Amore e cervello: dall’attrazione al sentimento

Quali sono le varie fasi che conducono all'innamoramento e ad un rapporto stabile monogamico? E che cosa succede nel cervello di uomini e donne?

ID Articolo: 188764 - Pubblicato il: 27 ottobre 2021
Amore e cervello: dall’attrazione al sentimento
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Nella fase di innamoramento la persona che suscita attrazione costituisce un segnale potente che fa attivare tutto l’organismo e produce un’eccitazione mediata da alcuni neurotrasmettitori.

Ambra Lupetti ed Elisa Petetta – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi, San Benedetto del Tronto

La monogamia

Messaggio pubblicitario Come ci spieghiamo la monogamia? Dal punto di vista biologico, adottando una prospettiva darwiniana possiamo ricondurre ad una serie di cambiamenti, avvenuti nell’evoluzione della nostra specie, l’emergere della tendenza a formare un legame esclusivo con un partner basato su monogamia e fedeltà, una tendenza che si è poi radicata nella nostra biologia in quanto molto vantaggiosa ai fini del successo riproduttivo. I meccanismi evolutivi hanno fatto in modo che l’essere umano producesse una progenie fortemente immatura il cui sviluppo avvenisse solo in parte all’interno dell’utero nei nove mesi della gestazione, e continuasse al di fuori del corpo della madre, durante un periodo molto lungo. Una progenie così vulnerabile non poteva, tuttavia, essere allevata solo dalla madre, viste le fragilità delle donne in seguito alla gravidanza, al parto e all’allattamento e alla difficoltà di conciliare la vicinanza al figlio con la necessità di procurare il necessario per il sostentamento. Affinché i piccoli sopravvivessero e divenissero a loro volta adulti era necessario l’aiuto di un’altra persona. Questa persona non poteva che essere il padre, il cui successo riproduttivo era ugualmente assicurato dal portare quei bambini a un’età tale da potersi riprodurre a loro volta (Carter, 2004).

Sono queste le motivazioni biologiche che fanno da sfondo alla monogamia, che generalmente caratterizza i rapporti affettivi della nostra specie. Questa spinta ad instaurare un legame di coppia stabile e duraturo è talmente forte che si mantiene ben oltre il mero rapporto sessuale.

Ma quali sono le varie fasi che conducono ad un rapporto stabile monogamico? E cosa succede nel cervello di uomini e donne?

L’attrazione verso il partner

Secondo alcune teorie (Botwinet al., 1997, Buss, 1990) uomini e donne si sentono attratti e scelgono come potenziali partner di una relazione d’amore coloro che meglio possono adempiere a questo scopo evoluzionistico riproduttivo.

Gli uomini generalmente sono colpiti dalla bellezza e dalla giovane età nelle potenziali partner. I ricercatori hanno messo in luce come ovunque nel mondo gli uomini preferiscano mogli fisicamente attraenti, fra i 20 e i 40 anni, in media di 2 anni e mezzo più giovani e che abbiano pelle luminosa, occhi brillanti, labbra piene, capelli lucenti e figura sinuosa (Botwinet al., 1997). Tutti questi tratti infatti sono forti ed evidenti indizi di fertilità. Potendo contare su decine di milioni di spermatozoi, gli uomini sono in grado di generare un numero quasi illimitato di discendenti, purché riescano a trovare abbastanza femmine fertili con cui accoppiarsi; nel corso di milioni di anni, quindi, i circuiti neuronali maschili si sono evoluti allo scopo di individuare nelle donne immediati segnali visibili della loro fertilità. Oltre all’età è importante anche la salute i cui indicatori visibili sono la vitalità, il portamento spigliato, tratti somatici simmetrici, pelle liscia, capelli lucenti e labbra turgide. Anche la forma del corpo è un ottimo indicatore di fertilità. Dopo la pubertà le femmine sane sviluppano forme più morbide, con il giro vita di circa un terzo più stretto del giro-fianchi. Le donne con queste caratteristiche fisiche producono più estrogeni e restano incinte con maggiore facilità e ad un’età inferiore rispetto a quelle con caratteristiche più androgine. Anche la reputazione sociale è spesso un altro fattore che entra in gioco nella valutazione maschile, perché i maschi di maggiore successo dal punto di vista riproduttivo hanno bisogno di scegliere donne che si accoppieranno solo con loro: vogliono esser certi della paternità ma anche di contare sulle doti materne di una donna per garantirsi che i propri discendenti crescano sani e robusti.

Per quanto riguarda le donne, per più di 5 anni il ricercatore David Buss (1990) ha studiato le preferenze di oltre 10mila individui appartenenti a 37 culture diverse e ha visto come in ogni cultura le donne si preoccupano poco delle attrattive fisiche di un potenziale marito, mentre sono più interessate alle sue risorse materiali e alla sua posizione sociale, fattori questi che manifestano e garantiscono la volontà e la possibilità di portare avanti una relazione duratura. Anche secondo lo psicologo evoluzionista Robert Trivers (1972) scegliere un compagno in base a queste caratteristiche è un’attenta strategia di investimento. Le femmine umane infatti dispongono di un numero limitato di uova, e, rispetto ai maschi, investono molte più energie nel mettere al mondo ed allevare i figli. Essere estremamente caute è quindi un atteggiamento vincente. Mentre un maschio può fecondare una donna tramite un unico rapporto sessuale e poi andarsene, una donna deve affrontare nove mesi di gravidanza, i rischi del parto, l’allattamento e il compito oneroso di cercare di assicurare la sopravvivenza del bambino.

