La memoria emotiva: cos’è e come si sviluppa?

La memoria emotiva è un apprendimento implicito condizionato delle risposte emozionali a una situazione e può essere codificata e mantenuta dalla nascita

ID Articolo: 197247 - Pubblicato il: 18 gennaio 2023
La memoria emotiva: cos’è e come si sviluppa?
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La memoria emotiva è una memoria relativa alle emozioni vissute in rapporto a determinate esperienze affettive, come quelle che caratterizzano le prime relazioni che il bambino ha con l’ambiente in cui nasce e in particolar modo con la figura di accudimento primaria. 

 

Come funziona la memoria

La memoria a lungo termine si divide in:

– Memoria dichiarativa, che comprende:

  • la memoria semantica (per fatti e conoscenze)
  • la memoria episodica (autobiografica);

– Memoria implicita (non dichiarativa), che comprende:

  • priming: abilità di identificare un oggetto a livello visivo o uditivo come il risultato di una precedente esposizione anche se al di sotto del livello di coscienza;
  • memoria procedurale: comprende abitudini e abilità cognitive motorie e percettive, è una memoria in origine (in fase di apprendimento) conscia che finisce per diventare automatica; la formazione della memoria procedurale a partire dalla fase di apprendimento conscia è priva di affetto come lo è la memoria a lungo termine non conscia che ne risulta.

 La memoria emotiva è strettamente connessa alle emozioni, processi adattivi e multicomponenziali attivati da eventi stimolo rilevanti per l’individuo. Tali risposte emotive possono essere selezionate perché possediamo degli schemi che abbiamo costruito durante l’esperienza e che fungono da norma o modello per fronteggiare le nuove situazioni. Il sistema delle emozioni utilizza schemi che si formano attraverso meccanismi di apprendimento inconsci (impliciti) di condizionamento. In particolare, l’apprendimento emotivo si riferisce alle forme più semplici di comportamento e alle fasi più precoci dello sviluppo emozionale.

La memoria emotiva è un apprendimento implicito condizionato delle risposte emozionali ad una situazione. La memoria emotiva può essere codificata e mantenuta fin dalla nascita, al contrario della memoria dichiarativa, che non diventa stabile prima dei 3 o i 4 anni di età (l’ippocampo, che non è maturo prima dei due anni, svolge un ruolo fondamentale nella formazione e nel consolidamento della memoria dichiarativa).

L’amigdala, che è già sviluppata fin dalla nascita, svolge un ruolo fondamentale nella formazione e nel consolidamento della memoria emotiva. L’amigdala è una massa cellulare di materia grigia a forma di mandorla localizzata nel lobo temporale mediale dell’uomo, la cui struttura e organizzazione essenziale è simile in ratti, uomini e scimmie (riguardo al comportamento della paura è stato sostenuto che rettili e uccelli hanno strutture simili all’amigdala). L’amigdala, assieme ad altre strutture, quali la fornice, il giro cingolato e l’ippocampo, fanno parte del sistema limbico, connesso anatomicamente e funzionalmente al tronco encefalico. Il sistema limbico è considerato il sistema che presiede alle emozioni, è coinvolto nella regolazione del comportamento istintivo, delle funzioni e dei ritmi biologici vitali, ma è anche implicato particolarmente nella memoria, nell’apprendimento e nell’attenzione.

L’amigdala basolaterale è composta da un nucleo basale, un nucleo laterale, che riceve informazioni dai sistemi sensoriali del talamo e della corteccia (olfattivo, gustativo, uditivo, visivo, somatosensoriale) e da un nucleo centrale, che invia le informazioni dall’amigdala ad altre parti del cervello, in particolar modo alle strutture del tronco encefalico che controllano specifiche risposte fisiologiche. La maggior parte dei neuroni dell’amigdala basolaterale sono neuroni a proiezione eccitatoria. L’amigdala inoltre contiene masse cellulari di interneuroni che regolano la connessione tra i diversi nuclei dell’amigdala, formando circuiti di natura inibitoria.

Il ruolo dell’amigdala nella memoria emotiva

Il ruolo dell’amigdala nella formazione della memoria emotiva è stato studiato principalmente rispetto al condizionamento alla paura, una forma di apprendimento associativo semplice che implica l’acquisizione di un’informazione emozionale. Il condizionamento alla paura è stato studiato attraverso il principio del condizionamento classico: uno stimolo condizionato, come ad esempio un suono, viene presentato assieme ad uno stimolo incondizionato, come ad esempio la salivazione del cane di fronte al cibo. Dopo ripetute associazioni tra lo stimolo condizionato e lo stimolo incondizionato, il soggetto, anche quando esposto allo stimolo condizionato, mostra la stessa risposta osservata per lo stimolo incondizionato.

La maggior parte degli studi sul condizionamento alla paura sono stati condotti su ratti attraverso l’utilizzo di scosse elettriche e stimoli uditivi.

