Consumo di tè e depressione: quali benefici?

L'assunzione regolare di tè ogni giorno sembrerebbe poter contribuire a una riduzione del rischio di depressione in persone sane

ID Articolo: 192518 - Pubblicato il: 03 maggio 2022
Consumo di tè e depressione: quali benefici?
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Recentemente si è sviluppato un interesse scientifico per gli effetti del tè sulla cognizione e sull’umore, spingendo i ricercatori ad identificare i principali composti attivi del tè che possono aiutare ad alleviare i disturbi mentali tra cui la depressione, l’ansia e il declino cognitivo legato all’età.

 

Messaggio pubblicitario Il disturbo depressivo maggiore è un disturbo mentale altamente debilitante che presenta una prevalenza di circa il 15% tra gli adulti nei paesi ad alto reddito (Bromet et al., 2011). È caratterizzato, tra gli altri sintomi, da un umore significativamente basso, anedonia e funzioni cognitive alterate, che diminuiscono gravemente la qualità della vita e il funzionamento sociale delle persone colpite (APA, 2013).

Anche in individui sani, i sintomi depressivi sub-clinici sono molto comuni (Gawlik et al., 2013). Sia la psicoterapia che il trattamento farmacologico mostrano dei limiti o delle resistenze per casi di depressione molto grave (Weitz et al., 2015); a causa di questi limiti, la ricerca di strade alternative per la prevenzione e per la cura della depressione è sempre più importante.

Depressione e stile di vita

Molti studi hanno testato l’influenza che possono avere determinati stili di vita sullo sviluppo e sul mantenimento di alcuni disturbi mentali, tra cui anche la depressione (Lange, 2018). Ad esempio, il consumo di diete di tipo mediterraneo, con un elevato apporto di verdura, frutta, semi, noci, cereali integrali e pesce, nonché basse quantità di alimenti trasformati, sembra essere associato negativamente al rischio di depressione, mentre le diete in stile occidentale, con elevate quantità di zucchero, grassi e alimenti trasformati, hanno dimostrato di essere correlate positivamente alla depressione (Opie et al., 2015). Sulla base di questi risultati, la ricerca si è sempre più focalizzata sui potenziali benefici terapeutici di vari bioattivi alimentari, tra cui antiossidanti, probiotici e acidi grassi polinsaturi, sui disturbi mentali tra cui la depressione (ad es, Lange et al., 2020). Un alimento potenzialmente benefico è il tè. Da tempo sono riconosciuti gli effetti stimolanti e calmanti della pianta del tè (Camellia sinensis), dato anche il frequente utilizzo nella meditazione o nel rilassamento. Solo recentemente però si è sviluppato un interesse scientifico per gli effetti del tè sulla cognizione e sull’umore, spingendo i ricercatori ad identificare i principali composti attivi del tè che possono aiutare ad alleviare i disturbi mentali tra cui la depressione, l’ansia e il declino cognitivo legato all’età (Camfield et al., 2014).

Studi epidemiologici hanno collegato il consumo di tè a livelli ridotti di stress psicologico (Hozawa et al., 2009) e depressione (Hintikka et al., 2005), sottolineandone inoltre effetti anti-infiammatori. Gli effetti del tè sulla depressione sono degni di esplorazione dal momento che il tè è una delle principali fonti di assunzione alimentare di polifenoli (Ferruzzi et al., 2010). I polifenoli contenuti nel tè, in particolare le catechine, sono in grado di entrare nel cervello e possono svolgere un ruolo protettivo contro lo sviluppo della depressione (Belmaker & Agam, 2008).

Depressione e consumo di tè

Nonostante alcuni studi su animali sostengano l’efficacia dei composti del tè rispetto ai sintomi depressivi (Shen et al., 2019), va sottolineato che la capacità dei roditori e di altri modelli animali di rappresentare gli stati mentali e i disturbi umani è limitata, e gli studi osservazionali sugli esseri umani, per quanto degni di nota, non possono stabilire delle relazioni causali. Gli studi di intervento clinico sugli esseri umani, in particolare gli studi randomizzati controllati con placebo, che valutano gli effetti del tè o dei suoi composti sulla depressione sono rari.

Messaggio pubblicitario In uno studio di Zhang e colleghi (2013), la somministrazione orale di tè verde ha dimostrato di avere ridotto i punteggi di depressione rispetto ai controlli placebo. Questo risultato suggerisce che l’assunzione regolare di tè ogni giorno può contribuire a una riduzione del rischio di sintomi depressivi in persone sane. Un ulteriore studio di Hidese e colleghi (2017) ha testato l’effetto della L-teanina somministrata oralmente (in aggiunta agli psicofarmaci prescritti) per 8 settimane in soggetti con depressione maggiore che non avevano mostrato alcuna remissione con i soli farmaci antidepressivi. I risultati hanno dimostrato una riduzione significativa dei sintomi depressivi tramite i punteggi sulla Hamilton Depression Rating Scale (HAMD-21). Una possibile spiegazione degli effetti antidepressivi della L-teanina potrebbe essere legata alla riduzione dello stress.

La somministrazione di L-teanina si è rivelata funzionale anche nella riduzione dei livelli di cortisolo, nell’aumento di rilassamento dopo l’esecuzione di compiti che inducono stress e nell’aumento dell’attività oscillatoria alfa, cioè onde cerebrali a bassa frequenza che indicano una veglia rilassata in soggetti maggiormente ansiosi (White et al., 2016; Gomez-Ramirez et al., 2007).

Nonostante i risultati riportati, la scarsità di studi clinici disponibili non permette di trarre conclusioni sull’efficacia preventiva e terapeutica del tè sulla depressione. Saranno necessari studi controllati con placebo per confermare l’effetto antidepressivo dei composti contenuti nel tè.

Conclusioni

Quindi, in conclusione, la letteratura disponibile suggerisce che i composti presenti nel tè possono avere un potenziale sfruttabile per la prevenzione della depressione o nel suo trattamento come aggiunta alle terapie stabilite. Nonostante il tè mostri come sostanza delle componenti possibilmente antidepressive, fino a quando i meccanismi fisiopatologici della depressione sono poco conosciuti, una valutazione del ruolo dei composti del tè per quanto riguarda i correlati neurobiologici della depressione, come la disfunzione dell’asse HPA, neuroinfiammazione, alterata neuroplasticità e alterata neurotrasmissione monoaminergica, è difficile.

Nonostante la limitata conoscenza a riguardo, la L-teanina o i polifenoli, possono agire contemporaneamente e sinergicamente su più meccanismi fisiopatologici coinvolti nella depressione, e la messa a punto di queste attività potrebbe infine portare a una riduzione del rischio complessivo o effetto terapeutico per quanto riguarda questo disturbo.

Il miglioramento dell’umore osservato in persone sane non dovrebbe portare ad una sopravvalutazione dei possibili effetti clinici in individui con disturbo depressivo maggiore. Se gli effetti positivi sull’umore sono confermati, il consumo di tè potrebbe diventare un mezzo efficace in termini di costi a sostegno della salute mentale, per esempio nelle persone anziane. Futuri studi randomizzati sono necessari per stabilire una relazione causale tra depressione e composti bioattivi presenti nel tè.

 

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