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Come possiamo fare per gestire al meglio le frustrazioni di ogni giorno – Report dall’evento

Le frustrazioni ci accompagnano per tutta la vita e mentre nell'infazia sono rese tolelrabili dai genitori, nell'età adulta è necessario imparare a gestirle

ID Articolo: 182667 - Pubblicato il: 08 marzo 2021
Come possiamo fare per gestire al meglio le frustrazioni di ogni giorno – Report dall’evento
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Per frustrazione si intende una situazione in cui un individuo si trova quando è ostacolato, temporaneamente o in modo permanente, rispetto alla possibilità di soddisfare i propri bisogni. Il sano sviluppo psicologico del bambino si lega strettamente all’alternanza di frustrazione e gratificazione.

 

Messaggio pubblicitario Secondo il modello teorico di Young (2003) e di Liotti (2001) la condizione umana viene considerata come soddisfazione e gestione di bisogni personali. Tali bisogni esistenziali sono innati e si possono suddividere in tre categorie: bisogni basici, ossia di sopravvivenza, come la nutrizione e la sicurezza; bisogni affettivi e sociali, che vanno dal bisogno di cura reciproca e vicinanza affettiva fino alla collaborazione sociale complessa; e bisogni individuali, che riguardano lo sviluppo, la realizzazione personale e l’autostima e implicano l’esplorazione dell’ambiente e l’affermazione sociale. Già alla nascita ogni persona presenta però bisogni in contrapposizione tra loro (come il bisogno di protezione e il bisogno di esplorazione), pertanto una quota di frustrazione è naturale nel processo evolutivo e riguarda tutti gli individui. Inoltre, la tolleranza alla frustrazione è particolarmente rilevante nei disturbi di personalità perché, ad esempio, nel disturbo di personalità dipendente si assiste a una focalizzazione sui bisogni di protezione e vicinanza affettiva, mentre nel disturbo narcisistico di personalità si punta maggiormente ai bisogni individuali di successo e realizzazione.

Per frustrazione, infatti, si intende una situazione in cui un individuo si trova quando è ostacolato, temporaneamente o in modo permanente, rispetto alla possibilità di soddisfare i propri bisogni. Il sano sviluppo psicologico del bambino si lega strettamente all’alternanza di frustrazione e gratificazione e si possono individuare molteplici cause di frustrazione, quali: fattori fisici, poiché la nascita stessa è frustrante per il neonato che si trova improvvisamente in un contesto completamente diverso da quello precedente, il quale può apparirgli ostile e far diventare primario il bisogno di accudimento e di protezione; fattori sociali, dato che far parte di un gruppo sociale e dover rispettare delle norme spesso impedisce il soddisfacimento dei bisogni personali, generando un senso di intolleranza verso quanto stabilito (ad esempio per il bambino il controllo degli sfinteri è estremamente frustrante all’inizio); infine, fattori personali che possono essere biologici, vale a dire questi aspetti che riguardano la condizione fisica di un organismo e vengono vissuti negativamente (statura bassa, occhiali, orecchie a sventola), psicologici, perché riguardano dei tratti di personalità (sentirsi a disagio in una società competitiva se l’individuo è maggiormente portato per il contatto umano e l’emotività), e sociali, i quali hanno a che fare con la società (non accettare di vivere in un determinato contesto sociale).

Messaggio pubblicitario Generalmente quando si è bambini è compito dei genitori rendere le frustrazioni tollerabili, tuttavia esistono alcuni stili educativi che possono creare difficoltà in questo processo. Un esempio è lo stile iperprotettivo in cui il bambino è sottoposto a cure meticolose e regole rigide riguardo l’esplorazione dell’ambiente e la possibilità di fare nuove esperienze che gli causano frustrazione; un ulteriore esempio è rappresentato dallo stile opposto, remissivo ed indulgente, in cui il genitore tende ad assecondare tutti i bisogni del bambino, in questo caso il bambino si troverà di fronte a svariate problematiche nel momento in cui uscirà dal contesto familiare e dovrà affrontare un ambiente esterno che non favorisce le sue esigenze.

Un modello che entra in merito della difficoltà di regolazione emotiva è il modello biosociale di Marsha Linehan che pone l’accento su fattori temperamentali che comportano un’elevata vulnerabilità emotiva e soprattutto su fattori ambientali che invalidano l’esperienza emotiva. Il termine ambiente invalidante sta ad indicare un ambiente che non accoglie le emozioni del bambino negandole, trascurandole o sminuendole. Un ambiente di questo tipo determina conseguentemente la credenza nel bambino che la sua emotività non vada bene e lo spinge a mettere in atto delle strategie di fronteggiamento delle emozioni non adattive. In particolare, non permette al bambino di sviluppare il costrutto di regolazione emotiva, ossia di avere consapevolezza e di comprendere le proprie emozioni, di accettarle, di controllare le emozioni negative continuando a perseguire i propri obiettivi e di utilizzare strategie di regolazione flessibili e adatte al contesto.

