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Gli esiti psicosociali della genitorialità in età avanzata

Negli ultimi decenni si è assistito a una tendenza globale ad avere figli sempre più tardi. Quali sono le conseguenze psicosociali sulle famiglie?

Di Silvia Bettoni, Silvia Carrara, Michela Di Gesù, Martina Gori, Giulia Onida, Matteo Zambianchi

Pubblicato il 28 Mag. 2024

Postponement transition: la genitorialità in età avanzata

Negli ultimi decenni, sempre di più le persone tendono a diventare genitori a un’età più avanzata rispetto al passato. Si tratta del cosiddetto fenomeno sociale della “postponement transition” (Kohler et al., 2002) osservato a livello globale: così è stata chiamata la genitorialità “posticipata”. Ciò potrebbe derivare dal fatto che gli individui, al giorno d’oggi, non si sentano così condizionati come in passato da insegnamenti familiari e socio-culturali che spingono a fare figli e a creare una famiglia il prima possibile, preferendo rimandare questo momento una volta raggiunta una maggiore stabilità economica. Infine, c’è anche chi si sottopone alla riproduzione medicalmente assistita, che tendenzialmente richiede tempi più prolungati (Beaujouan & Toulemon, 2021; Khandwala et al., 2017). Tuttavia, essere un “genitore in età avanzata” sembra comportare una serie di rischi e ostacoli: non avere un adeguato supporto sociale (supporto che solitamente proviene dai genitori, in questo caso a loro volta anziani; Meyer, 2019), subire lo stigma sotto forma di preoccupazioni da parte di professionisti della salute e possibili giudizi da parte degli altri (Campo-Engelstein et al., 2016; Jadva et al., 2022; Meyer, 2019).

Genitorialità in età avanzata: Le evidenze di alcune ricerche

Approfondiamo l’argomento appoggiandoci al lavoro di Lysons & Jadva (2023), che riepiloga i risultati delle ricerche esistenti sulla relazione tra l’età genitoriale avanzata e il funzionamento psicosociale familiare.

I genitori più anziani possono ritenere che la loro età avanzata influenzi negativamente il loro rapporto con i figli (Chen & Landau, 2015), poiché essa comporta meno energie da dedicare alla genitorialità (Jadva et al., 2022). Questa sembrerebbe essere la percezione dei genitori; andiamo però a vedere che cosa succede in realtà.

Uno studio di Saha et al. (2009) si è dimostrato critico verso la genitorialità in età avanzata: l’età paterna e l’età materna avanzate sono risultate associate a comportamenti problematici rispettivamente esternalizzanti e internalizzanti nel bambino. Va notato però che questa ricerca ha utilizzato dei dati originariamente raccolti tra il 1959 e il 1965; pertanto, i risultati potrebbero non essere generalizzabili a famiglie più contemporanee. Uno studio del 2021 parrebbe mettere in evidenza l’associazione tra l’età paterna avanzata e le prestazioni cognitive inferiori nella prole (Xia et al., 2021).

Tuttavia, troviamo anche qualche studio che non evidenzia differenze in termini di problematicità sul funzionamento psicosociale familiare in base all’età genitoriale (Zondervan-Zwijnenburg et al., 2020).

Più corposi e recenti sono invece i dati che sostengono i vantaggi della genitorialità in età avanzata; quest’ultima, per quanto riguarda le donne, è risultata infatti associata a un’interazione madre-bambino più positiva (Boivin et al., 2009), a una diminuzione del rischio di comportamenti problematici esternalizzanti e internalizzanti (Tearne et al., 2015; Trillingsgaard & Sommer, 2018) e a prestazioni cognitive superiori nei figli (Duncan et al., 2018; Veldkamp et al., 2021). Per quanto riguarda la controparte maschile, invece, gli uomini che diventano padri in età avanzata sono risultati più coinvolti nella genitorialità rispetto a quelli che lo diventano in età più giovane (Bornstein et al., 2006; Jadva et al., 2022); inoltre, anche l’età paterna avanzata è risultata associata a una diminuzione del rischio di problematiche comportamentali nei figli (Tearne et al., 2015).

