Facci caso (2020) di Gennaro Romagnoli – Recensione del libro

"Facci caso" invita all'attenzione consapevole, ad esperire punti di vista inediti che permettano di fare ogni giorno un altro viaggio.

ID Articolo: 177552 - Pubblicato il: 18 settembre 2020
Facci caso (2020)  di Gennaro Romagnoli – Recensione del libro
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Questo volume si potrebbe definire come una palestra per l’attenzione, un amplificatore di consapevolezza, un concentrato di pratici tips & tricks orientati alla crescita personale.

 

Messaggio pubblicitario Nella recensione a seguire si è preferito non entrare dettagliatamente nei contenuti del libro – che sono tanti e interessanti – piuttosto si darà spazio ai concetti chiave dalla prospettiva di chi scrive. Tra l’altro, pare che sia proprio questo uno degli inviti principali di Gennaro Romagnoli: aprire all’attenzione consapevole, esperire punti di vista inediti che permettano di fare – a bordo della propria consapevolezza interiore – ogni giorno un altro viaggio: ogni volta l’ultimo, ogni volta il primo.

Una consapevolezza raggiungibile attraverso quello che il collega (psicologo e psicoterapeuta) definisce il muscolo dell’attenzione. L’attenzione diviene concepibile, dunque, come un fascio di luce che, se da un lato illumina gli oggetti, i pensieri e le sensazioni, dall’altro ne esclude quant’altre porzioni di mondo restanti.

Un po’ come accade quando si é seduti con tutto il proprio corpo, tutti i propri sensi, su una poltrona del cinema. I sensi sono potenzialmente calamitati, attratti, dallo schermo; in altre parole, da un flusso di informazioni che immediatamente si assemblano in storie, che subito si condensano in trame ordinate, capaci di colorare ed animare di significati il moto dei flussi interiori.

A ben vedere, quando siamo al cinema, ciò non è affatto un problema – anzi! – semmai é lo scopo principale che qualsivoglia regista si prefigge e si augura. Non a caso, un film trionfa nella misura in cui é, in primis, in grado di catturare il focus dell’attenzione, una risorsa quest’ultima – come l’oro nero – limitata e preziosa.

Le pubblicità, le notifiche, il pianto di un bambino spaventato, i semafori: dalla culla alla tomba siamo nel flusso stimolante dell’attenzione.

Saper persuadere, come ben espone Cialdini (2010), vorrebbe dire accaparrarsi l’attenzione di un osservatore, escludendola – e sottraendola – da altre fonti. Questo potrebbe ben essere sintetizzato dal celebre album The Dark Side of the Moon firmato Pink Floyd o, senza andare tanto lontano, dalla logica su cui sono basati i giochi di prestigio (Rampin, 2012).

In altri termini, tutto ciò che il nostro raggio di luce intercetta, tutto ciò che entra a fare parte di esso, allora – e solo allora – viene esplicitamente percepito come rappresentazione mentale: divenendo, in tal senso, una figura plasmabile, flessibile e non più un rigido e immanente sfondo.

Immagine 1 – Illusione ottica: il vaso di Rubin

Ma se quanto detto sino ad ora fosse applicato al proprio corpo, alle proprie relazioni, ai propri pensieri e più in generale alla vita? No, non sarebbe affatto strano: di solito, é quanto posto al di fuori di quel saliente raggio a divenire tacito, implicito, dissociato. Familiarmente estraneo.

Gli umani sono tendenzialmente abituati (per automatismi appresi) a guardare nello schermo e non alla sala intorno, in penombra. La percezione si àncora a una miriade di frame, di ambienti nel quale si diviene immersi al punto tale da essere pesci che non vedono l’acqua in cui nuotano (Wallace, 2009). Al punto tale da (con)fondere la mappa con il territorio, il mondo interno con quello esterno (Korzybski, 1958).

Corollario di quanto detto é che ognuno tornerebbe ad applicare sempre le stesse (tentate) soluzioni a problemi mai uguali, poiché il tempo lì fuori continua incessante a passare e, il naturale processo del cambiamento, ne resta l’irriducibile costante (Nardone & Watzlawick, 2005).

