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Quando le emozioni diventano cibo. Psicoterapia cognitiva del binge eating disorder (2007) di Vinai e Todisco – Recensione del libro

Nel loro volume Quando le emozioni diventano cibo gli autori presentano il binge eating disorder e l'approccio cognitivo comportamentale per il trattamento

ID Articolo: 187354 - Pubblicato il: 06 settembre 2021
Quando le emozioni diventano cibo. Psicoterapia cognitiva del binge eating disorder (2007) di Vinai e Todisco – Recensione del libro
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Il libro Quando le emozioni diventano cibo introduce e approfondisce clinicamente il Binge Eating Disorder, un disturbo dell’alimentazione caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffata, senza l’uso regolatore degli inappropriati comportamenti compensatori caratteristici della bulimia nervosa (DSM-IV).

 

Messaggio pubblicitario Le abbuffate sono momenti in cui il soggetto percepisce un senso di perdita di controllo sul cibo, mangiandone grandi quantità in poco tempo e in solitudine. Ciò spesso determina, successivamente all’episodio, forte senso di colpa e vergogna. Il disturbo è facilmente confondibile con la bulimia, un disturbo alimentare caratterizzato da abbuffate e comportamenti compensatori (alimentazione restrittiva, vomito…). La differenza sostanziale sta nel fatto che il BED non è caratterizzato da comportamenti compensatori, in quanto a seguito dell’abbuffata l’individuo si guarda indietro con atteggiamento passivo, constatando semplicemente la propria sconfitta. Nella bulimia, invece, il soggetto decide di prendere in mano la situazione attraverso comportamenti restrittivi che possano dare un maggior senso di controllo sul cibo. Questa breve introduzione al disturbo, soprattutto confrontato con la bulimia, è argomento del primo capitolo di Quando le emozioni diventano cibo.

Il secondo capitolo, invece, approfondisce l’inquadramento nosografico del BED, osservando come spesso l’individuazione di una categoria specifica in cui inserire il disturbo possa essere difficile. Tra i diversi modelli nosografici, vengono citati:

  • Bulimia nervosa senza comportamenti compensatori.
  • Bulimia nervosa non purging
  • Forma più lieve di bulimia
  • DCA NAS (classificazione che spesso porta al considerare il BED come un disturbo in grado di regredire spontaneamente senza trattamento).
  • DCA  a sé stante: tale posizione è fortemente sostenuta da alcune caratteristiche uniche del BED, quali l’atteggiamento nei confronti del cibo (è un alleato scomodo che consola nei momenti tristi/ansiosi e gratifica in quelli di gioia, ma determina anche senso di colpa dopo l’abbuffata. Per le Bulimiche invece il cibo è solo un nemico da combattere) e il comportamento dopo l’abbuffata (BED è passivo).

Il capitolo terzo approfondisce i vari fattori di rischio e la loro influenza sull’intervento terapeutico. Tra quelli citati possiamo ricordare:

  • fattori genetici (importante non sopravvalutarli per evitare che il paziente si senta impotente)
  • squilibri neuroendocrini (utile spiegare al paziente il meccanismo endocrino sottostante alla fame, minimizzabile con un’attenta dieta e/o una corretta farmacoterapia per il diabete).
  • evolutivi-attaccamentali (con paziente minorenne meglio ridurre il coinvolgimento della famiglia in modo da evitare che il paziente percepisca il terapeuta come un alleato dei genitori; con paziente maggiorenne non si nega il contatto con i genitori, ma si comunica che il contenuto della conversazione verrà integralmente riferito al figlio). Ad esempio, sembrerebbero essere fattori di rischio ambienti critici, madri iperprotettive ma iposensibili, maggiore colpevolizzazione e abusi di alcol, attaccamento insicuro, dinamiche familiari incentrate sul potere, alessitimia (difficoltà a riconoscere le emozioni, il che porterebbe il soggetto a riconoscere l’ansia come fame oppure la depressione come assenza di forze).
  • sociali, quali la preoccupazione e l’insoddisfazione per l’immagine corporea e il peso e il frequente ricorso a diete. L’abuso fisico e il bullismo subito rappresentano fattori in grado di influire specificamente nel BED, mentre violenze sessuali e discriminazione sociale avrebbero un ruolo differente a seconda nel gruppo etnico di appartenenza (importante spiegare al paziente che esistono ipotesi alternative per confrontarsi con i bulli non basate sul confronto fisico e che la svalutazione non deve passare necessariamente attraverso l’autodenigrazione).
  • predisposizione all’obesità

