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Interventi Psicologici Per Promuovere Un’immagine Corporea Positiva

Un’immagine corporea positiva consiste nell’accettazione e nella connessione con il proprio sé fisico e si associa al benessere psicosociale e fisico

ID Articolo: 183833 - Pubblicato il: 07 aprile 2021
Interventi Psicologici Per Promuovere Un’immagine Corporea Positiva
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Che cos’è l’immagine corporea positiva? Cosa significa possedere un’immagine corporea negativa? Come possiamo prevenire e promuovere questi fenomeni? L’articolo riporta alcuni degli interventi che in letteratura si sono rivelati efficaci, sia con gli adolescenti che con i bambini e gli adulti.

 

Introduzione: che cos’è l’immagine corporea, positiva e negativa

Messaggio pubblicitario L’insoddisfazione per la propria immagine corporea è un fenomeno particolarmente invasivo, che spesso risulta essere un possibile fattore di rischio, e in seguito di sviluppo, per un disturbo alimentare (Stice, 2002). Al giorno d’oggi, forse più che mai, una forte influenza la esercitano i social media, dove viene mostrato e trasmesso un modello di bellezza e di perfezione inarrivabile, e idealizzato, che porta le persone (di qualsiasi fascia d’età) a sviluppare delle aspettative per sé stesse irraggiungibili, provocando di conseguenza stress, emozioni negative, bassa autostima e forte vulnerabilità ai giudizi esterni. Tutto ciò può innescare dei meccanismi patologici che portano ad una forte autosvalutazione la quale, nei casi più gravi, può sfociare in un disturbo alimentare.

L’immagine corporea viene definita come la percezione personale di un soggetto del proprio aspetto fisico, comprendente anche le emozioni e gli atteggiamenti correlati; l’alto livello di discontento per l’immagine corporea, nelle donne così come negli uomini, risulta problematico in quanto ha un significativo impatto negativo sia per la salute fisica che per quella mentale: è infatti correlato sia con una bassa autostima sia con alti livelli di depressione e di ansia (Deveraj & Lewis, 2010).

Il modello di Cash (2008), riguardante l’immagine corporea, sostiene che la pressione socioculturale, le esperienze interpersonali, le caratteristiche e i cambiamenti fisici e i tratti disposizionali influenzano complessivamente lo sviluppo della percezione della propria immagine corporea.

Menzel e Levine (2011) concettualizzano l’immagine corporea positiva come un costrutto avente 3 componenti fondamentali: I) apprezzamento dell’aspetto e della funzionalità del corpo, II) consapevolezza ed attenzione per i bisogni del proprio corpo e III) l’abilità di elaborare pensieri relativi al proprio aspetto in maniera auto-protettiva. Un’immagine corporea positiva consiste nell’accettazione e nella connessione degli individui con il loro sé fisico. È ben distinta dall’immagine corporea negativa, in quanto è un costrutto che rappresenta molto più che bassi livelli di emozioni e cognizioni negative riguardanti il proprio corpo; è uno stato di benessere che va oltre all’assenza dell’insoddisfazione corporea (Gillen, 2015; Guest et al., 2019). Infatti l’immagine corporea positiva è associata al benessere psicosociale e fisico, e di conseguenza ad una maggiore autostima, una maggiore autocompassione e soddisfazione per la propria vita e una maggiore messa in atto di comportamenti salutari (Halliwell, 2015; Tylka & Wood-Barcalow, 2015). È stato dimostrato che l’apprezzamento per il proprio corpo e il proprio aspetto promuove un’alimentazione più sana e regolare e protegge maggiormente i soggetti dai pensieri e dagli effetti negativi provocati dagli ideali socio-culturali (Halliwell 2013).

Risulta evidente quindi che, per ottenere un effetto positivo su molti aspetti della salute e del benessere degli individui, è necessario promuovere un’immagine corporea positiva anziché limitarsi a ridurre quella negativa (Guest et al., 2019).

Gli interventi psicologici per promuovere un’immagine corporea positiva nei soggetti adolescenti e adulti

La maggior parte degli interventi psicologici finalizzati alla promozione di un’immagine corporea positiva verte principalmente su programmi educazionali e di miglioramento dell’autostima e della percezione che i soggetti hanno di se stessi.

