“Ero una maestra molto stanca…” – Il burnout degli insegnanti

All'inizio il burnout veniva legato solo alle professioni sanitarie, oggi a tutte le professioni basate sui rapporti interpersonali, inclusi gli insegnanti

ID Articolo: 193894 - Pubblicato il: 06 luglio 2022
“Ero una maestra molto stanca…” – Il burnout degli insegnanti
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Tra le condizioni di lavoro che determinano un fattore di rischio per il burnout degli insegnanti rientrano le classi “pollaio” e la carenza di spazi idonei per svolgere l’attività di insegnamento sia da un punto di vista didattico (assenza di attrezzature) che logistico (spazi ristretti o fatiscenti).

 

La sveglia era diventata un incubo oramai. Era come se ogni mattina mi preparassi a svolgere un lavoro per cui avevo sempre meno energia, meno risorse, meno interesse.

Svolgevo le mie lezioni ‘meccanicamente’, l’obiettivo era terminare la mattinata a scuola e questo stava rendendo impossibile ogni tipo di rapporto sereno con i miei alunni, con i colleghi ma anche a casa con la mia famiglia. Ero una maestra “molto stanca”.

Sindrome “stress lavoro correlato”

Messaggio pubblicitario Il termine burnout definisce una sindrome da stress lavoro correlato che pone il soggetto in una condizione di esaurimento psicofisico, che coinvolge più aspetti di vita dell’individuo: personale, lavorativo e relazionale.

Inizialmente tale sindrome veniva legata esclusivamente alle professioni socio-sanitarie, mentre oggi coinvolge tutte quelle professioni basate sui rapporti interpersonali, dunque anche a quelle appartenenti all’ambito educativo.

Caratteristiche del burnout

La sindrome, in generale, interessa più aspetti di funzionamento dell’individuo: cognitivi, emotivi, comportamentali e fisici.

L’esito di queste alterazioni determina nell’individuo un iperinvestimento professionale a dispetto delle proprie risorse che possono a loro volta generare difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e vissuti di ansia e depressione.

Tali difficoltà tendono ad indurre nel soggetto un graduale distacco emotivo sino ad un senso di vera a propria “trascuratezza” relazionale, sia in ambito personale che professionale.

A livello comportamentale queste alterazioni possono tradursi in: assenteismo, calo della produttività in termini qualitativi e quantitativi, richiesta di trasferimento o abbandono della posizione lavorativa.

Si rileva anche il ricorso, che pone a rischio di dipendenza, all’uso di caffeina, tabacco, alcol e farmaci.

In ultimo non per importanza, i sintomi fisici, trovano un’espressione psicosomatica della sofferenza causando disturbi intestinali, del sonno ed emicrania.

Cosa osservare nel contesto lavorativo

Trattandosi di una sindrome stress lavoro correlata è indispensabile guardare a tutti quei fattori di rischio presenti nel contesto lavorativo, ovvero:

  • condizioni di lavoro
  • organizzazione del contesto
  • politiche scolastiche.

Nelle condizioni di lavoro che determinano un fattore di rischio rientrano le classi “pollaio” e la carenza di spazi idonei per svolgere l’attività di insegnamento sia da un punto di vista didattico (assenza di attrezzature) che logistico (spazi ristretti o fatiscenti).

Negli aspetti organizzativi rientrano: il monte ore lavorativo, la cadenza delle riunioni, l’eccessiva burocrazia e la carenza di percorsi di formazione realmente significativi.

In ultimo, osserviamo le “politiche scolastiche” nelle quali rientrano sia le limitate possibilità di carriera che una retribuzione insoddisfacente, spesso secondaria ad un clima di prolungata precarietà.

Prevenzione e intervento nel contesto lavorativo e alla persona

Con il decreto legislativo 81/2008, in termini di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, il datore ha l’obbligo di valutare tutti i rischi che possono compromettere sia la salute che la sicurezza del lavoratore, compreso lo stress lavoro correlato.

L’obiettivo è arginare il passaggio da rischio di stress lavoro correlato all’emergere della sindrome di burnout.

A tal proposito sono state evidenziate tre linee direttrici mediante l’accordo Europeo (art. 6) che prevedono interventi nell’area della:

  • gestione e comunicazione
  • formazione
  • informazione e consultazione

Messaggio pubblicitario Nell’area della gestione e comunicazione diventa indispensabile esplicitare gli obiettivi della didattica, assicurare l’ascolto e il sostegno. Questi ultimi due aspetti devono essere intesi come valorizzazione dell’insegnante come risorsa non solo professionale, ma anche umana e come incoraggiamento alla manifestazione dell’eventuale disagio legato allo svolgimento della professione stessa.

Nell’area della formazione risulta utile aumentare il grado di consapevolezza dell’insegnante rispetto allo stato di stress esperito aiutando non solo a comprenderne le cause, ma offrendo loro la possibilità, con personale qualificato, di acquisire strategie utili per affrontarlo in maniera efficace.

Nell’area dell’informazione e della consultazione è utile fornire informazioni aggiornate sia rispetto al contesto scolastico in cui si opera in termini di risorse, potenzialità ma anche criticità, nonché coinvolgere attivamente il team docenti stesso nei processi decisionali e gestionali del mondo scuola.

Benessere psicologico a scuola: autoefficacia ed autostima

Esistono una serie di risorse personali che permettono, nell’ambito scolastico, un lavoro di intervento psicologico, di prevenzione e promozione del benessere. Tali interventi si pongono come obiettivo il potenziamento di risorse psicologiche atte a diminuire l’impatto dello stress lavoro correlato e dunque ad arginare il rischio di burnout.

Nello specifico parliamo di autoefficacia ed autostima, che insieme garantiscano buone capacità di adattamento al contesto lavorativo.

L’autoefficacia, o self-efficay, si riferisce alla percezione che l’insegnante ha della sua competenza educativa. Essendo questa funzione diretta agli alunni, determinerà: il comportamento dell’insegnante verso gli studenti, inteso come capacità di coinvolgerli nel processo educativo, la gestione della classe, intesa come l’abilità degli insegnanti di guidare gli studenti agli obiettivi stabiliti, ed infine le strategie di istruzione.

La scuola oggi dovrebbe tener conto di quanto l’istituzione scolastica sia diventata complessa per organizzazione e difficoltosa per reali risorse a disposizione. Pensare ad una scuola che ignora la dimensione di benessere psicologico degli insegnanti significa esporre gli stessi al rischio di sindrome di burnout ed indirettamente una crescita, didattica e relazionale, difficoltosa degli studenti.

 

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Bibliografia

  • S. De Stasio; C. Fiorilli; G. Chiarito; L. Uusitalo-Malmivaara. (2015). Fattori predittivi nel burnout degli insegnanti di sostegno della scuola primaria e secondaria.
  • Inail Settore di Ricerca (2012). Dipartimento di medicina del Lavoro. Bornout e insegnamento.
  • Giunti Psichometrics (2020). Burnout: sintomi e intervento.
  • A. Ganci (2015). Burnout e insegnamento: come combattere lo stress dell’insegnante. State of mind il giornale delle scienze psicologiche.
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