Il quarto capitolo è molto interessante per comprendere effettivamente come il BED è vissuto dai soggetti che sono intrappolati nel suo meccanismo. Gli autori, infatti, elaborano un interessante excursus all’interno della mente del Binge Eater approfondendo i meccanismi di mantenimento, i fattori scatenanti, il rapporto con il sè e il corpo, le relazioni interpersonali e con il cibo.

Per quanto riguarda i fattori scatenanti, viene sottolineata la centralità delle emozioni negative superanti la soglia soggettiva di tolleranza. L’individuo può trovarsi a dover gestire una qualsiasi emozione negativa (ansia, tristezza, disperazione, noia, rabbia) e, credendo di non poterla gestire altrimenti e sottovalutando gli effetti negativi a lungo termine (miopia metacognitiva), ricade nelle abbuffate, identificando il cibo come l’unica consolazione possibile. Contribuisce anche la tendenza a voler fronteggiare in modo autonomo il malessere. Dietro le abbuffate possono nascondersi pensieri, stati d’animo simbolici personali anche molto differenti, come un equivalente affettivo, un’autopunizione, un modo di affermare la propria indipendenza, il trovare nell’obesità un capro espiatorio per le problematiche relazionali. Da quest’ultimo punto è possibile collegarsi anche al modo in cui le relazioni interpersonali sono vissute dai Binge Eaters. Innanzitutto la famiglia del BED è spesso caratterizzata da un clima relazionale ambivalente e ipercritico, il che porta i BE a trasferire questi pattern anche in altre relazioni. Il capitolo cita anche alcuni dei modelli interpretativi cognitivo-comportamentali:

  • fuga dalla consapevolezza (durante l’abbuffata il paziente percepisce perdita di controllo)
  • modello del blocco emozionale (l’abbuffata serve ad allontanare dalla coscienza le emozioni negative focalizzando il soggetto su quelle positive indotte al cibo, per cui è strettamente connesso ad alte soglie di percezione e una bassa soglia di intolleranza delle emozioni).
  • finestra emozionale stretta: tre convinzioni disfunzionali inducono a ricercare il blocco dell’emozione, cioè: ritenere le emozioni intollerabili, interpretare le sensazioni corporee dovute alle emozioni come premonitori di imminenti eventi nefasti sul fisico e sulla psiche, pensare che ci si possa difendere innalzando la soglia di consapevolezza più che quella di tolleranza.
  • incapacità di riconoscere le emozioni.

Dal quinto capitolo viene descritto l’approccio terapeutico. Viene quindi specificata l’importanza di intervenire alla base del costrutto disfunzionale che causa e mantiene la patologia, facendo comprendere al paziente che il sintomo è una modalità che egli usa per affrontare i problemi, modificabile con impegno e costanza, non una caratteristica della sua personalità. Inoltre, bisogna intervenire al fine di creare delle aspettative realistiche e alla portata del paziente (spesso le aspettative irrealistiche sono anche alla base dell’abbandono da parte del paziente della terapia). Quindi, durante la prima seduta verrà specificata l’azione a due livelli: controllo dell’alimentazione e gestione delle problematiche alla base delle abbuffate che verranno gestite attraverso un’equipe multidisciplinare. Dopo aver creato un’alleanza terapeutica, è importante dare inizio alla ristrutturazione cognitiva osservando man mano l’atteggiamento del paziente, valutandone attentamente la motivazione (anche attraverso strumenti specifici).