Un esempio è il programma educativo “Evereybody’s different” (O’Dea, 2000), focalizzato sull’autostima e applicato con i ragazzi della scuola secondaria con un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni. L’intervento prevede due gruppi, uno sperimentale e uno di controllo, e un follow-up di 12 mesi per verificare se i risultati ottenuti sono temporanei o rimangono tali nel tempo.

Questo programma, principalmente basato su lavori di gruppo e giochi, in modo tale da far sentire i ragazzi sicuri e non giudicati, lavora su aspetti come le relazioni sociali, la costruzione di un’immagine positiva di se stessi, la costruzione della propria autostima, le competenze comunicative, gli stereotipi della società e così via. All’inizio e alla fine dell’intervento sono stati somministrati vari questionari, come l’Eating Disorders Inventory, il Self-Perception Profile for Adolescents, il Depression Inventory, lo State-Trait Anxiety Inventory e altri questionari inerenti alle abitudini alimentari e all’immagine corporea (Ibid.)

Dallo studio è emerso che un programma interattivo come questo, lavorando sullo sviluppo di un’autostima degli adolescenti più solida, può migliorare la percezione del proprio corpo e i comportamenti alimentari, anche nei ragazzi considerati più a rischio per lo sviluppo di un disturbo alimentare. Il gruppo sottoposto all’intervento, a differenza del gruppo di controllo, ha registrato un miglioramento della propria body image e ciò ha evitato la messa in atto di diete dimagranti e perdite di peso verificatasi invece nell’altro gruppo. Il gruppo sperimentale inoltre, ha riportato un diminuito interesse per l’accettazione sociale e l’aspetto fisico, dimostrando come sia possibile agire sulla suscettibilità degli adolescenti alla pressione dei pari, ai confronti e agli stereotipi socioculturali.

Grazie poi al periodo di follow-up di 12 mesi, si è visto come questi risultati siano stati mantenuti nel tempo, a evidenza del fatto che, gli appartenenti al gruppo di controllo hanno sperimentato una perdita di peso a differenza del gruppo sperimentale, il quale ha riconfermato gran parte dei risultati ottenuti.

Un altro esempio è lo studio di Deveraj e Lewis (2010): il loro intervento prevede un programma di tipo cognitivo-comportamentale di 6 settimane, finalizzato a promuovere un’immagine corporea positiva nelle donne adulte. Il programma prevede l’inserimento di numerosi fattori con un importante ruolo nell’insoddisfazione per il proprio corpo e nello sviluppo di un disturbo alimentare, come lo stress, l’ansia, la depressione e i comportamenti disfunzionali per la perdita di peso.

Come nello studio precedente, anche in questo sono state fatte varie misurazioni attraverso i questionari adeguati a raccogliere informazioni riguardo le abitudini alimentari, l’autostima, la soddisfazione dei partecipanti per la propria salute, per la propria forma fisica e per la propria vita, e altri costrutti inerenti alla percezione del proprio corpo.

Una particolarità interessante di questo intervento riguarda l’inserimento di sessioni di mindfulness e rilassamento, messe in atto prima di ogni incontro in modo tale da ridurre la body image anxiety (Ibid.).

Gli argomenti utilizzati durante il programma riguardano: gli effetti causati da un’immagine corporea negativa, la relazione tra pensieri, emozioni ed eventi, le distorsioni cognitive legate all’immagine corporea, come allontanare i pensieri negativi riguardo al proprio aspetto e focalizzarsi sugli aspetti positivi attraverso una serie di affermazioni riguardanti se stessi, tecniche di autoregolazione emotiva e di miglioramento dell’autostima.

Rispetto ai punteggi iniziali, quelli registrati al termine dell’intervento hanno evidenziato come il programma sia stato efficace nell’aumentare la soddisfazione per il proprio corpo e l’autostima e, allo stesso tempo, nel ridurre il livello di stress ed emozioni negative sperimentate dai partecipanti. Di conseguenza è stato registrato anche un impatto positivo sul livello di soddisfazione dei soggetti per la propria vita.

Deveraj e Lewis (2010) sottolineano l’importanza di includere nei programmi di prevenzione i fattori considerati cruciali nello sviluppo dei disturbi alimentari e della body dissatisfaction: è necessario considerare l’ansia, lo stress, le emozioni negative e i comportamenti alimentari inadeguati.