Le informazioni sensoriali che arrivano dallo stimolo condizionato e dallo stimolo incondizionato sono elaborate dal nucleo laterale dell’amigdala. Il segnale viene poi inviato dal nucleo laterale al nucleo basale, che lo invia al nucleo centrale, che a sua volta lo invia a diverse regioni del cervello responsabili di alcuni risposte fisiologiche (aumento del battito cardiaco) e comportamentali (immobilizzazione). Queste risposte fisiologiche e comportamentali costituiscono le risposte emozionali.

L’informazione sensoriale raggiunge il nucleo laterale dell’amigdala mediante due vie parallele:

  • una via diretta, consideratoail circuito responsabile delle reazioni emozionali inconsce;
  • una via indiretta, che passa attraverso la corteccia sensoriale e l’ippocampo, considerata il circuito responsabile delle reazioni emotive che coinvolgono un’elaborazione più cosciente degli stimoli.

L’amigdala è composta da una rete di connessioni neuronali inibitorie (interneuroni) che previene l’invio di potenziali d’azione in risposta a stimoli irrilevanti. Stimoli nuovi producono una risposta, ma se lo stimolo è ripetuto si nota una riduzione della risposta (assuefazione). Se lo stimolo nuovo si associa ad un evento importante per l’individuo (come uno stimolo minaccioso) il controllo inibitorio degli interneuroni si riduce determinando la formazione dell’apprendimento emozionale condizionato.

Memoria emotiva e attaccamento

È importante sottolineare l’importanza della memoria emotiva e dell’apprendimento emotivo anche in relazione all’attaccamento: gli stimoli che portano il bambino ad apprendere in modo condizionato sono derivati dalla relazione emozionale con la figura di riferimento principale e comprendono comunicazione faccia a faccia, vocalizzazioni, gesti e contatto fisico. Questi scambi emotivi e visivi precoci vengono immagazzinati all’interno della conoscenza relazionale implicita, che è integrata nel legame di attaccamento, un legame non solo psicologico, ma anche neurobiologico e radicato nel corpo.

Messaggio pubblicitario  In termini moderni l’attaccamento può essere definito come una strategia di regolazione dello stress e in questo senso è fondamentale l’apprendimento emotivo: nelle comunicazioni emotive, la madre, mediante il suo comportamento, regola le variazioni di attivazione fisiologica e degli stati emotivi del bambino, che viene così esposto alla capacità di regolazione psicofisiologica della figura di riferimento principale. Attraverso l’apprendimento emotivo condizionato, il cervello seleziona i circuiti neuronali più funzionali a rispondere agli stress dell’ambiente esterno e in questo modo si formano sistemi di risposta alle situazioni stressanti stabili e coerenti.

La capacità individuale di regolazione psicofisiologica in risposta a situazioni stressanti è quindi correlata ai primi legami di attaccamento.

L’apprendimento emotivo ha anche una spiegazione neurobiologica: quando il bambino viene cullato dalla madre, alcuni circuiti neuronali sono attivati e rinforzati. La presenza ripetuta della madre sarebbe alla base del processo di condizionamento, che a sua volta è alla base dell’apprendimento emotivo condizionato. Dal momento che durante i primi due anni di vita il cervello, e in particolar modo i circuiti limbici dell’emisfero destro, attraversano un periodo critico dello sviluppo (imprinting) questi apprendimenti condizionati si stabilizzano.

La relazione tra memoria emotiva e sonno

Matthew Walker, partendo dalla definizione di memoria emotiva, una memoria caratterizzata dal ricordo e dal tono affettivo, ha proposto un’ipotesi relativa alla relazione tra sonno ed emozioni, cioè l’ipotesi secondo cui il sonno REM svolgerebbe una funzione importante per la memoria emotiva, in quanto consentirebbe di consolidare un ricordo emotivo e al contempo di ridurre, fino a cancellare, il tono affettivo legato al ricordo stesso.

Tendiamo a ricordare meglio le informazioni associate ad una reazione emotiva rilevante, tuttavia, con il passare del tempo, la reazione emotiva legata alle informazioni precedentemente apprese si riduce. Questa riduzione del tono affettivo è fondamentale perché se non avvenisse resteremmo in uno stato di iper attivazione (tipico ad esempio di uno stato di ansia eccessiva) che è dannoso per il nostro fisico. L’ipotesi del sonno REM sostiene che durante la notte avvengano sia i processi di consolidamento del ricordo emotivo (attraverso il rinforzo dell’attività dell’ippocampo) sia la riduzione del tono affettivo legato al ricordo stesso (attraverso l’inibizione dell’attività dell’amigdala) e che essi siano modulati dalle caratteristiche neurobiologiche del sonno REM.

Durante il sonno REM sono attive alcune aree limbiche e in particolar modo l’amigdala e l’ippocampo: questa attivazione potrebbe essere associata al recupero di informazioni emotive precedentemente apprese. In seguito, l’interazione tra circuiti corticali e sottocorticali durante il sonno REM potrebbe essere associata all’integrazione del nuovo materiale emotivo con informazioni emotive precedentemente apprese, e permettere quel che chiamiamo “il vedere le cose entro una prospettiva più ampia”: durante il sonno REM le esperienze negative vengono rielaborate, riattivando esperienze già vissute, quindi l’emotività associata ad un ricordo si riduce, perché si associa ad esperienze già vissute in passato.

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