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Emozioni e sentimenti: sovrapposizioni e differenze

I sentimenti sono disposizioni d’animo relativamente stabili, mentre le emozioni tendono ad essere temporalmente circoscritte

Di Arianna Moroni

Pubblicato il 06 Dic. 2022

Emozioni e sentimenti sono oggetto di ampio dibattito in campo psicologico e talvolta questi due termini vengono equivocati. Sebbene condividano aspetti simili, vi è una marcata differenza di essi.

Arianna Moroni – OPEN SCHOOL Psicoterapia Cognitiva e Ricerca, Milano

 

Le emozioni

Nel corso del tempo sono stati condotti molti studi su emozioni e sentimenti. Una delle ricerche più note è quella portata avanti dagli psicologi statunitensi Paul Ekman e Wallace Friesen, nella tribù dei Fori in Papua Nuova Guinea all’inizio degli anni ’70. Dai risultati di questa indagine oggi sappiamo che esistono sei emozioni di base universali, cioè emozioni che tutti gli esseri umani possono provare, nello specifico: felicità, rabbia, tristezza, paura, disgusto, sorpresa (Ekman, 1999).

In parallelo, le sempre più accurate tecniche sperimentali hanno permesso di chiarire il funzionamento delle emozioni. In questo campo Antonio Damasio ha certamente offerto il suo prezioso contributo. L’autore sostiene che le emozioni e i sentimenti siano essenziali soprattutto per prendere decisioni e organizzare il tempo e le proprie relazioni interpersonali. Inoltre, aggiunge Damasio, dal punto di vista neurobiologico, un’emozione è un insieme di risposte chimiche e neurali prodotto dal cervello quando viene rilevata la presenza di uno stimolo emotivamente saliente: un oggetto o una situazione, per esempio. L’elaborazione dello stimolo è possibile che avvenga in modo consapevole. Tuttavia, non è necessario che lo sia, dato che le risposte emotive vengono generate automaticamente. Il cervello, infatti, è evolutivamente predisposto a rispondere a determinate classi di oggetti ed eventi con determinati repertori di azioni.

Da quanto emerge da ulteriori indagini, l’amigdala, una minuscola struttura a forma di mandorla, parte del sistema limbico e collegata a stati motivazionali come la fame e la sete, svolge un ruolo importante nella memoria e nelle emozioni ed in particolare nella paura (Pessoa, 2010).

Sono state appunto utilizzate tecniche di imaging cerebrale per mezzo delle quali si è scoperto che quando ad un soggetto vengono mostrate immagini minacciose, l’amigdala si attiva. È stato inoltre osservato che un danno all’amigdala è implicato nell’esordio e mantenimento della paura (Ressler, 2010).

In linea con questi risultati, Damasio in “Fundamental Feelings” (2001) sottolinea che varie strutture, come l’amigdala e la corteccia prefrontale ventromediale, assumono il ruolo di mediatori tra l’elaborazione di stimoli emotivamente salienti e le risposte emotive. Viene specificato però che i veri elaboratori delle emozioni sono le strutture dell’ipotalamo, del proencefalo basale e del tronco encefalico. Queste strutture trasmettono segnali al corpo e al cervello andando così ad originare un’emozione. I target principali delle risposte emotive sono quindi il corpo, gli organi interni, il sistema muscolo-scheletrico ed il cervello stesso, ad esempio, i nuclei monoaminergici nel tegmento, parte del tronco encefalico.

Ad ogni emozione sono associate modificazioni fisiologiche, cognitive e/o motorie. Infatti, quando il cervello rileva stimoli emotivamente salienti (Damasio, 2005), invia segnali specifici al sistema endocrino, che è responsabile del rilascio e della regolazione degli ormoni nel sangue, al sistema nervoso autonomo, che agisce sull’omeostasi, sul sistema cardiovascolare, sugli organi interni e sul sistema muscolo-scheletrico, che è responsabile di alcune risposte tipicamente emotive, come il freezing, la fuga o le espressioni facciali legate alle emozioni. Molte risposte fisiologiche che sperimentiamo quando proviamo un’emozione, come i palmi delle mani sudati o il battito cardiaco accelerato, sono regolate dal Sistema nervoso simpatico, un ramo del Sistema nervoso autonomo (McCorry, 2007). Il sistema nervoso autonomo controlla le risposte involontarie, come la pressione arteriosa e la digestione (Lazarus et al, 1984), il sistema nervoso simpatico è incaricato di controllare le reazioni di lotta o fuga. Quando affrontiamo una minaccia, queste risposte preparano automaticamente il nostro corpo a fuggire dal pericolo o ad affrontare la minaccia (Kozlowska et al, 2015).