Un altro tipo di intervento è stato condotto da McVey et al. (2010) con degli studenti universitari: prevedeva la messa in atto di un programma finalizzato alla promozione della soddisfazione per il proprio corpo e la riduzione dell’interiorizzazione dell’ideale perfezionistico trasmesso dai media.

Il programma è composto da due sessioni, nella prima sono previste discussioni in merito a: l’analisi critica delle forme del corpo “ideali” non realistiche proposte dai media e di come queste immagini siano correlate alla percezione di sé; il miglioramento dell’autostima e dell’immagine corporea; l’influenza della genetica sulla forma del corpo, l’accettazione e la consapevolezza delle differenze individuali nell’aspetto fisico. Sono previsti anche suggerimenti e strategie per condurre una vita alimentare e un’attività fisica sana e attiva imparando a riconoscere i segnali e le caratteristiche di un’alimentazione inadeguata e disordinata o di un possibile disturbo alimentare.

La seconda sessione invece è incentrata maggiormente sulla gestione dello stress. Come spiegato da Deveraj e Lewis (2010), le emozioni spiacevoli giocano un ruolo estremamente importante nella percezione e valutazione che un soggetto ha di se stesso. Per lo stesso motivo McVey e colleghi (2010) hanno ritenuto importante inserire una parte dedicata al miglioramento delle abilità sociali, delle strategie di coping, del processo decisionale e delle abilità comunicative ed assertive, per imparare a gestire ed attenuare le influenze negative, lo stress e la preoccupazione per l’immagine corporea. Agendo sulla capacità di un soggetto di non farsi influenzare dai feedback esterni, non facendo dipendere la propria autostima e il proprio valore dagli altri, si cerca di rendere l’individuo più consapevole del proprio valore.

Effettivamente la partecipazione al programma è stata associata ad un aumento della soddisfazione per la propria immagine corporea e ad una diminuzione dell’interiorizzazione del modello di bellezza idealizzato e trasmesso dai media, aiutando anche a ridurre i comportamenti alimentari disordinati o inadeguati laddove fossero presenti.

Gli interventi psicologici per promuovere un’immagine corporea positiva nei bambini

Gli interventi di prevenzione e promozione della soddisfazione per la propria immagine corporea non sono rivolti e pensati solamente agli adolescenti o agli adulti, anzi, diversi programmi sono stati appositamente creati e pensati per i bambini. Non bisogna pensare che la body dissatisfaction sia un fenomeno prettamente legato alla fanciullezza o all’età adulta, infatti è stata registrata una tendenza anche delle bambine di appena 6 anni a desiderare di essere più magre (Dohnt & Tiggemann, 2005). Risulta quindi utile implementare anche nelle scuole primarie degli interventi di prevenzione, quando le convinzioni e gli atteggiamenti verso il peso e la forma del corpo sono meno consolidati (Dohnt & Tiggemann, 2008). Chiaramente i programmi utilizzati con i bambini devono essere costruiti in modo diverso rispetto a quelli utilizzati con gli adolescenti o gli adulti: è necessario che venga utilizzato un linguaggio più adeguato e di facile comprensione, l’intervento deve svolgersi secondo una modalità più ludica e i materiali utilizzati, assieme alle varie misurazioni che vengono fatte pre e post intervento, devono essere calibrati correttamente tenendo in considerazione l’età dei soggetti (Ibid.).

Dohnt e Tiggemann (2008) hanno effettuato un intervento in una scuola primaria esclusivamente con bambine di età tra i 6 e i 7 anni, divise in un gruppo sperimentale e in uno di controllo; gli autori si sono serviti di due libri illustrati, uno chiamato Shapesville e uno Stop Elephant, Stop, entrambi pensati appositamente per i bambini.

Shapesville, somministrato al gruppo sperimentale, è un libro che celebra l’immagine corporea positiva attraverso concetti come l’auto-accettazione e l’accettazione della diversità, ed è progettato in modo tale da suggerire confronti, attività e discussioni inerenti all’autostima, all’idea che un corpo in linea con i canoni estetici della società non porti sicuramente alla felicità, all’attività fisica, all’educazione alimentare e alle immagini irrealistiche promosse dai media.

