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Bambini frustrati? Un rimedio: l’autoregolazione emotiva

L’autoregolazione emotiva nei bambini rappresenta una competenza chiave per affrontare la frustrazione e regolare capricci e reazioni emotive

Di Anna Boccaccio

Pubblicato il 05 Mag. 2026

Dalla frustrazione alla crescita: guidare i bambini verso l’autoregolazione

Un giocattolo conteso, le costruzioni che non si incastrano, una merendina negata prima dell’ora di cena … Un genitore lo sa: la frustrazione nei bambini può essere innescata dalle situazioni più disparate e degenerare in escalation di rabbia, giocattoli che volano e capricci interminabili. 

Gestire la frustrazione dei figli può far sentire i genitori a loro volta frustrati, stressati, sopraffatti, inadeguati o addirittura disperati, sviluppando talvolta la convinzione di avere scarse capacità di controllo sui comportamenti dei loro figli (Mckay et al., 2021).

Tuttavia, per un bambino in età prescolare, che non ha ancora del tutto acquisito il vocabolario emotivo e le competenze socio emotive utili a esprimere ciò che prova e ciò di cui ha bisogno, le situazioni frustranti possono rivelarsi preziose opportunità per sviluppare un’importante capacità: l’autoregolazione emotiva. E i migliori alleati in questo processo di apprendimento potrebbero essere proprio i genitori.

Che cosa è la frustrazione?

Facciamo un passo indietro e definiamo il concetto di frustrazione. La frustrazione è uno stato emotivo orientato all’obiettivo che emerge quando si incontrano ostacoli nel perseguire un obiettivo desiderabile. La frustrazione può insorgere quando i nostri obiettivi sono compromessi o non raggiunti e può influenzare significativamente il nostro comportamento successivo (Jiménez-Soto et al., 2022). 

Uno studio svedese ci ricorda che l’esperienza della frustrazione è anche multiforme e può variare da circostanze molto semplici, come cercare di grattarsi un punto sulla schiena che non si riesce a raggiungere, a situazioni molto più complesse, come il fallimento del lancio di un razzo dopo anni di sforzi dedicati alla preparazione (Yazdi et al., 2024). 

La rabbia rappresenta una delle possibili risposte emotive a un accumulo di frustrazione. La frustrazione, infatti, non porta necessariamente alla rabbia, ma può anche ingenerare tristezza, abbassamento delle aspettative personali, rassegnazione o reazioni più costruttive del tipo “la prossima volta andrà meglio”.

Nei bambini, la frustrazione può assumere svariate manifestazioni, tra cui: irritabilità, pianto, urla, rigidità o inflessibilità comportamentale (scarsa tolleranza ai cambiamenti della routine), evitamento di un compito ritenuto troppo difficile e al di là delle proprie capacità, aggressività fisica (auto-diretta o etero-diretta) o verbale e oppositività. 

L’autoregolazione emotiva

Secondo un vasto filone di ricerca, la chiave per aiutare i bambini a superare la frustrazione potrebbe risiedere nell’autoregolazione emotiva.

L’autoregolazione emotiva fa riferimento alla capacità di un individuo di gestire la propria attenzione, le proprie emozioni e i propri comportamenti in base alle richieste imposte da una situazione e al raggiungimento di particolari obiettivi (Adynski et al., 2024). Include diverse capacità, tra cui: 

  • resistere a reazioni fortemente emotive di fronte a stimoli destabilizzanti 
  • calmarsi quando si è agitati
  • adattarsi a un cambiamento nelle aspettative 
  • regolare il proprio comportamento in base alle richieste sociali di una situazione (mettersi in fila per entrare al luna park, attendere il proprio turno nei giochi, ringraziare per un regalo ricevuto ecc.)
  • saper aspettare un oggetto desiderato (come un regalo o un cibo preferito) 
  • regolare la rabbia. 

È un insieme di competenze che consente ai bambini, man mano che crescono, di orientare il proprio comportamento verso un obiettivo, nonostante l’imprevedibilità degli stimoli ambientali e sociali. Inoltre, favorisce l’adattamento sociale, il successo scolastico, il benessere fisico e mentale (Blair & Raver, 2015; Noroña-Zhou & Tung, 2020).

Autoregolazione? Mio figlio non ce l’ha!

L’autoregolazione emotiva è una capacità, e come tale può essere insegnata e praticata nei più piccoli. Ha una base temperamentale e ambientale. Questo significa che alcuni bambini nascono con una predisposizione individuale ad autoregolarsi, mentre altri possono incontrare più elevate difficoltà di autoregolazione emotiva manifestando, ad esempio, maggiore irritabilità al momento del bagnetto, mentre li si veste o di fronte a piccoli cambiamenti della routine. 

Anche l’ambiente può giocare un ruolo importante: quando cediamo ai capricci dei nostri figli, interveniamo eccessivamente nel tentativo di calmarli, risolviamo i problemi al loro posto o ne preveniamo le richieste, i bambini possono rallentare lo sviluppo delle loro capacità di autoregolazione emotiva. Se tale schema si ripete frequentemente, il bambino potrà aspettarsi che i genitori siano i suoi regolatori esterni e potrà abituarsi a non calmarsi da solo, necessitando in seguito di maggiore aiuto per regolare le proprie emozioni. 

Come posso insegnare l’autoregolazione emotiva?

Siamo realisti: non possiamo aspettarci che nostro figlio di 2 anni e mezzo venga a dirci: “Mamma, mi sento triste. Potresti abbracciarmi, per favore?”. L’autoregolazione emotiva è una capacità che necessita di tempo e pratica per essere affinata, al pari di qualsiasi altra abilità, come camminare, parlare, usare il vasino e andare in bici. In particolare, lo sviluppo della capacità di regolare le proprie emozioni nei bambini richiede il supporto di un adulto, e i genitori possono contribuire a tale processo in diversi modi.

Non evitare le frustrazioni

Possiamo allenare i bambini a inserire le fonti di frustrazione nella nostra vita quotidiana, ad esempio sperimentando progressivi cambiamenti nella routine o astenendoci dall’intervenire per risolvere il problema al posto di nostro figlio. Se il pezzo di un puzzle fatica a incastrarsi, possiamo incoraggiare il bambino a fermarsi e a riflettere, magari suggerendogli: “Vedo che sei frustrato per questo puzzle. Fermiamoci a guardarlo insieme”. In questo modo, potremo convalidare ed etichettare la sua emozione, e fornire una modalità di reazione più sana ed “evoluta” alla sua frustrazione.

Sii un modello nella tua frustrazione

Ricordiamo che i bambini ci osservano e imparano guardando quello che facciamo (e diciamo). Per questo, è fondamentale essere consapevoli delle proprie modalità di reazione alla frustrazione: sbuffiamo? Teniamo il broncio? Sbattiamo gli oggetti? Diciamo parolacce?

Fare una pausa, anche allontanandosi temporaneamente dai bambini per fare qualche respiro profondo e autoregolarsi, può aiutarci a verbalizzare la nostra frustrazione e adottare modalità costruttive per gestirla. Se faremo del nostro meglio per mantenere la calma e cercare soluzioni, probabilmente anche i nostri figli faranno altrettanto.

Bambini diversi, diverse strategie

Tenere conto del temperamento specifico di ogni bambino può essere d’aiuto. Un bambino con tendenza a elevata sensibilità agli stimoli e con reazioni emotive intense, ad esempio, potrebbe frustrarsi facilmente quando si sente sopraffatto. Possiamo trovare insieme a lui un luogo accogliente in cui rifugiarsi (come un angolo della stanza o una tenda indiana), dove possa ritirarsi temporaneamente e prendersi una pausa per calmarsi. D’altra parte, i bambini molto attivi, che hanno difficoltà a stare fermi, potrebbero trarre beneficio dalla possibilità di incanalare la loro energia nell’esercizio fisico. 

Far sperimentare piccoli successi

Si tratta di adeguare il nostro livello di aspettative di successo alle capacità del bambino. Ad esempio, se nostro figlio fa sistematicamente i capricci al supermercato, possiamo fare una passeggiata con lui in un negozio in cui non abbiamo grandi acquisti da sostenere. Il bambino potrebbe fare pratica nel camminare al nostro passo, tenendo le mani a posto, e noi potremmo lodarlo e assegnargli dei punti per ottenere una ricompensa. Potremmo scoraggiarci se le cose non vanno bene al primo tentativo, l’importante è ridurre l’attività in modo che sia fattibile e gestibile in modo indipendente per il bambino.

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Riferimenti Bibliografici
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