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Resilienza, attivazione e disregolazione emotiva: quali implicazioni nell’insonnia?

Chi soffre di insonnia sembra avere livelli più bassi di resilienza e maggiori difficoltà nella regolazione delle emozioni rispetto a chi dorme bene

ID Articolo: 183668 - Pubblicato il: 30 marzo 2021
Resilienza, attivazione e disregolazione emotiva: quali implicazioni nell’insonnia?
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L’insonnia è uno dei più frequenti disturbi del sonno (Darien, 2014) che colpisce circa un terzo della popolazione adulta.

 

Messaggio pubblicitario Trattandosi di una problematica che compromette il funzionamento individuale e che provoca alti costi diretti ed indiretti per il sistema sanitario, (Léger & Bayon, 2010; Damien Léger et al., 2014), è stata classificata dal DSM-5 come condizione indipendente, spesso in comorbilità con malattie mentali e fisiche (Damien Léger et al., 2014).

La letteratura ha studiato i meccanismi coinvolti nello sviluppo e nel mantenimento dell’insonnia, che secondo il modello 3P (Spielman, Caruso, Glovinsky, 1987) si suddividono in fattori predisponenti, precipitanti e perpetuanti.

Mentre i fattori predisponenti sono antecedenti l’insonnia e costituiscono una vulnerabilità, quelli precipitanti, con cui interagiscono, ne aumentano il rischio e sono rappresentati dagli eventi stressanti di vita.

Gli aspetti di mantenimento della patologia, sono un’elevata attivazione cognitiva e fisiologica in risposta allo stress (Bonnet & Arand, 2010). Infatti, il fattore stressante precipitante, comporta iperattivazione tra coloro che sono normalmente più reattivi; interrompendo e compromettendo repentinamente il normale riposo (Bonnet & Arand, 2010).

La resilienza, etichettata come capacità di superare in modo adattivo lo stress mantenendo un normale funzionamento psicologico e fisico (Masten, 2007), si sviluppa dall’esperienza individuale e costituisce nel quadro dell’insonnia, un fattore di tratto o predisponente (DiCorcia & Tronick, 2011).

Bassi livelli di resilienza correlano con disregolazione emotiva e difficoltà nella risposta allo stress (Britt et al., 2016), che comportano maggiore vulnerabilità ad eventi stressanti e suscettibilità a disturbi psichiatrici (Wu et al., 2013).

Inoltre, una bassa resilienza tra coloro con insonnia, oltre a contribuirne lo sviluppo, rischia di cronicizzare tale condizione interagendo con la reattività del sonno legata allo stress, la disregolazione e l’attivazione emotiva (aspetti che ne favoriscono il mantenimento).

Lo studio di Palagini et al. (2018) ha confrontato 58 individui con insonnia e 38 senza insonnia valutandone la resilienza, la reattività del sonno legata allo stress, l’attivazione nella fase di addormentamento e la regolazione delle emozioni, monitorando la presenza di ansia e dei sintomi depressivi associati.

In seguito, ha testato se tra coloro aventi insonnia una bassa resilienza fosse associata a reattività del sonno ed attivazione emotiva elevata, aspetti che a loro volta potevano contribuirne allo sviluppo ed al suo mantenimento.

I soggetti con insonnia riportavano maggiore reattività nel sonno nella fase di addormentamento e, sebbene non soddisfacessero i criteri per un disturbo d’ansia o depressivo, hanno mostrato una variabilità sintomatologica, coerentemente con il fatto che l’insonnia è altamente in comorbidità con queste condizioni (Harvey, 2008).

Inoltre, similmente alle indagini precedenti, chi soffriva di insonnia aveva livelli più bassi di resilienza e maggiori difficoltà nella regolazione delle emozioni rispetto a chi dormiva bene (Baglioni et al., 2010).

In accordo con la letteratura, bassi livelli di resilienza tra questi individui correlavano con una maggiore reattività del sonno legata allo stress al netto di ansia e depressione, oltre che iperattivazione cognitiva e somatica in fase di addormentamento e disregolazione emotiva, coerentemente con indagini precedenti (Baglioni et al., 2010). Queste associazioni non sono emerse tra coloro che dormivano bene.

Nel dettaglio, chi dormiva bene riportava livelli più elevati di resilienza, mentre coloro che soffrivano di insonnia mostravano maggiori difficoltà nella capacità di pianificazione orientata agli obiettivi, di organizzare il tempo e la routine, oltre che difficoltà nel pianificare in anticipo e formulare obiettivi chiari.

Una bassa resilienza predispone all’insonnia in quanto rende scarsamente adattabili allo stress, aumentando la reattività del sonno a causa della situazione stressante vissuta come ingestibile, che a sua volta porta ad un aumento della risposta fisiologica ed emotiva. Alla base c’è una difficoltà nella regolazione emotiva ed un’attivazione che provocano maggiore arousal in fase di addormentamento, perpetuando l’insonnia.

Inoltre, una scarsa capacità di adattarsi alle difficoltà della vita è anche il fattore di mantenimento dell’insonnia, poiché favorisce la disregolazione emotiva e l’iperattivazione in fase di addormentamento.

Messaggio pubblicitario Le difficoltà nella regolazione emotiva, agivano come mediatore nella relazione tra fattori predisponenti di tratto (bassa resilienza) e fattori di stato che perpetrano l’insonnia (come l’attivazione cognitiva in fase di addormentamento), mettendo in luce una complessa interazione tra i fattori di rischio riscontrata anche in letteratura (Baglioni et al., 2010).

Da parte dei clinici, poter valutare tali elementi di vulnerabilità è prioritario in quanto consente di individuare quei soggetti più a rischio, che possono beneficiare di strategie di prevenzione e di intervento precoce per l’insonnia e le sue condizioni di comorbilità. Ad esempio, l’incremento della resilienza potrebbe prevenire l’insorgenza di psicopatologie indotte dallo stress, tra cui l’insonnia stessa.

Inoltre, considerare gli aspetti di regolazione emotiva, strettamente implicati con la capacità di far fronte allo stress in modo adattivo (Britt et al., 2016), rende necessario un trattamento mirato alla componente affettiva, da integrare a quello standard per l’insonnia.

 

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