Stop Elephant, Stop è estremamente simile al libro precedente per la struttura e la forma, ma racconta una storia di un gruppo di animali, senza focalizzarsi sui temi trattati invece da Shapesville.

A seguito dell’intervento, è stato notato un effettivo ed immediato miglioramento del livello di soddisfazione per il proprio corpo ed aspetto nelle bambine appartenenti al gruppo sperimentale.

Nel complesso, Shapesville è stato efficace nel produrre miglioramenti, seppur a breve termine, negli atteggiamenti e nella conoscenza sull’immagine corporea e sugli argomenti correlati, come l’alimentazione, lo sport e i media, portando anche ad una diminuzione degli stereotipi riguardanti il peso. È stato notato anche un miglioramento nell’interiorizzazione dei modelli trasmessi dai media, inteso come una diminuzione del desiderio di assecondarli, sempre da parte delle bambine appartenenti al gruppo sperimentale (Ibid.)

Messaggio pubblicitario Anche Halliwell e colleghi (2016) hanno utilizzato un intervento specifico per i bambini (sia maschi che femmine) chiamato Body Image in the Primary School, divenuto oramai un libro dall’omonimo titolo. L’intervento mira ad agire su una serie di fattori di rischio per lo sviluppo della body dissatisfaction, compresa l’influenza dei media e la pressione dei pari, attraverso il programma sopracitato che consiste in una serie di discussioni di classe, giochi, attività e giochi di ruolo. Anche in questo caso i bambini, di età compresa tra gli 8 e i 10 anni, sono stati divisi in due gruppi: uno di controllo e uno sperimentale. In questo programma i temi tratti riguardano la valorizzazione della diversità relativa all’immagina corporea, la valorizzazione del proprio aspetto, imparare a gestire i commenti negativi dei pari, imparare a sviluppare una resilienza ai media e ai messaggi trasmessi dall’ambiente socio-culturale.

Lo studio quindi aveva come obiettivo valutare se queste lezioni fossero efficaci per migliorare e promuovere un’immagine corporea positiva nella scuola primaria. Effettivamente, come previsto, il programma è associato, nelle ragazze appartenenti al gruppo sperimentale, ad una maggiore autostima e percezione della propria immagine corporea, sia dopo l’intervento che durante il follow-up successivo. Tuttavia, i risultati ottenuti riguardano solamente le ragazze, mentre per i ragazzi in questo caso non sono stati trovati risultati significativi (Ibid.).

Conclusioni: una riflessione personale

Alla luce degli studi e dei programmi esposti precedentemente, sono due gli elementi che risultano comuni e piuttosto rilevanti. Innanzitutto, è fondamentale evidenziare come gli interventi psicologici finalizzati alla promozione di un’immagine corporea positiva debbano essere rivolti a tutte le fasce d’età e a entrambi i sessi: in età infantile questa tipologia di interventi ha una forte valenza preventiva proprio perché i comportamenti e gli atteggiamenti dei bambini non sono ancora consolidati (Dohnt & Tiggemann, 2008); hanno lo stesso valore anche in età adolescenziale ed adulta, ma risultano efficaci anche come interventi di promozione e miglioramenti laddove sia presente una body image negativa. Inoltre, per troppo tempo si è pensato che i disturbi alimentari e l’insoddisfazione per l’immagine corporea fosse principalmente un problema legato al genere femminile, in realtà è importante considerare in questa tipologia di problematiche anche il genere maschile, perché come si è visto a volte gli interventi non sono efficaci allo stesso modo per entrambi i sessi.

Dopodiché è importante evidenziare come tutti gli interventi descritti vertono su due aspetti principali: l’autostima e l’”alfabetizzazione” ai media. Una buona autostima preserva il soggetto dagli attacchi esterni, dai pregiudizi e dai messaggi che vengono quotidianamente veicolati dalla società, così come imparare a valutare ciò che viene presentato dai media e comprendere come i modelli di bellezza attuali siano irrealistici e irraggiungibili, permette agli individui di non idealizzare e non creare aspettative impossibili che causano l’insorgenza di emozioni spiacevoli e stress, maturando una consapevolezza che porta ad un’auto-valorizzazione e non ad un’auto-svalutazione.

 

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Bibliografia

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