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La scuola senza voti

È stato introdotto in alcune scuole italiane un nuovo approccio valutativo che ha destato particolare clamore: l’apprendimento senza voti

Di Marika Ferri, Alessia Corvasce, Lorenza Foglia

Pubblicato il 22 Dic. 2022

Lo scopo è quello di eliminare la pressione competitiva e sviluppare una motivazione intrinseca per l’apprendimento. L’assenza di voti in realtà ha radici ben più storiche e deve le sue origini all’approccio pedagogico montessoriano.

 

Apprendimento e valutazione

 Nel sistema scolastico il rapporto tra apprendimenti e valutazione si riduce spesso ad un solo elemento: il voto. Si tratta di un sistema di valutazione nato per classificare gli studenti, premiare i risultati ottenuti e facilitare la comunicazione tra le diverse istituzioni. Tuttavia, è stato fortemente criticato e giudicato come strumento inesatto in quanto l’eccessiva rilevanza sembrerebbe compromettere l’apprendimento degli studenti, così come il loro benessere (McMorran et al.,2017). Ciò potrebbe accadere perché entrano in gioco diverse variabili: di tipo cognitivo, cioè cosa io mi dico in relazione ad un certo voto assegnato, in termini di autovalutazione positiva o negativa e che potrebbe non corrispondere con la prestazione o ancor di più con le mie reali capacità. L’altro aspetto implicato in un sistema di valutazione basato sui voti, più di tipo relazionale, è l’effetto stesso del voto, che potrebbe comportare l’attivazione di un sistema competitivo e di confronto con i compagni che sono stati più o meno bravi di me.

Schinske e Tanner (2017) hanno visionato le ricerche riguardanti l’influenza della valutazione sull’insegnamento e sull’apprendimento. Secondo gli autori, la votazione non rappresenta un feedback efficace e costruttivo per gli studenti. Di fatto, non fornisce indicazioni utili ad orientare i propri sforzi verso migliori performance scolastiche, soprattutto in relazione ai compiti che implicano capacità creative o di problem solving. Viene evidenziato che nel migliore dei casi la votazione può aumentare la motivazione degli studenti con i voti più alti a continuare ad ottenerli, indipendentemente dall’apprendimento; nel peggiore, la
motivazione ad apprendere subisce una riduzione, mentre aumentano i livelli di ansia e motivazione estrinseca, soprattutto tra gli studenti che hanno maggiori difficoltà (Schinske & Tanner, 2017). L’obiettivo posto sotto la lente d’ingrandimento dell’allievo è quello di raggiungere un certo “numero” in pagella: tale obiettivo viene percepito come fine a sé stesso. Accade così che l’attenzione viene focalizzata sulla possibile reazione genitoriale: un voto positivo si trasforma in un glorioso premio da esibire in attesa di un riconoscimento, un voto negativo invece diviene fonte di preoccupazione circa una possibile delusione genitoriale, critiche o rimproveri. Quale effetto conseguente?

