La REBT nelle dipendenze

La terapia cognitivo comportamentale, ed in particolare la REBT, ha dato ottimi risultati nel trattamento delle dipendenze e delle problematiche correlate

ID Articolo: 178288 - Pubblicato il: 16 ottobre 2020
La REBT nelle dipendenze
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

L’abuso di sostanze e le dipendenze sono un problema personale e sociale molto complesso, e lo stesso trattamento ci pone di fronte a molteplici criticità; l’utilizzo della REBT sembra essere efficace.

Marta Paris – OPEN SCHOOL, Psicoterapia Cognitiva e Ricerca Mestre

Concetti base della Terapia Razionale Emotiva

Messaggio pubblicitario La Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT) è uno dei punti fondamentali sui quali si basa la terapia cognitivo comportamentale (CBT). La terapia cognitiva venne ideata e creata da Aaron Beck nel 1976, e da questa si sviluppò conseguentemente la terapia cognitivo comportamentale. Alber Ellis introdusse per primo la terapia razionale emotiva nel 1957, con il nome di Rational Therapy (RT), successivamente, per dare importanza all’aspetto emotivo, venne chiamata Rational Emotive Therapy (RET). Negli anni ’90, infine, Ellis cambiò il suo nome in Rational Emotive Behavior Therapy (REBT), integrando quindi anche l’aspetto comportamentale, componente fondamentale dell’approccio CBT (David, 2017).

Forse più di ogni altra forma di psicoterapia, la REBT si basa su concetti filosofici specifici, che orientano attivamente gli interventi del terapeuta. Personalmente abbiamo percezioni, valutazioni, atteggiamenti a seguito di fatti che accadono: tutti questi elementi compongono le nostre filosofie di vita; la REBT racchiude al suo interno tutti questi concetti (Di Giuseppe, 2014).

I pensieri, le emozioni, il comportamento sono i tre aspetti principali che determinano il funzionamento psicologico dell’essere umano. Questi sono assunti collegati fra di loro perché al modificarsi di uno si modifica tutto il sistema. Se cambio il pensiero che attuo in un evento, avrò un’emozione diversa e quindi anche una variazione nel comportamento conseguente. Analogamente, quando cambio il mio comportamento, cambio anche il modo di pensare: per esempio quando faccio qualcosa che prima mi spaventava, smetto di pensare che questo sia pericoloso. Il cambiamento avviene attraverso delle tecniche che apprendo, e strategie che applico: in particolare le tecniche comportamentali mirano alla modifica delle condizioni ambientali per modificare il comportamento, le tecniche cognitive cercano di modificare il contenuto del pensiero. Sono poche le tecniche psicologiche che intervengono direttamente sulle emozioni, poiché sono elusive e difficili da identificare (Di Giuseppe, 2014).

Le pretese (demands) occupano una posizione centrale nella REBT: questa, infatti, postula che le persone sviluppano un disturbo quando formulano un desiderio o un bisogno sotto forma di pretesa assoluta, nei confronti del mondo. Ellis è stato fra i primi psicoterapeuti a sostenere e promuovere l’importanza di modificare attivamente le convinzioni dei pazienti, per indurre dei cambiamenti emotivi e/o comportamentali, attraverso la messa in discussione delle pretese e dei pensieri irrazionali (Di Giuseppe, 2014).

Gli esseri umani possiedono allo stesso tempo credenze o pensieri razionali, chiamati rational beliefs, ed irrazionali chiamati irrational beliefs; questi si alternano e oscillano a seconda dei casi. Allo stesso tempo, abbiamo di conseguenza, emozioni sane e adattive, motivanti, ed emozioni negative patologiche, disfunzionali e problematiche, segno di un disturbo psicopatologico. Se si fa esperienza di un evento attivante (A) e si dà spazio alla credenza irrazionale (B), questa provoca emozioni disfunzionali e patologiche, come ansia, estrema rabbia, depressione, senso di colpa (C). Sfidando la propria credenza irrazionale e sostituendola con un pensiero diverso, più funzionale e sano, le conseguenze a livello emozionale e comportamentale (C) saranno adattive, sopportabili e non così critiche come le precedenti (Di Giuseppe, 2014).

Ellis ipotizza delle pretese specifiche e comuni: quando pretendiamo che i nostri desideri e le nostre preferenze diventino realtà allora nascono i problemi. Le persone si formano degli schemi sulla realtà che li circonda e quando questo schema è diverso dalla realtà in cui viviamo si genera uno stato di attivazione emotiva. Le pretese vengono anche definite doverizzazioni: le cose devono essere fatte e devono accadere in un unico modo, ritenuto giusto da me, e tutto il resto è inaccettabile. Gli uomini si autoprescrivono delle regole dogmatiche e, quando non riescono a rispettarle, non comprendendo che essi stessi se le sono prescritte e attribuiscono la sofferenza che si genera, non a questa autoprescrizione, ma ad un loro personale difetto (Ruggiero, 2013).