Perché? Perché ogni individuo a furia di guardare il mondo dal proprio oblò e si annoia un po’, perdendosi pezzi di mondo in cui trovare ricchezza e complessità vivifiche a scapito del proprio sé narrativo (Stern, 1985; Lingiardi, Lingiardi, Amadei et al, 2011).

Messaggio pubblicitario Questo ricorda il simpatico aneddoto di Watzlawick (1997), in cui un uomo che perde le chiavi nel buio si ostina a cercarle sotto un lampione, sol perché, lì, gli sarebbe stato possibile godere di una buona e comoda visibilità. Ma questa è un’altra storia. Ecco: qui potreste aver notato uno shift attentivo. Ecco che una nuova idea ha portato me, la mia mente, leggermente off topic, fuori strada, aprendo, lungo l’innesto narrativo principale, parentesi tonde, quadre, eccetera.

Come descrive in maniera chiara ed esaustiva l’autore del libro, tutto ciò, è più che lecito. L’attenzione ha, come dire, un suo circolo. Un movimento vivace e altalenante, fisiologicamente propenso a distrarsi.

In questi frangenti, nei quali si sbanda, potrebbe nascere un pensiero del tipo “non sono bravo a concentrarmi, scrivere, meditare, mantenere l’attenzione, giocare a scacchi, ascoltare, ecc!”. Ma è in questi pensieri veloci (Kahneman, 2012) che – come insegnano prima una lunga tradizione orientale e poi clinica – risiede il pericolo del giudizio, un giudizio a cui sarebbe molto funzionale rispondere – piuttosto che reagire – con l’arma della gentilezza. Una gentilezza metacognitiva, empatica, diretta a riportare i nostri limiti percettivi di nuovo in carreggiata. Una gentilezza responsabile, non giudicante, comprensiva; in grado di aprire all’accettazione, all’intelligenza emotiva, al fine di pensare le emozioni (Goleman, 2011).

Questa esperienza è utile tanto al clinico, quanto al paziente. Più in generale, sarebbe utile agli umani in quanto menti relazionali, organismi complessi che ricorsivamente si nutrono nelle e delle relazioni (Lingiardi, Amadei et al, 2011; Siegel, 2020); relazioni che, in primis, si intrattengono con le proprie voci interiori, con tutte quelle forme vitali che abitano il teatro del corpo (Stern, 2011; Verdesca, 2018).

E’ così che, lungo l’onda delle pagine, Romagnoli, a partire dal concetto di attenzione giunge a quello – solo apparentemente distante – di relazione, indirizzando il fascio di luce del lettore verso momenti di incontro autentici e unici che quotidianamente ci sfuggono, salvo particolari eccezioni – ove ci si riscopre con l’altro emotivamente ricchi, colmi di piccoli dettagli irripetibili.

Sommersi in questi concetti, espressi in maniera molto più fruibile di quanto in questa sede sia stato fatto, potreste trovare continui rimandi a una PNL saggiamente ricollocata su base costruttivista e cognitivista di terza ondata, alle terapie brevi, alla psicoanalisi intersoggettiva, alla psicologia positiva e sociale, senza trascurare vasti riferimenti neuroscientifici ed empirici – molto accurati – in grado di rendere questo libro saldamente evidence-based (Bandler & Grinder, 1983; Stern,1985; 2011; Seligman, 2004; Siegel, 2020; Kahneman, 2012).

Ma dove confluiscono tutte queste idee? In ultimo, non per importanza, nella mindfulness, tanto cara a Siegel (2020) e che Amadei (2013) considera, ad esempio, il fattore comune dell’efficacia psicoterapeutica (Kabat-Zinn & Hanh, 2009).

Alla fine di ogni capitolo, inoltre, sono riportati dei piccoli e semplici esercizi in grado di condurre il lettore dal piano teorico a quello di carattere più pratico. L’autore, a più riprese, tiene a ribadirlo: la meditazione, più che un concetto è soprattutto una esperienza, nella quale si utilizza primariamente l’attenzione come carburante.