Gli effetti del voto sulla motivazione

Il risultato è una minore motivazione verso la reale comprensione delle aree di apprendimento da potenziare, in termini di punti di forza e di debolezza. Tale aspetto risulta essere fondamentale per la crescita formativa e l’autoconsapevolezza di ogni individuo. Secondo gli studenti, il voto dovrebbe riflettere non solo la performance effettiva, ma anche la quota di impegno personale dedicata al raggiungimento di tale performance. Uno studio condotto su un campione di studenti universitari ha posto attenzione alla prospettiva degli studenti in merito ai voti. Viene riportato l’impegno nello svolgere un compito tra i fattori che influenzano la percezione dei soggetti relativamente alla votazione ottenuta. Inoltre, l’impegno dovrebbe essere un fattore compensatorio, affinché il voto sia considerato giusto. Quando gli studenti ritenevano che l’insegnante non avesse riconosciuto adeguatamente il loro impegno, tendevano a percepire l’insegnante come iniquo e incompetente. Viene dunque evidenziato un bias nella percezione degli studenti in relazione alla valutazione e agli insegnanti. Inoltre, l’orientamento verso l’apprendimento o verso il voto, in interazione con le varie caratteristiche di personalità individuali, condiziona la percezione del voto da parte degli studenti (Tippin, Lafreniere & Page, 2012). D’altra parte, è vero anche che i voti assegnati sono suscettibili dell’influenza dell’insegnante e possono risultare incoerenti sia tra diversi insegnanti che per lo stesso insegnante. Dunque, molte volte essi non costituiscono indicatori affidabili dell’apprendimento degli studenti (Schinske & Tanner, 2017). Secondo Schinske e Tanner, alcuni fattori associati alla valutazione come lo stress, il tempo e le aspettative, possono incidere sulle modalità di insegnamento. In altri termini, gli insegnanti impiegano tanto tempo ed energie nelle valutazioni da non avere risorse per creare e applicare pratiche pedagogiche che possano favorire un ambiente di classe positivo ed efficace ai fini dell’apprendimento. Gli autori propongono dei cambiamenti per mitigare gli effetti negativi dei sistemi valutativi attualmente in uso. Gli insegnanti dovrebbero esprimere dei voti che riflettano non solo l’accuratezza del lavoro svolto, ma anche l’impegno dello studente. In aula è importante che gli studenti abbiano uno spazio per la valutazione tra pari e l’autovalutazione, le quali consentono loro di ricevere dei feedback significativi e favoriscono la collaborazione. In quest’ottica i compagni di classe non sono avversari con cui entrare in competizione, ma risorse per migliorare insieme. Inoltre, è importante ridurre i bias degli insegnanti nella valutazione del lavoro degli studenti attraverso l’utilizzo di appositi strumenti.

L’apprendimento senza voti

 È stato introdotto in alcune scuole italiane un nuovo approccio valutativo che ha destato particolare clamore: l’apprendimento senza voti. Attualmente sono pochi gli istituti che dispongono di sistemi senza voto. Sette anni fa il liceo “Morgagni” di Roma aveva avviato una sperimentazione in una classe poi esteso ad un’intera sezione in cui non venivano assegnate valutazioni numeriche a interrogazioni e verifiche (Santarpia V., 2022). Anche nella scuola primaria “Massalongo” di Verona dal 2017 sono stati aboliti voti, interrogazioni e verifiche così come nell’Istituto “Sassetti Peruzzi” di Firenze e il liceo classico “Monti” di Cesena, basandosi su una valutazione strettamente qualitativa in cui forniscono agli studenti dei feedback in modo da migliorare le loro prestazioni. Lo scopo è quello di eliminare la pressione competitiva e sviluppare una motivazione intrinseca per l’apprendimento piuttosto che orientata esclusivamente sullo sfoggio di un bel voto.

In questo modo si allevierebbe lo stress incoraggiando la cooperazione e sviluppando competenze che supportino l’apprendimento permanente (McMorran et al., 2017). L’assenza di voti in realtà ha radici ben più storiche e deve le sue origini all’approccio pedagogico montessoriano. Punti cardini del suo metodo sono infatti la piena fiducia nelle capacità e competenze del bambino, libera scelta dell’alunno in base al proprio percorso di apprendimento e autogestione; inoltre non è prevista l’assegnazione di voti in quanto l’insegnante valuta gli alunni attraverso la costante osservazione che permette di rilevare l’esatto momento in cui il bambino è pronto a ricevere nozioni superiori in linea con i suoi tempi (Valentini, M.; Stefanini, C., 2020).

Secondo la Montessori, il movimento rappresenta un elemento imprescindibile per la costruzione dell’intelligenza, pertanto dare spazio solo alla parte intellettuale nel processo educativo porta ad una visione limitata del bambino. Questo è confermato anche dalle neuroscienze da cui si è emerso che l’esercizio fisico stimola la neurogenesi, aumenta le capacità cognitive, la plasticità generale e il volume della materia grigia (Fabri, M. & Fortuna, S., 2020). Dall’uso delle neuroimmagini si è potuto rilevare l’attivazione di un’area situata nella parte sinistra della corteccia premotoria, sia durante la scrittura di una lettera sia durante l’osservazione della scrittura della stessa lettera. Questo dimostra che la rappresentazione cerebrale delle lettere non è esclusivamente visiva ma anche senso-motoria (Valentini, M., & Stefanini, C., 2020). Nel corso dello sviluppo dell’individuo sono presenti dei periodi sensibili in cui vi è una predisposizione ad acquisire determinate abilità. Se tali abilità non vengono acquisite in questi lassi temporali, sarà più complicato apprenderle successivamente. Nell’ottica montessoriana, l’insegnate piuttosto che fornire dei compiti da risolvere deve lavorare sull’ambiente al fine di prepararlo nel modo più consono ai bisogni del bambino, consentendogli di apprendere attraverso la ripetizione spontanea delle attività (Catherine, L.et al., 2020).