Messaggio pubblicitario Il sesto capitolo approfondisce l’assessment multidimensionale e focalizzato sulle aree critiche cruciali nel BED (peso, rapporto con il corpo, autostima, relazioni interpersonali, caratteristiche dell’alimentazione, aspetti motivazionali). Per l’assessment si può far ricorso a diverse scale, quali il Binge Scale Questionnaire, il BEDQ, interviste cliniche, self-report, Questionnaire on eating and weight patterns, Binge Eating Scale, Three Factor Eating Questionnaire (restrizione alimentare, disinibizione, fame). Il capitolo sesto approfondisce anche la comorbilità psichiatrica osservando come spesso il BED si manifesta in concomitanza ad altri disturbi psichiatrici. Tra le patologie concomitanti al BED possiamo citare la depressione maggiore, l’abuso di alcool e il disturbo d’ansia. Se le due patologie (primaria e secondaria) hanno lo stesso substrato psicopatologico e non presentano una particolare gravità solitamente sono gestibili da un unico clinico. Comunque è importante effettuare sia un assessment delle condizioni mediche generali sia un assessment nutrizionale e far ricorso ad un’equipe multidisciplinare.

Il capitolo settimo definisce invece gli strumenti terapeutici cognitivo-comportamentali utilizzabili nel corso della terapia. Precedentemente abbiamo citato la ristrutturazione cognitiva come una fase fondamentale della terapia. Precisamente questa può avvenire attraverso l’uso di alcuni metodi come l’identificazione delle aree disfunzionali del paziente, il dialogo socratico, la riformulazione delle convinzioni oppure una revisione del processo (ossia ripercorrere i passaggi cruciali per modificare le convinzioni disfunzionali). In questo modo è possibile agire direttamente sulla fuga dalla consapevolezza. Un altro strumento molto utile è il diario emozionale: di fatto viene chiesto al paziente di scrivere tutti gli episodi in cui si è sentito a disagio, in modo che possano poi essere analizzati in seduta esplorando gli atteggiamenti messi in atto per tollerare il disagio emotivo e le possibili alternative (più funzionali), anche attraverso role playing. Inizialmente è meglio evitare di far tenere anche il diario nutrizionale, in modo da non far associare unicamente al cibo la sofferenza del paziente, ma successivamente questo può tornare utile. E’ importante esplicitare al paziente comunque che il diario alimentare non è la terapia, ma è utile per monitorare i progressi e le difficoltà alimentari, emotive e cognitive.

L’ottavo capitolo invece approfondisce un tema importantissimo, quale è il drop-out, ossia la possibilità che il paziente decida di abbandonare la seduta. A tal proposito vengono citate alcune frequenti cause come:

  • aspettative irrealistiche sulla perdita di peso e sui suoi effetti.
  • pensiero dicotomico sulla perdita di peso
  • incapacità di accettare gli insuccessi
  • timore del giudizio del terapeuta

Nel libro vengono anche citati alcuni segni premonitori che possono essere utili per identificare una tendenza ad abbandonare la terapia, quali: assenza a una seduta, mancata compilazione del diario alimentare, rimurginii sull’inutilità della terapia, dubbi sulla possibilità di risolvere il problema, mutacismi in seduta o lunghe digressioni su argomenti poco attinenti, aggressività verbale, cambi dell’umore non giustificati. Di fronte a questi segnali è importante che il terapeuta intervenga al fine di far rinascere la motivazione in crisi, ad esempio attraverso un lavoro sull’autoattribuzione, l’affronto dei pensieri disfunzionali, la focalizzazione sui vantaggi a breve e a lungo termine, così come la definizione degli obiettivi realistici.

Come definito nel capitolo nono, infine, la terapia potrà essere portata a compimento una volta che le abbuffate siano state interrotte e i meccanismi cognitivo-comportamentali di mantenimento interrotti ed individuati. È possibile anche stabilire delle sedute di follow-up al fine di accertarsi della stabilità degli effetti della terapia (ponendo attenzione alla differenza tra una “scivolata” ed una ricaduta).

Nel complesso, quindi, il testo si presenta come un ottimo modo per comprendere e approfondire in modo adeguato il BED, anche per individui senza conoscenze particolari relative al disturbo, infatti l’introduzione del primo capitolo è molto utile per comprendere i capitoli successivi.

 

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Bibliografia

  • Vinai P. & Todisco P. (2007). Quando le emozioni diventano cibo. Psicoterapia cognitiva del binge eating disorder. Edizioni Libreria Cortina.
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