Un costrutto di base della psicologia sociale: l’aspettativa – Seconda parte

Si cercherà di definire quali sono gli aspetti in base ai quali si caratterizzano le aspettative che abbiamo, per comprenderle meglio e valutarne l'utilità

ID Articolo: 188552 - Pubblicato il: 20 ottobre 2021
Un costrutto di base della psicologia sociale: l’aspettativa – Seconda parte
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La ricerca ha individuato cinque parametri per definire la natura di un’aspettativa (Roese & Sherman, 2007): la probabilità di occorrenza dell’evento, la fiducia sul giudizio di probabilità, l’accessibilità dell’aspettativa, il suo grado di astrattezza e la sua chiarezza.

Ndr – Il presente articolo è il secondo di una serie di tre articoli sul tema delle aspettative. Il primo contributo è stato pubblicato ieri su State of Mind, il terzo verrà pubblicato nei prossimi giorni

 

Messaggio pubblicitario Nell’articolo precedente abbiamo visto che le aspettative sono uno dei blocchi fondamentali della mente umana. Esse sono credenze riguardanti una situazione attuale o futura, in chiave probabilistica e basate sull’esperienza diretta (ad esempio la memoria di situazioni simili nel passato) o indiretta (ad esempio un resoconto scritto o parlato), e la loro funzione fondamentale è quella di guidare il comportamento in situazioni anche molto complesse (Roese & Sherman, 2007).

Nei prossimi paragrafi si cercherà di definire quali sono gli aspetti in base ai quali caratterizzare le aspettative che possediamo, in modo tale da comprenderle meglio e, nel caso, valutarne l’utilità. Ciò, infatti, ci renderebbe in grado, una volta venuti a conoscenza di quali aspettative ci guidano in una determinata situazione, di prestarvi attenzione e correggerle in modo da facilitare il perseguimento dei nostri obiettivi nella situazione considerata. Consideriamo, ad esempio, l’andare in macchina. Se la mia aspettativa sulla guida dell’auto è di dover stare attento perché la strada è un posto pericoloso e in genere l’automobilista tipo è un omone arrabbiato, manesco e fortemente suscettibile, probabilmente non prenderei mai la macchina! In questo caso, cercare di identificare le mie aspettative sulla guida e poi sottoporle a revisione potrebbe semplificarmi parecchio la vita.

La ricerca ha individuato cinque parametri in base ai quali definire la natura di un’aspettativa (Roese & Sherman, 2007): la probabilità di occorrenza dell’evento considerato, la fiducia soggettiva su tale giudizio di probabilità, l’accessibilità dell’aspettativa, il suo grado di astrattezza, la sua chiarezza. Vediamoli uno a uno.

Aspettativa e probabilità

Il primo parametro è la probabilità di occorrenza dell’evento considerato. In questi termini si intende la stima, da parte del soggetto possessore dell’aspettativa, che l’evento previsto accada o non accada, e si situa in un punto tra la piena certezza e la piena incertezza (in termini probabilistici, tra 0 e 1). Maggiore la probabilità stimata, più probabile è che essa influenzi il nostro comportamento e i nostri pensieri in linea con la situazione prospettata (credo che pioverà? Mi porto un ombrello). L’aspettativa potrà essere così confermata o disconfermata dalla situazione attuale. Se confermata, a parità di condizioni e in situazioni future simili, l’evento previsto (‘pioverà’) verrà considerato più probabile (conferma dell’aspettativa), o meno probabile (disconferma).

Aspettativa e fiducia

Il secondo parametro è la fiducia che diamo alla probabilità stimata per l’evento, ovvero il grado di fiducia che diamo alla nostra credenza. Per tornare all’esempio precedente potremmo farci una domanda del tipo: ‘Quanto mi fido del mio giudizio sul fatto che pioverà?’. Il fatto è che magari non sono un esperto, non ho visto le previsioni meteo, non ho ancora preso il caffé etc. In altre parole, potrei non credere che le mie previsioni meteo siano molto affidabili e, in base a ciò, agirò di conseguenza (ad esempio potrei andare contro la mia previsione e non portare con me l’ombrello, con il rischio di bagnarmi).

Aspettativa e astrattezza

Il terzo parametro per valutare un’aspettativa è il suo grado di astrattezza. In questi termini si risponde alla domanda se l’aspettativa sia stata creata a partire da esperienze concrete e specifiche (immagazzinate nella memoria episodica) oppure a partire da generalizzazioni astratte (immagazzinate nella memoria semantica), che sintetizzano l’esperienza fatta a partire da molti eventi, persone e contesti. La differenza tra le due modalità non sono di poco conto.

