Il panico ospite imprevisto – Diagnosi del disturbo e terapia EMDR (2018) di Paola Vinciguerra e Isabel Fernandez – Recensione del libro

Il panico ospite imprevisto, scritto da Vinciguerra e Fernandez, è un testo per terapeuti, che spiega come trattare il disturbo di panico attraverso l'EMDR

ID Articolo: 166237 - Pubblicato il: 28 giugno 2019
Il panico ospite imprevisto – Diagnosi del disturbo e terapia EMDR (2018) di Paola Vinciguerra e Isabel Fernandez – Recensione del libro
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Ad ampliare il panorama delle pubblicazioni in ambito dell’applicazione dell’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), il testo Il panico ospite imprevisto – Diagnosi del disturbo e terapia EMDR a cura di Paola Vinciguerra e Isabel Fernandez. Il testo tratta specificatamente del disturbo di panico proponendo un protocollo di trattamento mediante EMDR.

 

L’EMDR ha come cornice teorica la teoria dell’elaborazione adattiva dell’informazione (Shapiro, 1995) e si applica nel contesto di una psicoterapia.

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Mediante la stimolazione bilaterale si desensibilizza, si riducono gli effetti dei sintomi e si riattiva un processo di elaborazione delle informazioni.

Il panico ospite imprevisto: affrontarlo con le 8 fasi EMDR

L’EMDR ha un protocollo ben definito che procede secondo le seguenti otto fasi di lavoro:

  1. Anamnesi e pianificazione
  2. Preparazione e psico-educazione
  3. Pianificazione degli interventi
  4. Desensibilizzazione
  5. Installazione
  6. Scansione corporea
  7. Chiusura
  8. Rivalutazione

L’intento del libro Il panico ospite imprevisto è fornire ai lettori una panoramica del disturbo di panico in un viaggio attraverso le principali teorie esplicative, la descrizione del protocollo EMDR specifico per questa psicopatologia, numerose testimonianze di pazienti che hanno beneficiato di un trattamento mediante EMDR e infine le curatrici chiudono con utili consigli pratici.

Nei primi capitoli le autrici prendono in esame i criteri diagnostici nosografici del disturbo di panico, la diagnosi differenziale e le comorbidità, inoltre approfondiscono la relazione tra eventi stressanti e traumatici e l’insorgenza del disturbo.

Nell’ultima edizione del manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali DSM-5, sono stati, infatti, indicati anche gli eventi traumatici quali fattori di rischio per l’insorgenza del Disturbo di panico. Tra le ricerche che approfondiscono la correlazione tra life stress events e psicopatologia, le autrici riportano lo studio ACE: Adverse Childhood Experience.

Si tratta di un importante studio epidemiologico americano che ha coinvolto più di diciottomila partecipanti, svoltosi negli anni ’80 dagli studi di V. Felitti e collaboratori, presso Dipartimento di Medicina Preventiva di San Diego.

Per Adverse Childhood Experience s’intendono gravi esperienze vissute all’interno dell’ambiente familiare prima dei diciotto anni quali: abuso fisico ricorrente, abuso psicologico ricorrente, abuso sessuale, convivenza familiare con una persona dipendente da alcool o sostanze o con un grave problema psicologico, trascuratezza fisica ed emotiva.

La ricerca mise in luce come un numero inaspettatamente alto di pazienti che afferivano ai dipartimenti di medicina avessero avuto esperienze avverse; per questo motivo è stato ideato un semplice metodo di calcolo che attribuisce un punteggio riguardante l’accumulo di tali esperienze nella vita della persona entro i diciotto anni; il punteggio ACE è usato per valutare il peso dell’esposizione a eventi traumatici e di conseguenza la probabilità di rischio di sviluppare patologie mediche e psicologiche. Gli studi della neurobiologia mediante le metodiche di neuro-immagine hanno mostrato come intense esperienze di paura nell’infanzia possono modificare lo sviluppo neurologico del bambino.

Il panico ospite imprevisto.. con orgini nel legame di attaccamento

A sviluppo e sostegno della relazione tra passato ed emergere della psicopatologia, Anna Rita Verardo e Giada Lauretti dedicano un capitolo del libro Il panico ospite imprevisto alla relazione di attaccamento/accudimento e allo sviluppo dei disturbi di panico. Come le esperienze relazionali precoci e lo stile di attaccamento andranno a influenzare i circuiti della paura/pericolo; panico/sofferenza e della sicurezza. Si devono a Bowlby la formulazione della teoria dell’attaccamento e l’analisi degli stili di attaccamento tra il bambino e il caregiver che può rappresentare una base più o meno sicura. Le autrici descrivono gli aspetti fondamentali della teoria e affermano che:

sulla base delle teorie a sostegno, possiamo definire il panico il risultato della soggettiva percezione di una paura irrazionale, di ricerca di protezione familiare e della necessità di una figura di riferimento “prontamente disponibile” nei momenti di vulnerabilità, il tutto strettamente legato allo stile di attaccamento ansioso ambivalente..

