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Essere madri lavoratrici oggi… istruzioni per l’uso?

Essere madri lavoratrici oggi significa affrontare ogni giorno la sfida di conciliare carriera e famiglia, tra stress, sensi di colpa e bisogno di equilibrio

Di Matilde Gordini

Pubblicato il 17 Feb. 2026

Essere madri lavoratrici oggi: parliamone un po’

Una costante ricerca di un equilibrio difficile e precario tra il mondo del lavoro e quello della famiglia, in cui ogni giornata diventa una piccola impresa di resistenza e adattamento.

Negli ultimi decenni, la presenza femminile nel mondo del lavoro è aumentata notevolmente, e con essa è cambiata anche l’immagine tradizionale della maternità. Non più (solo) madri dedite alla casa, ma donne alle quali è chiesto di coniugare la propria realizzazione professionale con il ruolo genitoriale. Il tutto, senza una guida o un manuale di istruzioni che insegni come farlo senza incorrere in frequenti stati di frustrazione, senso di inadeguatezza e perenne stress.

Beh, ma un po’ è sempre stato così…”: niente affatto. Secondo alcune recenti ricerche di Sharma e colleghi (Sharma & Venkateswaran, 2020; Sharma & Kapur, 2022), il contesto odierno in cui tutto questo accade è, come mai prima d’ora, poco stabile e accogliente: viviamo in una società caratterizzata da incertezze economiche, aspettative sempre più alte e ritmi che non lasciano molto spazio alla flessibilità. Così, ciò che in passato era un diritto esclusivo e prioritario, ovvero prendersi cura della casa e della prole, oggi è diventato una corsa a ostacoli, da percorrere insieme alle pressioni lavorative che raramente allentano la presa.

Secondo uno studio svolto da Cuddy e colleghi nel 2010, molte donne oggi si sentono schiacciate da modelli di successo ancora fortemente legati a un’idea maschile di produttività: disponibilità illimitata, autonomia ed efficienza continua. Ma cosa succede quando questi ideali si scontrano con i bisogni della maternità, che richiede presenza emotiva, cura e disponibilità relazionale? Il risultato è un conflitto di ruoli che lascia molte madri con un forte senso di colpa e vergogna, come se non fossero mai “abbastanza” né al lavoro né a casa.

Le principali fonti di stress per le madri lavoratrici: implicazioni su benessere e salute

Secondo diversi studi, il conflitto tra lavoro e famiglia è una delle principali fonti di malessere psicologico per le donne adulte (Allen et al., 2013; Jeong & Jeon, 2018; Kossek et al., 2011, Lallukka et al., 2010; Shockley et al., 2017). In psicologia del lavoro si parla proprio di work-family conflict: da un lato, le richieste del lavoro che interferiscono con la vita familiare, dall’altro le esigenze domestiche che ostacolano le responsabilità professionali. È stato osservato che, nella maggior parte dei casi, sono le esigenze lavorative ad avere la meglio, interferendo tre volte di più nella sfera familiare rispetto alla dinamica opposta. Un ritmo di lavoro pressante, l’impossibilità di staccare per davvero, l’iperconnessione e l’assenza di flessibilità sono tutti elementi che contribuiscono a generare una costante sensazione di sopraffazione.

Tra i fattori stressanti più critici per le madri lavoratrici spicca il sovraccarico di ruolo: molte di queste donne devono gestire simultaneamente aspettative, incombenze e richieste che provengono da ambienti diversi tra loro. In assenza di risorse e supporto adeguato, il carico dei ruoli si fa così pesante e faticoso. Un’altra fonte di stress importante è l’ambiguità nei ruoli lavorativi, quando le madri lavoratrici non sanno esattamente cosa ci si aspetta da loro o si trovano costantemente in mezzo a richieste contraddittorie. Il disagio derivante da questa condizione può addirittura minacciare l’identità personale della donna, quando non si sente di riuscire ad incarnare l’immagine di sé desiderata tanto nella sfera genitoriale quanto in quella lavorativa (Johnston e Swanson, 2007; Christopher, 2012).

A livello ancora più concreto, gli effetti dello squilibrio tra lavoro e famiglia possono manifestarsi con chiarezza. Secondo una ricerca condotta da Santoro lo scorso anno, le madri che vivono livelli elevati di stress, legati alla conciliazione dei ruoli, riportano più frequentemente sintomi depressivi, sentimenti di rabbia e una significativa riduzione della vitalità, intesa come energia, motivazione ed entusiasmo. E lo stress non si ferma alla mente: incide anche sul corpo, compromettendo il sonno, abbassando le difese immunitarie e aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e croniche.

Eppure, non tutto è perduto.