Messaggio pubblicitario Infatti, se nel primo caso (memoria episodica) avremo delle aspettative che verranno formulate e applicate ex novo, sul momento, esse ci richiederanno tempo e risorse cognitive per essere calcolate, saranno meno generalizzabili a situazioni anche simili e potrebbero portarci a sbagliare perché errate. Nel secondo caso (memoria semantica) invece, esse saranno già pronte, articolate in strutture coese ad attivazione rapida, e terranno conto delle diverse situazioni possibili, permettendoci di adattarci più velocemente e con meno sforzo. Prendiamo come esempio la guida dell’auto e pensiamo alla prima volta che abbiamo messo mano al cambio manuale o abbiamo attraversato un incrocio trafficato. Probabilmente in quelle circostanze alcuni di noi avranno provato un brivido freddo e il desiderio urgente di scappare, tuttavia con l’esperienza abbiamo imparato a guidare automobili di tipo diverso e attraversato incroci anche molto complicati senza battere ciglio. A partire dalle molte esperienze fatte con cambi manuali e incroci stradali, abbiamo creato strutture di aspettative utilizzabili in diverse circostanze che presentano tratti simili, e ci sentiamo più sicuri.

Aspettativa e accessibilità

Il quarto parametro è l’accessibilità, ovvero la facilità con la quale l’aspettativa tende ad attivarsi in una determinata situazione, spingendoci ad agire e pensare in conseguenza di essa. Esso deriva da quanto recentemente e con quale frequenza l’aspettativa considerata si è attivata nel corso del tempo in situazioni tra loro simili. Maggiore la frequenza e la recenza di attivazione, più probabile che essa sia molto attiva e influenzi il nostro agire e pensare. Torniamo all’esempio precedente. Di solito quando mi trovo davanti a un semaforo rosso la mia aspettativa è che tutte le macchine della mia corsia saranno ferme in attesa del verde come me e nel caso in cui ciò non accadesse, la mia reazione sarebbe di sorpresa. Ciò avviene perché possiedo aspettative molto forti riguardanti il fatto che di fronte a un semaforo rosso si resta fermi, persino nelle gare di formula uno.

Aspettativa e chiarezza

L’ultimo parametro per mezzo del quale valutare un’aspettativa è la sua chiarezza, ovvero il grado con cui è possibile esplicitarla in forma verbale. Nel caso ciò non sia possibile l’aspettativa sarà posseduta dall’individuo nella sua forma implicita, non verbale, e il soggetto agirà in base ad essa in modo inconsapevole (Bargh & Ferguson, 2000). Questo parametro può essere in relazione sia al grado di complessità che all’articolazione tra le aspettative possedute.

Le aspettative più basilari sono, infatti, il prodotto di semplici e immediate associazioni tra concetti e/o attributi relativi agli eventi che osserviamo nel mondo, e che con l’accumulo di esperienza tendono a divenire via via più complesse e connesse. La maggior parte delle aspettative che possediamo, comunque, sono molto complesse, ricche e differenziate in relazione alle situazioni cui si riferiscono. Nel momento in cui riuscissimo a identificarle e a darvi una forma verbale avremmo la possibilità di rifletterci sopra con calma, condividerle con altri e procedere così ad un lavoro critico atto alla valutazione della loro utilità, della loro aderenza alla realtà e della loro adeguatezza in relazione ai nostri obiettivi.

Purtroppo la sola introspezione non ci permette di identificarle né tantomeno coglierne la portata per i nostri nostri pensieri e comportamenti, anche perché, quand’anche ciò accadesse, entrerebbero in gioco altri fattori (come ad esempio la promozione dell’autostima e di un’immagine di sé desiderabile) che ci impedirebbero di riconoscerle con chiarezza (Eagly & Chaiken, 1993). Tuttavia, esplicitare a parole un’aspettativa può essere un potente mezzo per indurre cambiamenti nel proprio modo di pensare e di agire, come ben sanno i terapeuti di orientamento cognitivo-comportamentale.

Partendo da queste considerazioni, allora, un primo modo con il quale potremmo acquisire una maggiore consapevolezza e controllo di noi stessi potrebbe essere cercare di cogliere con l’intuizione quali sono le aspettative che ci guidano nelle situazioni e prendere atto del loro influsso sul comportamento, sul pensiero e sulle emozioni. L’influenza delle aspettative su queste tre aree sono oggetto del prossimo articolo, che chiuderà l’introduzione a questo costrutto così importante per la psicologia sociale e per la comprensione del comportamento umano.

 


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Bibliografia

  • Bargh, J. A., & Ferguson, M. J. (2000). Beyond behaviorism: On the automaticity of higher mental processes. Psychological Bulletin, 126(6), 925–945. https://doi.org/10.1037/0033-2909.126.6.925
  • Eagly, A. H., & Chaiken, S. (1993). The psychology of attitudes. Harcourt Brace Jovanovich College Publishers.
  • Roese, N. J., & Sherman, J. W. (2007). Expectancy. In A. W. Kruglanski & E. T. Higgins (Eds.), Social psychology: Handbook of basic principles (pp. 91–115). New York: The Guilford Press.
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