L’attrazione verso una particolare persona risente di criteri di scelta biologicamente determinati ma non bisogna omettere allo stesso tempo che questi criteri sono determinati anche dalla storia personale e dalle caratteristiche individuali.

Durante la fase del corteggiamento uomini e donne generalmente cercano di fornire all’altro l’immagine migliore di se stessi. Con il progredire della relazione, tuttavia, sono inclini a cercare inconsapevolmente degli indicatori di sensibilità e di responsività emotiva come la capacità di rispondere ai momenti di sconforto dell’altro o fornire aiuto, indici della possibilità che il partner possa diventare una buona figura di attaccamento per sé e per i propri figli.

L’infatuazione

L’amore appassionato o anche la semplice infatuazione è uno stato cerebrale ben documentato: fa capo agli stessi circuiti cerebrali che governano ossessioni, manie, ebbrezza, sete e fame (Aron & Fisher, 2005). L’attrazione iniziale è da ricondurre all’attivazione del sistema sessuale. Il desiderio sessuale è innescato principalmente dagli androgeni (tra cui il testosterone) e dagli estrogeni; entrambi presenti sia nelle donne che negli uomini anche se in quantità diverse. Nelle donne il testosterone è fondamentale; il suo picco, a metà del ciclo mestruale, è responsabile dell’innalzamento del desiderio sessuale, proprio nel momento di maggiore fertilità. Con il progredire della relazione, nel passaggio dall’attrazione all’innamoramento, il livello di testosterone diminuisce nei maschi, così che i comportamenti aggressivi sono sostituiti, in chi è innamorato, da comportamenti maggiormente basati sulla tenerezza.

L’innamoramento

In questa fase iniziale la persona che suscita attrazione costituisce un segnale potente che fa attivare tutto l’organismo e produce un’eccitazione che è mediata da alcuni neurotrasmettitori. La feniletilamina ad esempio è una sostanza affine all’adrenalina. Viene sintetizzata e rilasciata nel sistema nervoso centrale quando si sperimentano situazioni piacevoli e raggiunge livelli altissimi durante l’attrazione e l’innamoramento. Ad esempio la cioccolata è un alimento ricco di feniletilamina, ed è per questo che amplifica quel senso di gratificazione e di piacere assicurato dalle zone del cervello che ha il potere di attivare. La feniletilamina è inoltre particolarmente importante in quanto stimola anche il rilascio di dopamina, la quale ha un peso determinante nelle prime fasi della relazione di coppia. È quel neurotrasmettitore che regola i sistemi della gratificazione e che può essere considerato responsabile della sensazione di energia e di euforia che si prova di fronte a stimoli eccitanti, come ad esempio la sola vista della persona desiderata, che innesca benessere in tutto il corpo e anche uno stato di grande eccitazione.

La passione

La dopamina viene di solito prodotta dall’organismo in maniera spontanea e, quando presente in quantità sufficiente, genera un senso di appagamento. Quando ci si ritrova di fronte a qualcuno di cui ci si sente molto attratti il suo livello aumenta e produce effetti euforizzanti così forti da spingere in maniera incontrollabile a fare in modo che quell’evento si ripeta con meccanismi e reazioni simili a quelli sperimentati da chi dipende da cocaina (Insel, 2003). La cocaina aumenta la disponibilità di dopamina nel cervello producendo un senso immediato di benessere e una grande fiducia in se stessi; la fame e il sonno spariscono. Esauritosi però l’effetto euforizzante, nei giorni a seguire, si sperimenta spossatezza e depressione che spingono l’individuo a voler usare di nuovo quella sostanza. Allo stesso modo, l’assenza della persona amata o una sua mancanza di disponibilità, può suscitare ansia e calo dell’umore simili a quelli provocati da deficit di sostanze. Quando l’amore è in una fase iniziale tuttavia, se da un lato aumentano nel cervello quei neurotrasmettitori che producono eccitazione ed euforia, dall’altro ne diminuiscono altri, la cui carenza è in grado di indurre uno stato di forte ansia. Da una serie di studi (Cahill, 2003) emerge infatti che, se una relazione non si è ancora consolidata si abbassa la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore che quando è in equilibrio, produce sensazioni di buon umore e regola le emozioni.

L’amore completo

Progressivamente, dalla passione si passa a una nuova fase del rapporto, la quale vede nell’intimità e nell’impegno le sue componenti principali. In accordo con il modello triangolare, proposto dallo psicologo Sternberg (1986), possiamo identificare tre componenti distinte alla base dell’amore: la passione, l’intimità e l’impegno (Fig. 1).

In accordo con questo modello, l’amore completo, quello che lui definisce “vissuto”, si compone di tutte e tre le dimensioni precedentemente elencate.