Il benessere delle madri lavoratrici: una questione più attuale che mai

Le psicologhe Barnett e Baruch (1985) parlavano non di conflitto, ma di “multi-ruolo” per descrivere la possibilità, e anche la ricchezza, di rivestire contemporaneamente più ruoli nella propria vita: non solo madre e professionista, ma anche partner, amica, caregiver… Se, e solo se, supportate da un ambiente comprensivo, da risorse come flessibilità e strategie di gestione del tempo, le donne possono trarre forza da questa molteplicità. Più ruoli non significano automaticamente più stress, anzi, possono favorire autostima, senso di efficacia personale e benessere, integrando la propria identità come donna.

Ma oggi c’è un “ma”, di non poca importanza: affinché questa molteplicità sia funzionale e sostenibile, è necessario che i ruoli non siano in conflitto tra loro. Quando le richieste del lavoro e quelle della famiglia diventano incompatibili, il rischio di sovraccarico e disagio psicologico aumenta sensibilmente. Le ricerche più recenti lo dimostrano: è la percezione soggettiva che i ruoli si integrino in modo armonioso, a fare la differenza sul benessere. In relazione a ciò, ancora troppo spesso la fatica di conciliare lavoro e famiglia viene trattata come una questione individuale, come se tutto dipendesse dalla “buona volontà” della madre, dalla sua capacità organizzativa o dalla sua resilienza. Ma non è un processo così semplice, poiché esistono condizioni oggettive che possono aggravare notevolmente la situazione: orari di lavoro rigidi, ambienti poco flessibili, carichi eccessivi e scarsità di politiche a sostegno della genitorialità. Questi sono fattori che possono rendere ancora più difficile la ricerca di un sano equilibrio. Per non parlare del peso delle disuguaglianze di genere, tutt’oggi presenti, e le aspettative sociali, che spesso e volentieri fanno sentire le madri “non all’altezza” in entrambi i ruoli. 

La buona notizia è che un’altra lettura è possibile. Una prospettiva che non veda la maternità come un freno alla realizzazione personale e professionale, ma come una delle dimensioni dell’essere adulte, al pari del lavoro e della crescita individuale. Perché le madri lavoratrici non chiedono superpoteri (anche se, diciamolo, non sarebbe affatto male) per eliminare totalmente lo stress, perché vivere più ruoli richiede inevitabilmente un certo livello di impegno. Il punto è creare le condizioni ambientali e sociali affinché questo stress non diventi cronico, dannoso o invalidante, in modo che le donne lavoratrici possano mettere in gioco le loro competenze sia come professioniste sia come madri, senza dover sacrificare continuamente una parte per cercare di salvare l’altra. Perché i risultati sono chiari: un equilibrio sentito tra casa e lavoro è associato a minori sintomi depressivi, maggiore soddisfazione di vita e un livello più alto di benessere generale. Per ottenerlo, però, servono politiche organizzative di sostegno, cultura del rispetto e una maggiore consapevolezza a livello di società.

E come possono muoversi le aziende e le istituzioni in questa direzione?

I bisogni delle madri lavoratrici e le possibili strategie di supporto

Prima di tutto diventa fondamentale interrogarsi sui bisogni concreti delle madri lavoratrici e sulle strategie più efficaci da attuare per sostenerle. Uno studio condotto da Grzywacz e Bass (2003) sottolinea proprio l’importanza di sviluppare programmi mirati che promuovano un migliore work-family fit (cioè un buon adattamento tra sfera familiare e lavorativa), con interventi specifici e capaci di favorire la salute mentale e fisica delle madri lavoratrici.

In questo senso, uno dei bisogni più significativi dai quali partire per agire è sicuramente la flessibilità lavorativa: elasticità oraria, smart working e lavoro ibrido costituiscono una leva fondamentale ad oggi per ridurre il carico di stress percepito dalle madri lavoratrici e permettere loro di integrare e portare a termine mansioni diverse e difficilmente conciliabili. Un secondo elemento essenziale è il supporto organizzativo strutturato: politiche aziendali attente alla maternità, programmi di accompagnamento alla genitorialità o strumenti come il maternity coaching sono oggi più che mai rilevanti. Non solo essi aiutano le donne nel delicato rientro post-maternità, ma permettono di lavorare sull’identità professionale di ciascuna, allo stesso tempo contribuendo ad una cultura organizzativa più equa ed inclusiva. Altrettanto cruciale è il bisogno di tutela del benessere psicofisico. Diverse revisioni sistematiche (Kossek et al., 2011; Costantini et al., 2021; Ernawati et al., 2022) mostrano come i programmi di corporate wellness abbiano effetti positivi tanto sulla salute mentale quanto sulla produttività delle madri al lavoro. Counseling, supporto psicologico, promozione di uno stile di vita sano: sono risorse che possono fare la differenza, oltre a rafforzare la fedeltà delle lavoratrici all’azienda. Ultimo ma non per importanza, vi è il bisogno di stabilità occupazionale. Uno studio longitudinale condotto da Frech e Damaske (2014) ha dimostrato che le madri che mantengono continuità lavorativa dopo la prima gravidanza, senza trovare stravolgimenti di ruolo o brutte sorprese al loro rientro, riportano migliori livelli di salute mentale e fisica nel lungo periodo. Ed ecco che il lavoro, se ben gestito, può non essere un ostacolo alla maternità, bensì un fattore di protezione.