L’attenzione rivolta alle fitte trame del sé funziona – nelle parole di Romagnoli – come uno “zoom psicologico”; è la linfa vitale, il calore e il senso con cui ognuno può innaffiare e favorire la crescita della pianta più verde che abbia: la propria persona, la propria vita.

E’ come se il flusso di contenuti mentali (e fisici, vedi le emozioni) fosse simile a una cascata, tu stai sotto questo flusso d’acqua, continuo e pesante. Quando te ne accorgi puoi fare un passo indietro e lasciarti la cascata davanti, la tua testa sarà nettamente più leggera senza tutta quell’acqua, però sei ancora abbastanza vicino da bagnarti e sentire gli spruzzi che ti arrivano negli occhi. Non sei del tutto staccato dall’esperienza, sei però sufficientemente lontano da non reagire in automatico a ogni spruzzo e abbastanza vicino da poter vivere ciò che sta accadendo qui e ora. (Romagnoli, 2020)

Nella vita di ogni giorno può capitare facilmente di fondersi totalmente coi propri rimorsi, i propri rimpianti, le proprie aspettative o paure, identificandosi con tutte queste cose.

Intanto, la vita continua a passare, a ri-presentarsi e a scorrere sotto ai nostri piedi, mentre noi, inconsapevoli, ne perdiamo la totalità del momento presente (Stern, 2005; Siegel, 2020).

Tutto ciò che possiamo passa puntualmente da questo preciso istante, l’istante in cui il respiro si contrae, si dilata, si espande. L’ora ed il luogo in cui il resto del mondo diventa l’interezza alla quale, segretamente, si è connessi. Insomma, ogni tanto – a questa silenziosa vastità – Facci caso. Conviene.

 

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Bibliografia

  • Amadei, G., (2013). Mindfulness. Essere consapevoli. Bologna: Il Mulino.
  • Bandler, R., & Grinder, J. (1983). Ipnosi e trasformazione. Astrolabio, Roma.
  • Cialdini, R. B. (2010). Le armi della persuasione. Giunti Editore.
  • Goleman, D. (2011). Intelligenza emotiva. Bur.
  • Kabat-Zinn, J., & Hanh, T. N. (2009). Full catastrophe living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain, and illness. Delta.
  • Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Edizioni Mondadori.
  • Korzybski, A. (1958). Science and sanity: An introduction to non-Aristotelian systems and general semantics. Institute of GS.
  • Lingiardi, V., Amadei, G., Caviglia, G., & De Bei, F. (2011). La svolta relazionale. Itinerari italiani. Raffaello Cortina Editore.
  • Nardone, G., & Watzlawick, P. (2005). Brief strategic therapy: Philosophy, techniques, and research. Jason Aronson.
  • Rampin, M. (2012). La psicoterapia come un romanzo giallo. Ponte alle Grazie.
  • Romagnoli, G. (2020) Facci caso. Mondadori [Kindle ed.]
  • Seligman, M. E. (2004). Authentic happiness: Using the new positive psychology to realize your potential for lasting fulfillment. Simon and Schuster.
  • Siegel, D. J. (2020). The developing mind: How relationships and the brain interact to shape who we are. Guilford Press.
  • Stern D. (1985) The Interpersonal World of the Infant: A View from Psychoanalysis and Development. BASIC BOOKS.
  • Stern, D. N. (2005). Il momento presente: in psicoterapia e nella vita quotidiana. Raffaello Cortina Editore.
  • Stern, D. N. (2011). Le forme vitali: l’esperienza dinamica in psicologia, nell’arte, in psicoterapia e nello sviluppo. Cortina.
  • Verdesca, M. (2018). Le Forme vitali (2011) di Daniel Stern. State of Mind
  • Wallace, D. F. (2009). This is water: Some thoughts, delivered on a significant occasion, about living a compassionate life. Hachette UK.
  • Watzlawick, P. (1997). Istruzioni per rendersi infelici. Feltrinelli.
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