Oltre alla doverizzazione, definita un po’ la credenza irrazionale principale, ne esistono altre, derivanti da essa. La terribilizzazione o catastrofizzazione è la convinzione, da parte del paziente, e l’etichettamento di qualcosa in termini negativi. Non sono quindi previsioni catastrofiche di qualcosa che può accadere, ma definizione di un evento come estremamente grave e terribile, e questo porta l’attenzione sul giudizio soggettivo. In questo caso potrebbe seguire l’idea di non riuscire a sopportare questa situazione: le cose non vanno come dovrebbero andare, e questo per me è insopportabile, non posso soffrire così tanto; questa è l’intolleranza alla frustrazione. In questo scenario ipotetico dove sono convinto che esistano delle regole ben precise che non vengono rispettate, si genera un ulteriore errore cognitivo: il giudizio negativo su me stesso, detto anche autosvalutazione, o sugli altri (Ruggiero, 2013).

Le credenze razionali ci aiutano a raggiungere i nostri scopi senza timori e giudizi di condanna, promuovono una vita soddisfacente, favoriscono i legami e i rapporti interpersonali. Tramite strategie e tecniche specifiche, la REBT sostituisce e mette in discussione i pensieri disfunzionali e le credenze irrazionali che abbiamo, e che sono un ostacolo per il raggiungimento dei nostri obbiettivi.

Il paziente tossicodipendente in ottica CBT

La dipendenza e l’abuso di sostanze sono fra i disturbi psicopatologici più diffusi negli Stati Uniti. Secondo il DSM-5 le diagnosi associate ai disturbi correlati a sostanza o disturbi da dipendenza sono i disturbi d’ansia, disturbi depressivi, disturbo bipolare, disturbi sessuali, disturbi psicotici (APA, 2014).

L’approccio della CBT considera la dipendenza come un comportamento disfunzionale appreso e mantenuto nel tempo: lo scopo della terapia è la correzione del comportamento di dipendenza e, quindi, l’acquisizione di nuovi comportamenti più funzionali nella vita della persona. Il modello cognitivo – comportamentale della dipendenza da sostanze si basa su alcuni assunti fondamentali: la dipendenza è un comportamento appreso. Nella teoria comportamentale, alla base dell’apprendimento vi sono due concetti chiave, entrambi riscontrabili nei comportamenti di abuso di sostanze. Il condizionamento classico, che descrive come uno stimolo originariamente neutro possa arrivare a produrre una risposta condizionata, attraverso la sua associazione con uno stimolo significativo, e il condizionamento operante, che descrive come le conseguenze di un particolare comportamento possano influenzare la frequenza dell’emissione di tale comportamento (Liese, 2018).

Il sistema di dipendenza, creatosi con l’uso ripetuto di sostanze, si mantiene anche a livello cognitivo con processi di pensiero specifici. Nel trattamento della tossicodipendenza risulta estremamente importante riconoscere quali sono le componenti cognitive dei comportamenti di dipendenza per arrivare ad un controllo attivo da parte del paziente. I pensieri relativi alla dipendenza da sostanze inducono aspettative di sollievo da stati emozionali disfunzionali e negativi, riconducibili allo schema ABC (Liese, 2018).

Uno dei modelli più utilizzati nel trattamento delle tossicodipendenze è di DiClemente e Prochaska (1982,1992): il modello degli stadi del cambiamento, che risulta essere molto efficace nel lavoro con pazienti che stanno cercando di cambiare i comportamenti associati alla dipendenza da sostanze. Propongono degli stadi di cambiamento: precontemplazione, contemplazione, azione, mantenimento e termine. I pazienti nella fase di precontemplazione non ipotizzano ancora un cambiamento, perché pensano di non avere un problema o non sono ancora motivati ad affrontarlo. Nello step successivo, si preparano al cambiamento, avendo già provato a cambiare qualcosa. Nell’azione stanno già lavorando al cambiamento: hanno attivato dei comportamenti definiti precedentemente, come il presentarsi ad un colloquio o iniziare una terapia, che li porteranno al raggiungimento del proprio obbiettivo. Dopo circa sei mesi di azione al cambiamento, questi pazienti vengono definiti nella fase del mantenimento, dove devono essere comunque vigili ed attenti alla ricaduta, ma senza dedicarci così tanta attenzione come negli stadi precedenti. Per quelli nella fase termine, il comportamento di dipendenza non è più un problema: riescono a stare in situazione di esposizione allo stimolo senza riattivare il comportamento alla base del condizionamento iniziale (Michler Bishop, 2000).