In uno studio di metanalisi condotto nel 2020 è stata confrontata l’educazione montessoriana con quella tradizionale di un campione di studenti della scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado. È emerso che il metodo multisensoriale migliora l’alfabetizzazione e il mantenimento delle abilità linguistiche, inoltre è stato rilevato che gli studenti montessoriani hanno le stesse competenze linguistiche degli studenti che seguono il percorso tradizionale e sembrano mantenersi anche a lungo termine (Valentini, M. & Stefanini, C.). In un sistema di valutazione senza voti si trasmette un messaggio molto importante, cioè che il giudizio non è legato ad un’etichetta numerica o a dei range che stabiliscono l’adeguatezza di una prestazione.

Come gestire un corso senza voti?

Brilleslyper et al. (2012) forniscono alcuni consigli per strutturare un corso basato sull’assenza di voti, proponendo una valutazione globale di ogni studente solo a fine corso. Gli autori propongono di:

  • fissare degli obiettivi chiari;
  • sulla base degli obiettivi del corso, stabilire delle descrizioni pratiche dei voti che verranno espressi al termine del corso;
  • organizzare delle discussioni con gli studenti sui loro progressi relativi agli obiettivi;
  • creare una documentazione che descriva la performance di ciascuno studente.

Impostare un corso in questo modo presenta numerosi vantaggi. Innanzitutto, le attività di valutazione e le esperienze di apprendimento sono in linea con gli obiettivi del corso. Ciò consente agli studenti di focalizzarsi sul percorso di apprendimento in relazione ai propri risultati, anziché sul mero accumulo di punti. Di conseguenza, assume importanza l’obiettivo principale, ovvero l’apprendimento stesso. Questo genera delle votazioni che riflettono il percorso di apprendimento, risultando quindi significative per gli studenti. Le descrizioni dei voti sono strettamente legate ai risultati e rappresentano un feedback chiaro e dettagliato. Gli studenti devono essere informati adeguatamente sul significato e sulle motivazioni sottostanti al voto conseguito.

In conclusione, per supportare la motivazione allo studio, risulta essere fondamentale una procedura in cui l’insegnante accompagni costantemente, ad ogni valutazione, una spiegazione di ciò che ha funzionato e non: comprendo i miei errori, sono consapevole delle mie risorse e questo mi permette di essere maggiormente motivato ad apprendere e percepisco i limiti come una possibilità per migliorarmi.

Solo in tal prospettiva potremmo dire che i voti potrebbero non essere importanti. In un sistema di votazione numerica il voto finale dell’allievo non dovrebbe essere la semplice media dei voti, ma dovrebbe essere basata su una valutazione olistica del percorso dello studente. Pertanto, una singola prestazione scarsa non compromette necessariamente il voto finale. Ciò rende questo sistema altamente flessibile. L’insegnante può evitare di considerare una prestazione anomala negativa nel percorso di uno studente durante la valutazione, ma lo studente non può, in quanto un approccio privo di punteggi rende ogni compito importante. In questo modo, gli studenti non possono privilegiare alcuni compiti rispetto ad altri per ottenere un voto più alto, ma devono impegnarsi al massimo per ciascuno di essi e lavorare continuamente per migliorare le aree in cui riscontrano maggiori difficoltà. Tale struttura favorisce negli studenti la riflessione e la responsabilità nel processo di apprendimento.

 

Articolo scritto dai professionisti di Cliniche Italiane di Psicoterapia – Clinica Età EvolutivaCliniche Eta Evolutiva

 

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