Un costrutto di base della psicologia sociale: l’aspettativa – Prima parte

Cosa ci può dire la psicologia sociale sull'aspettativa? Cos'è? Quale è la sua funzione? In base a quali parametri si valuta? È passibile di modifica?

ID Articolo: 188517 - Pubblicato il: 19 ottobre 2021
Un costrutto di base della psicologia sociale: l’aspettativa – Prima parte
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Quello di aspettativa è un costrutto base in psicologia e uno dei blocchi principali costituenti la mente umana.

Ndr – Il presente articolo è il primo di una serie di tre articoli sul tema delle aspettative. Gli altri contributi verranno pubblicati nei prossimi giorni

 

Messaggio pubblicitario Esse entrano in gioco quando ci alziamo la mattina, quando andiamo al lavoro, quando incontriamo gli amici, quando siamo impegnati in compiti nuovi, quando ci troviamo in situazioni ordinarie come in situazioni eccezionali. Esse ci permettono di considerare il mondo prevedibile, in una certa misura controllabile; ci permettono di costruire progetti dal brevissimo (secondi) al lunghissimo termine (anni), formulare piani di azione, impegnarci in obiettivi da raggiungere, simulare mentalmente scenari non ancora incontrati e massimizzare i risultati dello sforzo e dell’inventiva personale. Il loro impatto sulla nostra vita è ubiquo e soprattutto silenzioso, in quanto per la maggior parte del tempo esse ci guidano senza che ne siamo consapevoli (Roes & Sherman, 2007).

Per fare alcuni esempi, esse sono responsabili dell’apprezzamento estetico, che si baserebbe su una loro parziale disconferma quando viene fatta esperienza dell’opera d’arte (Berlyne, 1974); sono fondamentali nel definire gli atteggiamenti che abbiamo su eventi e oggetti del mondo (Ajzen & Fishbein, 1980); sono fondamentali nello humour (Wyer & Collins, 92), che si baserebbe sulla risoluzione di un’incongruità percepita tra quanto osserviamo/ ascoltiamo e le attese di come il mondo funziona; infine, hanno un ruolo chiave nella genesi e nello sviluppo della depressione, in cui le aspettative sugli eventi sono spesso perlopiù negative, cupe, fino a essere disperate (Abramson,  Metalsky & Alloy, 1989).

Cosa ci può dire la psicologia sociale sulle aspettative? Cosa sono? Quale è la loro funzione? In base a quali parametri si valutano? Se poco aderenti alla realtà sono passibili di modifica/revisione? Quali conseguenze esercitano sul comportamento, la cognizione e le emozioni? Questo e i prossimi articoli tenteranno di dare una risposta accessibile al lettore non specialista a queste domande.

Una definizione di aspettativa e delle sue funzioni

Innanzitutto serve una definizione di comodo. Consideriamo le aspettative come “credenze riguardanti futuri stati di cose” e, in quanto tali, sono stime soggettive della possibilità che uno o più eventi si presentino, con la possibilità espressa tra gli estremi della certezza incrollabile e dell’impossibilità (Rose & Sherman, 2007). Sono, in altri termini, credenze che costruiscono scenari che riteniamo probabili e che utilizziamo come guida per agire nel mondo, e che si formano a partire dalle informazioni che possediamo in base alla nostra esperienza passata o per esperienza indiretta (dal racconto di un conoscente, da un libro, osservando gli altri, etc.).

Messaggio pubblicitario La loro funzione primaria è di guidare il comportamento per raggiungere uno o più obiettivi in base a un confronto, che avviene a livello non consapevole, tra la situazione attuale – di cui il soggetto sta facendo esperienza – e uno stato di cose futuro che crede possibile. In base alle ‘piste’ fornite dalle aspettative, il comportamento che il soggetto attua sarà costantemente monitorato dal sistema cognitivo affinché sia raggiunto l’obiettivo e, se necessario, attuare delle modifiche al corso d’azione scelto.

