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Daniel Siegel – La neurobiologia interpersonale – Report dal Workshop

Daniel Siegel-Report del Workshop: Possiamo definire il benessere quando un sistema è integrato; ciò implica il collegamento di parti differenziate.

ID Articolo: 34828 - Pubblicato il: 30 settembre 2013
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La neurobiologia interpersonale –

La psicoterapia funziona: perché?

 

Report del Workshop

 

Dr. Daniel SiegelPossiamo definire il benessere quando un sistema è integrato; l’integrazione implica il collegamento di parti differenziate di un sistema, se presente, ne risultano flessibilità e armonia; se assente, si manifestano caos e rigidità.

Almeno una volta nella vita, tutti ci siamo fatti questa domanda, sia come terapeuti che come pazienti; sicuramente questo workshop, nella sua semplice complessità, ha risposto a questa domanda. E molto di più.

Parola d’ordine Integrazione.

Daniel Siegel è “clinical professor” di Psichiatria presso la facoltà di Medicina della UCLA (University of California, Los Angeles), dove fa parte del Center for Culture, Brain, and Development ed è codirettore del Mindful Awareness Research Center; è inoltre direttore esecutivo del Mindsight Institute, ente di formazione che fornisce servizi di apprendimento online e lezioni svolte di persona, incentrati entrambi sui modi in cui è possibile accrescere la mindsight in individui, famiglie e comunità attraverso l’esame dei punti di contatto presenti nei rapporti interpersonali e dei processi biologici di base degli esseri umani.

I due giorni di workshop sono stati decisamenti intensi e ricchi, sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista umano ed interpersonale. Conoscere Siegel, una persona così disponibile al dialogo, aperta e attenta nelle relazioni, non è cosa di poco conto: la sua energia e il suo essere mindfull si sono respirati per due giorni, un vortice di parole, nozioni ed esercizi esperienziali.

La mattinata di venerdì si è aperta con questa domanda: “Come è possibile rendere e mantenere la nostra mente in salute?” E con questa cornice di fondo abbiamo iniziato a lavorare partendo dalle definizioni di mente, cervello, relazione ed integrazione.

Le relazioni sono il modo in cui energia e informazione vengono condivise, mentre ci connettiamo e comunichiamo l’un l’altro. Il cervello riguarda il meccanismo fisico attraverso cui energia e informazione fluiscono. La mente è il processo che regola il flusso di energia e informazione. Queste tre dimensioni formano il triangolo del benessere.

Possiamo definire il benessere quando un sistema è integrato; l’integrazione implica il collegamento di parti differenziate di un sistema, se presente, ne risultano flessibilità e armonia; se assente, si manifestano caos e rigidità.

Nel momento in cui si trasferisce questo modello alla mente umana, si riscontra che una mancanza di integrazione produce sintomi e sindromi che si potrebbero forse considerare disturbi mentali.

La neurobiologia interpersonale si avvale di un’ampia varietà di discipline scientifiche, contemplative e artistiche. Lo stato di salute viene determinato dal processo di integrazione mente, cervello e relazioni.

Da un punto di vista clinico diventa dunque interessante vedere la psico-patologia e svariati disturbi mentali come un deficit di integrazione: in questa cornice compito del terapeuta sarà, attraverso diversi strumenti, aumentare l’integrazione nel paziente, favorendo il cambiamento verso uno stato maggiore di benessere.

Tre esperienze umane favoriscono questo processo, promuovendo il benessere: attaccamento sicuro, meditazione mindfulness e psicoterapia efficace.

Avere un atteggiamento Mindful significa saper “guidare” consapevolmente la nostra attenzione; viene da sé che uno degli obiettivi della pratica è quello di aumentare il nostro grado di consapevolezza. Consapevolezza che ci permette di osservare il cambiamento, ma anche i nostri automatismi di pensiero, le nostre emozioni e il modo in cui la mente si ancora a questi oggetti di per sé intrinsecamente mutevoli.