La regolazione emotiva può essere spiegata tramite il concetto di finestra di tolleranza di Siegel che permette di misurare lo stato di arousal di un individuo. Nello specifico, tale arousal tende ad avere dei picchi alti (iperarousal) o bassi (ipoarousal) in base alle situazioni che il soggetto percepisce come attivanti o calmanti durante la giornata, pertanto fluttuare all’interno della finestra di tolleranza è normale, tuttavia quando l’arousal supera i confini della finestra l’individuo sperimenta un senso di disregolazione, percependosi come fuori controllo, troppo agitato o al contrario scarico e apatico. Tali sensazioni portano a un malessere psichico da cui la persona vuole uscire per rientrare nella finestra di tolleranza; con questo scopo spesso gli individui mettono in atto un agito impulsivo che rappresenta una strategia disfunzionale poiché ha come effetti collaterali la sperimentazione di vergogna o senso di colpa, sensazioni che portano di nuovo alla fuoriuscita dalla finestra di tolleranza, determinando l’instaurarsi di un circolo vizioso. Per questo motivo, per essere efficace un sistema di regolazione emotiva deve essere flessibile e responsivo ai cambiamenti contestuali.

Secondo le teorie cognitive standard (Ellis, A., 1957, 1962; Beck, AT, 1967) i disturbi da bassa tolleranza alla frustrazione sono dovuti a convinzioni rigide su di sé e sul mondo esterno, vale a dire idee irrealistiche e doverizzazioni che creano un approccio alle situazioni esterne disfunzionali. Esistono infatti delle strategie adattive e non adattive di gestione delle emozioni e all’interno del secondo gruppo è possibile trovare la soppressione dell’esperienza emozionale (tentativo di non sentire e ignorare l’emozione), l’evitamento sia della dimensione esperienziale dell’emozione sia di quella comportamentale e il rimuginio e la ruminazione (tentativo di regolare le emozioni focalizzandosi in modo ripetitivo sull’esperienza emozionale e sulle relative cause e conseguenze). In questi disturbi, come fattori di mantenimento, un’attenzione particolare si dà alla ruminazione rabbiosa che consiste in uno stile di pensiero ricorrente e negativo focalizzato su eventi che inducono rabbia. La ruminazione rabbiosa si riconosce dalle sue 5 componenti che si intrecciano in un dialogo interno e consistono in: rievocazione di esperienze passate, attenzione verso le emozioni scaturite, elaborazione controfattuale del passato (avrei dovuto comportarmi diversamente), elaborazione analitica dell’evento ed elaborazione di ipotetici scenari di risoluzione o vendetta. Come dimostrato da molteplici studi scientifici, la ruminazione rabbiosa è uno stile di pensiero svantaggioso poiché prolunga e intensifica l’emozione di rabbia, ritarda i tempi di ritorno alla baseline, consuma le risorse adibite all’autocontrollo (favorendo gli agiti impulsivi) e aumenta la probabilità di risposte comportamentali aggressive. Al contrario, le strategie adattive permettono di regolare le emozioni e di acquisire nuove abilità, alcuni esempi sono: la ristrutturazione cognitiva (reappraisal) che consiste nella generazione di interpretazioni positive su una situazione stressante, il problem-solving, ossia il tentativo di cambiare volontariamente una situazione stressante o di contenerne le conseguenze e l’accettazione non giudicante dell’esperienza emozionale.

Infine, risultano fondamentali le tecniche di regolazione di stati interni per esporsi e arrivare a gestire le emozioni, come le tecniche di rilassamento (rilassamento muscolare progressivo), la mindfulness (accettare in modo non giudicante quello che succede e distanziarsi per poter agire in modo più finalizzato a uno scopo) e le tecniche di gestione della sofferenza emotiva, le quali si utilizzano nelle situazioni in cui l’individuo è sovraesposto a stimoli che gli suscitano emozioni negative. Un esempio di tecnica appartenente a quest’ultima categoria è l’abilità TIPP di Marsha Linehan che contempla il cambiamento della chimica del corpo, abbassando la temperatura corporea con acqua fredda, applicandosi in un esercizio intenso per calmarsi, respirando lentamente o rilassando la muscolatura.

 

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Bibliografia

  • Siegel, D. (2013). Il Terapeuta consapevole. Guida per il terapeuta al Mindsight e all’Integrazione neurale. Sassari: Istituto di Scienze Cognitive Editore
  • Beck, AT (1967). La diagnosi e la gestione della depressione . Philadelphia, PA: Università della Pennsylvania Press. ISBN 0-8122-7674-4
  • Ellis, A. (1957) Rational Psychotherapy and Individual Psychology. Journal of Individual Psychology 13: 38-44.
  • Ellis, A. (1962), Ragione ed emozione in psicoterapia. Astrolabio, Roma, 1989
  • Linehan, M. M. (2011). Trattamento cognitivo-comportamentale del Disturbo Borderline: Il Modello Dialettico comportamentale- I gruppi skills training. Raffaello Cortina Ed.
  • Selby, E.A., Anestis, M.D., & Joiner, T.E.. (2008). Understanding the relationship between emotional and behavioral dysregulation:  Emotional cascades.  Behaviour Research and Therapy, 46, 593-611.
  • Young, J. E., Klosko,  J. S.,  Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy :A Practitioner’s Guide, American Journal of Psychiatry 160(11)
  • Liotti, G. (2001). Le opere della coscienza: Psicopatologia e psicoterapia nella prospettiva cognitivo-evoluzionista. Raffaello Cortina Ed.
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