolo, ricordando innanzitutto che quest’ultimo comunica fin dalla nascita, particolare che a volte potrebbe sfuggire al genitore.

Gli stadi e gli stili comunicativi del bambino

Naturalmente le competenze comunicative nel bambino si sviluppano gradualmente nel tempo. Questo libro identifica quattro stadi comunicativi secondo i quali il bambino impara a parlare.
Abbiamo inizialmente un bambino “Scopritore”, il quale reagisce solo a ciò che sente e vede intorno a lui; segue poi un bambinoComunicatore”, che trasmette messaggi senza l’ausilio di parole; un bambino “Utilizzatore di prime parole”, in grado di usare parole singole; infine un bambino “Combinatore”, il quale riesce a comporre le prime fasi.

Anche in questo caso gli autori non si limitano a descrivere i quattro stadi, ma espongono specifici esempi in tabella, che permettono ai genitori lettori di riconoscere il proprio figlio e collocarlo nello stadio adatto, il tutto volto ad affrontare i capitoli successivi, ossia la guida pratica per il genitore.
E inizialmente il genitore viene guidato ad osservare, aspettare e ascoltare (OAA). Ma non si tratta di un genitore passivo, al contrario: anche le azioni considerate meno dinamiche hanno un loro perché.

I genitori si trovano alle prese con un bambino che sta addentrandosi nel mondo della comunicazione, ed è pure giusto che rispettino i vari stati, facendo sì che sia proprio il bimbo a guidare la comunicazione.
Il tutto non sarà semplice, considerando che ogni bambino ha uno stile comunicativo diverso; anche gli stili di comunicazione sono esposti nel libro, al fine di facilitare il genitore. Regole e modalità non saranno infatti uguali per tutte le situazioni.

Da evidenziare che anche il genitore sarà tenuto a rispettare un giusto ruolo col proprio figlio: che va dall’insegnante, all’osservatore, all’animatore.

Il libro guida inoltre verso l’utilizzo di una metodologia interattiva: il genitore va istruito nell’affiancarsi al proprio figlio, unendosi a lui giocando. Giocando come dei bambini appunto, perché con i bambini ci si impegna o ci si preoccupa, ma soprattutto ci si diverte. E sarà proprio quel bambino che si troverà di fronte la propria mamma o il proprio papà che si relazionano a lui divertendosi, che apprenderà tutto con molta più facilità e spensieratezza.

E con il proseguire dei capitoli del libro ci troviamo di fronte alla descrizione di bambini che sanno parlare e rispondere alle domande.
Anche in questi casi il genitore è guidato a stimolare la conversazione del proprio figlio. È anche vero che il bambino sa ormai parlare, ma si trova ancora in una fase di crescita ed è quindi opportuno che si dialoghi il più possibile per rendere efficace l’apprendimento del linguaggio.

Imparare a parlare tramite il gioco, la lettura e la musica nel libro ” Parlare un gioco a due “

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Il genitore viene spesso invitato a giocare, a creare le giuste routine che consentono non solo di creare un clima appagante e interattivo col bambino, ma anche al fine di far sì che quest’ultimo apprenda nuove forme comunicative. Quest’ultimo, apprendendo sotto forma di gioco, non si troverà di fronte a direttive autorevoli a cui spesso potrebbe essere riluttante, piuttosto un’interazione piacevole e stimolante.
Anche giocando si impara a parlare. Gli autori continuano a ricordarlo. E infatti dedicano un intero capitolo del libro a questa attività: il gioco.

Gli ultimi due capitoli sono dedicati alla lettura e alla musica, altre due prassi importantissime nell’interazione genitore – bambino. Due metodologie di interazione creativa con l’obiettivo di conoscere nuovi termini e significati.
E una volta chiuso il libro è impossibile che il lettore non abbia appreso nulla.

Mi sento di dire che questo libro più che una guida è un invito per i genitori a giocare e interagire allegramente con i propri bambini, questo perché inevitabilmente determinerà dei risultati: il bambino “Scopritore” del linguaggio diverrà col tempo non solo un “Combinatore”, ma un vero e proprio “Comunicatore”; il tutto grazie ai propri genitori che lo hanno pilotato verso questa competenza.

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Bibliografia

  • Pepper J., Weitzman E. (2017), “Parlare, un gioco a due. Guida pratica per genitori di bambini con disturbi di linguaggio”, Alpes Italia srl: Roma.
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