Durante il workshop abbiamo fatto alcuni esercizi di mindfulness: un primo esercizio proposto è stato quello della respirazione consapevole, in cui in prima persona abbiamo potuto sperimentare che la mente per sua natura tende a sfuggire a ciò che sta avvenendo nel qui e ora e si ancora alle esperienze del passato o si proietta in desideri futuri. Spostare l’attenzione al respiro lasciando andare i pensieri significa prendere maggior consapevolezza di come la nostra mente funziona ed essere sempre di più nel momento presente.

Un’immagine molto bella che Siegel ha portato nella pratica è stata questa: “La mente è come l’oceano. E sul fondo dell’oceano, al di sotto della superficie, vi è calma e chiarezza. E non importa quali siano le condizioni della superficie, se sia piatta, mossa o tempestosa, perché sul fondo dell’oceano vi è tranquillità e serenità. Dal profondo dell’oceano puoi guardare verso la superficie e limitarti a notare l’attività che vi si trova, come nella mente; dal profondo della mente puoi guardare su, verso le onde, le onde cerebrali che si trovano sulla superficie della mente, dove esiste tutta l’attività della mente, pensieri, sentimenti, sensazioni e ricordi. Hai l’incredibile opportunità di limitarti a osservare queste attività che si svolgono sulla superficie della mente.”

Sempre in termini di consapevolezza e attenzione, in un esercizio interessante Siegel ci ha guidato nel portare l’attenzione prima verso il centro della stanza, poi verso il muro, poi di nuovo verso il centro della stanza e ancora verso il muro, portandola poi davanti a noi come se stessimo leggendo un libro. Infine ci ha guidato a portare l’attenzione dentro di noi, nel nostro centro, e a respirare consapevolmente, facendoci sperimentare in prima persona il “potere” che abbiamo nel guidare la nostra attenzione consapevole.

Esercizio e metafora che poi ci siamo portati dietro per l’intero workshop è stato quello della ruota della consapevolezza che riporto qui:

Messaggio pubblicitario Puoi pensare alla struttura della mente come a qualcosa di simile a una ruota della consapevolezza, immaginando la ruota di una bicicletta dove vi è un cerchione più esterno e dei raggi che connettono il cerchione al mozzo interno. Nella ruota della consapevolezza della tua mente, qualsiasi cosa che possa entrare nella tua consapevolezza è uno degli infiniti punti del cerchione. Un settore del cerchione potrebbe includere i nostri cinquesensi del tatto, del gusto, dell’odorato, dell’ascolto e della vista, quei sensi che portano il mondo esterno nelle nostre menti. Un altro settore del cerchione della ruota è il senso del nostro corpo, il senso dei nostri arti, dei muscoli del nostro volto e il sentimento degli organi del nostro busto, dei nostri polmoni, del nostro cuore e dei nostri intestini. Tutto il corpo porta la sua saggezza nella mente e questo senso del corpo, il tuo sesto senso, aggiunge un’altra tessitura a quello di cui puoi diventare consapevole. Un altro insieme di punti del cerchione sono le cose che la mente crea in modo diretto, come i pensieri e i sentimenti, i ricordi e le percezioni, le speranze e i sogni, e anche questo segmento del cerchione della nostra mente è pienamente disponibile alla nostra consapevolezza, è quello che puoi chiamare il tuo settimo senso: la nostra capacità di vedere la mente, in noi stessi e nelle menti delle altre persone. Possiamo anche essere in grado di sentirci “sentiti” nel nostro ottavo senso, quando sentiamo che le nostre relazioni sintonizzate risuonano con gli altri e con noi stessi.

Possiamo scegliere se vogliamo prendere un segmento e mandare un raggio verso quel punto del cerchione. Possiamo scegliere se prestare attenzione alle sensazioni che proviamo nella pancia, e mandare lì un raggio. O possiamo scegliere di prestare attenzione a un ricordo, e mandare un raggio all’area del settimo senso per vedere quella parte della mente. E così, i raggi rappresentano la nostra capacità di focalizzarci su un punto del cerchione. E i raggi emanano dal profondo della mente, che è il mozzo della ruota della consapevolezza. E quando ci focalizziamo sul respiro, noi possiamo sviluppare la spaziosità del mozzo della mente. Quando il mozzo della mente si espande, possiamo sviluppare la capacità di essere recettivi a tutto ciò che sorge dal cerchione, di abbandonarci alla spaziosità, alla qualità luminosa del mozzo della ruota che può ricevere qualsiasi aspetto della nostra esperienza proprio come è. Senza idee preconcette e senza aggrapparci ai giudizi, questa consapevolezza mindful, quest’attenzione recettiva, ci porta in un luogo tranquillo dove possiamo essere consapevoli e conoscere tutti gli elementi della nostra esperienza.