Gli effetti dell’età genitoriale avanzata: un ambito di ricerca ancora agli albori

Questi risultati vanno considerati alla luce di una serie di limiti non indifferenti. Innanzitutto, in letteratura non vi è una chiara definizione di “età genitoriale avanzata” (alcuni ricercatori la considerano tale dai 30 anni di età alla nascita del figlio, altri dai 35, altri ancora dai 40), rendendo problematico il confronto tra i risultati di diversi studi. Essere genitori più anziani è inoltre legato ad alcuni fattori sociodemografici – quali un livello di istruzione più elevato e una maggiore stabilità economica – così come a una maggiore probabilità di aver concepito tramite tecniche di procreazione medicalmente assistita: queste variabili possono influenzare lo sviluppo dei figli, il benessere psicologico dei genitori e le dinamiche familiari, ma spesso non vengono tenute in considerazione, ostacolando l’isolamento degli effetti indipendenti dell’età genitoriale.

In generale, la letteratura relativa all’impatto dell’età genitoriale avanzata sul funzionamento psicosociale delle famiglie è ancora limitata. Sebbene diversi studi sottolineino che i genitori appartenenti alla comunità LGBTQIA+ e i genitori single per scelta tendono ad essere in media più anziani (Jones et al., 2022; Mazrekaj et al., 2020), la ricerca in questo campo si è concentrata prevalentemente sulle coppie eterosessuali, spesso con un focus quasi esclusivo sulle madri (conducendo a risultati scarsi e poco conclusivi sugli outcome dell’età paterna avanzata). Studi futuri che prendano in esame assetti familiari più variegati risultano dunque fondamentali per ampliare le nostre conoscenze in quest’ambito di ricerca. Infine, considerando che il fenomeno della postponement transition sembra essere in costante crescita, è importante indagare la prospettiva dei bambini in relazione all’essere cresciuti da genitori più anziani, un aspetto che finora non è stato ancora esplorato.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Beaujouan, É., & Toulemon, L. (2021). European countries with delayed childbearing are not those with lower fertility. Genus, 77(1), 2. https://doi.org/10.1186/s41118-020-00108-0
  • Boivin, J., Rice, F., Hay, D., Harold, G., Lewis, A., van den Bree, M. M., & Thapar, A. (2009). Associations between maternal older age, family environment and parent and child wellbeing in families using assisted reproductive techniques to conceive. Social Science & Medicine, 68(11), 1948–1955. https://doi.org/10.1016/j.socscimed.2009.02.036
  • Bornstein, M. H., Putnick, D. L., Suwalsky, J. T. D., & Gini, M. (2006). Maternal chronological age, prenatal and perinatal history, social support, and parenting of infants. Child Development, 77(4), 875–892. https://doi.org/10.1111/j.1467-8624.2006.00908.x
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  • Chen, W., & Landau, R. (2015). First childbirth and motherhood at post natural fertile age: a persistent and intergenerational experience of personal and social anomaly? Social Work in Health Care, 54(1), 16–32. https://doi.org/10.1080/00981389.2014.966880
  • Duncan, G. J., Lee, K. T. H., Rosales-Rueda, M., & Kalil, A. (2018). Maternal age and child development. Demography, 55(6), 2229–2255. https://doi.org/10.1007/s13524-018-0730-3
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  • Jones, C., Zadeh, S., Jadva, V., & Golombok, S. (2022). Solo Fathers and Mothers: An Exploration of Well-Being, Social Support and Social Approval. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(15), Articolo 15. https://doi.org/10.3390/ijerph19159236
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  • Xia, Z., Wang, C., Hancock, R., Vandermosten, M., & Hoeft, F. (2021). Development of thalamus mediates paternal age effect on offspring reading: a preliminary investigation. Human Brain Mapping, 42(14), 4580–4596. https://doi.org/10.1002/hbm.25567
  • Zondervan‐Zwijnenburg, M. A. J., Veldkamp, S. A. M., Neumann, A., Barzeva, S. A., Nelemans, S. A., Beijsterveldt, C. E. M., Branje, S. J. T., Hillegers, M. H. J., Meeus, W. H. J., Tiemeier, H., Hoijtink, H. J. A., Oldehinkel, A. J., & Boomsma, D. I. (2020). Parental age and offspring childhood mental health: A multi‐cohort, population‐based investigation. Child Development, 91(3), 964–982. https://doi.org/10.1111/cdev.13267
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