Nel capitolo sono sintetizzati anche i numerosi studi di neurobiologia delle emozioni di paura e ansia e altrettanti studi clinici e teoria circa le genesi dei disturbi di panico. Si deve a Panksepp, neuroscienziato la distinzione tra un sistema della paura da un sistema di panico/sofferenza (Panksepp e Biven 2012).  Come affermano le autrici:

Panksepp (1998) ipotizzava che il Disturbo di panico fosse provocato da un’improvvisa e massiva attivazione del circuito cerebrale deputato alla richiesta di cura e, proprio per tale motivo, chiamò “sistema del panico” quello che noi ora identifichiamo con il sistema di attaccamento.

Le autrici rilevano che chi soffre di attacchi di panico è come se vivesse con il sistema di allarme costantemente attivato, pertanto con il sistema di attaccamento altrettanto attivato alla ricerca di sicurezza e di conseguenza con il sistema esplorativo disattivato.  Ma cosa prova una persona che sperimenta un attacco di panico? Chi sperimenta un attacco di panico comprende bene la differenza con il provare paura, nel panico difatti si ha la sensazione di perdere il controllo di sé, della propria mente o del proprio corpo. Pensieri irrazionali mantengono questa sensazione e trasformano situazioni neutre in situazioni pericolose alle quali il corpo e la mente non possono fare a meno di reagire. Per quanto l’esperienza di panico sia intensa e spaventante non porta alla morte e non dura all’infinito, ha un inizio e una fine e dura qualche minuto. 
Ma come si può intervenire per aiutare le persone che soffrono di disturbi di panico a comprendere ciò? A curare questo disturbo psicopatologico?

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Il panico ospite imprevisto: psicoterpia cognitivo-comportamentale e EMDR a confronto

La psicoterapia cognitivo – comportamentale è considerata dalle principali linee guida internazionali fra i trattamenti elettivi di prima scelta per il Disturbo di Panico (APA, 1998; NICE, 2006; OMS, 2000) e l’EMDR metodo evidence-based di provata efficacia nel Disturbo da Stress Post-Traumatico (Jeffrey e Davis 2013). In uno studio, Farretta e Fernandez (2003) hanno comparato la terapia cognitivo comportamentale e l’EMDR nel trattamento del panico in un piccolo campione di diciannove soggetti con diagnosi di disturbo di panico con o senza agorafobia. Nove soggetti sono stati sottoposti a TCC e dieci a trattamento con EMDR.

Come spiega Elisa Farretta:

Si è riscontrato che entrambi i trattamenti CBT ed EMDR risultavano efficaci per la risoluzione del Disturbo di panico dopo 6-12 sedute consecutive (….): “ l’EMDR produceva nei soggetti un miglioramento più rapido e mantenuto nel tempo, come evidenziato dai follow-up effettuati.

(Faretta 2003; 2012). Nella fase uno del protocollo EMDR, anamnesi e pianificazione, è fondamentale raccogliere un’attenta storia di vita, la mappa degli eventi traumatici del paziente, e nello specifico del disturbo di panico è importante individuare e analizzare gli eventi del passato che sono collegati alla sintomatologia ansiosa.

A tale scopo si esaminano nello specifico gli eventi passati associati alla sintomatologia, le situazioni attuali che pro- vocano disagio, i comportamenti e le abilità da sviluppare per il futuro. Quei ricordi che portano ad atteggiamenti negativi (“Non ho il controllo”, “Sono in pericolo”, ” Sono impotente”) diventano gli obiettivi del trattamento.

Nel testo questo procedimento è spiegato attraverso casi clinici e testimonianze dirette dei pazienti stessi.

Le curatrici affermano che l’EMDR è considerato

Oggi il trattamento risolutivo anche per il Disturbo da attacchi di panico. Attraverso la stimolazione bilaterale si lavora non solo sul ricordo di date esperienze che possono aver contribuito all’insorgenza di un Disturbo d’ansia, ma anche sulle memorie delle prime volte in cui si è provata (arrivando a lavorare sul primo attacco di panico).

Nell’ultimo capitolo del libro Il panico ospite imprevisto denominato appunto “consigli pratici”, sono descritti passo dopo passo utili esercizi per divenire maggiormente consapevoli delle cognizioni disfunzionali legate al panico e per favorire l’autocontrollo della paura indicazioni. Inoltre si propongono tecniche di rilassamento ed esercizi per la ripresa di una respirazione calma e bilanciata; esercizi di visualizzazione e immaginativi e procedure per impegnare la memoria di lavoro.

E infine il consiglio e l’augurio finale:

Non spaventarti.
 L’ attacco di panico non è un infarto.
 Non stai impazzendo e non stai morendo. Queste sensazioni sono frutto di pensieri irrazionali.  Ci si può liberare da questa condizione. Si può tornare a star bene… si può tornare liberi!

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