Il centro delle nostre menti, come il fondo dell’oceano, è un luogo di tranquillità e ricerca, dove possiamo esplorare la natura della mente con equanimità, energia e concentrazione. Questo centro della mente è sempre a nostra disposizione, proprio ora. Ed è da questo centro che entriamo in uno stato compassionevole di connessione con noi stessi, e sentiamo compassione per le altre persone.

Focalizziamoci sul respiro ancora per qualche momento, insieme. Apriamo quel mozzo spazioso della mente alla bellezza e alla meraviglia di ciò che è.” (da: D.J. Siegel, “Mindfulness e Cervello” ed. R. Cortina)

La domanda cardine del secondo giorno di workshop è stata: “Quale parte svolgiamo da terapeuti?”. Una prima risposta potrebbe essere che secondo John Norcross la presenza, l’empatia, e la disponibilità a ricevere feedback del terapeuta costituiscono gli elementi cruciali dei risultati terapeutici  dati emersi da una meta-analisi di studi sulla psicoterapia.

Il compito di un terapeuta mindful è di  portare in terapia presenza, sintonizzazione, risonanza, fiducia, verità,

monitoraggio,trasformazione tranquillità.

Occorre, dunque, sfruttare il potere di consapevolezza e attenzione per catalizzare l’integrazione neuronale.

Ripensando ai nostri piani di intervento e trattamento alla luce della neuroplasticità cerebrale, assumono una nuova importanza carattersitiche di stile di vita quali: ore di sonno, alimentazione, esercizio aerobico, e inoltre assumono luce diversa le relazioni, l’apertura alle novità intesa come flessibilità, senso dell’umorismo e le abilità di mindfulness.

Studi su salute fisica, benessere emotivo, longevità, felicità e persino saggezza indicano che l’abilità degli individui di essere consapevoli del proprio mondo interiore – e sentirsi profondamente legati agli altri – sta al centro di resilienza e salute mentale.

In quest’ottica, le terapie efficaci sono quelle che stimolano attivazione e crescita neuronale verso uno stato maggiormente integrato.

Da una prospettiva neurobiologica interpersonale, abbiamo osservato come i clinici possano impiegare la relazione terapeutica per alimentare la crescita di nuovi processi integrativi nei loro pazienti. E abbiamo preso in esame i Nove domini di integrazione che Siegel illustra nel suo libro Terapeuta consapevole guida per il terapeuta al Mindsight e all’integrazione neurale (D.J.Siegel, ISC Editore, 2013)

  1. Integrazione della coscienza
  2. Integrazione bilaterale
  3. Integrazione verticale
  4. Integrazione della memoria
  5. Integrazione narrativa
  6. Integrazione di stato
  7. Integrazione interpersonale
  8. Integrazione temporale
  9. Integrazione traspirazionale

Il lavoro da svolgere in ciascun dominio richiede interventi terapeutici specifici. Esito ultimo dell’integrazione è far spostare gli individui lontano da stati di caos e rigidità presenti, ma dentro l’armonia e la calma del benessere.

Da lunedì faccio terapia ricordandomi di questa immagine molto bella che è emersa dal dialogo nel pomeriggio di sabato: “Quando siete in aereo e state per partire le hostess vi illustrano le procedure di sicurezza, nel caso di depressurizzazione vi invitano a mettere prima la vostra maschera d’ossigeno e poi eventualmente aiutare gli altri”, semplice ed efficace per noi terapeuti, ma per tutte le persone che hanno a che fare con le professioni di aiuto in cui spesso lo schema di autosacrificio è piuttosto attivato.

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BIBLIOGRAFIA:

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