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Terapia Metacognitiva: come abbandonare il rimuginio ai tempi del coronavirus – Report dal webinar del Dott. G. Caselli

Come è possibile prendersi cura della propria salute psicologica nel contesto del Covid-19? Come possiamo abbandonare il rimuginio ai tempi del coronavirus?

ID Articolo: 174749 - Pubblicato il: 18 maggio 2020
Terapia Metacognitiva: come abbandonare il rimuginio ai tempi del coronavirus – Report dal webinar del Dott. G. Caselli
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Studi Cognitivi ha proposto ai suoi studenti una serie di lezioni pensate per approfondire i nuovi aspetti relativi alla sofferenza psicologica emersi in seguito all’emergenza Covid-19.

 

Messaggio pubblicitario Il primo contributo è stato quello del Dr. Caselli, seguito da quasi 400 studenti. La lezione, tenutasi il 24 aprile, aveva lo scopo di fornire alcune indicazioni rispetto all’intervento MCT (Terapia Metacognitiva) per l’ansia legata al Covid-19. Il docente ha mostrato come adattare il trattamento del rimuginio alle nuove necessità scaturite dalla pandemia e dalle misure messe in atto per contenerla.

Prima di tutto, è stato sottolineato come alcune reazioni alla quarantena siano comuni a ognuno noi, mentre altre siano estremamente variabili. Infatti, quasi tutti ci sentiamo un po’ più soli, meno attivi e ipostimolati, costretti a relazionarci con un ambiente caratterizzato da nuove minacce e incertezze. D’altra parte, però, molto diversi saranno i vissuti a seconda dei nostri tratti di personalità o dell’impatto che la pandemia ha avuto sull’ambito lavorativo o sulla salute dei nostri cari.

In queste circostanze, le vulnerabilità individuali risultano inevitabilmente più esposte. Come è possibile, quindi, prendersi cura della nostra salute psicologica in un contesto che non la facilita? Come possiamo abbandonare il rimuginio ai tempi del coronavirus?

Il particolare momento storico in cui ci troviamo ha veicolato una modalità di avvicinarsi alla psicoterapia diversa da ciò a cui siamo abituati. Infatti, il terapeuta potrebbe trovarsi di fronte a un esordio psicopatologico, ma anche semplicemente a un disagio momentaneo legato alla situazione e alle difficoltà di adattamento ad essa. Se la fase di accertamento diagnostico lo consente, la domanda di supporto del paziente, orientata ad adattarsi a un cambiamento, non andrebbe gestita immediatamente come una psicoterapia completa. È importante dare, invece, una risposta che faccia ottenere dei risultati nel breve periodo e che si concentri sul problema contingente. Focalizzarsi anche solo su un aspetto, come quello del rimuginio, può fare davvero una grande differenza in termini di benessere. Come psicoterapeuti dobbiamo quindi isolare il nostro raggio di azione e settare il nostro approccio su quella che è la richiesta del paziente, perseguendo uno scopo parziale, con la possibilità in seguito di ampliare l’intervento stabilendo nuovi obiettivi.

Un altro aspetto peculiare di chi chiede un supporto psicologico ai tempi del Covid-19, spiega il Dr. Caselli, è una visione esternalizzata della difficoltà, orientata a gestire un problema esterno e caratterizzata da una minor coscienza delle strategie che si mettono in atto e che ostacolano l’adattamento. Questo fatto implica una variazione delle tappe d’intervento rispetto al trattamento di soggetti con patologie conclamate e una buona consapevolezza.

Le vulnerabilità personali e il contesto della quarantena concorrono nello scatenare emozioni e pensieri negativi. Una modalità disfunzionale di regolare questi stati interni può portare a vissuti persistenti di sofferenza psicologica. Nella condizione attuale, infatti, durante le prime visite spesso i pazienti raccontano di un disagio nuovo, sensazioni spiacevoli mai provate. L’obiettivo sarà quindi quello di ridurre la sofferenza psicologica riconoscendo queste situazioni, abbandonando le reazioni più problematiche e sostituendole con reazioni più funzionali.

Messaggio pubblicitario Il rimuginio, ossia uno stile di pensiero analitico, perseverante e ripetitivo, focalizzato su contenuti negativi, è spesso la risposta preferenziale messa in atto di fronte a pensieri automatici negativi. Questa strategia ha conseguenze sia sul benessere, prolungando lo stato di stress, sia sulle prestazioni, consumando molte risorse mentali. Per favorire la capacità di adattamento del paziente alla nuova situazione che sta sperimentando, è necessario intervenire sull’elemento intermedio che si pone tra i pensieri negativi e il disagio psicologico: il rimuginio. La terapia metacognitiva (MCT), grazie all’attenzione orientata verso il processo e ai suoi interventi brevi e focalizzati, permette di perseguire questo obiettivo. È probabile che il momento attuale porti il paziente a sviluppare un miscuglio tra le varie forme di rimuginio, consentendo al terapeuta di porre il fascio di ragionamenti su un’unica dimensione e di trattarlo come un processo, indipendentemente dalla sfumatura emotiva.

Il Dr. Caselli ha anche approfondito le tappe da seguire, secondo un approccio MCT, per raggiungere un maggior benessere psicologico:

  • Aumentare la consapevolezza metacognitiva: il terapeuta dovrebbe assumere l’atteggiamento di una gentile guida, in grado di aiutare il paziente a porre il proprio focus sul rimuginio, notando aspetti di cui non è consapevole. A questo scopo, molto utili sono le domande di approfondimento sul processo e sui suoi costi, le esperienze in seduta per mostrare il rimuginio in vivo e gli strumenti offerti dalla piattaforma inTherapy, come la possibilità di creare un diario metacognitivo.
  • Aumentare il controllo sul rimuginio: il terapeuta dovrebbe monitorare due indicatori, la consapevolezza degli episodi rimuginativi e la quantità di tempo trascorsa a rimuginare, e dovrebbe rinforzare l’idea che sia possibile controllare questa strategia disfunzionale. A seconda dei casi, potrebbe essere utile introdurre un training attentivo (ATT), per migliorare genericamente la propria capacità di controllo, o la pratica della dilazione del rimuginio.
  • Esplorare nuove strategie: per finire, bisogna individuare, con l’aiuto del paziente, strategie alternative al rimuginio. In questa fase, è importante ribadire come il rumuginio sia un tentativo distorto di prendersi cura di se stessi con un effetto paradossale ed evidenziare come esistano strategie per raggiungere i medesimi scopi che però rappresentino realmente un gesto di cura personale. Si possono anche introdurre interventi psicoeducativi sulle credenze metacognitive positive residue.

La lezione di approfondimento si è rivelata utile per arricchire le proprie conoscenze sul rimuginio e sulla terapia metacognitiva, interessante per capire come declinare un intervento in base alle nuove esigenze scaturite dal Covid-19, coinvolgente grazie ai momenti esperienziali proposti e molto interattiva, dando spazio al confronto e a chiarimenti. Il Dr. Caselli ha concluso il suo intervento condividendo dei “messaggi chiave” che ci invitano a riflettere sul nostro modo di vivere e di porre attenzione al momento presente.

 

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Bibliografia

  • Borkovec, T. D. (1994). The nature, functions, and origins of worry.
  • Wells, A., & Matthews, G. (1994). Attention and Emotion. A Clinical Perspective. Hove, UK: Erlbaum.
  • Wells, A. (2009). Metacognitive Therapy for Anxiety and Depression. New York: Guilford Press.
  • Caselli, G., Ruggiero, G.M. & Sassaroli, S. (2017). Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo. Raffaello Cortina Editore.
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