Le radici comuni dell’ansia – Ciottoli di Psicopatologia Generale Nr. 4

I disturbi d’ansia si distinguono per lo scopo minacciato mentre sono identici per tre caratteristiche dell’evento temuto: probabilità, gravità e controllo.

ID Articolo: 117975 - Pubblicato il: 15 febbraio 2016
Le radici comuni dell’ansia – Ciottoli di Psicopatologia Generale Nr. 4
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L’ansia è tipicamente umana necessitando di un sistema cognitivo in grado di fare previsioni a medio e lungo termine. Per il breve termine e il presente immediato si parla di paura più legata al dato percettivo.

CIOTTOLI DI PSICOPATOLOGIA GENERALE (RUBRICA) – LEGGI L’INTRODUZIONE

 

L’ansia è tipicamente umana necessitando di un sistema cognitivo in grado di fare previsioni a medio e lungo termine. Per il breve termine e il presente immediato si parla di paura più legata al dato percettivo. I vari disturbi d’ansia si distinguono per la categoria di eventi che vengono temuti e, dunque in altre parole per lo scopo minacciato e sono invece identici per tre caratteristiche relative proprio all’evento temuto:

  • La sovrastima della sua probabilità
  • La sovrastima della sua gravità
  • La sovrastima della possibilità di controllo su di esso.

Trattandosi di tre errori di valutazioni probabilistiche si potrebbe dedurne che sarebbe utile più che una psicoterapia un corso di statistica. Purtroppo tali errori si fondano su specifici bias cognitivi in cui cadono anche esperti matematici in quanto eredità genetica, errori sistematici che si sono rivelati utili per salvare la pelle ai nostri antenati. Il compito che ci si può porre è quello di evidenziarli rendendoli consapevoli in modo da arginarne gli effetti e talvolta correggerli. Inoltre, come già proposto in altri ciottoli, utilizzarli biecamente a vantaggio del lavoro terapeutico.

Kahneman argomenta in modo scientificamente solidissimo (soprattutto pag 45 e pg 453 e seg.) come il comportamento umano sia il prodotto della collaborazione, non sempre facile, tra due modi di funzionare che chiama sistema 1 e sistema 2 e che per semplicità di esposizione chiamerò intuizione e raziocinio. In estrema sintesi possiamo dire che l’intuizione è automatica, intuitiva, rapida, efficiente, in genere guida l’azione e ci azzecca soprattutto per questioni che riguardano la sopravvivenza, distingue il normale dall’eccezione di fronte alla quale ne genera subito una interpretazione causale attraverso l’invenzione di una storia plausibile che fornisca soluzioni praticabili immediate.

Il raziocinio invece è il punto di vista da cui prendiamo decisioni, la voce narrante del nostro dialogo interno, ciò a cui ci riferiamo quando diciamo io, orienta volontariamente l’attenzione e corregge le proposte dell’intuizione. La sua attivazione è faticosa e comporta dispendio di energie.

Messaggio pubblicitario Nel suggerire possibili tecniche è utile distinguere gli interventi sui primi due punti comuni da quelli sul terzo punto che è particolarmente presente nel DOC dove la sovrastima del possibile controllo sull’evento temuto genera un ulteriore circolo vizioso secondo cui se è possibile , è anche doveroso e colpevole non farlo che è esso stesso (essere colpevole) l’evento temuto dagli ossessivi. Partiamo proprio dai suggerimenti specifici per gli ossessivi. In loro è presente una sorta di ipertrofia funzionale del raziocinio. Il sistema 2, per non essere colpevole di negligenza, riesamina senza sosta i prodotti dell’intuizione e siccome non accetta margini di incertezza, non vuole lasciare la minima probabilità al dubbio, si impegna in un lavorio incessante che tuttavia assorbe molte risorse ed è incompatibile con altri lavori. Poiché l’autocontrollo volontario diminuisce necessariamente quando si è sotto sforzo mentale e persino fisico, in presenza di compulsioni impegnarsi in un qualsiasi lavoro fisico o mentale è di grande aiuto.

Ad esempio di fronte alle compulsioni covert può essere utile attivarsi in compiti come la progettazione di un evento o eseguire esercizi matematici a mente o anche giocare con l’immaginazione a sudoku o realmente a scassaquindici (sempre che ancora esistano quei quadratini di plastica per giocarvi). Ancora, siccome il sistema del raziocinio è attivo quando non ci sono emergenze in corso che decretano l’assoluta priorità dell’intuizione può essere utile esporsi, anche solo in immaginazione, a delle minacce. E’ un po’ come dire che di fronte a stringenti emergenze reali il rimuginio e il dubbio sono un lusso che non ci si può permettere. Non si ha notizia di alcun ossessivo perito in un incendio perché attardatosi a mettere in ordine o a rilavarsi le mani (personalmente ho descritto il caso di un gravissimo ossessivo guarito in seguito all’incendio del suo negozio con un danno di 3 milioni di euro che attribuì a me, ma questa è un’altra storia).

Viene anche in mente il modo adeguato con cui gli ipocondriaci, anche gravi, fronteggiano malattie reali. Certamente però non possiamo trasformarci in piromani o untori per guarire i nostri pazienti. Un potente sostegno ai vissuti di responsabilità e di colpa sono l’insieme dei bias che ci fanno da un lato sovrastimare la causalità e dall’altro sottostimare il caso e la fortuna. Il vissuto di impotenza che si sperimenta nello scoprire l’importanza del caso e del fortuito e dunque la scarsa influenza che abbiamo nel determinare l’andamento delle cose, è un vero sollievo per l’ossessivo che in effetti mostra una riduzione sintomatologica nelle situazioni manifestamente al di fuori del suo controllo.

Per convincerlo di ciò, è importante che comprenda a fondo il concetto di regressione verso la media (effetto su cui anche i terapeuti dovrebbero riflettere prima di prendersi i meriti dei miglioramenti o le colpe dei peggioramenti). In realtà la maggior parte delle cose avviene fuori da ogni nostro controllo. A tal proposito può essere utile costruire in seduta una torta delle cause (cosa diversa dalla torta delle probabilità che riguarda invece gli esiti) in cui il terapeuta imponga la presenza di una porzione denominata caso e ne fornisca diversi esempi prima di farne stimare al paziente il peso percentuale.

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