Concludendo, non basta dire alle madri “bisogna che ti organizzi meglio”: oggi è più che mai necessario un approccio integrato e multidimensionale, con le aziende e le istituzioni pubbliche che inizino a guardare alla conciliazione vita-lavoro delle madri come a una responsabilità collettiva, non solo individuale.

Perché il benessere delle madri lavoratrici non è più una questione privata, ma una sfida sociale.

E se davvero vogliamo costruire un futuro più equo e sano, è da qui che dobbiamo partire, concretamente.

Riferimenti Bibliografici
  • Allen, T. D., Johnson, R. C., Kiburz, K. M., & Shockley, K. M. (2013). Work–family conflict and flexible work arrangements: Deconstructing flexibility. Personnel Psychology, 66(2), 345–376. 
  • Barnett, R. C., & Baruch, G. K. (1985). Women’s involvement in multiple roles and psychological distress. Journal of Personality and Social Psychology, 49(1), 135–145. 
  • Christopher, K. (2012). Extensive mothering: Employed mothers’ constructions of the good mother. Gender & Society, 26(1), 73–96.
  • Costantini, A., Dickert, S., Sartori, R., & Ceschi, A. (2021). Return to work after maternity leave: The role of support policies on work attitudes of women in management positions. Gender in Management: An International Journal, 36(8), 941–957. 
  • Cuddy, A., Crotty, S., Chong, J., & Norton, M. (2010). Men as cultural ideals: How culture shapes gender stereotypes (Working Paper 10-097). Cambridge, MA: Harvard Business School
  • Ernawati, E., Mawardi, F., Roswiyani, R., Melissa, M., Wiwaha, G., Tiatri, S., & Hilmanto, D. (2022). Workplace wellness programs for working mothers: A systematic review. Journal of Occupational Health, 64(1), e12379.
  • Frech, A., & Damaske, S. (2014). The relationships between mothers’ work pathways and physical and mental health. Journal of Health and Social Behavior, 55(2), 192–207. 
  • Greenhaus, J. H., & Beutell, N. J. (1985). Sources of conflict between work and family roles. Academy of Management Review, 10(1), 76–88.
  • Grzywacz, J. G., & Bass, B. L. (2003). Work, family, and mental health: Testing different models of work-family fit. Journal of Marriage and Family, 65(1), 248–262.
  • Jeong, Y., & Jeon, G. (2018). Relationship between perfectionism and parenting behavior of working mothers: double mediating effects of work-family conflict and parenting guilt. Human Ecology Research, 56(4), 377-390.
  • Johnston, D. D., & Swanson, D. H. (2007). Cognitive acrobatics in the construction of worker–mother identity. Sex Roles, 57(5–6), 447–459.
  • Kossek, E. E., Pichler, S., Bodner, T., & Hammer, L. B. (2011). Workplace social support and work–family conflict: A meta‐analysis clarifying the influence of general and work–family‐specific supervisor and organizational support. Personnel Psychology, 64(2), 289–313.
  • Lallukka, T., Rahkonen, O., Lahelma, E., & Arber, S. (2010). Sleep complaints in middle‐aged women and men: the contribution of working conditions and work–family conflicts. Journal of sleep research, 19(3), 466-477.
  • Sharma, M., & Kapur, S. (2022). Mental health linked with work life balance of working women. International Journal of Health Sciences, 6(S4), 1887–1899. 
  • Sharma, D., & Venkateswaran, C. (2020). Analyzing women’s changing role as a working women. Research and Review: Human Resource and Labour Management, 1(1), 23–27. MAT Journals. 
  • Shockley, K. M., Shen, W., DeNunzio, M. M., Arvan, M. L., & Knudsen, E. A. (2017). Disentangling the relationship between gender and work–family conflict: An integration of theoretical perspectives using meta-analytic methods. Journal of Applied Psychology, 102(12), 1601–1635.
  • Westman, M. (2002). Crossover of stress and strain in the family and work domain. In P. L. Perrewé & D. C. Ganster (Eds.), Research in occupational stress and well being (Vol. 2, pp. 143–181). Emerald Group Publishing Limited.
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