Anche applicati a questo modello del cambiamento, i pensieri e le credenze irrazionali fanno la loro parte: i pensieri irrazionali riguardo al comportamento e problema di dipendenza sono il punto cardine su cui è incentrato tutto il processo di terapia CBT con pazienti tossicodipendenti. Queste persone potrebbero pensare ‘io non ho problemi così gravi’, ‘un terapista mi direbbe semplicemente di smettere’, ‘non riesco a smettere’. La terapia cognitivo comportamentale è una terapia evidence based che ha dato ottimi risultati di efficacia nel trattamento delle dipendenze, e contiene strategie e modelli specifici sulla motivazione del paziente, sui comportamenti di addiction e sulle emozioni che specifici pensieri irrazionali scatenano (Michler Bishop, 2000).

Efficacia della REBT nelle tossicodipendenze

A causa della mancanza di trattamenti medici, psicologici e strutture specializzate, dagli anni 60 in poi divennero sempre più conosciute le comunità terapeutiche per il trattamento delle dipendenze e l’abuso di sostanze. Molte ricerche hanno dimostrato l’efficacia del trattamento in comunità terapeutica, in particolare con un percorso specifico e strutturato secondo l’approccio CBT.  Negli ultimi anni, le comunità terapeutiche hanno dato un importante contributo nel trattamento delle dipendenze, e possono ora giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo di una psicoterapia efficace ed efficiente in tutti i contesti terapeutici, non soltanto in quelli residenziali. Un trattamento efficace aiuta il paziente ad interrompere l’uso di sostanze, e ad applicare nuovi comportamenti appresi che gli permettono una miglior gestione della vita. La rieducazione non è diretta soltanto al paziente, ma anche alle famiglie. Questo processo porta, inevitabilmente, ad una maggiore conoscenza ed informazione sull’ambito delle sostanze stupefacenti anche a livello sociale: social media, politica, scelte governative possono essere modificati soltanto con una maggiore educazione ed apertura a questo ambito, da sempre emarginato.

Un chiaro esempio di efficacia della REBT con i pazienti tossicodipendenti è quello del CAT/Barcelona, un centro di riabilitazione e recupero per tossicodipendenti, fondato da Manuel Mas-Bagà nel 1986. Il programma offerto da questo centro ha diverse opzioni, fra cui il day program, la comunità terapeutica residenziale e il programma di riammissione. La loro esperienza di lavoro è con tutti i tipi di sostanza, in particolare abuso di cocaina ed eroina. La comunità terapeutica e il programma di riammissione sono sempre attivi, con un trattamento che dura all’incirca 12 mesi, e la riammissione dura dai tre ai sei mesi. L’equipe di lavoro è composta da uno psichiatra, un tecnico specializzato in malattie trasmissibili ed AIDS, uno psicologo e professionisti della salute mentale. Il programma di recupero è basato sulla terapia cognitivo-comportamentale, in particolare gli interventi e le strategie applicate sono in stile REBT; tutto il personale è ben formato in REBT.

Messaggio pubblicitario L’abuso di sostanze viene identificato come il comportamento risultante da pensieri e credenze irrazionali. Il pensiero irrazionale può anche essere spiegato come fattore esacerbante dall’abuso di sostanze, come l’eroina, la cocaina, la cannabis. Questo pensiero così rigido ed irrazionale mantiene il disturbo presente e, a sua volta, produce ulteriori disturbi correlati, come, in un classico esempio di circolo di feedback negativo, il tossicodipendente che prova ulteriori sostanze dopo il primo utilizzo. L’abuso cronico di droghe produce un mondo irreale nel quale il paziente è sempre meno capace di pensare in maniera razionale; la mancanza di razionalità contribuisce al mantenimento dell’abuso cronico e causa quindi successivi episodi di intossicazione. Questo circolo vizioso e continuo viene spiegato attraverso seminari e sedute di psicoeducazione in stile REBT, che aiutano il paziente a comprendere la natura della dipendenza e ad imparare a interrompere il loop negativo nel quale è. Il secondo passaggio riguarda la regolazione delle emozioni disfunzionali: fin dall’inizio del trattamento i pazienti del CAT/Barcelona imparano il modello ABCDE di Ellis, in diretta sostituzione all’uso di sostanze come strategia disfunzionale di regolazione delle emozioni. In particolare, nei primi tre mesi i pazienti imparano qual è la connessione fra pensiero ed emozione (BC): questo porta ad innumerevoli vantaggi. In primis, il paziente impara a percepire le emozioni ed i pensieri che le generano. Individua quindi i suoi pensieri irrazionali e sperimenta la regolazione delle emozioni e del proprio dolore attraverso il proprio sforzo e le proprie capacità, senza accedere alle droghe. Questo passaggio rafforza il trattamento, la motivazione del paziente, diminuisce la sua autosvalutazione e produce il mantenimento della terapia. In queste circostanze, i pazienti non hanno più bisogno di assumere la sostanza, perché attraverso il trattamento singolo e i peer groups, imparano a modificare il proprio pensiero irrazionale e a regolare le conseguenze emotive e comportamentali attraverso le tecniche di disputing. Vengono utilizzati diversi metodi REBT all’interno del centro e nei diversi programmi: informazione, individuazione e disputa delle credenze irrazionali; training di assertività; diario dei pensieri; uso dei principi della REBT con gli altri; revisione di sedute registrate; esercizi di shame-attack; esercizi di sperimentazione del rischio; uso di premi e punizioni; compiti per casa o fra una seduta e l’altra basati sul modello ABCDE di Ellis; lista dei pro e contro; social skills training; rivedere ed analizzare insieme i comportamenti di dipendenza, in particolare trigger, immaginazione, piano d’azione; definizione dei valori secondo la filosofia REBT; confronto razionale nelle sedute di gruppo.

