10.000 passi al giorno a beneficio della salute mentale

Svolgere attività fisica, come anche il semplice camminare, svolge un ruolo significativo per il benessere non solo fisico ma anche mentale

ID Articolo: 188062 - Pubblicato il: 05 ottobre 2021
10.000 passi al giorno a beneficio della salute mentale
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A partire dalle evidenze dei miglioramenti fisici associati all’attività fisica, e nello specifico al percorrere 10.000 passi giornalieri, l’indagine di Hallam et al. (2018) ne ha valutato l’impatto sui fattori psicologici quali benessere, stress, ansia e depressione.

 

Messaggio pubblicitario Si prevede che entro il 2030, la malattia mentale impatterà globalmente a livello economico per oltre 6 miliardi di dollari, diventando più dispendiosa delle malattie cardiovascolari, delle malattie respiratorie croniche, del cancro e del diabete (Bloom et al., 2011).

La psicopatologia comporta un rischio elevato di morbilità e mortalità precoce per problemi di salute (De Hert et al., 2011), ulteriormente aggravato dall’impiego di psicofarmaci impiegati per farvi fronte (Correll et al., 2015). La carenza di specialisti della salute mentale nei paesi a basso e medio reddito, oltre alla non equità di accesso al trattamento nei paesi a basso reddito, testimoniato dal 75%-85% delle persone con problemi di salute mentale che non viene trattato (Funk et al., 2012), sono solo alcuni dei motivi che rendono rilevante il ruolo della prevenzione primaria e degli interventi a livello di popolazione per migliorare la salute mentale ed il benessere.

Sebbene l’attività fisica sia in grado di prevenire alcune patologie fisiche, è stata poco presa in considerazione nel contesto della malattia mentale e per la salute mentale (Booth et al., 2002; Callaghan, 2004; Stanton et al., 2015). Studi epidemiologici dimostrano che un’adeguata attività fisica riduce i sintomi depressivi (Lucas et al., 2011) e, viceversa, se insufficiente, può essere un fattore di rischio per l’insorgenza della sintomatologia depressiva (Hiles et al., 2017). Infatti Cooney et al. (2014) hanno riscontrato che l’attività fisica in individui clinicamente depressi può essere un importante trattamento aggiuntivo, in grado di ridurre moderatamente i sintomi depressivi.

L’attività fisica agisce sull’umore riducendo l’attività del sistema nervoso simpatico e la reattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene nel cervello (Rimmele et al., 2007). Inoltre, incrementa i livelli di serotonina e noradrenalina, similmente ai farmaci antidepressivi (Meeusen& De Meirleir, 1995), oltre a favorire il rilascio del fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), comportando miglioramenti cognitivi, emotivi e comportamentali (Meeusen & De Meirleir, 1995). Smits et al. (2008), hanno dimostrato che un minimo di sei sessioni di 20 minuti su tapis roulant consente di ottenere in due settimane miglioramenti anche a livello dell’ansia.

Prevenire l’ansia e la depressione, e quindi l’impatto dello stress, è rilevante al fine di limitare l’insorgenza di una psicopatologia. Svolgere attività fisica comporta un maggiore benessere in quanto riduce l’impatto dello stress sulla salute fisica e mentale (Brown et al., 2012; Fletcher et al., 1996).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera preziosi gli interventi sul posto di lavoro che promuovono il miglioramento della salute dei lavoratori (Proper& Van Mechelen, 2007). I programmi basati sull’impiego del pedometro possono contribuire ad incentivare l’attività fisica, riducendo il peso corporeo, i lipidi nel sangue ed il rischio di diabete (Faghri et al., 2008; Ganesan et al., 2016; Glance et al., 2016). Il benessere raggiunto, grazie a questi programmi, ha impattato positivamente sullo stress dei partecipanti (Glance et al., 2016).

Nei programmi basati sui passi, l’obiettivo di percorrerne 10.000 al giorno (8 km) supera di gran lunga i 150 minuti di attività fisica a settimana raccomandati dall’OMS. A partire dalle evidenze dei miglioramenti fisici associati al percorrere 10.000 passi giornalieri, Hallam et al. (2018) hanno proposto ai soggetti del loro studio di partecipare a un programma di 10.000 passi per 100 giorni, valutandone l’impatto sui fattori psicologici quali benessere, stress, ansia e depressione.

Partendo dal presupposto che gli individui trascorrono almeno metà della vita lavorando, il presente studio ha effettuato l’indagine sul luogo di lavoro, ambiente significativo per promuovere il cambiamento della salute e favorire il benessere (Conn et al., 2009).

Sono stati monitorati i passi giornalieri dei partecipanti, mentre prima e a seguito dei 100 giorni sono stati valutati i sintomi depressivi, ansiosi (Depression, Anxiety Stress Scales, DASS; Lovibond & Lovibond, 1995) e l’indice di benessere (Warwick-Edinburgh Mental Wellbeing Scale, WEMWBS; Bass et al., 2016).

Messaggio pubblicitario I risultati evidenziano alcuni effetti positivi sia sugli aspetti psicologici che sul benessere generale derivanti dall’effettuare un’attività programmata di passi giornalieri, indipendentemente dal numero medio di passi raggiunti. In particolare, il programma ha migliorato i livelli di stress dell’8,9%, i sintomi di depressione del 7,6%, l’ansia del 5,0% ed il benessere del 2,1%. Camminare svolge un ruolo significativo per il benessere non solo fisico ma anche mentale, sebbene considerare il valore soglia dei 10.000 passi sia emerso come poco significativo.

Tale mancanza di risultato dose-dipendente, evidenzia la presenza di fattori concomitanti che possono contribuire al miglioramento del benessere mentale, come il divertimento, il supporto interpersonale e la connessione costituita dalla partecipazione di gruppo alla sfida (LaMontagne et al., 2014). Inoltre, le attività di promozione della salute spesso incentivano cambiamenti comportamentali a livello di dieta, in grado di migliorare potenzialmente i risultati.

Ulteriori ricerche dovranno individuare la combinazione di fattori interni ed esterni associata ad un cambiamento maggiore in questo tipo di programmi e verificarne la sostenibilità nel tempo. Una valutazione di follow-up eseguita otto mesi dopo un intervento simile, ha riscontrato un miglioramento dei fattori di rischio legati alle malattie croniche nel lungo periodo (Freak-Poli et al., 2013).

Programmi di questo genere possono apportare benefici nel contesto lavorativo, prevenendo l’assenteismo, la spesa sanitaria dell’azienda, il turnover, favorendo la produttività ed in generale la qualità di vita, la soddisfazione e la salute mentale dei lavoratori.

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