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MBRP – Mindfulness Based Relapse Prevention per la prevenzione delle ricadute nelle dipendenze

Nell’ambito delle tossicodipendenze, un approccio che ha dato prove di efficacia è il MBRP - Mindfulness Based Relapse Prevention.

ID Articolo: 32764 - Pubblicato il: 12 luglio 2013
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MBRP - Mindfulness Based Relapse Prevention per la prevenzione delle ricadute nelle dipendenze . - Immagine: © kikkerdirk - Fotolia.comNell’ambito delle problematiche legate alle tossicodipendenze, un approccio che ha dato prove di efficacia è il MBRP – Mindfulness Based Relapse Prevention (Bowen, Chawla & Marlatt, 2010) sviluppato nel Centro di Ricerca Addictive Behaviour dell’Università di Washington.

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Simile al Mindfulness-Based Cognitive Therapy per la depressione (MBCT) per alcuni aspetti centrali, il MBRP è concepito come un programma di integrazione delle pratiche di mindfulness con i principi della terapia cognitivo-comportamentale applicati alle dipendenze.

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Le pratiche di cui è composto il programma MBRP hanno lo scopo di promuovere e favorire maggiore consapevolezza dei trigger legati all’uso di sostanze, agli schemi abituali implicati nei comportamenti di dipendenza e delle reazioni “da pilota automatico” che portano a mettere in atto comportamenti disfunzionali di uso e abuso. Le pratiche di mindfulness previste del MBRP sono progettate per promuovere l’osservazione dell’esperienza presente e portare consapevolezza rispetto alla gamma di scelte che ognuno può mettere in atto.

Molteplici strade per la Cura dell' Ansia. - Immagine: © Mark Abercrombie - Fotolia.com

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Il lavoro con la mindfulness è volto, quindi, ad aumentare la possibilità dell’individuo di rispondere agli impulsi attraverso comportamenti “utili” e adeguati e a non re-agire con modalità dannose per la salute e per il benessere psicologico.

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Gli obiettivi principali del MBRP sono:

1. Sviluppare la consapevolezza dei trigger personali e delle re-azioni abituali in modo da individuare quando si agisce con il “pilota automatico” e imparare a creare un “tempo di consapevolezza”, una pausa tra questi processi percepiti come automatici;

2. Modificare il rapporto con la sofferenza, riconoscendo e gestendo in modo funzionale e utile le esperienze emotive difficili;

3. Promuovere una modalità basata sulla compassione e sulla sospensione del giudizio verso la propria esperienza.

Tra le pratiche più interessanti utilizzate nel MBRP credo sia importante ricordare il SOBER, di cui abbiamo brevemente parlato su State of Mind.

La pratica SOBER permette ai partecipanti di riconoscere nella quotidianità un momento difficile emotivamente. Ad esempio, situazioni relazionali difficili, in cui si è abituati a re-agire in modo impulsivo, situazioni di ansia, tristezza, rabbia o altre emozioni percepite come difficili da gestire.

In breve, nella pratica del SOBER si consegna al partecipante una scheda che lo guiderà nella pratica quotidiana.

Messaggio pubblicitario  La pratica del SOBER, molto felice se letta nell’acronimo inglese (sober=sobrio), consiste nella messa in pratica dei seguenti passaggi:

S (stop) – Stop – Prenditi qualche istante per interrompere il pilota automatico e per riconoscere che ti trovi in una situazione per te difficile.

O (observe) – Osserva – Osserva e nota cosa sta avvenendo nel tuo momento presente, descrivi le sensazioni del corpo, le emozioni e i pensieri che la tua mente fa in questo momento presente.

B (breath)- Il Respiro – Scegli e porta in modo deciso e gentile tutta la tua consapevolezza sul respiro, semplicemente notando il tuo respiro.

E (expand) – Espandi la consapevolezza – Espandi la consapevolezza a tutto il corpo, nota il tuo corpo che respira. Allarga ancora la tua consapevolezza all’ambiente in cui ti trovi e alle sensazioni del momento presente.

R (respond) – Rispondi – Scegli quale risposta dare in questo momento presente, che sia utile per te e non dannosa (considera anche il “non-agire” come risposta).

La pratica, che viene di frequente provata dai partecipanti e letta come “quella più utile”, può essere estesa anche a ambiti diversi dal campo delle dipendenze. Potrebbe essere uno strumento utile da utilizzare anche in setting individuali (o di gruppo) quando ci si trova di fronte a persone che riportano difficoltà legate alla gestione dell’impulsività e della reattività.

 

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BIBLIOGRAFIA:

 

 

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