Scherer (2005) identifica cinque componenti delle emozioni in base al sistema coinvolto e alla sua funzione:

  • la componente cognitiva, collegata all’elaborazione delle informazioni e al sistema nervoso centrale. La sua funzione fondamentale è la valutazione di oggetti o situazioni presentati all’organismo;
  • la componente neurofisiologica, che svolge un ruolo nella regolazione del funzionamento degli organi interni, a seconda del segnale prodotto dal sistema nervoso centrale, dal sistema nervoso autonomo e dal sistema neuroendocrino;
  • la componente motivazionale, che prepara e mette in moto azioni;
  • la componente motoria, connessa all’attività del sistema nervoso somatico, che svolge la funzione di comunicare la reazione comportamentale e le intenzioni motorie;
  • la componente soggettiva, che ha origine nel sistema nervoso centrale e serve per monitorare lo stato interno dell’organismo e l’interazione che quest’ultimo ha avuto con l’ambiente (Scherer, 2005).

I sentimenti

Anolli (2002) definisce i sentimenti come disposizioni affettive rivolte in maniera relativamente stabile verso specifici oggetti, prodotti sulla base di esperienze precedenti e dell’apprendimento sociale. Coinvolgono processi consapevoli che generano aspettative, desideri, atteggiamenti e comportamenti verso l’oggetto (Anolli, 2002). I sentimenti, pertanto, sono influenzati da esperienze personali, convinzioni e ricordi. I sentimenti sono dunque disposizioni d’animo relativamente stabili, mentre le emozioni possono essere temporalmente circoscritte (Anolli, 2002).

Secondo Le Doux (2012), originati nelle regioni neocorticali del cervello, contrariamente alle emozioni, i sentimenti sorgono dalle emozioni e sono modulati da esperienze personali, credenze, ricordi e pensieri legati ad una particolare emozione.

Damasio (2001) descrive i sentimenti come “rappresentazioni mentali dei cambiamenti fisiologici che caratterizzano le emozioni”. I sentimenti infatti amplificano l’impatto di una determinata situazione, rafforzano l’apprendimento e aumentano la probabilità che situazioni simili a quelle sperimentate vengano anticipate.

Secondo la prospettiva di Damasio (2013), i sentimenti sono connessi alla regolazione omeostatica, che va dai processi di base, come il metabolismo, alle più complesse emozioni sociali. Una caratteristica cruciale dei sentimenti è la loro valenza, positiva o negativa e questa, insieme all’intensità dei cambiamenti omeostatici, aiuta a spiegare perché l’organismo segua l’orientamento dato da un sentimento (Damasio e Carvalho, 2013).

Emozioni primarie ed emozioni secondarie

Antonio Damasio divide il regno delle emozioni in due gruppi: emozioni primarie e secondarie. Le emozioni primarie sono definite come “innate”, “risposte preorganizzate”, a caratteristiche dello stimolo come dimensione, tipo di movimento e tipo di suono. Ad esempio, la reazione del pulcino di nascondere la testa alla vista di ali larghe che volano sopra di lui ad una certa velocità è una tipica emozione primaria. Tutto ciò che serve per suscitare un’emozione primaria è un rilevamento approssimativo e rapido e la coscienza non è richiesta. Le emozioni primarie sono generate nel sistema limbico, e da lì si espandono al corpo (tramite il sistema nervoso ed endocrino) e ad altre parti del cervello (Schreiber, 1995).