Dai risultati emersi in questo studio, 180 pazienti hanno iniziato il percorso di trattamento: tre quarti di essi hanno completato l’intero percorso, risolvendo definitivamente il loro disturbo da abuso di sostanze; questo esito risulta essere più elevato di quello solitamente atteso dalle comunità terapeutiche (Mas-Bagà, 2000).

Commenti e Conclusioni

L’abuso di sostanze e le dipendenze sono un problema personale e sociale molto complesso, e lo stesso trattamento ci pone di fronte a molteplici criticità, dalla motivazione al cambiamento, alla rete sociale scarsa e poco presente su cui possono contare i pazienti, fino ai dati relativi all’efficacia dei trattamenti di questi disturbi. La terapia cognitivo comportamentale risulta essere la terapia evidence-based più indicata per il trattamento del disturbo da abuso di sostanze, in particolare in comorbidità con disturbi d’ansia o depressione (NICE, 2019).

Quanto evidenziato in questo articolo conferma ulteriormente l’efficacia della terapia CBT, in particolare l’approccio REBT, che risulta essere un eccellente approccio al problema che si presenta e ripropone spesso nelle dipendenze: la filosofia che sta alla base di esso e i suoi concetti fondanti come i pensieri, le emozioni, e la relazione fra essi, sono gli strumenti giusti che portano ad un effettivo e profondo cambiamento nel paziente tossicodipendente. I risultati descritti sono una dimostrazione empirica della sua validità.

L’esempio dell’applicazione REBT in un contesto diverso dal classico setting psicoterapico, ma all’interno di una comunità terapeutica, può essere uno spunto per tutte le realtà che attualmente operano in questo settore. Inoltre, a seguito dei risultati ottenuti, emerge la necessità di maggiori investimenti nell’ambito delle neuroscienze cognitive, nella psicofarmacologia ed altre tecnologie a supporto della gestione e del trattamento di questa tipologia di disturbi, seguendo un approccio cognitivo comportamentale.

 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 4, media: 4,25 su 5)

Consigliato dalla redazione

Deep TMS applicazioni nel trattamento delle dipendenze - Neuroscienze

La Stimolazione Magnetica Transcranica nel trattamento delle dipendenze

La deep TMS (dTMS) consente la stimolazione di aree cerebrali profonde ed è efficace nel trattamento di diversi disturbi, incluse le dipendenze.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Quinta ed.). Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • David D., Cotet C., (2017). 50 years of rational-emotive and cognitive-behavioral therapy: a systematic review and meta-analysis. Journal of Clinical Psychology, 304-318.
  • Di Giuseppe R. A., Doyle K. A., Dryden W., Backx W. (2014). Manuale di terapia razionale emotiva comportamentale. (Sarracino. D. Ruggiero G. M., A cura di) Raffaello Cortina Editore.
  • Liese, B. S., & Tripp, J. C. (2018). Advances in cognitive-behavioral therapy for substance use disorders and addictive behaviors. Science and Practice in Cognitive Therapy: Foundations, Mechanisms, and Applications, 298.
  • Mas-Bagà, M. (2000). REBT in a therapeutic comunity: REBTC. Journal of Rational-Emotive & Cognitive-Behavior Therapy, 18(3), 153-164.
  • Michler Bishop, F. (2000). Helping clients manage addictions with REBT. Journal of Rational-Emotive &Cognitive-Behavior Therapy, 127-151.
  • NICE. (2019, 11 12). National Institut for Health ad Care Excellence Guidance. Drug use disorders in adults. 
  • Ruggiero G. M., Sassaroli. S. (2013). Il colloquio in psicoterapia cognitiva. Tecnica e pratica clinica. Milano: Raffaello Cortina Editore.
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario