Che cosa è la frustrazione?
Facciamo un passo indietro e definiamo il concetto di frustrazione. La frustrazione è uno stato emotivo orientato all’obiettivo che emerge quando si incontrano ostacoli, temporanei o permanenti, nel perseguire un obiettivo desiderabile (Jiménez-Soto et al., 2022). La frustrazione può insorgere quando i nostri obiettivi sono compromessi o non raggiunti e può influenzare significativamente il nostro comportamento successivo.
La rabbia rappresenta una delle possibili risposte emotive a un accumulo di frustrazione. La frustrazione, infatti, non porta necessariamente alla rabbia, ma può anche ingenerare tristezza, abbassamento delle aspettative personali, rassegnazione o reazioni più costruttive del tipo “la prossima volta andrà meglio”.
Nei bambini, la frustrazione può assumere svariate manifestazioni, tra cui: irritabilità, pianto, urla, rigidità o inflessibilità comportamentale (scarsa tolleranza ai cambiamenti della routine), evitamento di un compito ritenuto troppo difficile e al di là delle proprie capacità, aggressività fisica (auto-diretta o etero-diretta) o verbale e oppositività. Tali manifestazioni possono presentare differenti intensità e frequenza, variando da sporadici e occasionali episodi a costanti ed eccessive esplosioni di rabbia o crisi emotive (in cui il bambino perde il controllo sul proprio comportamento e questo si protrae fino al suo esaurimento o fino all’intervento del genitore).
Come cambia la frustrazione in età evolutiva
Come genitori, è fondamentale nutrire aspettative relative alla tolleranza alla frustrazione che siano adeguate e realistiche rispetto all’età dei bambini. Le capacità socio emotive nei bambini si sviluppano nel tempo, e i più piccoli possono incontrare maggiori difficoltà nel gestire la frustrazione rispetto ai più grandi, restando sopraffatti dalle loro emozioni. Non possiamo certo aspettarci che i nostri gemelli di 3 anni si siedano a tavolino e si dicano: “Ok, vogliamo entrambi lo stesso giocattolo. Parliamone con calma e risolviamo il problema”.
Non a caso, i capricci iniziano tipicamente nel corso del secondo anno di vita, quando i bambini sperimentano il cosiddetto periodo evolutivo dei “terribili due anni” (Deichmann & Ahnert, 2021).
Nelle diverse fasce d’età, la frustrazione e le sue reazioni assumono in genere un simile andamento:
- a partire dai 4 mesi di vita, compaiono le prime manifestazioni di rabbia in risposta a obiettivi bloccati;
- da 1 a 3 anni, la capacità di regolare efficacemente le emozioni è ancora immatura. I bambini potrebbero non disporre del linguaggio utile a esprimere la propria frustrazione, aspettare a stento un oggetto o un’attività desiderati, mostrando capricci, crolli emotivi e scarse capacità di spostare l’attenzione da un obiettivo ostacolato a un’alternativa disponibile. Inoltre, con l’aumento della mobilità fisica nei bambini, i genitori possono imporre un maggiore controllo comportamentale (ad esempio, stabilendo limiti), suscitando a loro volta maggiore frustrazione e rabbia nei bambini (Cole et al., 2011; Liu et al., 2018);
- in età prescolare (dai 3 ai 5 anni), i bambini sono più capaci di comunicare verbalmente le proprie frustrazioni, sebbene la gestione di emozioni intense possa essere ancora difficoltosa. Si sviluppano le prime strategie di coping (ovvero capacità di affrontare un evento che suscita emozioni sgradevoli), come chiedere aiuto a un adulto o allontanarsi da un contesto frustrante con il “broncio”;
- da 6 a 8 anni, i bambini sviluppano maggiore autocontrollo emotivo e capacità di problem solving, iniziano a posticipare le gratificazioni e ad affrontare la frustrazione in modo costruttivo. Possono essere ancora presenti scoppi d’ira e capricci intensi;
- dai 9 ai 12 anni, il problem solving relativo a situazioni sociali o ad alto impatto emotivo è più efficace, ma sfide scolastiche e pressioni da parte dei pari possono aumentare l’esperienza di frustrazione;
- gli adolescenti affrontano sfide particolari legate alla frustrazione, come problemi di identità, indipendenza, conflittualità in famiglia, stress scolastico e relazioni con i coetanei.
Chiedere un aiuto specialistico
Quando un genitore dovrebbe porre particolare attenzione alle reazioni di frustrazione del proprio figlio? Alcuni segnali potrebbero suggerire la necessità di un approfondimento specialistico, al fine di valutare l’eventuale presenza di particolari condizioni cliniche sottostanti al comportamento del bambino:
- il bambino reagisce alla frustrazione in modo pericoloso per se stesso o per gli altri
- capricci intensi e scoppi d’ira oltre l’età tipica (oltre gli 8 anni circa)
- il comportamento a scuola è inadeguato e non consente un adattamento ottimale alle regole di convivenza scolastica
- il comportamento interferisce con la capacità di socializzare (ad esempio, il bambino non ha amici, è escluso da feste di compleanno e appuntamenti di gioco)
- il bambino sperimenta disagio in relazione alle proprie reazioni di frustrazione e rabbia
- le reazioni emotive e comportamentali del bambino suscitano conflitti in casa e interferiscono con la vita familiare.
Perché alcuni bambini sono più facilmente frustrati di altri?
Alcuni bambini possono essere “esplosivi”. Lo sostiene il professor Ross W. Greene, psicologo clinico e docente a contratto presso il Dipartimento di Psicologia del Virginia Tech e presso la University of Technology di Sydney. Secondo il suo volume Il bambino esplosivo (2025), vi sono bambini che presentano scarsa tolleranza alla frustrazione, limitate capacità di flessibilità e adattabilità rispetto a cambiamenti di programma o a nuove direttive dei genitori, elevata frustrazione rispetto a eventi apparentemente banali, difficoltà nel problem solving di tipo razionale e modalità di pensiero del tipo bianco o nero.
Tali bambini esplosivi, per l’appunto, possono vivere giornate dense di episodi frustranti che insorgono all’improvviso e per questioni generalmente trascurabili, come la consistenza del tessuto dei loro vestiti, l’ordine in cui devono essere fatte le cose, la lunghezza di un percorso da fare a piedi ecc. Spesso i loro comportamenti vengono fraintesi dai genitori come manipolativi, pianificati e intenzionali, innescando vere e proprie escalation di rabbia e aggressività reciproche. In realtà, spiega l’autore, le loro reazioni possono sottendere un ritardo nello sviluppo fisiologico di alcune competenze emotive, come la capacità di flessibilità e tolleranza della frustrazione.
Studi di risonanza magnetica funzionale, inoltre, evidenziano come, nei bambini più facilmente frustrabili e irritabili, alcune aree cerebrali quali amigdala, striato e corteccia prefrontale presentino un funzionamento alterato, con ripercussioni sulla capacità di riconoscere correttamente le espressioni facciali altrui, errata aspettativa di ricompensa e scarsa tolleranza alla frustrazione (Tseng et al., 2019; Deveney et al., 2013; White et al., 2018).
I capricci derivanti dalla frustrazione, infine, possono costituire anche un comportamento appreso. Ciò significa che i bambini imparano che fare i capricci porta loro il risultato desiderato.
In altre parole, un bambino che fa fatica a controllare le proprie emozioni potrebbe non regolare consapevolmente i propri comportamenti, ma potrebbe ricorrere a comportamenti “difficili” perché non ha imparato un modo migliore per risolvere i problemi o comunicare i propri bisogni.
Quante volte reagiamo ai capricci dei nostri pargoli concedendo loro quello che vogliono?
Sfortunatamente, questo nostro comportamento rischia di rafforzare le reazioni esasperate alla frustrazione, rendendo i bambini più propensi a continuare a fare i capricci e meno propensi a sviluppare modalità più sane e complesse per gestire le proprie emozioni.