Le emozioni secondarie, invece, nella definizione di Damasio (1995), “hanno luogo quando iniziamo a provare sentimenti e a formare connessioni sistematiche tra categorie di oggetti e situazioni, da un lato, ed emozioni primarie, dall’altro”. Ad esempio, se immaginiamo di incontrare un vecchio amico, potremmo subire dei cambiamenti corporei tipici delle emozioni primarie (la pelle potrebbe arrossire, il battito cardiaco accelerare, ecc.), ma in questo caso la reazione corporea sarebbe innescata da quella che Damasio chiama “immagine mentale” – cioè sarebbe innescata “off-line”, non direttamente dalla percezione di uno stimolo, ma piuttosto attraverso i pensieri. Il sistema limbico non è sufficiente per le emozioni secondarie, perché non è in grado di supportare “categorie di oggetti e situazioni”. Il circuito cerebrale legato alle emozioni secondarie deve quindi essere più ampio e, ipotizza Damasio, deve includere meccanismi legati alle emozioni primarie oltre a parti della corteccia responsabili dell’elaborazione di stimoli complessi (come valutazioni e aspettative). Sembrerebbe infatti più economico in natura formare nuove emozioni da vecchi meccanismi, piuttosto che aggiungerne di nuove (Damasio, 1995).

Damasio, con riferimento a questo concetto, ad esempio, sostiene che il disprezzo, che da alcuni studiosi è considerato una tipica emozione secondaria, condivida molti tratti, e in particolare le espressioni facciali, con il disgusto, emozione primaria che, dal punto di vista evolutivo, è connessa all’evitamento di cibi potenzialmente pericolosi (Damasio 2004).

Le emozioni sono anche caratterizzate da una componente fisica somatica, e provocano immediatamente reazioni corporee qualora ci troviamo in presenza di minacce o ricompense. Gran parte delle risposte emotive sono quindi direttamente osservabili per mezzo di misurazioni psicofisiologiche e neurofisiologiche e test endocrini. Le reazioni corporee attivate dalle emozioni possono ad esempio essere quantificate misurando la dilatazione pupillare (per mezzo dell’eye tracking), la conduttanza cutanea (EDA/GSR), l’attività cerebrale (EEG, fMRI), la frequenza cardiaca (ECG) e osservando le espressioni facciali.

Per quanto riguarda i sentimenti, essi sono misurabili utilizzando strumenti di autovalutazione come interviste, sondaggi e questionari costituiti da scale di valutazione e di autovalutazione.

Le emozioni e i sentimenti, quindi, hanno un impatto significativo sul comportamento, sono interdipendenti tra loro, possono essere copresenti e possono influenzare il modo in cui interagiamo con gli altri.

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Anolli, L. (2002). Le emozioni. Edizioni Unicopli
  • Barrett, L. F., Mesquita, B., Ochsner, K. N., & Gross, J. J. (2007). The experience of emotion. Annual review of psychology, 58, 373.
  • Bosse, T., Jonker, C. M., & Treur, J. (2008). Formalisation of Damasio’s theory of emotion, feeling and core consciousness. Consciousness and cognition, 17(1), 94-113.
  • Damasio A.(1995), Descartes’ Error. Emotion Reason and the Human Brain, Picador, London.
  • Damasio, A. (2001). Fundamental feelings. Nature, 413(6858), 781-781.
  • Damasio, A. (2004). Looking for spinoza, joy, sorrow and the feeling brain. Vintage.
  • Damasio, A., & Carvalho, G. B. (2013). The nature of feelings: evolutionary and neurobiological origins. Nature reviews neuroscience, 14(2), 143-152.
  • Ekman, P. (1999). Basic emotions. Handbook of cognition and emotion, 98(45-60), 16.
  • Kozlowska, K., Walker, P., McLean, L., & Carrive, P. (2015). Fear and the defense cascade: clinical implications and management. Harvard review of psychiatry.
  • Lazarus, R. S., & Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. Springer publishing company.
  • LeDoux, J. (2012). Rethinking the emotional brain. Neuron, 73(4), 653-676.
  • Mancia, M. (2005). Antonio Damasio (2003) Alla ricerca di Espinoza. Emozioni, sentimenti e cervello Adelphi, Milano, pagine 424, euro 30, 00. Rivista di Psicoanalisi, 51(1), 229-235.
  • McCorry, L. K. (2007). Physiology of the autonomic nervous system. American journal of pharmaceutical education, 71(4).
  • Pessoa, L. (2010). Emotion and cognition and the amygdala: from “what is it?” to “what's to be done?”. Neuropsychologia, 48(12), 3416-3429.
  • Scherer, K. R. (2005). What are emotions? And how can they be measured?. Social science information, 44(4), 695-729.
  • Schreiber, K. (1995). Descartes' Error: Emotion, Reason, and the Human Brain, by Antonio R. Damasio, Grosset/Putnam, New York, 1994, 312 ps. American Journal of Psychoanalysis, 55(3), 297-298.
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