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ChatGPT trasformerà il mondo della psicologia? – Psicologia Digitale

ChatGPT è un chatbot lanciato da OpenAI specializzato nella conversazione e basato su modelli di intelligenza artificiale e machine learning

Di Chiara Cilardo

Pubblicato il 03 Mar. 2023

Aggiornato il 31 Mag. 2023 09:51

Il più avanzato chatbot finora realizzato, ChatGPT, è in grado di interagire in maniera talmente credibile che è difficile distinguerlo da un umano. Come potrebbe rivoluzionare il mondo della psicologia?

PSICOLOGIA DIGITALE – (Nr. 37) ChatGPT trasformerà il mondo della psicologia?

 

Da quando è stato lanciato lo scorso novembre, ChatGPT ha generato parecchio interesse. Nessun software simile è mai stato in grado di simulare conversazioni e testi così bene da rendere difficile distinguerli da quelli di un umano.

Conosciamo chatbot che rispondono alle nostre domande, per esempio in quelle finestre di conversazione che si aprono quando siamo su un sito; siamo abituati a risultati più o meno soddisfacenti, più o meno funzionali allo scopo (di solito ottenere una informazione specifica riguardo ad un servizio o a un prodotto). Sono utili come prima scrematura per capire come orientarci rispetto al nostro bisogno ma difficilmente li scambieremmo per umani: non sono in grado di sostenere una conversazione che non ruoti intorno alle parole chiave per le quali sono specificatamente progettati.

La vera, fondamentale, differenza è che ChatGPT è capace di simulare un vero e proprio dialogo su qualsiasi richiesta o argomento (come medicina o letteratura), producendo delle risposte originali e del tutto simili a quelle umane per complessità e profondità.

Infatti, l’aspetto che anima di più il dialogo intorno a questo nuovo sviluppo dell’intelligenza artificiale è proprio questo: è difficile distinguere ChatGPT dalla scrittura umana.

Dove ci porterà tutto questo?

Che cos’è ChatGPT

ChatGPT (Chat Generative Pre-trained Transformer, in italiano “trasformatore pre-istruito generatore di programmi di dialogo”) è un chatbot sviluppato da OpenAI e lanciato sul mercato lo scorso Novembre. È specializzato nella conversazione (per ora solo testuale e non vocale) e si basa su modelli di intelligenza artificiale e machine learning.

Si differenzia rispetto ai modelli precedenti perché ha una comprensione del testo molto raffinata: dà risposte più pertinenti, più lunghe ed è in grado di argomentarle.

ChatGPT ricorda le interazioni avvenute all’interno della stessa conversazione ma non in conversazioni diverse ed ha conoscenze di cultura generale aggiornate al 2021 (per esempio da Wikipedia).

È progettato per evitare risposte inappropriate (come gli insulti), anche se sono stati riscontrati bias e pregiudizi (per esempio razziali) dovuti ai dati di apprendimento utilizzati per istruirlo.

Due chiacchiere con ChatGPT

È possibile provare a conversare con ChatGPT su questo sito. Basta registrarsi (è gratuito) e si può testare personalmente cosa vuol dire parlare con ChatGPT.

Ad un primo impatto colpisce la pertinenza e la profondità di dettaglio nelle risposte; esprime però il suo massimo potenziale nella scrittura di testi: dalle ricette (anche inventate al momento con ingredienti a caso), a contenuti per i social, saggi, testi letterari o giornalistici, pur mostrando qualche pecca nella ricerca di fonti attendibili e sicure (King, 2022). Per i più scettici, OpenAI ha anche sviluppato un tester che dovrebbe riconoscere se un testo è scritto da un umano o da un software.

Limitazioni e futuri sviluppi

Software come ChatGPT possono essere usati in molti ambiti: addirittura è tra gli autori di alcuni articoli scientifici come quello pubblicato lo scorso Gennaio della Dott.ssa O’Connor e ChatGPT, appunto, utilizzato per scrivere una parte dell’articolo.

Dato che è disponibile solo da poche settimane non sono ancora disponibili risultati di ricerca sull’uso di ChatGPT in ambito psicologico; sicuramente nei prossimi mesi avremo delle evidenze anche su questo fronte.

Tuttavia alcuni autori si sono spinti a fare qualche interessante riflessione. Prima di tutto, la versione attuale del software non ha memoria di conversazioni precedenti (ricorda solo le interazioni avvenute nella stessa conversazione) né raccoglie informazioni differenziate per utente. Quindi non è pensabile ritenerlo un sostituto di un colloquio. E questo è un importante limite: per il momento ipotizzare che possa sostituire la conversazione con un professionista è decisamente un azzardo, sebbene esistano e siano già utilizzate tecnologie simili come supporto in terapie (Xu & Zhuang, 2022).

ChatGPT non elabora input emotivi: è in grado di riconoscere e rispondere alle emozioni comuni e di esprimere empatia, ma le risposte possono mancare della profondità e delle sfumature di cui gli esseri umani sono capaci quando si tratta di esprimere e comprendere emozioni complesse.

Per cui attualmente non differisce dai chatbot già utilizzati e analizzati in letteratura: potrebbe supportare nell’acquisizione di competenze e abilità (come quelle sociali), ma la versione attuale non è in grado di essere autonoma nel sostenere un percorso come quello con un paziente o in generale con chi necessita di un supporto dedicato.

Mentre aspettiamo sviluppi futuri e testiamo le nuove tecnologie possiamo star sicuri che non ci troviamo (ancora!) in un mondo fantastico in cui le macchine sostituiscono gli umani; l’importanza del confronto tra persone rimane la variabile imprescindibile.

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