La passione è quella che caratterizza l’attrazione fisica, il desiderio. L’intimità implica l’affinità e la confidenza, mentre l’impegno concerne la volontà di mantenere una relazione stabile.

Amore e cervello dall attrazione alla formazione di una relazione stabile Fig 1
 Fig. 1: Il modello triangolare

La passione, intesa come eccitazione incontrollabile, prevale nella fase iniziale. Nei legami di coppia che funzionano non termina mai del tutto, ma con lo scorrere del tempo prevalgono le altre due componenti quali intimità e impegno. Infatti lo stato cerebrale che fa da sfondo alla passione amorosa dura sei/otto mesi, fino a un massimo di tre anni. Secondo alcuni studiosi (Esch & Stefano, 2005) il dato che la fase dell’innamoramento duri al massimo tre anni può essere considerato il risultato di pressioni evoluzionistiche, le quali garantirebbero un coinvolgimento elevato per il tempo necessario alla gravidanza e alla protezione del padre almeno per il primo periodo di vita del bambino. In seguito, la dopamina esaurisce la sua funzione euforizzante e nell’organismo si instaura una condizione di assuefazione nella quale il cervello si abitua alle elevate concentrazioni di questo neurotrasmettitore. Tuttavia, laddove emergano altri fattori, quali la fiducia, una forte intimità emotiva oltre che fisica, e il senso di una profonda interdipendenza, la relazione continua ma assume un aspetto diverso. In qualche maniera, se l’attrazione e le emozioni che si provano nelle prime fasi dell’innamoramento sono quasi involontarie e legate principalmente al sistema limbico, nelle fasi successive entra in gioco maggiormente la neocorteccia, così che si mettono in atto strategie per mantenere la relazione (Young & Alexander, 2014).

Messaggio pubblicitario Sternberg individua tuttavia anche tipologie di amori “non completi”: i rapporti definiti “amore amicizia” sono quelli caratterizzati dalla presenza di intimità e di impegno, ma nei quali manca la passione. La presenza del solo impegno fa definire un rapporto come “amore vuoto”, ed è quello che si riscontra quando due persone continuano a stare insieme ad esempio solo per non sciogliere l’impegno preso. L’amore romantico è quello caratterizzato invece da forte intensità, in un misto di intimità e passione, ma destinato a terminare a causa della mancanza di impegno. L’ “amore fatuo” è definito dalla presenza di impegno e passione, ma è privo delle componenti di intimità e di reciproca conoscenza in grado di rendere più profondo il rapporto.

Ma quando l’amore finisce …

La rottura di un legame affettivo importante, e quindi di attaccamento, è un’esperienza dolorosissima che passa attraverso alcune fasi (Bowlby, 2000):

  • L’obnubilamento e la protesta. Subito dopo la rottura del legame vi è una prima fase di obnubilamento, ovvero di intontimento. Successivamente si iniziano a provare invece emozioni intense ma estremamente contraddittorie: rabbia, grande agitazione, estrema tristezza o sentimenti di colpa. Queste reazioni fanno parte della fase di protesta: tutto l’organismo reagisce e si attiva seguendo l’ipotesi che attraverso queste reazioni intense si riuscirà a ricongiungersi con il proprio partner.
  • La disperazione. Quando diventa più evidente che la separazione è definitiva, cominciano ad emergere una sorta di rassegnazione e una forte sofferenza. Si sta attraversando la fase della disperazione in cui ci si può sentire privi di forze e inattivi, depressi con un ridottissimo coinvolgimento con il mondo esterno. Tali reazioni hanno un senso da un punto di vista biologico poiché è come se l’organismo si mettesse “in condizione di riposo”, così da evitare di incorrere in pericoli esterni dato che la figura di protezione non c’è più. In questa fase nel cervello si attiva l’amigdala, in grado di produrre uno stato di allerta e di paura.
  • Il distacco. Quando si perde completamente la speranza si entra nella fase definita da Bowlby del distacco e si attivano gli stessi circuiti cerebrali che si accendono quando si prova un dolore fisico. Il dolore per la perdita dura al massimo un anno, un anno e mezzo, con un’ampia variabilità individuale a seconda delle caratteristiche di personalità. Alla fine di questo processo l’individuo si riorganizza a livello pratico ed emotivo e, data l’importanza di avere accanto una figura di attaccamento in grado di proteggere e, se si è in età riproduttiva, la necessità di aver un compagno/a con cui avere progenie, si inizia ad avvertire il bisogno di dopamina e di serotonina che solo un nuovo innamoramento può dare.

In conclusione appare evidente che la biologia influenza moltissimo la vita degli individui, tuttavia non la determina in assoluto. Infatti il cervello è plastico, perciò è rintracciabile una grande variabilità da individuo a individuo nel modo in cui il cervello reagisce agli stimoli che provengono da un partner nelle varie fasi attraverso cui si snoda un rapporto sentimentale. Ognuno ama come ama a seguito dell’intreccio di moltissime variabili che possono essere ecologiche, relazionali, genetiche (Attili, 2017).

 

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Bibliografia

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