Per fare un esempio, pensiamo a quando guidiamo l’automobile. Sappiamo che per partire da fermi dobbiamo effettuare tutta una serie di operazioni che crediamo daranno dei risultati (accendere l’auto, tirare la frizione, ingranare la prima etc.) senza i quali non partiremmo mai. Le aspettative ci dicono cosa dobbiamo fare, che sarà molto probabile che la macchina parta e, inoltre, cosa fare nel caso ciò non accada. Più la situazione attuale è percepita come complessa, più le aspettative tenderanno ad articolarsi di conseguenza, a formare un sistema che possa guidarci in essa. Avremo così diversi piani di azione disponibili, molteplici rappresentazioni di possibili situazioni future, diversi modi di affrontare una situazione, tutto ciò a concorrere per i nostri scopi (Rose & Sherman, 2007).

Il rapporto tra l’aspettativa e la realtà

Ma non c’è il rischio che le aspettative che possediamo siano sbagliate rispetto alla situazione attuale, ovvero che le nostre credenze non siano ancorate adeguatamente alla realtà? Non proprio. La maggior parte di esse sono accurate e rispecchiano molto fedelmente la realtà, perché basate su un bagaglio consistente di esperienza passata direttamente vissuta dall’individuo. Tuttavia possono contenere errori. Quando ciò accade il comportamento non porta gli esiti previsti e tra la aspettativa posseduta dal soggetto e la situazione reale verrà percepita una discrepanza, il soggetto percepirà che ‘c’è qualcosa che non va’, e l’aspettativa verrà disconfermata in una parte più o meno consistente, portando il soggetto a rivedere il comportamento, l’aspettativa stessa, o entrambi (Roese, 2001).

Ritornando all’esempio dell’automobile, avete mai provato a partire da fermi con la quarta marcia ingranata? Cosa avete sentito in quel momento, a parte il fatto che la macchina non partiva? Quella sensazione che c’era ‘qualcosa di storto’, era il sistema cognitivo che vi diceva di prestare attenzione a ciò che stava accadendo in quel momento.

Oltre a essere per la maggior parte corrette, precise e affidabili (per ora, quasi ogni mattina riusciamo a far partire l’auto) le aspettative agiscono perlopiù al di sotto della piena consapevolezza (in ‘automatico’; Rose & Sherman, 2007), il che le rende uno strumento che la nostra mente applica in modo efficiente e veloce alle situazioni che incontriamo nella vita quotidiana, soprattutto quando è necessario prendere decisioni rapide e in circostanze difficili, quando in genere sperimentiamo stanchezza, confusione e urgenza di pensare a una soluzione (come ad esempio scegliere un percorso alternativo se siamo in ritardo, o se inchiodare o sterzare se un pedone ci passa davanti).

Nella seconda parte si tenterà di fornire i parametri necessari per comprendere la natura e il funzionamento di questo indispensabile strumento cognitivo.

 


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Bibliografia

  • Abramson, L. Y., Metalsky, G. I., & Alloy, L. B. (1989). Hopelessness depression: A theory-based subtype of depression. Psychological Review, 96(2), 358–372.
  • Ajzen, I., & Fishbein, M. (1980). Understanding attitudes and predicting social behavior. Eaglewood-Cliffs, NJ: Prentice-Hall.
  • Berlyne, D. E. (1974). Studies in the new experimental aesthetics: Steps toward an objective psychology of aesthetic appreciation. New York: Taylor & Francis.
  • Kirsch, I., & Lynn, S. J. (1999). Automaticity in clinical psychology. American Psychologist, 54(7), 504–515.
  • Roese, N. (2001). The Crossroads of Affect and Cognition: Counterfactuals as Compensatory Cognition: The Princeton Symposium on the Legacy and Future of Social Cognition. In G. Moskowitz (Ed.) Cognitive Social Psychology: The Princeton Symposium on the Legacy and Future of Social Cognition (pp. 307-316). New York: Erlbaum.
  • Roese, N. J., & Sherman, J. W. (2007). Expectancy. In A. W. Kruglanski & E. T. Higgins (Eds.), Social psychology: Handbook of basic principles (pp. 91–115). New York: The Guilford Press.
  • Wyer, R. S., & Collins, J. E. (1992). A theory of humor elicitation. Psychological review, 99(4), 663.
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